| Verucchio comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Provincia | |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Lara Gobbi (lista civica) dal 10-6-2024 |
| Territorio | |
| Coordinate | 43°59′00″N 12°25′17.4″E |
| Altitudine | 330 m s.l.m. |
| Superficie | 27,3 km² |
| Abitanti | 10 067 (31-5-2026) |
| Densità | 368,75 ab./km² |
| Frazioni | Brocchi, Cantelli, Case Montirone, Case Pellicioni, Pieve Corena, Ponte Verucchio, Villa Verucchio |
| Comuni confinanti | Acquaviva (RSM), Borgo Maggiore (RSM), Chiesanuova (RSM), Poggio Torriana, Rimini, San Leo, Santarcangelo di Romagna, Sassofeltrio, Serravalle (RSM) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 47826 |
| Prefisso | 0541 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 099020 |
| Cod. catastale | L797 |
| Targa | RN |
| Cl. sismica | zona 2 (sismicità media) |
| Cl. climatica | zona E, 2 534 GG |
| Nome abitanti | verucchiesi |
| Patrono | san Martino di Tours |
| Giorno festivo | 11 novembre |
| Motto | (LA) Veruculum Prima Malatestarum Patria (IT) Verucchio, prima patria dei Malatesta |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Verucchio (Vrócc in romagnolo) è un comune italiano di 10 067 abitanti della provincia di Rimini, in Emilia-Romagna
Posto fra il mare e la collina (alta circa 300 m s.l.m.) a 18 km da Rimini, Verucchio sorge nella vallata del Marecchia che domina da una posizione rialzata.
Confina a nord con Santarcangelo di Romagna, a est con Rimini, a sud con Sassofeltrio e lo Stato di San Marino, a sud-ovest con San Leo e ad ovest con Poggio Torriana.
È costituito da due principali abitati: al borgo collinare storico si aggiunge la frazione bassa di Villa Verucchio, nodo dell'attività economico-industriale. Il territorio comunale comprende anche un'exclave: la frazione di Pieve Corena, separata dal resto del comune dallo Stato di San Marino e distante 12 km.
Il nome deriverebbe dal latino verruculus, maschile di verrucula ("piccola verruca") nel senso figurato di rialzo, altura, in riferimento al rilievo su cui sorge il paese. Altre ipotesi, sempre riferite alle geomorfologia del sito, ipotizzano una connessione con "verone" ovvero balcone, a sua volta di origine però incerta. Chi si orienta su una matrice etrusca cita diversi toponimi simili presenti in Toscana, come Veròlla (già Verunula) presso Lamporecchio in provincia di Pistoia.

Le testimonianze archeologiche più rilevanti del territorio di Verucchio appartengono alla prima età del Ferro. Tra il IX e il VII secolo a.C. sulla rupe che domina la valle del Marecchia si sviluppò un importante centro della cultura villanoviana, strettamente connessa alla fase più antica della civiltà etrusca.
Le ricerche archeologiche, iniziate sistematicamente alla fine del XIX secolo e proseguite con numerose campagne successive, hanno individuato quattro necropoli e portato alla luce circa 600 sepolture. I corredi funerari comprendono armi, vasellame, ornamenti personali, fibule, elementi della bardatura dei cavalli e una notevole quantità di oggetti in ambra. Le caratteristiche argillose dei terreni di deposizione hanno inoltre consentito l'eccezionale conservazione di materiali organici normalmente deperibili, tra cui abiti in lana, troni, poggiapiedi e tavolini in legno, manufatti in vimini e resti di alimenti.

L'insieme dei reperti documenta una società articolata, nella quale emergono gruppi aristocratici caratterizzati da un elevato livello di ricchezza e da una raffinata produzione artigianale. La posizione del centro presso la valle del Marecchia favoriva inoltre i collegamenti fra il versante adriatico e l'interno della penisola. Particolare importanza ebbe la lavorazione dell'ambra, materia prima proveniente dall'Europa settentrionale e trasformata localmente in gioielli e altri manufatti di pregio.
