Plinio precisa quindi anche l'origine celtica dei Vertamocori, perché i Voconzi erano un popolo gallico della Gallia narbonese, stanziato fra il Rodano e il basso corso dei fiumi Isère e Durance.
Storia
Sono considerati parte della cultura di Golasecca (IX-IV secolo a.C.), stanziati a nord dei Levi.
Contestualmente alla fondazione di Novara riportata da Plinio, i Vertamocori sono ritenuti responsabili della celtizzazione del Basso Novarese verso il IV secolo a.C..
Etnonimo
Varianti
I Vertamocori sono identificati da molteplici etnonimi:
Vertamocori: forma non riportata dal dizionario Gaffiot, ma reperibile in Catone (Origines, libro 2, frammenti);
Vertacomacori: forma utilizzata da Plinio (3, 24), riferita ad un popolo della Gallia Narbonense che fa parte dei Voconzi.
Etimologia
L'etnonimo gallico Uertamocori è composto dall'aggettivo uertamos «superiore, eccellente» e dal sostantivo corios «armata, truppa»; si traduce quindi «eccellenti truppe». Il primo termine è un superlativo in -tamo posto sulla radice *uper- «sopra». La radice indoeuropea *uper(o) ha un valore maggiorativo ed è all'origine del latino super, del greco hupér, del sanscrito upari, del gotico ufar, dell'alto tedesco ubir. Lo ritroviamo nell'inglese over e nel tedesco über.
Ritrovamenti archeologici
Due campagne di scavi nel 1987 e nel 2006 hanno portato alla luce una necropoli risalente all'età del ferro presso Dormelletto, in provincia di Novara. Il ritrovamento è ritenuto di massimo interesse per il rito e i materiali utilizzati nelle sepolture. Le tombe si trovavano a circa due metri di profondità, stimate fra il II e I secolo a.C. Alcune testimoniavano il rito della cremazione, la maggior parte dell'inumazione: un caso inusuale per l'età del ferro, che in zona ha visto quasi unicamente la cremazione. Le fosse presentavano tutte il medesimo orientamento, erano di forma ellittica o rettangolare e molto profonde, sigillate a metà da un ammasso di pietre abbastanza grandi, fra cui anche macine. La parte superiore era riempita con terreno a formare un tumulo di forma rettangolare; su di esso alcune riportavano ancora il signaculum, la pietra che segnalava la sepoltura. Il fondo era circondato da un cordolo di pietre delineante la struttura.
Anche a Oleggio, in frazione Loreto, è stata trovata una necropoli con reperti datati tra il II secolo a.C. e il IV secolo d.C., che documentano sia la presenza dei Vertamocori che la successiva romanizzazione del territorio.
In letteratura
Lo scrittore Dante Graziosi accenna ai Vertamocori in una pagina dell'opera La terra degli aironi (1972): il loro carattere duro e l'instancabilità nel lavoro sono da sempre caratteri ricorrenti delle genti della Bassa Novarese. L'autore avrebbe intitolato I figli dei Vertacomocori l'intera opera, ma l'editore non acconsentì.
↑Pier Angelo Chiara, Capitolo 2 - Stanziamento in Piemonte dei Liguri e dei Celti, in Breve storia del Piemonte dai Celto-Liguri allo Stato Sabaudo, 3ªed., Torino, Graphot editrice, 2020 [2010], p.17, ISBN978-88-99781-85-9.
↑(FR) Xavier Delamarre, Dictionnaire de la langue gauloise - Une approche linguistique du vieux-celtique continental, Paris, Editions Errance, 2001, pp.104 (corios) e 266 (uertamos), ISBN2-87772-198-1.
↑(FR) Xavier Delamarre, une approche linguistique du vieux-celtique continental, in Dictionnaire de la langue gauloise, Paris, Editions Errance, 2001, p.264, ISBN2-87772-198-1.
↑Dante Graziosi, I figli dei Vertacomocori, in La terra degli aironi, Biblioteca del Piemonte Orientale, Novara, Interlinea, 2007, ISBN978-88-821-2595-0.
↑Renato Ambiel, Roberto Bottacchi e Mario Finotti, Prole dei Vertacomocori, in Ho visto cose - Mezzo secolo di cronaca novarese attraverso l'obiettivo di Mario Finotti, Novara, Comune di Novara, 2023.