Centro storico di Agrigento

Centro storico di Agrigento
Girgenti
Stemma ufficiale
Stemma ufficiale
Blasonaturad'azzurro ai tre giganti Encelado, Fama e Ceo posti ignudi, in maestà, uno accanto all'altro, la figura centrale femminile e le due laterali maschili, sostenuti da un piedistallo e sostenenti con le braccia levate una piattaforma merlata su cui posano tre torri, il tutto d'argento.
Il centro storico dalla Valle dei Templi
StatoItalia (bandiera) Italia
RegioneSicilia
Provincia  Agrigento
CittàAgrigento

Il centro storico di Agrigento sorge sulla sommità occidentale della collina dell'antica Girgenti. Fondato dai normanni nell'XI secolo e ampliato nel XV secolo, conserva ancora oggi vari edifici antichi: chiese, monasteri, conventi e palazzi nobiliari.

Da aprile del 2016 ha ripreso a chiamarsi ufficialmente Girgenti, toponimo dell'intera città dismesso nel 1927 su volere di Benito Mussolini.

Storia

Dal disegno di autore anonimo del 1584, tratto dall'Atlante storico della Sicilia di L. Dufour, si rileva una rara immagine della città medievale, circondata da una cinta muraria e da un tessuto urbano poco differenziato. In alto spiccano i più importanti edifici, quali lo Steri, la cattedrale, il castello e la chiesa di Santa Maria dei Greci. Al centro si nota un burrone che taglia a metà il colle, detto della via Bac Bac. Ancora non sono visibili altri edifici che verranno costruiti successivamente alla stampa del disegno.

Il centro storico di Agrigento è databile tra l'XI e il XIII secolo, sorto per necessità difensive, logistiche e commerciali, in relazione alla vicinanza del porto. Gli ultimi abitanti dell'antica Akragas, minacciati dall'invasione musulmana e per l'eccessiva vicinanza delle antiche mura, troppo estese e quasi vicine al mare, si arroccarono nel colle occidentale dell'acropoli, dove costruirono un castello e un recinto murario attorno alla città medioevale che poi prese il nome di Girgenti, creando quindi una vera e propria fortezza.

Anche se le condizioni di vita risultarono decadenti, iniziò l'espansione urbanistica all'interno della città muraria, passando dalla città antica alla moderna e arricchendo l'abitato con palazzi, chiese e monasteri, artisticamente influenzati da scambi culturali arabo-normanni.

Lo stile chiaramontano

Lo stesso argomento in dettaglio: Gotico chiaramontano.

Nel XIV secolo si diffuse in Sicilia uno stile architettonico che prese il nome di stile chiaramontano. Si tratta di applicazioni in pietra bianca di Comiso con modanature a zig zag, incastonate nelle ghiere merlettate di portali e bifore a sesto acuto, con il fine di rendere più suggestive e abbellire le facciate esterne e interne di chiese, palazzi, monasteri, conventi e ospedali.

Castello

Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Agrigento.

Il castello sorgeva al vertice del tessuto urbano, sulla sommità della collina di Girgenti, in posizione naturalmente difesa. Fu edificato per assicurare il controllo della città musulmana appena conquistata e come base per completare la conquista della zona: nel 1087 Agrigento si arrese ai Normanni e Ruggero I vi ordinò la costruzione di un fortilizio che Goffredo Malaterra descrive come castellum firmissimum, munito di torri e propugnacula. Intorno al 1150 Idrisi lo ricorda come rocca elevata e forte, fra le principali fortezze dell'isola per attitudine alla difesa; nel 1273 il castrum Agrigenti è annoverato fra i castelli demaniali.

Le rappresentazioni grafiche elaborate a partire dal XVI secolo raffigurano un complesso a pianta assimilabile a un trapezio isoscele, con corte interna, due torri di cortina e vari corpi di fabbrica addossati alle mura perimetrali. Fra queste, il disegno tratto dall'Atlante di città e fortezze del Regno di Sicilia di Francesco Negro e Carlo Maria Ventimiglia (1640) è l'unica testimonianza dell'intero castello prima della parziale distruzione avvenuta durante la rivolta di Girgenti del 1715.

