


I Volci (in latino Volcæ) erano un popolo celtico originario della valle del Danubio in una zona compresa fra la Franconia e la Boemia. Il loro nome, tradotto in varie lingue, sarà utilizzato come sinonimo di popolo non-germanico per antonomasia, a meno che il loro nome stesso non nasca da un termine germanico indicante l'essere straniero.
Con ogni probabilità i Volci erano una delle nuove entità etniche formatesi durante l'espansione militare celtica all'inizio del III secolo avanti Cristo.
Insieme con i Boii a ovest ed i Cotini ad est, i Volci caratterizzarono questa zona di insediamento celtico per lo sfruttamento delle risorse naturali su grande scala e la presenza di artigiani molto abili nella lavorazione del ferro. Questa cultura fiorì in particolare tra la metà del II secolo e la metà del I secolo a.C. fino a quando questi popoli finirono per essere schiacciati sotto la pressione combinata dei Germani dal nord e dei Daci da est.
Dotati di grande mobilità parteciparono, insieme ai loro vicini Boii, alla spedizione celtica nei Balcani, nel 280 a.C.
Successivamente a questa spedizione, un ramo di Volci Tectosagi, insieme ai Tolistobogi e ai Trocmi, dando origine al popolo noto come Galati, si spostarono in Anatolia, dove si stabilirono in una zona della moderna Turchia centrale, che prese il nome di Galazia e che darà poi il nome all'omonima provincia romana.
Un secondo gruppo, dopo il ritorno nei luoghi di origine, si diresse tra il 270 e il 260 a.C. nella Gallia Narbonense ove occupò due distinte parti: i Volci Tectosagi si insediarono nella parte a ovest con loro capitale Tolosa, mentre il gruppo dei Volci Arecomici si insediò nella zona del Rodano con capitale Nemausus (attuale Nîmes); il fiume Arauris (attuale Hérault) costituiva il confine tra le due tribù.
Vennero sconfitti da Annibale durante il suo passaggio, quando decise di valicare le Alpi e portare la guerra contro i Romani in Italia.
Numerose sono le citazioni sul Volci da parte degli storici e politici romani; fra questi Giulio Cesare nel De bello gallico, Cicerone nella sua orazione pronunciata nel ruolo di difensore di Marco Fonteio, e Tito Livio nell'Ab Urbe condita.
Giulio Cesare nel VI libro del De Bello Gallico cita i Volci dandone anche una valutazione sociologica e ipotizzando la loro collocazione geografica.
Cesare era quindi convinto che al tempo in cui lui scrive (tra il 58 e il 50 a.C.) i Volci avessero la loro origine a nord-est del Reno in quella che è oggi la Germania centro-occidentale, nella zona dell'alto bacino del Weser. A conferma di questa ipotesi l'accostamento alla Foresta Ercinia che corrispondeva al complesso di sistemi boscosi compresi tra il Reno e i Carpazi.
Tito Livio fa riferimento agli eventi della Seconda guerra punica quando, nel 218 a.C., Annibale si trovò ad attraversare la Gallia diretto verso l'Italia alla testa del suo esercito.
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