Il ruolo dell'insediamento di Verrucchio si definisce come di assoluto primo piano nell'area romagnola e adriatica, tanto da giustificare l'ipotesi che in questo centro sia da identificare il sito più antico di Rimini (Arimmna per gli Etruschi, come Arimnus era il nome antico del fiume Marecchia). L'importanza di questa città etrusca si evince anche dagli stretti rapporti commerciali e culturali che ebbe con le città etrusche di Tarquinia e Veio.
A partire dal VII secolo a.C. il centro della prima età del Ferro conobbe un progressivo ridimensionamento, mentre altri scali e centri dell'Adriatico settentrionale, fra i quali Spina e Adria, assunsero un ruolo crescente nei traffici commerciali. Nel 268 a.C. Roma fondò sulla costa la colonia latina di Ariminum, destinata a divenire il principale centro politico e urbano dell'area.
Le testimonianze di età romana sono più frammentarie. Nella pianura presso Villa Verucchio, lungo un percorso viario collegato alla valle del Marecchia, sono stati individuati resti di una strada romana e una necropoli riferibile ai primi secoli dell'età imperiale, probabilmente collegata a un insediamento rurale ancora non localizzato.

I principali reperti archeologici provenienti dal territorio sono conservati nel Museo civico archeologico di Verucchio, istituito nell'ex monastero di Sant'Agostino e aperto nella sede attuale nel 1985.
Le vicende del territorio durante l'Alto Medioevo sono scarsamente documentate. La posizione elevata della rupe, naturalmente difendibile e dominante l'ingresso della valle del Marecchia, favorì tuttavia la formazione di un insediamento fortificato. La successiva struttura urbanistica medievale si sviluppò sulle sommità del rilievo, dove sorsero le fortificazioni che avrebbero caratterizzato il borgo nei secoli successivi.
La tradizione storiografica locale ha collegato Verucchio alla famiglia dei Carpegna, facendo risalire al 962 una presunta concessione del territorio da parte dell'imperatore Ottone I a Ugo di Carpegna; il diploma sul quale si fondava tale ricostruzione è stato tuttavia riconosciuto come non autentico e non può quindi essere assunto come attestazione documentaria della signoria carpegnana.
La documentazione medievale attesta invece la presenza di un castrum e il progressivo consolidamento del centro fortificato. La posizione di Verucchio controllava uno dei principali accessi alla valle del Marecchia e alle direttrici che dall'area riminese conducevano verso il Montefeltro e l'alta valle del Tevere.


Tra il XIII e il XV secolo la storia di Verucchio fu strettamente connessa a quella dei Malatesta, la famiglia destinata a esercitare la propria signoria su Rimini e su una vasta parte della Romagna. La documentazione comunale e le indagini storico-archeologiche collegano stabilmente la presenza della casata a Verucchio almeno dal XIII secolo.
È incerto se Verucchio possa essere considerata in senso stretto la «culla» della dinastia, come affermato dalla successiva tradizione locale. Il legame con il borgo è tuttavia attestato dallo stesso nome assunto da Malatesta da Verucchio, ricordato da Dante come il «Mastin vecchio». Il suo testamento del 1311 documenta inoltre l'estensione dei possedimenti della famiglia nel territorio riminese.
Nel 1295 Malatesta da Verucchio assunse il controllo di Rimini dopo l'espulsione dei ghibellini Parcitadi, ponendo le basi della signoria malatestiana sulla città e sul territorio circostante.
Durante il dominio della famiglia, Verucchio fu interessata da un consistente sviluppo delle strutture difensive. Sulle due sommità del colle si trovavano la Rocca del Sasso e la Rocca del Passerello; sotto Sigismondo Pandolfo Malatesta, nel XV secolo, le fortificazioni furono ampliate e collegate nel sistema difensivo della cosiddetta Civitatella. Nel 1449 furono innalzate nuove mura che inglobavano le due rocche e diversi settori dell'abitato.
Nel XIV secolo il rafforzamento dell'autorità pontificia in Romagna modificò il quadro politico. Nel 1353 papa Innocenzo VI affidò al cardinale Egidio Albornoz il compito di ristabilire il controllo della Santa Sede sui territori dell'Italia centrale. Dopo il conflitto con i Malatesta fu raggiunto un accordo in forza del quale la famiglia continuò ad amministrare numerose terre pontificie in qualità di vicaria della Chiesa.
