Vespillone

Nell'antica Roma, con vespillone (in latino: vispillo, -nis) si indicava il becchino delle classi sociali più umili. Il termine è storicamente usato a Roma anche in epoca moderna, attestato anche in forma scritta, oltre che nel dialetto romanesco.

Lo stesso termine è usato in Italiano dallo scrittore e pittore Dino Buzzati per indicare delle creature fantastiche del suo immaginario (presenti in uno dei racconti de I miracoli di Val Morel), definiti come "calabroni giganteschi". Buzzati ha rappresentato i suoi vespilloni anche in dipinti (anche se questi hanno maggiore somiglianza con grandi uccelli che con insetti).

Note

  1. 1 2 Elisabetta Convento, "Presenze entomologiche perturbanti nella narrazione di Buzzati" in "Epifanie entomologiche nella cultura italiana", numero monografico di "Filoloski pregled", XLVI 2019 1. (2019). (n.p.):Jelena Novaković.: p. 165.
  2. ↑ Giulio Vaccaro, Vocabolario del romanesco contemporaneo. Le parole del dialetto e dell’italiano di Roma Paolo D’Achille, Claudio Giovanardi, con la collaborazione di Kevin De Vecchis,, in Studi linguistici italiani, n. 2, 2024, pp. 313–320, DOI:10.61001/116356. URL consultato il 5 luglio 2025.
  3. ↑ Cinzia Posenato, Il bestiario di Dino Buzzati, Inchiostri associati, 2009, ISBN 978-88-904474-0-2.

Collegamenti esterni