| Villa Caprile | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | Marche |
| Località | Pesaro |
| Indirizzo | Via di Caprile 1 |
| Coordinate | 43°54′45.25″N 12°52′52.98″E |
| Informazioni generali | |
| Condizioni | In uso |
| Costruzione | 1640 |
| Realizzazione | |
| Proprietario | Provincia di Pesaro Urbino |
| Committente | famiglia Mosca |
“Il marchese Mosca mio zio educato nella corte di Parma pareva volesse imitarla e quasi emularla in casa sua dandosi un trattamento più da principe che da privato. Numero grandi di cavalli, di carrozze, e di servitù; appartamenti splendidi; ricevimenti e trattenimenti continui; villa nobilissima e villeggiature numerose; e tono e tratto di signore grande”. (Monaldo Leopardi su Francesco Maria Mosca)
Villa Caprile è un edificio barocco con giardini storici situato nel Colle di San Bartolo in una posizione panoramica che domina la città di Pesaro.
La sua vicenda storica è strettamente legata alla storia della famiglia Mosca, stabilitasi a Pesaro nella metà del '500. Nella metà del '600 il marchese Giovanni Mosca avviò sulla collina la costruzione della villa e dei giardini, ristrutturati oltre un secolo dopo dagli eredi. Cuore e vanto del complesso è ancora oggi il caratteristico originario giardino all'italiana, articolato su più livelli, arricchito da giochi d'acqua pressoché unici nel loro genere per integrità e funzionamento.
Il complesso, concepito come “villa di delizia”, è stato nei secoli punto di riferimento dell'aristocrazia locale e tappa culturale di rilievo europeo, ospitando personalità quali Stendhal, Giacomo Casanova, Carolina di Brunswick e Napoleone Bonaparte.
Il suo destino mutò radicalmente nel 1876, quando la villa e gli annessi furono venduti dai Mosca per essere riconvertiti in "Regia Scuola Pratica d’Agricoltura”, dando avvio a una ininterrotta destinazione didattica legata alle scienze agrarie. Nel 1924 la proprietà e la gestione divennero definitivamente pubblici passando alla Provincia di Pesaro. Oggi è sede dell'Istituto di Istruzione Superiore "Antonio Cecchi" con indirizzo Agraria, Agroalimentare e Agroindustria con annessa azienda agraria e convitto.
Originari di Bergamo e facoltosi mercanti di seta, Pietro e Alessandro Mosca si stabilirono a Pesaro nel 1550, integrandosi rapidamente nel tessuto politico, culturale e economico cittadino, divenendo in breve tempo membri di spicco dell’aristocrazia locale.
Nel 1640 il marchese Giovanni Mosca (1628-?) avviò la costruzione di una dimora estiva per lo svago e il riposo estivi sul poggio denominato "Caprile", ristrutturando probabilmente una struttura preesistente. Fu edificato sul versante collinare il corpo di fabbrica principale dotandolo di giardini terrazzati che scendevano a valle caratterizzati da giochi e scherzi d'acqua. Al piano nobile all’interno della villa Cesare Begni (1579-1659) dipinse con soggetti mitologici le stanze principali. Oltre un secolo dopo, tra il 1763 e il 1797, nel corso di vaste opere di ristrutturazione volute da Carlo Mosca Barzi (1720-1790) e proseguite dal figlio Francesco Maria (1756-1811), le stanze furono recuperate e ridipinte da Ubaldo Geminiani. A Carlo si deve anche la ricostruzione dell'oratorio, dedicato a San Francesco, di raffinata impronta neoclassica, laddove probabilmente sorgeva già una cappella.