Nel 1424, dopo la sconfitta di Carlo I Malatesta nella battaglia di Zagonara, Verucchio passò temporaneamente sotto il controllo dei Visconti. Ritornata ai Malatesta, fu definitivamente sottratta alla signoria nel 1462, durante la guerra fra Sigismondo Pandolfo Malatesta e Federico da Montefeltro, alleato di papa Pio II. La caduta della Rocca del Sasso segnò la conclusione del controllo malatestiano sul borgo.
Dopo la fine della signoria malatestiana Verucchio rientrò nell'orbita dello Stato pontificio, pur attraversando fra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo una fase di forte instabilità politica.
Tra il 1501 e il 1503 il territorio fu inserito nei domini romagnoli conquistati da Cesare Borgia. Dopo il crollo dello stato borgiano fu occupato dalla Repubblica di Venezia, che controllò per un breve periodo numerosi centri della Romagna prima della loro restituzione alla Santa Sede.
Nel XVI secolo Verucchio fu più volte concessa in feudo a esponenti legati alla corte pontificia. Tale politica rispondeva anche all'utilizzazione dei domini territoriali della Chiesa quale forma di ricompensa politica ed economica.
Nel 1516 papa Leone X concesse Verucchio a Giovanni Maria di Domenico, detto l'Alemanno, musicista di origine tedesca convertitosi al cristianesimo e successivamente ammesso nell'ambiente dei Medici. Con bolla del 21 marzo 1518 lo stesso pontefice attribuì a Verucchio il titolo di città, riconoscimento rimasto parte della tradizione civica locale.
Alla morte di Leone X, nel 1521, papa Adriano VI revocò la concessione e ricondusse il territorio sotto il diretto dominio pontificio. Il successore papa Clemente VII, appartenente ai Medici, restaurò nel 1525 la concessione feudale. Giovanni Maria trasferì successivamente i propri diritti a Zenobio de' Medici.
Zenobio sposò Ippolita Comnena, appartenente alla famiglia degli Arianiti Comneno, e l'acquisto del feudo fu finanziato in misura rilevante con la dote della moglie. Poiché la coppia non ebbe eredi legittimi, nel 1529 Clemente VII riconobbe a Ippolita il diritto vitalizio di succedere al marito nel possesso del feudo. Dopo la morte di Zenobio, avvenuta l'anno seguente, la Comnena mantenne quindi Verucchio.
Nel 1532 Ippolita si risposò nella Rocca di Verucchio con Lionello II Pio di Savoia, appartenente alla famiglia dei Pio di Savoia, già signori di Carpi. Il matrimonio inserì Verucchio nella politica territoriale perseguita dai Pio in Romagna. La corrispondenza fra i feudatari, i loro agenti e la comunità verucchiese è conservata nell'Archivio storico comunale. La documentazione dell'Archivio testimonia ancora dal XVI secolo i rapporti della comunità con i Medici-Comneno e con i Pio da Carpi.
Nel 1539 papa Paolo III estese ai figli nati dal secondo matrimonio di Ippolita i diritti successori sulla signoria; nel 1566 papa Pio V ampliò ulteriormente il beneficio ai nipoti. La politica pontificia mutò però durante il pontificato di papa Gregorio XIII, che avviò una revisione delle concessioni feudali. Con la bolla del 1º giugno 1580 furono dichiarati nulli i precedenti ampliamenti successori e, alla morte di Alberto Pio nello stesso anno, Verucchio fu definitivamente devoluta alla Camera apostolica.

Dalla fine del XVI secolo Verucchio rimase stabilmente inserita nello Stato Pontificio. L'amministrazione locale era sottoposta alle magistrature pontificie competenti per la Romagna e alla Congregazione del Buon Governo, mentre la comunità conservava propri organi e una propria struttura amministrativa. La documentazione prodotta durante questa fase costituisce una parte consistente dell'Archivio storico comunale.
Nel corso del XVIII secolo il territorio fu interessato dal passaggio degli eserciti impegnati nei conflitti europei che coinvolsero la penisola italiana. La stabilità dell'ordinamento pontificio terminò nel 1797 con l'arrivo delle armate francesi e l'inserimento della Romagna nel sistema politico napoleonico.