Nei secoli successivi il degrado e l'abbandono ne provocarono la distruzione quasi completa, aggravata nel 1909 dalla costruzione di un serbatoio idrico comunale. Rimangono la facciata dell'ingresso, ristrutturata, e alcune mura perimetrali, salvate dalle coperture in cemento armato realizzate per il consolidamento del serbatoio; i resti visibili non consentono una lettura ricostruttiva dell'impianto.

Via Atenea

La via Atenea è la strada principale del centro storico ed è considerata il «salotto buono» della città. Il suo percorso sinuoso, lungo circa 750 metri, si estende da Porta di Ponte fino a piazza Luigi Pirandello (o piazza Municipio); per tutta la sua lunghezza vi confluisce una serie di strade e stradine, di scalinate e vicoli stretti. Anche se il suo aspetto è medievale, molti dei palazzi e delle chiese che vi si affacciano hanno caratteristiche barocche. Oggi è pavimentata a cubetti di porfido ed è zona a traffico limitato. Il nome deriverebbe da Atena, dea dell'intelligenza.

Via Atenea è l'area commerciale più importante della città: vi si trovano numerose attività commerciali, sia di abbigliamento sia di ristorazione, che fanno da contrasto alle antiche chiese e ai sontuosi palazzi nobiliari.

Storia della via

Per molti secoli, e forse sin dal Medioevo, il principale asse viario e urbano di Agrigento è stato costituito dalla via Atenea, chiamata anticamente via Maestra. Fino al 1860 era in buona parte un semplice tragitto sterrato, pieno di buche e con grossi dislivelli. Lungo la via si potevano ammirare palazzi appartenenti alle famiglie più agiate, espressione di un barocco seicentesco o settecentesco che si manifestava soprattutto nei portali d'ingresso, nelle cornici dei balconi e delle finestre e nelle inferriate «a petto d'oca», anche se alla bellezza esterna facevano da contrasto ingressi bui, scale strette e stanzoni spesso disadorni, che solo alla fine dell'Ottocento si cominciò ad abbellire.

Con l'Unità d'Italia si ebbe un generale risveglio nella città e anche il centro storico cominciò ad assumere un aspetto più decoroso: si migliorò il tracciato e si livellò il suolo. Vennero eliminate le case fatiscenti e le vecchie botteghe e al loro posto sorsero nuovi negozi e nuovi palazzi, dalle forme neoclassiche e dall'architettura lineare. Ai vecchi edifici si rifecero le facciate e anche l'illuminazione fu migliorata. La via fu lastricata con pietra lavica, anche se nel tratto tra Porta di Ponte e palazzo Contarini era già stata lastricata nel 1841, e fu illuminata coi fanali a gasolio nel 1863. In epoca fascista prese il nome di via Roma.

All'inizio di via Atenea, sul lato destro, quasi a ridosso della Porta di Ponte, si trova la scalinata Madonna degli Angeli, che originariamente costeggiava l'ultimo tratto delle mura orientali che scendevano dalla cima del colle della Rupe Atenea e andavano a collegarsi con la Porta di Ponte. La scalinata porta all'omonima chiesa.

Palazzi

Nel centro storico si trovano diversi palazzi storici appartenenti alle famiglie più agiate ed eretti per lo più tra il XVIII e il XIX secolo, le cui facciate e balconi sono abbelliti con decorazioni, alcune anche in rilievo, e colonne di vario genere. Inoltre, in alcuni appartamenti, si possono trovare stucchi e affreschi dell'Ottocento.

Porte

Porta di Ponte
Porta Panitteri

Porta di Ponte

All'ingresso di via Atenea si trova la Porta di Ponte, la più importante delle porte cittadine e ingresso principale della città medievale. Doveva il nome al ponte levatoio di cui era munita, insieme a una saracinesca manovrata con leve e catene entro appositi scorritoi laterali; caduta in disuso l'imposta lignea, rimase la fabbrica ad arco a sesto acuto. L'arco, di forme gotiche chiaramontane, recava lo stemma di Federico III d'Aragona, re di Sicilia dal 1296 al 1337; della porta antica esistono due disegni, uno del 1823 eseguito da Leo von Klenze e l'altro del 1829 eseguito da Friedrich Maximilian Hessemer.