Alla fine del '700 il mantenimento della villa era divenuta un problema, generando un sempre più oneroso passivo di gestione: essa infatti non era mai stata la tipica villa padronale posta a guardia della proprietà terriera, quanto piuttosto il contrario, ovvero "luogo di divertimento" mantenuto dal reddito dei poderi che la circondavano (denominati Caprile Grande, Torrette e Caprilino). Fu così che a seguito dei vincoli testamentari imposti da Bianca (1812/1813-1864), nipote di Francesco, proprietaria totale in via ereditaria, che imponevano che il reddito dei poderi fosse esclusivamente dedicato alle spese di mantenimento della villa e che si dovesse consentire l'ingresso libero ai cittadini ed ai viandanti almeno due giorni alla settimana, gli eredi decisero di vendere l'intero complesso con relativi vincoli alla Accademia Agraria di Pesaro, fondata nel 1828, che era alla ricerca di una sede per le sue attività. Fu così che nel 1876 fu ratificato l'acquisto e la denominazione del complesso come "Colonia Agraria di Villa Mosca", trasformata nel 1881 in "Regia Scuola Pratica d’Agricoltura con Convitto annesso". Nel 1923, in adeguamento alla riforma fascista delle istituzioni scolastiche, la tenuta di Caprile fu riorganizzata come “Regia Scuola Media Agraria” e l’anno successivo fu venduta dall’Accademia Agraria alla Provincia di Pesaro,, trasferendo anche i relativi vincoli ottocenteschi di utilizzo e mantenimento.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la villa ha subito danni significativi essendo utilizzata, in virtù della posizione strategica, dalle truppe tedesche come piazzaforte del settore orientale della Linea Gotica: nel 2022 è stato ripristinato uno dei bunker dei cinque di cui era stata dotata. In prossimità dei giardini un cippo eretto in memoria dei Caduti alleati mostra la pala del bombardiere alleato B-26 Marauder precipitato nei terreni di Villa Caprile.
Il corpo principale di matrice barocca si sviluppa oggi su tre piani e presenta una sobria immagine architettonica, caratterizzata dal belvedere centrale (aggiunto nella seconda metà del ‘700).
Gli ambienti interni del piano nobile sono impreziositi da pregevoli cicli decorativi di grande fascino. Le pitture raffigurano prevalentemente scene tratte dai mito classico greco-romano e le volte, dipinte a tempera, richiamano i giardini e il paesaggio agrario circostante attraverso soggetti botanici e allegorici, quali l'avvicendamento delle stagioni e i segni zodiacali associati agli alberi da frutto.
Il primo corpo di pitture è opera del pittore Giulio Cesare Begni. Egli dipinse il salone ed otto stanze nel piano nobile, ognuna delle quali dedicata ad un tema: Camera dell’Europa, Camera di Diana, Camera del Sole, Camera d’Ercole, Camera di Orfeo, Camera di Fetonte, Camera della Fortuna, Camera di Bacco. Un secolo dopo, tuttavia, le sue opere risultavano già gravemente deteriorate. A seguito di un progetto di ampliamento del 1763 tre sale furono modificate e nel 1797 venne chiamato a rinnovare il compromesso l’apparato decorativo Ubaldo Geminiani, allievo di Giannandrea Lazzarini, che aveva già collaborato alla realizzazione del ciclo pittorico del Palazzo Montani Antaldi a Pesaro.
Oggi le stanze esistenti non trovano sempre una visibile corrispondenza iconografica con gli originari temi secenteschi – ad esclusione della Camera di Ercole e di Fetonte, detta anche “dei Fiumi” – mentre sono state ipotizzate anche ridipinture ottocentesche. L’iconografia muta e si trasforma: scompare la camera di Orfeo per fare posto al vano scala con una voliera dipinta dal Geminiani, quella della Fortuna diventa camera matrimoniale, quella di Bacco viene dedicata al personaggio biblico Rebecca. Particolare rilievo assume il grande salone: il soffitto è caratterizzato da un fitto decoro di soggetti vegetali, al cui centro é riquadrato un dipinto con tre figure femminili e un cartiglio sorretto da putti ove campeggia il motto «Sine Cerere et Bacco, friget Venere»; alla base dell’ambiente voltato una quadratura unisce soggetti riconducibili ai cicli delle Stagioni, alla varietà delle piante e dei frutti, ai segni zodiacali, ai quattro elementi; nelle lunette delle pareti sono raffigurati alcuni episodi della storia di Amore e Psiche.
