| Villa Manin di Passariano | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Friuli-Venezia Giulia |
| Località | Codroipo |
| Indirizzo | Piazza Manin, 10, 33033 Passariano UD e Piazza Manin, - Codroipo |
| Coordinate | 45°56′55.25″N 13°00′40.1″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | XVII secolo |
| Stile | Barocco |
| Uso | Museo e sede di spettacoli |
| Realizzazione | |
| Architetto | Domenico Rossi; Giovanni Ziborghi; Giorgio Massari |
| Proprietario | Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia |
| Committente | Antonio Manin |
Villa Manin di Passariano è una villa veneta situata a Passariano di Codroipo (provincia di Udine), complesso monumentale le cui origini risalgono al tardo XVI secolo con la costruzione di una casa padronale voluta da Antonio Manin dopo l'acquisto della gastaldia di Sedegliano (1578), e il cui assetto architettonico attuale si definì tra Seicento e Settecento.
Fu residenza dell'ultimo doge di Venezia, Lodovico Manin, e quartier generale di Napoleone Bonaparte durante le trattative che portarono al Trattato di Campoformio (17 ottobre 1797); Napoleone vi soggiornò per quasi due mesi nel 1797.
Nel 1961 il Ministero della pubblica istruzione espropriò il complesso a favore dell'Ente Ville Venete, che ne avviò il restauro; nel 1969 la Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia acquisì la villa con il parco (circa 8.500 m² di edifici e 18 ettari di giardino), aprendola al pubblico con la mostra su Giambattista Tiepolo del 1971.

La famiglia Manin, originaria di Firenze, si trasferì nel Friuli tra la fine del Duecento e gli inizi del Trecento, stabilendosi a Udine e legandosi alla politica di terraferma della Repubblica di Venezia. Nel 1578 Antonio Manin acquistò la gastaldia di Sedegliano e fece edificare a Passariano una casa padronale di grandi dimensioni, nucleo originario della futura villa.
I primi interventi costruttivi documentati per un assetto monumentale risalgono al 1651, quando Ludovico I Manin incaricò il proto Giuseppe Benoni del disegno di dieci pilastri per la nuova dimora, avviando la cosiddetta "Fabrica di Persereano"; i lavori si protrassero per circa un secolo coinvolgendo più architetti. All'inizio del XVIII secolo Domenico Rossi impostò il sistema scenografico delle due piazze: la Piazza Quadra (1707) e la Piazza Tonda (1718), quest'ultima racchiusa dalle esedre; seguirono tra gli anni 1730 e 1740 gli innalzamenti delle barchesse a cura di Giovanni Ziborghi e, attorno al 1750, il belvedere e il coronamento del corpo centrale su disegno di Giorgio Massari. Una cappella gentilizia, dedicata a Sant'Andrea, completò l'insieme nel Settecento e il parco venne progressivamente organizzato a giardino d'impianto regolare.
La regina Maria Amalia di Sassonia fu ospite nella villa dei Manin nel 1738. Lodovico Manin (1726-1802), ultimo doge di Venezia, utilizzò la villa come residenza estiva, soggiornandovi sia prima sia dopo l'abdicazione del 1797. L'impronta ducale è ricordata anche dagli apparati simbolici interni, come la Sala della Tenda con stemma Manin e corno dogale.
Nel 1797 la villa fu sede del quartier generale di Napoleone Bonaparte durante le trattative con l'Impero austriaco che condussero al Trattato di Campoformio del 17 ottobre; il generale soggiornò a Passariano fra il 27 agosto e il 22 ottobre, insieme a Giuseppina di Beauharnais.
Consistenti interventi ottocenteschi, in particolare di Giannantonio Selva (con un primo ridisegno nel 1809 e un secondo nel 1863), trasformarono l'impianto del parco secondo modelli paesaggistici "all'inglese" e successivamente romantici.
Nel 1962 la proprietà passò all'Ente per le Ville Venete tramite decreto di pubblica utilità che autorizzò l'esproprio del complesso, in considerazione del grave stato di abbandono; l'operazione fu definita al prezzo simbolico di 140 milioni di lire. L'ente avviò i primi restauri con uno stanziamento prossimo ai 200 milioni di lire e, nel riepilogo delle superfici, indicò circa 1.800 m² di spazi utilizzabili e un parco di circa 19 ettari.
Nel 1969 il complesso fu acquistato dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, che lo aprì al pubblico con la mostra dedicata a Giambattista Tiepolo del 1971. In quegli anni Aldo Rizzi fu nominato conservatore della villa (1972-1993), promosse la grande rassegna inaugurale su Tiepolo che registrò oltre 325.000 visitatori e, dopo il terremoto del 1976, istituì la Scuola del Restauro presso le esedre per il recupero delle opere danneggiate.
Tra il 2004 e il 2008 ospitò il Centro d'Arte Contemporanea Villa Manin, con rassegne curate da Francesco Bonami e Sarah Cosulich, confermandosi sede espositiva di rilievo; in seguito ha continuato a ospitare mostre ed eventi culturali. Dal 2017 il complesso ospita la Fondazione Roberto Capucci e l'Archivio Capucci, trasferiti da Roma in virtù di un accordo con ERPAC (Ente Regionale per il Patrimonio Culturale del Friuli Venezia Giulia) che ha messo a disposizione spazi dedicati.


