| Vaestano frazione | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Comune | Palanzano |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°25′02″N 10°13′16.5″E |
| Altitudine | 642 m s.l.m. |
| Abitanti | 48 |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43025 |
| Prefisso | 0521 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Cartografia | |
Vaestano è una frazione del comune di Palanzano, in provincia di Parma.
La località dista 2,85 km dal capoluogo.
Vaestano sorge alla quota di 642 m s.l.m., sulla sponda sinistra della val d'Enza.
In epoca medievale la località era chiamata Vairo Sottano e cambiò nome in Vaistano, poi Vaestano, nel corso del XVI secolo. Secondo alcune ipotesi, il toponimo avrebbe origine prediale, da un colono chiamato Vario, probabilmente assegnatario di terre nella zona in epoca romana; secondo altre teorie, il nome deriverebbe dal greco bizantino baria, ossia "pecore", in riferimento all'antica presenza di numerose aree a pascolo.
Un primo centro abitato nella zona sorse probabilmente in età romana, forse quale fondo agricolo appartenente a un colono chiamato Vario.
In epoca bizantina il territorio dell'alta Val d'Enza e della Val Cedra era verosimilmente amministrato dal castrum di Bismantova, ma tra la fine del VI e gli inizi del VII secolo se ne impadronirono i Longobardi.
In seguito alla conquista del regno longobardo da parte di Carlo Magno nel 744, nell'881 Carlo il Grosso concesse al vescovo di Parma Guibodo la piccola corte di Lugolo, cui seguirono tra il IX e il X secolo altre donazioni da parte dei suoi successori. Tuttavia, la diocesi non riuscì a esercitare realmente l'autorità sulle valli a causa dell'ascesa dei Marchesi di Toscana, di stirpe longobarda, che si impossessarono di fatto del potere.
Agli inizi del XII secolo, soprattutto al seguito di Matilde di Canossa, nelle valli si radicarono alcune famiglie di cavalieri, forse anch'esse di origine longobarda, che si insediarono nelle strutture curtensi in cui fu suddiviso il territorio. I milites conservarono e pian piano accrebbero il loro potere anche dopo la dissoluzione dei domini canossiani, conseguente alla morte della Gran Contessa nel 1115. Tra le casate, nei decenni seguenti si imposero con un ruolo egemone i da Vallisnera, che, pur non riunendo tutte le terre sotto un unico feudo, crearono di fatto una signoria, mantenendo però alcuni elementi più tipici delle consorterie arimanne.
Tuttavia, i Vallisneri col tempo si divisero in due rami principali in forte disaccordo tra loro. Nel 1346 il signore di Milano Luchino Visconti cercò di contrastare l'autorità dei cavalieri, accentrando la giurisdizione sulle valli nelle mani del Comune di Parma e vietando la costruzione di nuove fortificazioni in quelle zone. Nel 1357 i due rami dei Vallisneri firmarono un documento per far fronte comune contro tali disposizioni, separando i loro domini in due distinte aree di competenza, una incentrata a Vallisnera nel Reggiano e l'altra a Vairo nel Parmense. Nel 1409 il marchese di Ferrara Niccolò III d'Este investì ufficialmente i Vallisneri di buona parte delle terre su cui esercitavano il loro potere e nel 1441 Leonello d'Este confermò a Gian Giacomo, Federico, Raimondo ed Ettore Vallisneri il possesso del territorio dell'alta Val d'Enza; quest'ultimo dipendeva dal castello del Castellaro, situato all'interno della giurisdizione di Vairo, capoluogo del feudo amministrato dal ramo parmense della famiglia.
La situazione cambiò radicalmente nel 1448, quando Jacopo Vallisneri attaccò il castello del Castellaro, sottraendolo ai cugini Federico, Raimondo ed Ettore, dei quali uccise due figli piccoli gettandoli dalla finestra. Gli Anziani del Comune di Parma, resosi autonomo dall'Aurea Repubblica Ambrosiana fondata dopo la morte di Filippo Maria Visconti, inviarono Pier Maria II de' Rossi e Cristoforo I Torelli ad assaltare la rocca, che, dopo un assedio di una settimana e la resa di Jacopo, fu completamente rasa al suolo, ponendo fine al dominio dei Vallisneri del ramo parmense. Vairo iniziò a essere amministrata da podestà nominati dal Comune di Parma, con le mansioni di magistrati unici, esattori delle tasse e capi militari.
Nel corso del XVI secolo Vairo Sottano, che costituiva il nucleo principale di Vairo, cambiò denominazione in Vaistano, ma, nonostante le rivendicazioni dell'autonomia da parte degli abitanti, rimase dipendente dal comune di Vairo.
Nel 1768, per controllare lo scambio transfrontaliero delle merci, fu aperta una dogana a Vaestano, nell'ambito del processo di efficientamento del Ducato da parte del primo ministro Guillaume du Tillot.
In seguito alla conquista napoleonica del Ducato di Parma e Piacenza e alla morte del duca Ferdinando di Borbone nel 1802, nel 1805 fu introdotto il Codice Napoleonico e furono aboliti i diritti feudali sull'intero territorio dello Stato, mentre nel 1806 le podesterie furono sostituite coi comuni (o mairies). Vaestano divenne così frazione di Vairo.
Nel 1848, in seguito alla cessione della porzione est del territorio comunale al Ducato di Modena e Reggio per effetto del trattato di Firenze, Vairo perse la centralità e di conseguenza il 4 novembre 1849 Palanzano divenne capoluogo comunale.

Menzionata per la prima volta nel 1141, la cappella originaria fu riedificata nel 1529 ed elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ricostruita tra il 1666 e il 1674, fu distrutta dal terremoto del 1920; riedificata in stile neorinascimentale tra il 1925 e il 1926, fu restaurata nel 1965 e tra il 2005 e il 2006. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da due cappelle per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna, rivestita con strisce orizzontali alternate di pietre e mattoni e tripartita da quattro lesene doriche in laterizio a sostegno del frontone triangolare di coronamento; la lunetta sul portale d'ingresso accoglie una formella del 1666 in marmo di Carrara. All'interno l'aula, coperta da una serie di capriate lignee, è scandita lateralmente da una serie di lesene coronate da capitelli dorici settecenteschi in pietra; l'edificio conserva alcune opere di pregio, tra cui tre altari e un fonte battesimale del XVIII secolo, due dipinti seicenteschi e una pala d'altare realizzata da Giovanni Gaibazzi dopo il 1867.
Eretto nel corso del XIX secolo lungo il sentiero verso la località Il Montale, il pilastrino in arenaria è costituito da una basamento in conci di pietra, sormontato da un'edicola su cui si erge a coronamento una piccola guglia; su tre lati sono collocate altrettante formelle in marmo di Carrara, scolpite ad altorilievo con le raffigurazioni a destra della Vergine di Montenero, di fronte della Madonna col Bambino e santi e a sinistra della Madonna del Rosario.
Vaestano è attraversata dalla strada provinciale 68 di Valcieca, che, percorrendo la val d'Enza, collega tra loro Selvanizza e Rigoso, entrambe poste lungo l'ex strada statale 665 Massese; è inoltre unita a Montedello, posta sull'opposta sponda del torrente, dalla provinciale 111, che supera il corso d'acqua con un ponte realizzato nel 1967 e chiuso nel 2022 per problemi strutturali.