A ridosso della collina, in asse con la villa, i giardini terrazzati si aprono oltre la balconata che si affaccia sulla vallata, disposti su tre livelli.
Il livello superiore, delimitato da un recinto in muratura e da balaustre, è raggiungibile dalla quota soprastante della villa tramite una elegante doppia rampa di scale: esso esibisce sin dall’origine un tipico giardino all'italiana ornato da aiuole, con vasca ottagonale centrale dal giardino, caratterizzato da giochi e scherzi d'acqua sei-settecenteschi congegnati per sorprendere il visitatore con automatismi e getti improvvisi, tutt’ora funzionanti sia all’aperto che all'interno delle caratteristiche “grotte” poste sotto la scala principale. Quattro settori scompartiscono lo spazio, marcando i due assi di percorrenza da uno dei quali si diparte un percorso esterno al perimetro murato che attraversa un doppio filare di tassi potati a forma conica in direzione del ricostruito settecentesco “teatro di verzura”. I giochi d'acqua, controllati da un operatore/accompagnatore, seguono un preciso percorso narrativo e ludico. L'intero sistema idraulico è stato sottoposto ad un importante restauro nel 1931: i meccanismi e le condotte sono state modificati, é diminuita la quantità di automatismi ed effetti disponibili rispetto a quelli originari, ricostruendo tuttavia l'oggetto e l'effetto così come descritto nei documenti sei-settecenteschi.
Il livello intermedio, anch'esso delimitato da un recinto in muratura e da balaustre, era occupato dal pomario, con piante da frutto protette da serre chiuse. Al centro, di fronte ad una nicchia è posta una fontana con due tritoni.
Il livello inferiore appare scenograficamente collegato a quello intermedio da una doppia rampa di scale semicircolare con al centro una vasca con una statua di Atlante. In origine il terrazzamento era caratterizzato dalla presenza di essenze aromatiche e profumate, oggi scomparse, presentandosi oggi come un semplice piazzale erboso ad emiciclo dal quale si dipartiva il viale d'accesso originario.
Sul lato retrostante della villa, posto ad un ulteriore quarto livello, in origine esisteva un "giardino segreto” (ovvero privato), interamente recintato da mura ed edifici. Esso, in quanto soprastante l'enorme cisterna per la raccolta dell'acqua necessaria per l'irrigazione e i giochi, era privo di alberature e organizzato con aiuole erbose e vasi. Nel tempo ha subìto numerose modifiche tali da renderlo privo di una specifica identità formale e storica, consentendone l'attuale radicale ristrutturazione in chiave moderna.
L’accesso principale oggi è quello situato lateralmente alla villa, che sin dalla prima edificazione consente un rapido e comodo arrivo alla quota del palazzo.
L'accesso monumentale – tuttora visibile seppure chiuso al passaggio – si sviluppava viceversa frontalmente in asse con la villa. Alla quota inferiore, sulla Via Flaminia, vi era l’ingresso, delimitato da due massicce torrette poligonali, ancora esistenti, al cui interno sono presenti fregi in stucco realizzati da Antonio Trentanove; da esso saliva verso la sommità un viale adornato ai lati con 24 statue alternate a grandi vasi. Al termine del viale si accedeva, attraversandoli, alla triplice serie di terrazzamenti dei giardini, fino a giungere alla villa, punto focale del percorso.
Villa Caprile era l’unica villa marchigiana ad avere un viale in asse con il fronte della villa: esso proseguiva otticamente la composizione del giardino attraverso il territorio agrario (fino al fiume Foglia), costruendo una connessione tra la geometria del giardino e le quinte dei filari e delle campiture agricole.
