
L'untore o ungitore (in latino unctǒr; plurale unctǒres – anche aliptes, aliptæ dal greco antico ἀλείφω, aleiphein), nell'Antica Roma, era lo schiavo addetto ai massaggi, pratica che prevedeva, anzitutto, l'unzione del corpo del padrone con appositi unguenti ed oli profumati.
Le prime testimonianze di questa manodopera specializzata nella cultura romana datano al III secolo a.C. Nell'Impero romano, gli untori potevano essere o a servizio presso la familia di qualche potente romano o far parte del personale impiegato presso le terme, le scuole gladiatorie (latino ludii) o gli ospedali (latino valetudinaria).

L'untore era anzitutto colui che cospargeva il corpo di unguenti e/o oli, così la parola unctǒr deriva in lingua latina da unctǐo, lett. "unzione" o "frizione" cioè l'atto di ungere. Similarmente, il locale di lavoro in cui l'untore operava era detto unctuarium/unctǒrium, cioè la stanza/deposito di oli/unguenti e profumi.
Nel latino classico, nel contesto di un mondo romano caratterizzato dalla capillare diffusione degli stabilimenti balneari (v.si seguito) e della pratica del massaggio quest'ultimo prese ad essere indicato a sua volta come unctǐo o corpus unctum laddove la pratica in sé era già identificata come fricatio (da fricare/strofinare) o tractatio (manipolazione).
Contestualmente, l'untore/massaggiatore prese ad essere indicato anche come aliptes, traslitterazione latina dal greco antico ἀλείπτης, parimenti "untore/ungitore" (sempre derivato da ἀλείφω, aleiphein, lett. "ungere"), lo schiavo che nel ginnasio ungeva gli atleti. In taluni casi, il vocabolo compare come ἰατραλείπτης, iatralipta, composto di ἰατρός, iatros, "medico", e ἀλείφω, ad indicare un medico-massaggiatore o capo-massaggiatore, o tractator (i.e. "medico").
In un contesto semantico completamente diverso, seppur raramente stando alle testimonianze, unctǒr è uno degli operai nella catena di montaggio dei calafati attivi nel Mare Adriatico.
In generale, nell'Antica Roma, come nell'Antica Grecia, il massaggio fu sempre inteso anzitutto come pratica medica e solo secondariamente ludica e proprio per questo motivo oggetto di trattazione da parte di autori quali i celebri medici Ippocrate (460-377 a.C.), Sorano di Efeso (fl. II secolo) e Galeno (129-216) tanto quanto del filosofo Celso (fl. II secolo) ecc.
Premesso questo, la presenza degli unctǒres nel mondo romano principiò con l'affermarsi della passione romana per la pratica dei bagni termali in particolare e della cultura greca in generale, a cavallo tra i III ed il II secolo a.C. Il commediografo Tito Maccio Plauto (255/250-184 a.C.) citò espressamente gli unctǒres nelle sue opere Curculio e Truculentus, in una Roma ormai già così ossessionata dalla cura del corpo da farne oggetto di una specifica satira nel Poenulus.
A cavallo tra II e I secolo a.C., quando i balnea privati (il termine thermae non era allora ancora in uso) si diffusero nelle villae dei patrizi e nelle colonie che Roma andava fondando nella Penisola italiana. Sappiamo per esempio che il patrizio Tito Statilio Tauro (fl. I secolo a.C.) aveva al suo servizio ben otto unctǒres, usati quasi certamente non solo nella sua residenza ma anche in un balneum privato. Sempre al regno di Ottaviano ed addirittura alla sua famiglia si collegano altre attestazioni di unctǒres: uno al servizio di sua nipote Marcella ed uno della sua ultima moglie Livia Drusilla. Queste testimonianze sono tanto più importanti perché suffragano la possibilità che si tratti di massaggiatori domestici, non tanto di personale impegnato negli stabilimenti balneari. Lo stesso dicasi di Arphocras, unctǒr al servizio di Gaio Sulpicio Galba.
Le testimonianze epigrafiche aumentano in epoca imperiale ed in alcuni rari casi ci tramandano anche il nome degli unctǒres: per esempio l'unctǒr Celado, sempre a servizio dei dinastia giulio-claudia, probabilmente di Germanico e poi di Ottaviano stesso; sempre alla familia di Germanico apparteneva un altro schiavo, Felice, cui l'unctǒr Leonta dedicò un'epigrafe funeraria. Intorno alla Casa di Augusto gravitò il liberto P. Elio Efafrodito, addirittura ricordato come «magister iatroliptes puerorum», a capo quindi di una squadra specializzata di massaggiatori. Il celebre medico Galeno menzionò nei suoi scritti lo iatralipta Diogas. Non mancano poi i resoconti letterari: così, nel Satyricon, Petronio Arbitro ci informa che il suo personaggio Trimalchione s'accompagna con tre massaggiatori quando si reca alle terme.
