| Via Santa Maria a Cubito | |
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| Localizzazione | |
| Stato | |
| Città | Napoli (quartieri Piscinola e Chiaiano), Marano di Napoli, Calvizzano, Villaricca, Qualiano, Giugliano in Campania, Villa Literno, Cancello ed Arnone, Carinola, Sessa Aurunca |
| Informazioni generali | |
| Tipo | Strada storica |
| Lunghezza | 55 km circa |
| Costruzione | XIX secolo |
| Collegamenti | |
| Inizio | via Miano, Napoli |
| Fine | Cascano (Sessa Aurunca) |
| Intersezioni | Circumvallazione Esterna di Napoli, Asse Mediano |
| Trasporti | |
Via Santa Maria a Cubito è una strada storica ubicata in Campania, ricompresa nel territorio della città metropolitana di Napoli e della provincia di Caserta, lunga più di 50 km. Fu progettata e ultimata durante il regno dei Borbone, ma inaugurata solo dopo il 1861. Successivamente fu classificata come strada provinciale (SP58), poi molti tratti, inglobati nel tessuto urbano, sono diventati di competenza dei singoli comuni attraversati.
La strada inizia a Napoli nella zona di Capodimonte, all'incrocio con via Miano, prosegue attraversando il quartiere Chiaiano e i territori di Marano di Napoli, Calvizzano, Villaricca, Qualiano, Giugliano in Campania, Villa Literno, Cancello ed Arnone e Carinola fino ad arrivare a Cascano, nella zona di Sessa Aurunca.
L'idea di creare un collegamento diretto tra il centro della città di Napoli e la sua area nord occidentale, nonché di rendere maggiormente agevoli i collegamenti con i territori di Terra di Lavoro, risale ai primi decenni del XIX secolo. Difatti molti comuni della provincia lamentavano l'assenza di percorsi proporzionati all'entità dei traffici con la città di Napoli, basando i loro collegamenti ancora su percorsi antichi e in molti casi accidentati. Coloro che dai casali a nord della città volevano raggiungerne il centro, in effetti, avevano non molte alternative per poter aggirare il vallone di San Rocco: o risalire la via Comunale Margherita a Chiaiano sino al borgo di Santa Croce per poi riscendere per la zona dei Cangiani e infine ad Antignano, oppure, lambendo il vallone, per i casali di Marianella e Miano sino al centro antico della città attraverso il rione Sanità. Occorrerà aspettare il 1850 affinché queste criticità vengano affrontate mediante l'approvazione di un progetto, da parte del Genio Civile borbonico, per la realizzazione di un nuovo asse viario che partendo da Capodimonte, tramite un ponte che supera lo strapiombo del vallone di San Rocco, attraversa diretto i comuni di quella zona nord del napoletano sino all'abitato di Vico di Pantano, e che va oltre fino alla zona di Sessa Aurunca. L'opera è stata completata in pochi anni, ma la consegna ufficiale è del 1861.
La denominazione della strada sarebbe stata ispirata dal nome di una chiesetta, a pianta rettangolare ad unica navata, edificata nel XIV secolo e situata attualmente in territorio di Villa Literno a confine con quello di Giugliano. Secondo lo storico Agostino Basile, infatti, la chiesa un tempo si trovava nel distretto giuglianese: “poiché la strada divisoria della giurisdizione di Giugliano, e di Vico, che oggi è davanti a detta Cappella, prima era dalla parte di dietro”.
Il nome di Santa Maria a Cubito è strettamente correlato ad un episodio che sarebbe accaduto nel 1297 durante una battuta reale di caccia che si svolgeva in quella zona. Il sovrano di Napoli, Carlo II d'Angiò, ricevendo la notizia dell'avvenuta canonizzazione di suo zio, Luigi IX di Francia (conosciuto anche come san Ludovico), deceduto una trentina d'anni prima, scese da cavallo, si inginocchiò e baciò la terra: da qui il significato del termine "A Cubito", dal latino "Cubavit Se" che significa inginocchiato o prostrato a terra.
Sebbene la denominazione di via Santa Maria a Cubito faccia riferimento all'intera opera, alcuni tratti sono stati ridenominati localmente dai vari enti comunali: via Nuova San Rocco e via Emilio Scaglione a Napoli, Corso Europa e Corso Mediterraneo a Marano, via Palermo a Villaricca, eccetera.
All'inizio di questa opera stradale, nella zona di Capodimonte (all’incrocio con via Miano), fu posta una lapide che riporta la seguente scritta:
| Trascrizione del testo originale | |
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VIAM HEINC AD MONTEM USQUE DRAGONIS
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Traduzione | |
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O viandante osserva questa strada da Capodimonte fino a Mondragone per 25.030 passi (46,3 km) e sino a Cascano presso Sessa Aurunca per 30.000 passi (55,5 km) lastricata e completata nell'anno 1861, la quale è inframezzata da quaranta ponti ad arco con grande vantaggio del popolo e interseca otto vie interpoderali. Una parte cospicua dell'opera sono gli argini delle acque del corso inferiore del fiume Volturno, che in passato mandavano per ampio tratto in rovina i campi. | |