Vittorio della Rovere (Casale Monferrato, 29 gennaio 1811 – Roma, 28 febbraio 1863) è stato un fotografo e gesuita italiano, uno dei primi pionieri della fotografia che esercitarono in Roma.
Proveniente dall'antica famiglia dei Della Rovere. Stabilitasi in Piemonte, il marchese Vittorio della Rovere nacque a Casale Monferrato il 29 gennaio 1811. Figlio del marchese Luigi della Rovere e di Leopoldina Enrielli di Donnaz, ebbe come suoi fratelli Federico e Alessandro, entrambi futuri generali. Il 10 ottobre 1827, all'età di sedici anni, Vittorio prese i voti nella Compagnia di Gesù, divenendo così gesuita a Roma. Il suo interesse per le scienze lo portò ad insegnare chimica e fisica al Collegio Romano. Dal 1842 al 1845 fu tutore del principe reale di Napoli e durante questo periodo apprese l'arte della fotografia. Assistette Francesco de Vico — Gesuita, astronomo e direttore dell'Osservatorio del Collegio Romano — quando riuscì a ottenere un'immagine dagherrotipica di 23 millimetri della Luna.
Ritornato a Roma, studiò il procedimento della dagherrotipia e sperimentò nuovi metodi, che lo portarono a pubblicare diversi saggi tecnici tra il 1846 e il 1851. Dagherrotipista riconosciuto, fotografò personalità del Vaticano, tra cui Papa Gregorio XVI nel maggio 1845 a Tivoli. È la prima volta che un pontefice viene fotografato. Nel 1851 Della Rovere lasciò la Compagnia di Gesù per motivi personali. Questo ritorno alla vita secolare gli permise di iniziare a fotografare le donne, soggetto proibito durante il suo sacerdozio. Aprì il secondo studio fotografico a Roma.
Nel 1855, con l'aiuto dell'ottico Giuliano Ansiglioni, perfezionò lo stereoscopio di Charles Wheastone e ottenne dal Ministro del Commercio e dei Lavori Pubblici un brevetto della durata di sei anni, brevetto che trasmise poi ad Ansiglioni. Fu uno dei primi a utilizzare la lampada ad arco per simulare la luce naturale. Il sacerdote Antonio D'Alessandri, suo allievo di fotografia, introdusse a Roma la tecnica del collodio umido intorno al 1856.
Morì il 28 febbraio 1863 a Roma.

Delle sue fotografie originali sopravvivono solo rare copie, tra cui un dagherrotipo del cugino Paolo della Rovere e una foto positiva (processo calotipo) che apparteneva alla collezione fotografica della duchessa di Berry.