Univerbazione

In linguistica, con univerbazione (o univerbizzazione) s'intende l'unione, scritta e verbale, di diverse parole o particelle del discorso che formano un unico sintagma conservando lo stesso significato se restassero divise, come nel caso di pomo d'oro diventato pomodoro e nel caso di dopodiché formatosi dalla composizione in uno di tre elementi, dopo-, di e che.

È un fenomeno che in italiano si presenta molto spesso nelle congiunzioni (in vece > invece), talvolta anche accompagnato da uno slittamento di significato verso uno più specifico o anche diverso, rispetto alle parole di partenza (e poi «e dopo» > eppoi «e ancora; inoltre»). Nel corso dell'univerbazione non mancano di evidenziarsi anche fenomeni linguistici solamente fonologici, come il raddoppiamento fonosintattico.

Il fenomeno storico nel volgare italiano

L'univerbazione non è un processo morfologico dell'italiano moderno, ma un fenomeno che incontriamo nella transizione dei testi medievali in latino e nei volgari. Nei testi del due-trecento essa è presente nei manoscritti di Dante Alighieri, Francesco Petrarca o Giovanni Boccaccio. L'univerbazione rispondeva alla percezione del "blocco fonetico" continuo pronunciato dal parlante, in assenza di una punteggiatura codificata e in assenza dell'apostrofo affermatosi nel volgare a partire dall'edizione aldina del Petrarca del 1501 a cura di Pietro Bembo. L'univerbazione era frequente con le particelle proclitiche, gli articoli, le preposizioni e i pronomi, sistematicamente fusi alla parola reggente.

Nei testi di Dante Alighieri si riscontrano comunemente univerbazioni come queste:

Per la lettura delle univerbazioni dei testi di Dante – che ne usava in abbondanza – la filologia moderna non può fare a meno di usare apostrofi editoriali che Dante stesso non conosceva (es. se 'n gire, ch'io).

Tipi di univerbazione storica

Nel corso dei secoli, molte di queste unioni fonetiche si sono cristallizzate nella norma ortografica e grammaticale dell'italiano attraverso diverse categorie:

1. Univerbazione di sintagmi preposizionali: evoluzione di locuzioni in avverbi o preposizioni articolate (a capo > acapo; da capo > dacapo; fin a > fino; in oltre > inoltre).

2. Univerbazione con raddoppiamento fonosintattico: quando il primo elemento fondente è una parola tronca o monosillabo forte, la consonante iniziale del secondo elemento raddoppia anche nella grafia (a pena > appena; a punto > appunto; ci cado > cicchero; da bene > dabbene; osì sia > ossia).

3. Univerbazione pronominale e verbale: la fusione di pronomi enclitici al verbo al modo infinito o imperativo (far se ne > farsene; di' a me > dimmi).

Note

  1. ↑ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "eppoi", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2010, ISBN 978-88-397-1478-7.

Voci correlate

Collegamenti esterni

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