Verucchio entrò nella Repubblica Cispadana e successivamente nella Repubblica Cisalpina, all'interno del Dipartimento del Rubicone. Dopo la parentesi dell'occupazione austriaca del 1799-1800, la vittoria francese nella battaglia di Marengo determinò il ristabilimento dell'amministrazione cisalpina. Il territorio seguì quindi le trasformazioni istituzionali che portarono alla Repubblica Italiana nel 1802 e al Regno d'Italia napoleonico nel 1805.
Alla caduta di Napoleone, dopo le occupazioni militari del 1814-1815, il Congresso di Vienna restituì le Legazioni pontificie alla Santa Sede. Verucchio tornò quindi a far parte dello Stato Pontificio.
Nel 1849 il territorio verucchiese fu interessato dalla fuga di Giuseppe Garibaldi dopo la caduta della Repubblica Romana. Nella notte tra il 31 luglio e il 1º agosto Garibaldi lasciò San Marino insieme ad Anita, Giovanni Battista Culiolo, Ugo Bassi, Ciceruacchio e a un gruppo di volontari, dando inizio alla fase della fuga divenuta nota come Trafila garibaldina.
Nel 1859, durante la seconda guerra d'indipendenza italiana, la Romagna insorse contro il governo pontificio e fu progressivamente inserita nell'ordinamento delle province dell'Italia centrale. Dopo il plebiscito dell'11 e 12 marzo 1860, i territori delle ex Legazioni furono annessi al Regno di Sardegna. Verucchio seguì quindi le vicende istituzionali che condussero, il 17 marzo 1861, alla proclamazione del Regno d'Italia.
Con l'unificazione nazionale Verucchio fu inserita nella provincia di Forlì, alla quale rimase amministrativamente appartenente fino alla costituzione della provincia di Rimini nel 1992.
Nel corso della seconda metà del XIX secolo furono sviluppate alcune istituzioni civili e culturali locali. Nel 1857 era stata aperta al pubblico la biblioteca fondata grazie alla donazione libraria di Antonio Tondini; lo stesso Tondini, attivo anche nell'amministrazione comunale, fu tra i protagonisti della vita pubblica verucchiese dell'Ottocento.
Nel 1884 fu realizzato a Villa Verucchio il nuovo cimitero comunale, progettato dallo stesso Tondini secondo un impianto quadrangolare con portico e cappelle gentilizie.
Tra il 1893 e il 1894 ebbero inoltre inizio le prime grandi campagne di scavo delle necropoli villanoviane, che avrebbero progressivamente restituito uno dei complessi archeologici più importanti dell'età del Ferro dell'Italia adriatica.
Durante la seconda guerra mondiale, dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943, Verucchio rimase sotto l'occupazione tedesca e fu coinvolta nelle operazioni militari connesse alla Linea Gotica. La posizione dominante sulla bassa valle del Marecchia conferì al territorio un'importanza strategica durante l'avanzata alleata dell'estate e dell'autunno 1944.
Il 21 settembre 1944 si verificò l'episodio noto come eccidio dei Nove martiri di Verucchio. Dopo l'uccisione di un militare tedesco in via dei Fossi, soldati del 993º reggimento tedesco rastrellarono dieci civili verucchiesi e sfollati. Tre furono uccisi mentre tentavano di sottrarsi al rastrellamento e altri sei furono successivamente fucilati; soltanto il sedicenne Umberto Bonfè riuscì a salvarsi. Le vittime furono Antonio Achilli, Lazzaro Berardi, Giuseppe Bracchini, Luigi Brigi, Pietro Celli, Luigi Filippi, Primo Foschi, Paolo Moretti e Gregorio Zavatta.
Nello stesso pomeriggio le prime pattuglie alleate entrarono nell'abitato, ormai abbandonato dalle truppe tedesche. Le operazioni belliche causarono danni rilevanti al patrimonio edilizio e determinarono lo spostamento di parte della popolazione; il territorio accolse inoltre numerosi sfollati provenienti da Rimini e dalle zone maggiormente esposte ai combattimenti.
La memoria delle vittime del 21 settembre è conservata nel monumento dei Nove Martiri presso il cimitero di Villa Verucchio e nelle commemorazioni promosse annualmente dall'amministrazione comunale.