Punto terminale di un percorso che si diparte assialmente dal primo giardino superiore, in una radura schermata da siepi ed alberi è posto il piccolo anfiteatro, con gradonate interamente vegetali, in cui in origine si svolgevano le rappresentazioni teatrali private (tipiche quelle dell'Arcadia pesarese). Inaugurato da Francesco Mosca Barzi nel 1792, per costruirlo vennero impiegate piante vive di cipresso e di bosso, potate secondo l'arte topiaria in maniera tale da ricavarne pareti, sedili, quinte, e palchi, attorno alla platea ad al palcoscenico. Ricostruito dopo i gravi danneggiamenti bellici ma successivamente ricaduto nella dimenticanza e nell’abbandono, lo spazio è stato infine recuperato alla memoria e ripristinato all'uso.
Il quarto livello, sul retro della villa, è quello del cortile interno (già noto come “giardino segreto”) circondato da costruzioni di servizio, su cui si affaccia un’alta muraglia al cui centro, in asse con la villa e i giardini, vi é un portale in pietra: da esso si accede ad un sistema di gallerie artificiali che si prolungano per quasi cinquecento metri nel cuore della collina, funzionali alla captazione dell’acqua che alimenta le fontane e i giochi d’acqua nonché, in origine, alla manutenzione degli alimenti.
Nel quinto e più alto livello é presente il piccolo oratorio intitolato a San Francesco, anch’esso in asse con la villa ed i giardini, progettato nel 1763 in stile neoclassico probabilmente dal canonico Giannandrea Lazzarini o dalla sua scuola, laddove preesisteva una cappella privata. Una lapide nel frontone lo indica dedicato nel 1768 a Francesco Mosca dal figlio Giovanni e da sua moglie Francesca Barzi. Internamente lo spazio è organizzato secondo uno schema a croce latina con navate principali voltate a botte. ; sull’altare campeggia un bassorilievo di San Francesco mentre riceve le stigmate, realizzato in stucco da Antonio Trentanove ispirato ad una analoga opera pittorica del Barocci.
Una galleria collega la villa all'oratorio posto sul retro della villa. Originariamente concepita come semplice percorso funzionale, fu valorizzata alla fine del '700 da Francesco Mosca rendendola uno degli ambienti più interessanti della villa, decorandola con aree dipinte a tempera alternate ad una serie di bassorilievi a stucco la cui esecuzione fu affidata a Antonio Trentanove, plasticatore neoclassico particolarmente attivo nella zona di confine tra Romagna e Marche. Parzialmente degradata a causa degli eventi bellici seppure ancora leggibile nel suo apparato iconografico, è stata recentemente restaurata.
A partire dalla fine dell'800 secolo l'intero complesso di Villa Caprile subisce ampliamenti e adattamenti progressivi, abbandonando ogni funzione residenziale a favore della nuova destinazione d'uso scolastica e produttiva, che tuttavia - per contratto - non può intaccare le caratteristiche originarie della villa.
Vengono così inserite le aule e gli uffici, edificato nel 1904 sul retro della villa il convitto destinato agli studenti provenienti dai territori circostanti, mentre una serie di strutture prettamente funzionali alla gestione agricola dei terreni vengono realizzate nelle aree limitrofe della proprietà, pur continuando a valorizzare i contenuti storici e architettonici presenti.
Oggi la scuola è anche un'azienda che si estende su 25 ettari di terreno ed offre una parallela consolidata produzione interna di vino, olio ed altri prodotti della terra, ospitando vari eventi tematici che trovano un momento culminante nell "Agrishow", festa e mostra mercato annuale dedicata all'agricoltura, alla sostenibilità, alla cultura e alle eccellenze del territorio.
Monografie e cataloghi d'arte
Giardini storici e giochi d'acqua
Guide storiche locali
Riviste e volumi miscellanei
Memorialistica