Nella metrica italiana, per verso sciolto s'intende un verso non rimato, cioè sciolto dalla rima, non legato ad altri dalla rima. Qualunque verso può trovarsi sciolto all'interno di una strofa e in tal caso è detto anche verso irrelato. Ma il verso sciolto per eccellenza nella nostra tradizione poetica, l'unico usato da solo in sequenze più o meno estese, è l'endecasillabo sciolto.
La storia dell'endecasillabo piano sciolto attraversa tutta la storia della poesia italiana.
Si trova già nel poemetto satirico duecentesco Mare amoroso. Ma è nel Cinquecento che ha la sua consacrazione: Gian Giorgio Trissino lo adopera come metro eroico ne L'Italia liberata dai Goti (1547-48) e Annibal Caro lo usa per rendere l'esametro latino nella sua celebre traduzione dell'Eneide (edita postuma, 1581).
Da allora diventa il verso principe della traduttologia italiana: nel Seicento Alessandro Marchetti tradusse Della natura delle cose (edito postumo, 1717) di Lucrezio; nel Settecento, Anton Maria Salvini volgarizzò un'infinità di opere classiche greche, tutte in endecasillabi sciolti di scorrevole fattura, attirandosi la critica che sembrassero prosa; di grande impatto nell'ambiente letterario dell'epoca fu la traduzione dei Canti di Ossian di Melchiorre Cesarotti, ammirata e lodata anche all'estero; nell'Ottocento, Vincenzo Monti tradusse l'Iliade (1810), portando l'endecasillabo sciolto alla sua perfezione, e Ippolito Pindemonte l'Odissea (1822).
Intanto venne anche usato come metro lirico da Carlo Innocenzo Frugoni, Saverio Bettinelli e Andrea Cornaro, nei Versi sciolti di tre eccellenti moderni autori (1757), e come metro tragico dall'Alfieri. Ugo Foscolo compose il proprio capolavoro, Dei sepolcri (1807), in 295 endecasillabi sciolti; Giacomo Leopardi lo sublimò in alcuni dei Canti (è il metro de L'infinito). Manzoni lo usò in Urania (1809) e nel celebre prologo dei Promessi sposi, Pascoli nei Poemi conviviali (1904), Gozzano ne Le farfalle (1914).
Attualmente l'endecasillabo sciolto è l'unico verso tradizionale tuttora diffuso nella moderna poesia versiliberista.
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