| Ut unum sint Lettera enciclica | |
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| Pontefice | Papa Giovanni Paolo II |
| Data | 25 maggio 1995 |
| Anno di pontificato | XVII |
| Traduzione del titolo | Perché siano una cosa sola |
| Argomenti trattati | Ecumenismo |
| Numero di pagine | 90 |
| Enciclica papale nº | XII di XIV |
| Enciclica precedente | Evangelium Vitae |
| Enciclica successiva | Fides et ratio |
Ut unum sint è una enciclica pubblicata dal papa Giovanni Paolo II il 25 maggio 1995.
Essa fu la prima enciclica specificamente dedicata al tema dell'ecumenismo cristiano. Giovanni Paolo II riaffermò il suo desiderio di unità per tutti i cristiani e invitò al dialogo sull'esercizio del ministero petrino da parte del Vescovo di Roma. In particolare, si rivolse anche alle relazioni tra la Chiesa cattolica e la Chiesa ortodossa, due Chiese sui iuris la cui unità fu definita essenziale, nonché al "dialogo" e all'unità con le altre comunità ecclesiali cristiane (come il Protestantesimo).
Il testo fu pubblicato solo due mesi dopo l'enciclica Evangelium vitae. Il teologo Georges Cottier, maestro del sacro palazzo apostolico, ne influenzò la redazione.
La frase che dà il nome al titolo, che, come per tutte le encicliche, consiste nelle prime parole delle stesse nella versione ufficiale (quasi sempre, il latino), è tratta da Giovanni 17:21: "ut omnes unum sint", che traduce il greco antico ἵνα πάντες ἓν ὦσιν, omettendo la parola omnes (tutti), preghiera che Gesù rivolge a Dio Padre, perché tutti gli uomini siano uniti nella fede nel Signore Gesù, consustanziale al Padre Dio.
Il titolo rinvia indirettamente anche alla Unitatis Redintegratio, decreto del Concilio Vaticano II, citando l'attività di Paolo VI e Giovanni Paolo I.
Il paragrafo 9 sintetizza il ruolo dell'unità nel pensiero della Chiesa:
Nel paragrafo 79, si afferma che cinque "argomenti da approfondire per raggiungere un vero consenso di fede:":
Il documento ribadisce che “credere in Cristo significa volere l’unità”, l'esistenza di elementi di santificazione e verità oltre i confini visibili della Chiesa cattolica (cfr. Unitatis redintegratio 11 e subsistit in); ribadisce il principio di una "gerarchia nella verità" (UR 11) secondo cui "bisogna non imporre altri obblighi [di fede] all’infuori degli indispensabili"; chiede perdono per le colpe commesse dai membri della Chiesa nei confronti di altre denominazioni cristiane; apre al ripensamento del primato petrino come “servizio di amore riconosciuto dagli uni e dagli altri”.
La Fraternità sacerdotale San Pio X accusò il testo di relativismo dogmatico.
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