La porta antica fu demolita nel 1868 e ricostruita nello stesso anno, senza più l'arco, in forme neoclassiche su progetto di Raffaello Politi. La nuova porta si trova tra due palazzi simmetrici e mostra rispettivamente a sinistra e a destra lo stemma attuale della città (i tre giganti sorreggenti altrettante torri) e quello greco (l'aquila che ghermisce la lepre). Il riempimento del fossato del ponte levatoio avvenne tra il 1870 e il 1876, dando luogo alla realizzazione di quattro villette.

Porta del Vescovo

Risalente al XV secolo, si affacciava sul ciglio settentrionale delle mura; venne chiusa nel 1755 per l'ampliamento del vescovado.

Porta Bibbirria

Collocata a settentrione, nella piazza omonima, accanto alla chiesa di Sant'Onofrio: la porta e la chiesa furono insieme distrutte nel 1864. Un documento del 15 agosto 1266, conservato presso l'Archivio di Stato di Palermo, ne attesta l'esistenza. Il nome è stato tradizionalmente ricondotto alla frase Gens iniqua, plebs rea non videbis ossa mea, attribuita senza fondamento storico a san Libertino, primo vescovo di Girgenti, che vi sarebbe stato martirizzato; secondo Giuseppe Picone deriva invece dall'arabo bab-er-riah, «porta dei venti».

Porta della Gioiosa

Risalente all'XI secolo, costruita accanto alla chiesa Madonna degli Angeli, detta della Porziuncola delle indulgenze (gioiosa), è stata demolita all'inizio del Novecento perché ormai pericolante.

Porta Panitteri

Risalente all'XI secolo, si trovava lungo il fossato meridionale della città. Fu distrutta a seguito della costruzione della stazione ferroviaria di Girgenti, ricostruita in sede poco distante nel 1930. Di essa rimane un'edicola del XVII secolo raffigurante la Madonna del Lume.

Porta dei Saccajoli

Porta dei Saccajoli

Risalente all'XI secolo, detta anche «dei pastai», è tuttora esistente, in parte interrata. Rappresenta un chiaro esempio di stile chiaramontano, caratterizzato dall'utilizzo dell'arco a sesto acuto, proprio della tradizione architettonica normanna. Nel XVI secolo all'interno venne collocata una edicola sacra dedicata alla Madonna del Porto Salvo e successivamente a Santa Lucia. La chiesetta soprastante fu in seguito distrutta per ragioni urbanistiche e la porta rimase seminterrata, ma ancora visibile.

Porta di Mazara

Si trova nella parte alta occidentale della città, accanto alla cattedrale di San Gerlando e al seminario dello Steri. Metteva in comunicazione la città con il borgo del Rabato, il cui nome deriva dall'arabo rabaḍ, «sobborgo». Picone fa derivare il toponimo dall'arabo el-maha-ssar, «torchio», ipotizzando in loco una manifattura dello zucchero; altri arabisti preferiscono maʿṣara, «luogo dove si pigia l'uva», cioè il palmento. Detta anche «del Pertugio» per il rimpicciolimento del varco, dovuto alla trasformazione dello Steri in seminario, venne chiusa nel 1846.

Porta del Borgo

Risalente all'XI secolo, era la porta che aveva prima preso il nome di Mazara; segnava il confine della città con il quartiere del Rabato e venne demolita dal Comune nel 1873.

Porta di Mare

Risalente al XV secolo, è tuttora esistente ma interrata.

Porta del Marchese

Risalente al XIV secolo, era collocata tra le cinque torri meridionali della città medioevale; fu poi distrutta.

Porta Balnei (Porta dei Bagni)

Risalente al XII secolo, faceva parte di un'antica cinta muraria arabo-normanna che fu demolita qualche secolo dopo per l'allargamento della cinta stessa. Il nome Porta Bagni deriva dalla strada che conduceva a sud, attraversando la Giudecca, al lavacro sacro degli ebrei girgentini, in uso fino al 1492.

Porta Cannone

Risalente al XVI secolo, si trovava all'estremità occidentale della città, accanto alla chiesa dell'Addolorata, al confine con il quartiere Rabato. Fu demolita per ragioni urbanistiche nel 1864. Di questa antica porta rimane un documento storico in un dipinto del francese Desprez, che erroneamente scambiò il quartiere Rabato con la Rupe Atenea, dove si scorgono la torre circolare, la Porta Cannone e la chiesa dell'Addolorata.

