| Villa Alfiero | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Località | Napoli |
| Indirizzo | corso Secondigliano, 202 |
| Coordinate | 40°53′16.59″N 14°15′59.59″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | in uso |
| Costruzione | 1909 |
| Uso | residenziale |
| Realizzazione | |
| Architetto | Giovanni Miranda |
| Proprietario | privato |
Villa Alfiero, già Villa Capasso, è un edificio storico di Napoli, situato nel quartiere di Secondigliano, al civico 202 del corso omonimo. Costruita nel 1909 su progetto dell'ingegnere Giovanni Miranda, è considerata uno degli esempi più rappresentativi di architettura in stile liberty della città ed è oggi protetta da una cancellata esterna in ferro battuto.
Fino agli anni venti del Novecento l'edificio era noto come Villa Capasso, dal nome della famiglia proprietaria, ed era una delle dimore più eleganti del corso. Circondata da un giardino con palme e alberi ornamentali, la villa era il simbolo della vocazione residenziale che il quartiere assunse fra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, quando il viale, ampio e alberato, divenne meta di villeggiatura per la borghesia napoletana; un viaggiatore francese dell'epoca lo definì "una piccola Nizza alle porte di Napoli".
L'attuale denominazione risale al secondo dopoguerra, quando l'edificio fu acquistato dal commerciante Antonio Alfiero, proprietario di un negozio di tessuti nel centro di Napoli e residente in piazza Zanardelli, a Secondigliano. Secondo il racconto tramandato nel quartiere, durante la seconda guerra mondiale Alfiero aveva deciso di trasferirsi con la famiglia in un paese della provincia di Salerno per sfuggire ai pericoli del conflitto, ma vi rinunciò dopo aver sognato padre Gaetano Errico, che lo esortò a restare a Secondigliano assicurandogli che lì non avrebbe subito alcun male. Convinto da quel sogno, Alfiero rimase nel quartiere e, finita la guerra, acquistò la villa dal commendatore Gennaro Capasso, dando così origine al nome con cui l'edificio è conosciuto ancora oggi.
La villa, preceduta da un giardino visibile dalla strada, presenta le linee decorative tipiche del liberty, in continuità con altre residenze coeve sorte lungo lo stesso corso, come palazzo Visconti Capasso, palazzo di Nocera e villa Cimmino, che con essa formano un nucleo di edilizia signorile databile fra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento.
L'edificio è visitabile solo dall'esterno ed è la prima tappa dell'itinerario turistico comunale "Avenue Secondigliano", parte del progetto "Secondigliano tra corti e cortili" promosso dall'Assessorato al Turismo del Comune di Napoli, dedicato alle ville liberty e ai palazzi signorili del quartiere.