Tra gli attrezzi d'uso quotidiano degli untori greco-latini più diffusamente ritrovati dall'archeologia figurano gli unguentari/balsamari (latino unguentarium/balsamarium): piccoli contenitori in ceramica/vetro (vetro soffiato dal I secolo) utilizzato per conservare i balsami e gli olii profumati. Gli ingredienti per questi oli e questi profumi venivano importati, tramite il circuito commerciale romano, da terre assai remote. Altri attrezzi erano gli strigili (latino strigilis, dal greco antico στλέγγις) in metallo con cui gli unctǒres rimuovevano l'olio dal corpo del soggetto trattato.

I grandi stabilimenti termali romani (thermae in latino) furono uno dei principali luoghi di ritrovo nella storia di Roma e sono considerate tra gli edifici più rappresentativi dell'architettura romana. La maggioranza delle città romane ne possedeva almeno uno, in alcuni casi molti, disimpegnanti non solo servizio di bagno pubblico o piscina pubblica (con ambienti per bagni freddi, caldi o di sudore) bensì vero e proprio centro di socializzazione, dotato di biblioteche, musei, locali di ristoro, ritrovo e passaggio, intervallati da cortili e giardini, cui chiunque, anche i più poveri, poteva accedere in quanto in molti stabilimenti l'entrata era gratuita o quasi. L'ingresso prescindeva da distinzioni di sesso, seppur uomini e donne vi accedessero in orari o locali separati. Il funzionamento di simili complessi s'affidava, come di consueto nella cultura romana, ad una forza lavoro anzitutto servile. In questo senso, gli unctǒres erano solo alcuni degli schiavi specializzati che lavoravano presso le thermae: c'era personale di spogliatoio addetto alla sorveglianza del materiale depositato dagli utenti nel apodyterium (i capsarii); gli addetti alla depilazione (gli alipilii); ecc. supervisionati dal vilicus thermarum.
Gli unctǒres lavoravano presso i locali termali ove si svolgevano i massaggi. Nelle terme di modeste dimensioni, un angolo del tepidario (locale di passaggio tra la sala dell'acqua fredda – frigidario – e quella dell'acqua calda – calidario) posizionato presso il ripostiglio degli unguenti (il predetto unctuarium/unctǒrium). Nelle mega-strutture imperiali o nei grandi impianti provinciali (consideriamo come caso tipo le Terme di Glanum), esisteva invece una vera e propria cabina-massaggio, il destrictarium. Allo stato attuale della ricerca, sappiamo che il massaggio veniva consumato dall'utenza termale in momenti ben prestabiliti del c.d. "circuito termale": dopo essersi riposato nel caldarium, il bagnante tornava a immergersi nelle vasche dell'acqua calda e poi in quelle dell'acqua fredda del frigidarium, per poi concedersi un massaggio, la depilazione o semplicemente un'unzione profumata nel destrictarium, ove presente; l'itinerario non era comunque obbligatorio e i bagnanti si concedevano variazioni sul tema – talvolta, il massaggio era fatto prima di entrare nel caldarium, talvolta subito dopo l'ultimo bagno nel frigidarium, per controllare la sudorazione prima di rivestirsi.
L'esercito romano aveva un forte interesse a curare la salute dei propri uomini e sviluppò all'uopo un sofisticato servizio medico, basato sulle migliori conoscenze mediche del mondo antico. L'esercito romano aveva pertanto medici altamente qualificati, in possesso di un'enorme esperienza pratica. Proprio perché, come anticipato, il massaggio aveva anzitutto valenza medica nel mondo greco-romano, all'interno degli ospedali militari di Roma, i Valetudinaria, non mancavano unctǒres al servizio del medicus castrensis.
Massaggi regolari e cure mediche di alta qualità contribuivano a mitigare anche il regime di allenamento altrimenti molto severo dei gladiatori, pertanto i massaggiatori figuravano anche nel personale di servizio delle loro scuole-caserme, i ludii. Ivi non mancavano financo i medici e parte della formazione medica del predetto Galeno si svolse appunto nel ludus di Pergamo, sua città natale. Il medico (iatros/medicus o iatralipta che fosse) non si occupava solo di curare i combattenti in caso di infortunio ma, più in generale, vigilava sulla loro salute, sul loro stile di vita e sulla loro dieta. Di solito lavorava senza assistenti ma era sempre scelto tra i professionisti più rispettabili. Qualora ne avesse, i suoi assistenti erano sia guaritori tirocinanti sia unctǒres di più umili origini che gli permettevano di delegare il lavoro (anzitutto i massaggi) intervenendo solo nei casi più gravi.