Fossato

Di notevole importanza strategico-difensiva era il fossato molto profondo creato parallelamente all'interno delle mura meridionali, in tutta la loro lunghezza, tale da rendere quasi impossibile l'accesso ai vicoli della cittadella. Dalla fine del XVII secolo questo enorme fossato, con profondità diverse, venne via via riempito per ragioni strutturali e urbanistiche, fino al raggiungimento del livello attuale.

La Nave di Empedocle era un'enorme voragine naturale che divideva l'antica Girgenti in due colline. Nella collina occidentale era arroccata la città medioevale (fortezza di Kokalos); nella collina orientale, meno popolata, era il promontorio della Rupe Atenea. Un disegno del 1775, tratto dalle Antichità siciliane spiegate di G. Pancrazi, visualizza chiaramente tutta la collina di Girgenti, dove si scorgono il castello medioevale, il burrone e la Rupe Atenea.

Chiese e monasteri

Cattedrale di San Gerlando

Lo stesso argomento in dettaglio: Cattedrale di San Gerlando.
Interno della cattedrale

La cattedrale metropolitana di San Gerlando è il principale luogo di culto cattolico di Agrigento, chiesa madre dell'omonima arcidiocesi metropolitana. Fu costruita nel 1094, pochi anni dopo la conquista normanna della città, e più volte ricostruita tra i secoli XII e XIII: già nel 1244 fu distrutta in parte a causa di un crollo dovuto a una frana del costone occidentale. Consacrata originariamente alla Madonna Assunta, titolo storico della cattedrale agrigentina, venne dedicata a san Gerlando nel 1305, quando la chiesa fu ricostruita dal vescovo Bertoldo de Labro. Nel corso dei secoli ha subito nuovi danni a seguito del terremoto del 1693 e della frana del 1745. Nell'insieme presenta quindi diverse sovrapposizioni di stile, mantenendo la sua imponente mole costituita dalla grande torre campanaria accanto alla facciata, costruita dal canonico Giovanni Montaperto nel 1470. Nel dicembre del 1951 papa Pio XII la elevò alla dignità di basilica minore.

Monastero di Santo Spirito

Lo stesso argomento in dettaglio: Monastero di Santo Spirito (Agrigento).

Il monastero di Santo Spirito è uno dei più grandi complessi monumentali della città e con la sua mole domina la parte orientale del colle; è costituito dal monastero e dalla chiesa omonima. Fu fondato alla fine del Duecento — la tradizione locale indica il 1299 — per volontà della nobildonna Marchisia Prefolio, moglie di Federico I Chiaramonte e madre di Manfredi I.

Si accede al monastero attraverso un corridoio posto tra la chiesa e il monastero, che conduce a un ampio chiostro con giardino dal quale si può ammirare la suggestiva facciata occidentale, con le sue monofore di semplice struttura, bifore divise da esili colonnine e un elegante portale in stile chiaramontano. La struttura, di pietra calcarea e arenaria, crea un effetto di bicromia. Dal portale centrale si accede alla cappella trecentesca; attraverso una scaletta si raggiungono i dormitori del piano superiore. L'abbazia di Santo Spirito era detta Bataranni, che in gergo girgentano significa «badia grande», appunto per la sua mole. All'interno è ospitato il museo etno-antropologico.

Convento dei Padri Agostiniani

Di fronte all'attuale palazzo del Municipio si trova l'ex convento dei Padri Agostiniani, oggi ristrutturato e adibito a Museo civico. Costruito nel 1578, fu demolito nel 1770, quando il convento fu soppresso, e al suo posto sorse il reclusorio femminile detto del Trentatré. Dopo un abbandono di diversi decenni, il palazzo è stato restaurato e adibito a Museo civico, ancora chiuso.

