| Via Arenaccia | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Città | Napoli |
| Circoscrizione | Municipalità III, Municipalità IV |
| Quartiere | San Lorenzo, Vicaria, San Carlo all'Arena |
| Codice postale | 80143 e 80141 |
| Informazioni generali | |
| Tipo | strada urbana |
| Collegamenti | |
| Intersezioni | Ponte dell'Arenaccia, via Emilio Bellini, corso Malta |
| Luoghi d'interesse |
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| Trasporti | |
| Mappa | |
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Via Arenaccia è una delle principali arterie di Napoli. Situata nell'omonima zona, segna il confine tra i quartieri di San Lorenzo e Vicaria, per proseguire oltre il ponte dell'Arenaccia nel quartiere di San Carlo all'Arena.
Il nome ha la stessa origine di Arenella, dal latino harena, sabbia, con cui condivide la radice, distinguendosene per il suffisso peggiorativo anziché diminutivo. Anticamente le acque piovane che scendevano dalle colline del Vomero e dai Camaldoli attraversavano la zona oggi corrispondente a San Carlo all'Arena trascinando a valle grandi quantità di sabbia, che nei periodi di siccità restava depositata e che nei nubifragi invadeva la parte pianeggiante della città, trasformando la strada in un torrente.
Con decreto reale del 25 luglio 1885 il nome fu esteso a uno dei dieci quartieri di espansione in cui fu suddivisa la periferia orientale della città in via di urbanizzazione.
Nel Cinquecento l'ampio spazio sabbioso e ciottoloso della zona fu utilizzato per tornei e giostre cavalleresche. In seguito l'area divenne tristemente nota per le cosiddette "petriate", violenti scontri a colpi di pietre tra bande di scugnizzi, che causavano spesso feriti gravi. Nel 1625 il viceré duca d'Alba fece arrestare trenta capibanda nel tentativo di reprimere il fenomeno, che restò comunque a lungo radicato nella tradizione popolare, come testimonia il detto dialettale che invitava a scagliare le pietre grandi perché quelle piccole finivano negli occhi.
Durante il regno di Gioacchino Murat fu tracciata, entro il 1812, la strada di collegamento tra via Foria e il nuovo Campo di Marte, l'area oggi occupata dall'aeroporto di Capodichino. Per superare il dislivello fu realizzato il ponte dell'Arenaccia, che scavalca la strada e conduce verso il cimitero monumentale di Poggioreale e la Doganella; tra il 1840 e il 1844 vi fu aggiunta la rampa di collegamento con via Don Bosco, su progetto di Leonardo Laghezza.
Sulla strada, in un'area occupata in epoca borbonica dal Real semenzaio forestale, la Provincia di Napoli acquistò nel 1870 i terreni per costruirvi il tiro a segno provinciale, inaugurato l'anno seguente con un edificio a pianta semicircolare. Secondo la testimonianza di un deputato dell'epoca, riportata negli atti parlamentari del 1887, l'inaugurazione avvenne alla presenza di Vittorio Emanuele II di Savoia, che vi esplose il primo colpo alla vigilia della sua partenza per prendere possesso di Roma capitale.
Soppressi i tiri a segno provinciali in favore di quello nazionale, l'immobile fu messo all'asta nel 1894. Nel 1906 vi si insediò la Società Italiana Automobili Darracq, filiale napoletana della casa automobilistica francese fondata da Pierre Alexandre Darracq, che scelse la città per gli incentivi statali alle industrie meridionali; l'esperienza durò solo fino al 1909, quando la produzione fu trasferita a Milano, dove la società, rilevata dall'ingegnere napoletano Nicola Romeo, sarebbe confluita nella futura Alfa Romeo.
L'edificio passò poi alla Fabbrica Italiana Cavi Elettrici dell'imprenditore Ernesto Lancellotti, attiva nella produzione di componenti elettrici e cavi in gomma per uso automobilistico e navale, le cui fabbriche furono in seguito assorbite dalla Pirelli. Dagli anni sessanta al 2016 l'emiciclo, oggi affacciato sulla piazzetta nota dagli anni ottanta come largo Cilenti, fu sede del distaccamento orientale dei vigili del fuoco di Napoli, chiuso perché non più a norma; ospitò in seguito la colonna mobile della Protezione civile e il gruppo sportivo delle Fiamme Rosse.
Per gran parte della sua storia la strada fu un nodo di smistamento delle linee tranviarie dirette verso l'area orientale della città, prima trainate da cavalli e poi, fino al 1978, servite dai convogli noti popolarmente come "papuncielli".
Nei pressi della strada, in via Pignatelli, sorgeva lo Stadio Militare dell'Arenaccia, noto anche come velodromo Albricci, inaugurato nel 1923: fu il primo campo di gioco della SSC Napoli, dalla fondazione del club nel 1926 fino al 1930.