Il complesso è organizzato attorno al corpo centrale affacciato su una corte a prato, fiancheggiato simmetricamente da due barchesse scandite da un porticato a doppia altezza; la corte è chiusa da recinzioni con peschiere e cancellata su colonne in pietra, oltre la quale si apre la cosiddetta «Piazza Quadra». Le due piazze antistanti progettate da Domenico Rossi – la «Piazza Quadra» (1707) e la «Piazza Tonda» (1718), racchiusa da esedre ispirate al colonnato di San Pietro – definiscono la scenografia d'ingresso al corpo nobile.
Il belvedere, assieme al coronamento con cinque finestre sul fronte e sul retro, concluso da un timpano, fu disegnato da Giorgio Massari attorno alla metà del Settecento per riequilibrare le proporzioni del prospetto centrale; negli stessi anni furono poste le statue di coronamento della villa, delle barchesse e del cortile d'onore.
Il parco storico si estende per circa 18 ettari alle spalle del corpo principale.

Gli ambienti del corpo centrale conservano una sequenza di sale di rappresentanza decorate in età settecentesca, con interventi pittorici e plastici che costituiscono uno dei principali nuclei decorativi della villa. Al piano terra il percorso di visita include la Sala delle Carrozze, la Sala della Stufa, la Sala di Dorigny e la cosiddetta Stanza di Napoleone, oltre all'installazione dedicata al Trattato di Campoformio.
Nel 1708 Ludovico Dorigny affrescò la sala di rappresentanza a levante poi nota come Sala di Flora, con un grande tondo nel soffitto raffigurante il Trionfo della Primavera e quattro ovati minori con le allegorie di Amore, Gloria, Ricchezza e Abbondanza. L'insieme comprende anche monocromi alle pareti con soggetti mitologici, in un linguaggio che la storiografia locale riconduce alla formazione francese dell'artista e al gusto veneto coevo.
Alcune sale del piano nobile conservano quadrature illusionistiche attribuite a Pietro Oretti, pittore bolognese attivo in villa attorno al 1710, note come Sale delle Prospettive. Le finte architetture e i fondali prospettici costituiscono una cornice scenografica agli ambienti di rappresentanza.
La Sala della Stufa, al piano terra, ospita un tavolo tattile multimediale che illustra l'evoluzione architettonica della villa e del parco, con contenuti storico-artistici e biografici sui protagonisti legati al complesso.
Le scuderie (già sala delle carrozze) al piano terra rientra nell'itinerario permanente del corpo centrale.
La cosiddetta Stanza di Napoleone è collegata alla permanenza del generale in villa durante le trattative che condussero al Trattato di Campoformio nell'autunno del 1797.
La cappella gentilizia di Sant'Andrea, progettata da Domenico Rossi nei primi anni del Settecento, presenta una facciata con colonne binate tuscaniche su piedistallo e timpano triangolare e un'aula a pianta pressoché ottagonale. All'interno l'impianto centrale è scandito da quattro grandi archi impostati su semicolonne tuscaniche, con presbiterio e due altari laterali; la volta è una cupola a spicchi illuminata da aperture ellissoidali.
Gli altari marmorei della cappella e l'apparato scultoreo della sagrestia sono opere di Giuseppe Bernardi-Torretti; gli stucchi sono ascritti ad Abbondio Stazio; nella sagrestia si conservano l'altare del Crocifisso e quello della Madonna del Carmelo con le anime del Purgatorio. La committenza Manin è inoltre documentata per due grisaille di Francesco Fontebasso eseguite nel Settecento per la famiglia.
Nel corpo centrale della villa Manin è allestito un percorso permanente che comprende, al piano terra, la Sala delle Carrozze, la Sala della Stufa, la Sala di Dorigny e la cosiddetta Stanza di Napoleone, oltre a un'installazione dedicata al Trattato di Campoformio.
La villa è stata sede di importanti rassegne espositive: tra queste, la mostra Giambattista Tiepolo delle Celebrazioni tiepolesche (27 giugno–31 ottobre 1971), curata da Aldo Rizzi e documentata dal relativo catalogo; la rassegna registrò oltre 320 000 visitatori secondo la stampa locale. Nel 2003 ha ospitato Kandinsky. L'avventura astratta, promossa in collaborazione con istituzioni museali internazionali e accompagnata da catalogo. Tra il 2004 e il 2008 ha operato il Centro d'Arte Contemporanea Villa Manin, con direzione artistica affidata a Francesco Bonami e programmazione internazionale di mostre e progetti nel parco. Nel 2008 la barchessa ha accolto, tra le altre, la rassegna God & Goods. Spiritualità e Confusione di Massa.
Villa Manin ospita periodicamente concorsi e sfilate di carrozze storiche nel parco, in collaborazione con le associazioni di settore.
La villa è stata sede di puntate italiane del programma televisivo Giochi senza frontiere nelle edizioni 1972 e 1993. Ha inoltre ospitato serate televisive del Festivalbar, inclusa la finalissima del 1993.
Il complesso è utilizzato come location da produzioni cinematografiche e audiovisive; tra le produzioni, Campo di battaglia (2024) di Gianni Amelio.
La programmazione contemporanea include regolarmente rassegne e concerti di Sting, Alanis Morissette, Pooh, Elisa e molti altri nella piazza centrale della villa.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 129157794 · ISNI (EN) 0000 0001 2155 7156 · LCCN (EN) n93123987 · BNF (FR) cb12529435n (data) |
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