Nel secondo dopoguerra il comune fu interessato da una progressiva trasformazione demografica ed economica. Accanto al capoluogo storico sulla collina acquisì crescente importanza la frazione di Villa Verucchio, sviluppatasi nella pianura del Marecchia e divenuta il principale nucleo residenziale e produttivo del territorio comunale.
Sul piano amministrativo, Verucchio appartenne alla provincia di Forlì e, dal 1992, alla nuova provincia di Rimini, istituita con la legge 6 marzo 1992, n. 252.
Parallelamente si intensificò la valorizzazione del patrimonio storico e archeologico. Nel 1985 il Museo civico archeologico fu trasferito nell'ex monastero di Sant'Agostino e, a partire dal 1995, fu sottoposto a un vasto riordinamento scientifico e museografico. Le successive campagne di scavo, fra le quali quelle della necropoli Lippi, hanno continuato ad ampliare la conoscenza dell'insediamento villanoviano; nel 2006 fu, tra l'altro, indagata la tomba Lippi 40-40bis, appartenente a due donne di rango elevato.
La tutela del patrimonio storico locale ha interessato anche l'Archivio storico comunale, il cui complesso documentario conserva, fra l'altro, le serie relative ai rapporti della comunità con i feudatari cinquecenteschi e con le magistrature pontificie. Nel 2023 il cimitero storico di Verucchio è stato inoltre inserito tra i cimiteri monumentali e storici riconosciuti dalla Regione Emilia-Romagna.
Lo stemma di Verucchio è stato concesso con decreto del presidente della Repubblica Francesco Cossiga del 3 gennaio 1989.
La composizione richiama la conformazione collinare dell'abitato e il sistema delle due rocche che caratterizzò il centro medievale. Il motto Veruculum Prima Malatestarum Patria richiama invece la tradizionale identificazione di Verucchio come luogo d'origine della potenza malatestiana.
Il gonfalone è costituito da un drappo troncato di giallo e di azzurro recante lo stemma civico.
La bandiera è un drappo rettangolare troncato di giallo e di azzurro, caricato al centro dello stemma cittadino.
Verucchio è certificata con la Bandiera arancione del Touring Club Italiano, marchio di qualità turistico-ambientale attribuito ai piccoli centri dell'entroterra che soddisfano i requisiti previsti dal programma del Touring.
Il centro storico aderisce inoltre all'associazione I borghi più belli d'Italia, nella quale Verucchio risulta tuttora inserita.
Il centro storico conserva diversi edifici civili di interesse storico, concentrati soprattutto intorno a piazza Malatesta e lungo le principali vie dell'abitato.
L'Oasi WWF di Ca' Brigida si estende per circa 12 ettari sui due versanti del rio Felisina, affluente di destra del Marecchia. L'area comprende boschi di fondovalle e di versante, vegetazione ripariale, siepi, incolti, zone umide e rimboschimenti a latifoglie e conifere. Lungo il rio sono presenti specie igrofile e mesofile, fra cui pioppo nero, salice bianco e nocciolo; l'oasi è gestita dai volontari del WWF Rimini e dispone di percorsi naturalistici attrezzati.
Abitanti censiti

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009, la popolazione straniera residente era di 871 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:
A partire dagli anni ‘70 Verucchio è sede del Centro internazionale ricerche “Pio Manzù” che ha la sede nella frazione di Ponte Verucchio.
Il comune si fregia della Bandiera arancione, riconoscimento di qualità turistico-ambientale conferito dal Touring Club Italiano, ed è associato al club de I borghi più belli d'Italia.
La principale strada di collegamento è la via Marecchiese, che attraversa Villa Verucchio.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 23 aprile 1995 | 12 giugno 2004 | Sergio Giovagnoli | lista civica | sindaco | |
| 12 giugno 2004 | 26 maggio 2014 | Giorgio Pruccoli | lista civica | sindaco | |
| 26 maggio 2014 | 10 giugno 2024 | Stefania Sabba | lista civica | sindaco | |
| 10 giugno 2024 | in carica | Lara Gobbi | lista civica | sindaco | |
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 154525324 · SBN BASL000364 · CERL cnl00004467 · LCCN (EN) n86069761 · GND (DE) 4446335-2 · J9U (EN, HE) 987007560149705171 |
|---|