Chiesa di San Lorenzo

Chiesa di San Lorenzo

A circa metà di via Atenea, sulla destra, si trova piazza Purgatorio, che fu alla fine dell'Ottocento il luogo di ritrovo della borghesia cittadina. Nell'angolo destro della piazza si trova l'omonimo ipogeo, il più grande tra quelli esplorati nella città. Gli ipogei di Agrigento sono gallerie sotterranee fatte scavare nella roccia nel V secolo a.C. dall'architetto Feace per l'approvvigionamento idrico dell'antica Akragas e si estendono nel sottosuolo agrigentino partendo dalla zona della cattedrale fino ad arrivare nel Giardino della Kolymbetra, nella Valle dei Templi. A quello di piazza Purgatorio si accede attraverso un'apertura delimitata da due semicolonne che sorreggono un leone sdraiato, risalenti al 1860; all'ingresso si trova un passaggio alto 2 m che si restringe e si allarga in vani, cunicoli e gallerie.

Accanto a esso si trova la chiesa del Purgatorio, detta anche di San Lorenzo, tra le più notevoli del periodo barocco agrigentino. Fu eretta nella seconda metà del Seicento, e sicuramente prima del 1675, in sostituzione di un'altra più antica: in un atto datato 1675 il governatore della confraternita delle Anime Purganti dichiara che la congregazione si era costituita nella chiesa di San Lorenzo di recente costruzione, il che fa supporre che in precedenza ve ne fosse un'altra.

La chiesa è rivolta a ovest e vi si accede da una doppia scalinata. Il prospetto principale è in sobrio stile barocco, diviso in due ordini: nel primo si trova un portale settecentesco con colonne tortili ai lati e, sulla sommità di alti piedistalli, due statue allegoriche; nel secondo ordine vi è un'ampia finestra, fiancheggiata da due statue di santi poste dentro nicchie. A destra della facciata si trova una maestosa torre campanaria e altre statue di notevole fattura.

L'interno è a una sola navata, rivestita da cima a fondo, nelle pareti e nel cappellone, da candidi stucchi, attribuiti da alcuni studiosi a Giacomo Serpotta e ai suoi collaboratori, mentre altri ritengono che siano opera della sua scuola. A sostegno dell'attribuzione allo scultore palermitano si adducono caratteri e motivi presenti in diverse chiese di Palermo e di altre città dell'isola, compresa la stessa Agrigento (chiesa di Santo Spirito): il ricchissimo fogliame, gli innumerevoli fregi e i puttini che fanno da ornamento a tutte le pareti e in particolare agli otto pilastri. Anche le otto statue, poste su altrettanti pilastri addossati alle pareti, sono ricondotte al Serpotta e ai suoi collaboratori; rappresentano l'Amore, la Semplicità, la Carità, la Prudenza, la Giustizia, la Religione e la Fortezza.

Non sono invece da attribuire allo scultore le decorazioni del cappellone, eseguite nel 1761, come appare scritto nel centro del cornicione dell'abside. Dello stesso periodo (1767) è pure la cupola sopra i quattro grandi pilastri del presbiterio, rimasta incompleta e dipinta con finto fondo da Michele Narbone, come si può leggere nella parte inferiore della cupola stessa. L'altare è grande e solenne. Nel presbiterio si trovano pregevoli quadri settecenteschi di autore ignoto (La manna del deserto, L'ultima cena, Le anime del Purgatorio). Nella parete sinistra vi è la statua marmorea della Madonna del Melograno, attribuita per tradizione alla scuola dei Gagini. Nella chiesa vi sono quattro cappelle laterali; quella di maggior rilievo è detta del Crocifisso e venne decorata dallo scultore locale Pietro Carletto nel 1758. La chiesa è oggi chiusa al culto ed è stata riaperta al pubblico grazie a giovani volontari.

Chiesa di Santa Rosalia

Sempre in piazza Purgatorio si trova la chiesa di Santa Rosalia, costruita poco dopo il 1626, anno in cui cessò la peste che aveva procurato migliaia di morti in Sicilia e anche ad Agrigento. La fine dell'epidemia fu attribuita all'intercessione di santa Rosalia, motivo per cui fu eretta in suo onore la chiesa, come segno di devozione. A causa di restauri del muro perimetrale, la facciata in pietra di tufo arenario e in stile barocco fu smontata agli inizi degli anni cinquanta del Novecento, ma terminati i lavori non fu più rimontata: quello visibile oggi non è altro che il supporto su cui dovevano essere montate le modanature architettoniche. Anche l'interno, a una navata, ha subito negli anni notevoli modifiche ed è decorato da stucchi settecenteschi. Nella parete laterale di destra si trova un dipinto raffigurante la Madonna col Bambino e santi, attribuito a Domenico Provenzani.

