Nel 1926 assunse la direzione de Il Giornale d'Italia che mantenne per tutto il Ventennio. Negli anni della sua direzione, Il Giornale d'Italia, acquistò una particolare autorevolezza fino ad essere considerato, per gli articoli di Gayda, una sorta di portavoce ufficioso della politica del regime. Mussolini, infatti, si servì spesso del Giornale d'Italia per far conoscere le sue opinioni, soprattutto in politica estera.
Il 15 luglio 1938, il quotidiano pubblicò in prima pagina, senza firma, un articolo dal titolo Il Fascismo e i problemi della razza che anticipò la promulgazione, iniziata nello stesso anno, delle leggi razziali. L'articolo fu poi largamente ripreso dalla stampa italiana divenendo noto come "Manifesto della razza" o "Manifesto degli scienziati razzisti". Gayda appoggiò pubblicamente la politica razziale del regime in articoli ed opuscoli e aggiornò in tal senso la voce "Razza: La politica fascista della razza" nella prima Appendice, pubblicata nel 1938, dell'Enciclopedia Italiana.
Morì nel 1944, a cinquantotto anni, durante un bombardamento della capitale, mentre prendeva lezioni d'inglese da un'anziana signora nello studio della propria abitazione, ossia un villino in via Guattani, nel quartiere Nomentano.
Opere
La crisi di un impero: Pagine sull'Austria contemporanea, Torino, Fratelli Bocca, 1913.
L'Italia d'oltre confine: Le Province italiane d'Austria, Torino, Fratelli Bocca, 1914.
Gli slavi della Venezia Giulia, Milano: Ravà & c., 1915.
La piccola proprietà rurale negli Stati Uniti ed in Russia, Torino, Soc. Tip. Ed. Nazionale, 1915.
Il crollo russo: dallo zarismo al bolscevismo, Torino, Fratelli Bocca, 1920.
La Germania contro la Francia: Il risveglio della Germania, la Francia al bivio, l'Italia e la Francia, l'occupazione della Ruhr, Firenze, R. Bemporad e Figlio, 1922.
Costruzione dell'impero, Roma, Edizioni Roma, 1936.
↑Paolo Monelli, Roma 1943, Milano, Arnoldo Mondadori Editore, 1979, nota n. 6, p. 323: «Virginio Gayda [...] era ritenuto, con i suoi articoli di fondo, l'interprete più autorizzato del pensiero e delle idee di Mussolini.»
↑Vedi Dizionario Biografico degli Italiani: «G. [Gayda] fu indubbiamente una delle personalità di maggior spicco fra quante il regime riuscì a reclutare nella campagna di propaganda per imporre alla coscienza del paese la discriminazione razziale».
↑Dopo il 25 luglio 1943, la precaria e mutevole situazione politica italiana, portò a rapidi avvicendamenti nella direzione dei quotidiani. Guglielmotti fu presto sostituito da Alberto Bergamini ma assunse nuovamente la direzione il 14 settembre dello stesso anno.
↑La ventitreesima incursione su Roma, alle ore 11 del 14 marzo 1944, interessò, oltre al Nomentano, ove si trovava l'abitazione del giornalista, anche i quartieri Italia, Prenestino, Tiburtino e Tuscolano. Furono sganciate dagli aerei americani, in quattro successive ondate, 309 tonnellate di bombe. Fonte: Cesare De Simone, Venti angeli sopra Roma, p. 312, Milano, Mursia, 1993.
↑Cesare De Simone, Op. citata, p. 313. De Simone ipotizza, maliziosamente, che Gayda si preparasse all'imminente arrivo (4 giugno 1944) delle truppe alleate a Roma: «[...] probabilmente aveva capito che i tempi stavano rapidamente mutando e aveva deciso di imparare la lingua di Churchill e di Eisenhower». Sullo stesso episodio vedi anche Paolo Monelli, Op. cit., p. 304.