Chiesa di San Giuseppe

In piazza San Giuseppe è ubicata l'omonima chiesa (XVII-XVIII secolo), di stile barocco, dalla facciata incompiuta.

Chiesa di San Domenico

Piazza Municipio in una fotografia del 1926

In piazza Luigi Pirandello si erge la chiesa di San Domenico. Non si hanno notizie precise sull'anno di costruzione e sui progettisti; molti studiosi, esaminando la struttura architettonica, sono concordi nel fissare la data della fondazione verso la seconda metà del XVII secolo. Nella facciata, a cui è addossata una imponente torre campanaria, vi è un portale settecentesco affiancato da due grandi colonne con capitelli in stile corinzio, poggianti su piedistalli e sormontate da un frontone aperto, nella cui parte centrale si vede un medaglione ellittico con il rilievo della Madonna del Rosario. Nella parte superiore vi è una grande finestra rettangolare. Nella facciata si trovano inoltre quattro nicchie vuote della stessa ampiezza, un frontone triangolare, una croce con alcune decorazioni e un occhio di bue nel mezzo. L'interno, a navata unica, è abbastanza ampio, con linee architettoniche semplici che si combinano con la maestosità delle forme. Ai lati della navata ci sono otto cappelle, quattro per ogni lato, in cui si trovano tele settecentesche. Si possono inoltre ammirare due massicce cantorie seicentesche, decorate con fregi e ornamenti vari in stile barocco.

Ex convento dei Domenicani

Addossato alla chiesa si trova il seicentesco ex convento dei Domenicani, adibito a palazzo comunale sin dal 1867. L'edificio, a forma rettangolare, è stato costruito verso la metà del XVII secolo. Il suo ampio prospetto è formato da un grande portale d'ingresso a tutto sesto, lavorato in metallo, da un primo piano di finestre rettangolari e da due ordini di balconi, tutti di raffinato e sobrio stile barocco.

Note

  1. ↑ Agrigento: ritorno al passato. Il sindaco: si chiamerà Girgenti (ma solo nel centro storico), in Corriere della Sera, 27 aprile 2016. URL consultato il 2 giugno 2026.
  2. 1 2 3 Castelli medievali di Sicilia.
  3. 1 2 3 Dalli Cardillo-Sciangula, p. 108; Di Bella, p. 10; Di Giovanni, pp. 12, 14, 20-21.
  4. 1 2 Dalli Cardillo-Sciangula, p. 108.
  5. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, p. 108; Di Giovanni, pp. 16-17.
  6. ↑ Di Giovanni, pp. 18, 21.
  7. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula; Di Giovanni.
  8. ↑ Di Giovanni, p. 21.
  9. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, p. 109; Di Giovanni, p. 23.
  10. ↑ Di Giovanni, p. 24.
  11. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, p. 109.
  12. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, pp. 109-111; Di Giovanni, p. 46.
  13. 1 2 Di Giovanni, p. 46.
  14. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, pp. 133-134; Di Giovanni, pp. 54, 56.
  15. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, pp. 135, 137; Di Giovanni, p. 58.
  16. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, pp. 138, 140-141; Di Giovanni, p. 63.
  17. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, p. 142; Di Giovanni, pp. 60-61.
  18. ↑ Celi.
  19. ↑ Di Giovanni, pp. 12, 14, 20-21.
  20. 1 2 Picone.
  21. ↑ Sardina, pp. 101-105; Picone, p. 484.
  22. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, p. 111.
  23. ↑ Di Giovanni, pp. 53-54.
  24. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, pp. 111-114; Di Giovanni, pp. 48, 50, 52-53.
  25. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, p. 111; Di Giovanni, p. 47.
  26. ↑ Dalli Cardillo-Sciangula, pp. 135, 137.
  27. 1 2 Dalli Cardillo-Sciangula, p. 142; Di Giovanni, p. 60.

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti