
La volpe argentata, detta anche volpe nera, è una variante cromatica melanica della volpe rossa (Vulpes vulpes), caratterizzata da un mantello prevalentemente nero, grigio scuro o argentato, dovuto a particolari varianti genetiche che influenzano la distribuzione dei pigmenti nei peli. Non costituisce una specie o sottospecie distinta: gli individui argentati appartengono alla stessa specie delle comuni volpi rosse e possono riprodursi con esse, generando discendenti con colorazioni differenti.
Il mantello presenta una notevole variabilità. Alcuni esemplari sono quasi interamente neri, con soltanto la punta della coda bianca, mentre altri possiedono numerosi peli con estremità chiare, che conferiscono alla pelliccia un aspetto grigio-argenteo. Esistono inoltre individui con riflessi bluastri o con sfumature bruno-grigiastre sui fianchi.
La volpe argentata è presente, sebbene generalmente con frequenza inferiore rispetto alla forma rossa, in diverse regioni dell'America settentrionale e dell'Eurasia. La sua distribuzione coincide pertanto con una parte dell'ampio areale naturale della volpe rossa, uno dei carnivori terrestri più diffusi al mondo.
Per secoli la pelliccia argentata è stata considerata una delle più pregiate del commercio internazionale delle pellicce, raggiungendo prezzi particolarmente elevati nei mercati europei, russi e asiatici. La rarità della colorazione in natura contribuì allo sviluppo, tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, di allevamenti specializzati nella riproduzione selettiva di volpi dal mantello scuro.
La volpe argentata ha inoltre acquisito particolare importanza nella ricerca scientifica grazie agli esperimenti di domesticazione avviati in Unione Sovietica nel XX secolo, nei quali la selezione di individui particolarmente docili ha permesso di studiare le modificazioni comportamentali e morfologiche associate al processo di domesticazione.

Dal punto di vista anatomico, la volpe argentata presenta le caratteristiche proprie della volpe rossa: corpo relativamente snello, muso appuntito, orecchie triangolari ed erette, arti proporzionalmente brevi e coda lunga e folta. Le dimensioni corporee non differiscono necessariamente da quelle degli individui con mantello rosso, poiché la colorazione argentata è una caratteristica pigmentaria e non identifica una popolazione zoologicamente separata. La principale peculiarità risiede nella struttura e nella distribuzione dei pigmenti del mantello.
Il colore della pelliccia varia dal nero intenso al grigio argenteo. Negli individui più scuri, il corpo può apparire quasi uniformemente nero, talvolta con riflessi bruni o bluastri. In altri esemplari, una parte dei peli di copertura presenta bande o estremità depigmentate che producono il caratteristico effetto argentato. La punta della coda è frequentemente bianca, come in molte volpi rosse di colorazione ordinaria. Il mantello è costituito da un sottopelo fitto e soffice e da peli di copertura più lunghi, relativamente rigidi e lucenti. I peli di guardia possono sporgere di diversi centimetri oltre il sottopelo, soprattutto nella regione del collo, delle spalle, dei fianchi e della coda.
Il sottopelo è generalmente bruno scuro o nerastro alla base, mentre i peli esterni possono presentare bande grigio-argentee e punte nere. La distribuzione di questi peli determina la luminosità e l'uniformità della colorazione. La pelliccia invernale è particolarmente folta e sviluppata. La densità del sottopelo contribuisce all'isolamento termico, mentre i peli di copertura proteggono dagli agenti atmosferici. Sulla fronte e sugli arti il pelo è relativamente corto; sulla coda diventa più lungo e abbondante. Anche le piante dei piedi sono ricoperte da una fitta peluria, che contribuisce a proteggere le estremità dal freddo.
La denominazione «argentata» comprende individui dall'aspetto anche notevolmente diverso. Le forme più scure possiedono un mantello quasi completamente nero, con una quantità molto ridotta di peli argentati. Altre presentano un'elevata proporzione di peli chiari, distribuiti in modo uniforme o concentrati in particolari regioni corporee. La colorazione può inoltre mostrare sfumature grigio-bluastre o brune. Negli allevamenti da pelliccia sono state selezionate ulteriori varietà cromatiche, comprese forme particolarmente chiare, come la cosiddetta volpe platino, ottenuta mediante programmi di riproduzione selettiva.
Queste varietà commerciali non devono essere confuse con sottospecie zoologiche: rappresentano linee di allevamento o fenotipi determinati da specifiche combinazioni genetiche.
La colorazione del mantello dei mammiferi dipende principalmente dalla distribuzione e dalla quantità di due forme di melanina: l'eumelanina, responsabile delle tonalità nere e brune, e la feomelanina, associata alle colorazioni gialle e rossastre. Nella volpe rossa, le differenze tra le principali varianti cromatiche sono influenzate da geni che regolano la produzione e la distribuzione di questi pigmenti. Tra i più importanti figurano il gene MC1R, coinvolto nella regolazione della produzione di eumelanina, e il gene ASIP, comunemente associato al sistema di colorazione agouti. Uno studio pubblicato nel 1997 da Våge e collaboratori ha dimostrato che differenti varianti genetiche possono produrre fenotipi melanici nella volpe rossa.
In particolare, la colorazione scura della cosiddetta volpe argentata dell'Alaska è stata associata a una mutazione del gene MC1R, mentre un'altra forma di colorazione argentata è legata a varianti del sistema agouti. Questi risultati indicano che fenotipi esteriormente simili possono avere basi genetiche differenti.
Gli allevatori di volpi argentate notarono precocemente che la colorazione del mantello poteva essere trasmessa alla discendenza secondo modalità ereditarie relativamente prevedibili. Gli incroci tra individui argentati selezionati per più generazioni tendevano a produrre un'elevata proporzione di cuccioli con mantello scuro. Gli incroci tra volpi argentate e volpi rosse potevano invece generare cucciolate con differenti combinazioni cromatiche, comprese forme intermedie. Le osservazioni storiche furono spesso interpretate mediante semplici modelli di ereditarietà mendeliana. Tuttavia, la presenza di più varianti genetiche responsabili della pigmentazione e le loro interazioni rendono il quadro più complesso di un singolo carattere dominante o recessivo.
La selezione artificiale ha permesso di aumentare considerevolmente la frequenza dei fenotipi argentati negli allevamenti, dove la riproduzione viene controllata dall'uomo. In natura, invece, gli individui di colore argentato possono accoppiarsi liberamente con volpi rosse di altre colorazioni e appartenere alle medesime popolazioni riproduttive.
La volpe argentata non possiede un areale autonomo rispetto a quello della volpe rossa. Quest'ultima è diffusa in gran parte dell'emisfero settentrionale, dall'America settentrionale all'Europa, all'Asia e a parte dell'Africa settentrionale, ed è stata inoltre introdotta in Australia. La frequenza degli individui melanici varia notevolmente tra le popolazioni e le regioni geografiche.
In America settentrionale, le volpi argentate sono state storicamente segnalate soprattutto nelle regioni settentrionali e nordorientali del continente. Nel XIX secolo venivano catturate nel Labrador, nelle isole della Maddalena, in Nuova Scozia e nel Nuovo Brunswick, oltre che, più raramente, nelle zone montuose della Pennsylvania e nelle regioni meno antropizzate dello Stato di New York.
Secondo il naturalista John Richardson, anche nelle aree in cui la forma argentata era presente, i cacciatori di pellicce raramente riuscivano a catturarne più di quattro o cinque esemplari durante una singola stagione. Questa relativa rarità contribuiva all'elevato valore commerciale delle pelli. Alcune stime storiche hanno indicato che le volpi argentate potessero rappresentare fino all'8% degli individui di determinate popolazioni canadesi di volpe rossa, ma tale percentuale non deve essere estesa all'intero continente.
I registri della Compagnia della Baia di Hudson riportano che, tra il 1825 e il 1850, una proporzione considerevole delle pelli di volpe commercializzate nella Columbia Britannica e nel Labrador proveniva da individui argentati. Questi dati riflettono tuttavia le caratteristiche del commercio delle pellicce e le preferenze dei cacciatori, non necessariamente la frequenza effettiva della variante nelle popolazioni selvatiche.
Nell'Eurasia settentrionale la variante argentata è stata documentata soprattutto nelle regioni forestali e di foresta-tundra. Secondo le ricostruzioni dei mammalogi sovietici, gli individui melanici erano presenti in particolare nella Siberia centrale e orientale e in alcune regioni del Caucaso, mentre risultavano molto meno frequenti negli ambienti steppici e desertici.
La distribuzione della forma argentata può essere influenzata dalla storia demografica delle popolazioni, dalla struttura genetica locale e dall'azione della selezione naturale. In alcune regioni, inoltre, la presenza di individui dal mantello scuro può essere stata modificata dalla fuga o dalla liberazione di animali provenienti da allevamenti.
Dal punto di vista ecologico, la volpe argentata appartiene alla stessa specie delle comuni volpi rosse e ne condivide sostanzialmente l'alimentazione, l'organizzazione sociale, le strategie di caccia e il ciclo riproduttivo. Non vi sono elementi sufficienti per considerarla una forma ecologicamente distinta. Alcune descrizioni storiche hanno attribuito agli individui argentati una maggiore diffidenza nei confronti dell'uomo, ma queste osservazioni non dimostrano l'esistenza di differenze comportamentali stabili associate esclusivamente alla colorazione del mantello.
La volpe rossa utilizza segnali olfattivi, vocalizzazioni e comportamenti visivi per comunicare con i propri simili. La marcatura odorosa del territorio avviene mediante urina, feci e secrezioni ghiandolari depositate in punti riconoscibili dell'ambiente. Questi segnali contribuiscono alla delimitazione delle aree frequentate, al riconoscimento degli individui e alla comunicazione delle condizioni riproduttive. La marcatura può inoltre fornire informazioni sulla presenza di risorse alimentari e sull'utilizzo dello spazio da parte di altri individui.

La volpe argentata è un predatore opportunista e possiede una dieta estremamente varia. Tra le prede più frequenti figurano piccoli mammiferi, soprattutto roditori, ma vengono consumati anche lagomorfi, uccelli, uova, rettili, anfibi e numerosi invertebrati. La dieta comprende inoltre frutti, bacche e altre sostanze vegetali, la cui importanza varia in funzione della stagione e della disponibilità delle risorse. In prossimità degli insediamenti umani, le volpi possono sfruttare rifiuti alimentari e altre risorse di origine antropica. Uno studio comparativo condotto nel Maryland ha evidenziato il carattere flessibile dell'alimentazione della volpe rossa, che può modificare la composizione della dieta in funzione delle risorse locali.
La volpe rossa impiega differenti strategie di caccia a seconda delle caratteristiche delle prede. Nella cattura dei piccoli roditori può rimanere immobile in ascolto, localizzando i movimenti degli animali anche quando sono nascosti sotto la vegetazione o la neve. Successivamente compie un rapido balzo, colpendo la preda con le zampe anteriori e immobilizzandola mediante un morso. Le prede più veloci possono invece essere avvicinate furtivamente e inseguite per brevi distanze. Quando un animale si rifugia in una tana, la volpe può sostare nei pressi dell'ingresso in attesa che riemerga.
La riproduzione segue il ciclo stagionale caratteristico della volpe rossa. Nelle regioni temperate e settentrionali dell'emisfero boreale, gli accoppiamenti avvengono prevalentemente durante l'inverno, con una maggiore frequenza tra gennaio e febbraio. Le femmine sono generalmente monoestrali, presentando un solo ciclo estrale all'anno. L'estro dura pochi giorni e la gestazione si protrae per circa 52 giorni.
Le cucciolate comprendono normalmente da tre a sei piccoli, sebbene siano documentati valori inferiori o superiori. Le dimensioni della cucciolata dipendono da diversi fattori, tra cui l'età della femmina, la disponibilità alimentare e la densità della popolazione. In alcune popolazioni, la riproduzione avviene all'interno di coppie stagionalmente monogame, mentre in altre possono essere presenti sistemi sociali più complessi, con la partecipazione di ulteriori individui all'allevamento dei piccoli. Il maschio contribuisce generalmente all'approvvigionamento alimentare durante le prime fasi dello sviluppo, quando la femmina trascorre molto tempo nella tana con i cuccioli.
Negli allevamenti di volpi argentate, il successo riproduttivo può essere influenzato da fattori diversi da quelli che operano nelle popolazioni selvatiche. Tra questi figurano la disponibilità di spazio, l'accesso al cibo, la struttura sociale, la competizione tra femmine e le condizioni di gestione degli animali. Uno studio pubblicato nel 1993 ha esaminato la relazione tra capacità competitiva delle femmine e successo riproduttivo negli allevamenti. I risultati hanno indicato che la capacità di accedere alle risorse e di competere con le femmine vicine poteva influenzare il numero di cuccioli allevati fino allo svezzamento.
Negli allevamenti sono stati inoltre osservati fenomeni di aggressività verso i piccoli e di infanticidio, la cui frequenza può dipendere dalle condizioni sociali e ambientali. Tali osservazioni non devono essere considerate comportamenti esclusivi della variante argentata, poiché derivano soprattutto da studi su popolazioni mantenute in condizioni artificiali.

La pelliccia della volpe argentata è stata storicamente una delle più ricercate e costose tra quelle dei mammiferi da pelliccia. Il suo valore dipendeva dalla rarità della colorazione, dalla morbidezza del pelo, dalla lucentezza del mantello e dall'effetto visivo prodotto dalla combinazione di peli neri e argentati. In diverse epoche le pelli vennero utilizzate per confezionare indumenti e accessori destinati alle classi sociali più abbienti, soprattutto in Russia, nell'Europa occidentale e in Cina.
Il naturalista John James Audubon descrisse la pelliccia argentata come particolarmente pregiata, superiore per bellezza e ricchezza a quella di numerosi altri animali tradizionalmente cacciati per la pelliccia.
Nel commercio storico delle pellicce, la qualità del mantello veniva giudicata in base a diversi criteri. Particolare importanza era attribuita alla distribuzione uniforme dei peli argentati, alla lucentezza del pelo nero e alla morbidezza del sottopelo. Le pelli più apprezzate presentavano una colorazione argentata regolare, senza macchie o zone eccessivamente chiare. Anche le dimensioni della pelle e la densità del mantello influenzavano il valore commerciale. Gli allevatori cercarono pertanto di selezionare animali capaci di produrre pellicce sempre più uniformi e di qualità costante.
Nell'America settentrionale, la pelliccia argentata aveva un valore elevato già prima della formazione dei grandi mercati coloniali. Secondo alcune testimonianze storiche, presso determinate popolazioni indigene del New England una pelle di volpe argentata poteva essere considerata equivalente a numerose pelli di castoro americano (Castor canadensis).
Durante il XIX secolo, il commercio delle pellicce contribuì a collegare le regioni settentrionali del continente con i mercati europei e asiatici. I registri della Compagnia della Baia di Hudson indicano che le pelli argentate rappresentavano una quota significativa del commercio delle volpi in alcune aree, sebbene la loro effettiva frequenza nelle popolazioni naturali fosse generalmente inferiore a quella suggerita dai dati commerciali.
La ricerca delle pellicce più pregiate incentivava infatti la cattura selettiva degli individui melanici.
La caccia esercitata preferenzialmente sugli individui dal mantello argentato potrebbe avere modificato la frequenza delle varianti genetiche responsabili di questa colorazione in alcune popolazioni. In linea generale, l'eliminazione selettiva di individui che possiedono un carattere ereditario può ridurne la frequenza nel corso delle generazioni. Questo fenomeno rientra tra gli esempi di pressione selettiva esercitata dalle attività umane sugli organismi selvatici.
Le stime storiche sulla diminuzione della frequenza della variante argentata devono tuttavia essere interpretate con cautela, poiché non sempre derivano da campionamenti genetici rappresentativi delle popolazioni naturali.

L'elevato valore commerciale delle pellicce argentate favorì la nascita di allevamenti specializzati, nei quali gli animali venivano riprodotti selettivamente per ottenere mantelli di qualità superiore. Le prime iniziative sistematiche ebbero particolare successo nell'Isola del Principe Edoardo, in Canada, che divenne uno dei principali centri di sviluppo dell'allevamento della volpe argentata.
Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, alcuni allevatori canadesi iniziarono a sperimentare tecniche di riproduzione controllata delle volpi argentate. Tra i pionieri figuravano Charles Dalton e Robert Oulton, che nel 1894 avviarono programmi di allevamento e selezione.
I primi tentativi incontrarono numerose difficoltà, legate alla gestione degli animali, alla riproduzione in cattività e alla prevenzione delle malattie. In alcune esperienze iniziali le volpi venivano mantenute su piccole isole, nel tentativo di limitarne la fuga senza ricorrere a recinzioni complesse. Questi metodi si rivelarono spesso inefficaci e potevano causare gravi problemi di sopravvivenza. Il progressivo miglioramento delle tecniche di allevamento consentì di ottenere risultati più soddisfacenti. La selezione dei riproduttori si concentrò soprattutto sulla qualità della pelliccia e sulla stabilità della colorazione argentata. Il valore degli animali allevati poteva raggiungere cifre molto superiori a quello delle volpi catturate in natura, alimentando un mercato particolarmente redditizio.
Il successo degli allevamenti canadesi favorì la diffusione dell'attività negli Stati Uniti d'America e successivamente in numerosi paesi europei. Il mercato nordamericano attraversò una fase di forte espansione nei primi decenni del XX secolo. Secondo le ricostruzioni storiche, nel 1921 erano attivi circa 300 allevamenti di volpi negli Stati Uniti.
L'aumento della produzione e la progressiva diffusione delle tecniche di allevamento contribuirono tuttavia a modificare il mercato, riducendo nel tempo l'eccezionale rarità commerciale delle pellicce argentate.
Tra gli allevatori nordamericani acquisirono notorietà Fred e James Colpitts, attivi nel Nuovo Brunswick durante gli anni venti del XX secolo. Attraverso programmi di riproduzione selettiva, i due fratelli contribuirono allo sviluppo e alla diffusione di varietà cromatiche particolarmente apprezzate, tra cui la cosiddetta volpe platino. Questa variante, caratterizzata da un mantello più chiaro e da particolari disegni cromatici, raggiunse quotazioni elevate nei mercati internazionali. Alcune coppie di riproduttori vennero vendute per migliaia di dollari, mentre gli esemplari selezionati ottennero riconoscimenti nelle esposizioni dedicate agli animali da pelliccia.
Nel corso degli anni trenta, il miglioramento delle conoscenze veterinarie e nutrizionali contribuì ad aumentare la sopravvivenza e la produttività degli animali allevati. Negli Stati Uniti, i fratelli Fromm, attivi nel Wisconsin, sostennero iniziative di ricerca riguardanti la prevenzione del cimurro e dei disturbi ossei legati a carenze nutrizionali. L'impiego di misure preventive, l'attenzione alla dieta e il miglioramento delle condizioni di allevamento permisero di ridurre alcune delle principali cause di mortalità. Parallelamente, la selezione artificiale continuò a concentrarsi sulla qualità e sulla densità del mantello, sulla taglia e sulla capacità riproduttiva degli animali.
Gli allevamenti europei si svilupparono in parte mediante l'importazione di riproduttori nordamericani. In Estonia, l'allevamento della volpe argentata ebbe inizio nel 1924, con l'introduzione di animali provenienti dalla Norvegia. Nei decenni successivi l'attività si espanse, anche grazie alla crescente domanda di pellicce e alla disponibilità di tecniche di riproduzione selettiva. Durante il periodo sovietico, il settore beneficiò di programmi di sostegno e di ricerca volti a migliorare la produttività degli allevamenti. Particolare attenzione venne dedicata non soltanto alla qualità del mantello, ma anche alla fertilità delle femmine e alla capacità degli animali di adattarsi alle condizioni di cattività.
La volpe argentata ha avuto un ruolo particolarmente importante nella ricerca sui meccanismi biologici della domesticazione. A partire dal 1959, presso l'Istituto di citologia e genetica di Novosibirsk, in Siberia, il genetista sovietico Dmitrij Beljaev avviò un programma sperimentale di selezione delle volpi in base alla loro risposta comportamentale agli esseri umani. L'esperimento, successivamente proseguito dalla genetista Ljudmila Trut, mirava a verificare se la selezione artificiale per la docilità potesse produrre modificazioni comportamentali e morfologiche analoghe a quelle osservate negli animali domestici.
Il programma utilizzò volpi provenienti da allevamenti da pelliccia, selezionando come riproduttori gli individui che manifestavano minore paura e aggressività nei confronti dell'uomo. A differenza dei normali programmi di allevamento, orientati principalmente alla qualità del mantello, la selezione si concentrò sulle caratteristiche comportamentali. Gli animali venivano valutati in base alle loro reazioni alla presenza umana, al contatto fisico e ai tentativi di interazione. Soltanto una parte degli individui di ciascuna generazione veniva ammessa alla riproduzione, favorendo progressivamente l'accumulo di caratteri associati alla docilità.
Nel corso delle generazioni, le volpi selezionate manifestarono una crescente tolleranza nei confronti degli esseri umani. Alcuni individui iniziarono a ricercare spontaneamente il contatto con le persone, mostrando comportamenti di avvicinamento, vocalizzazioni e movimenti della coda che ricordavano quelli dei cani domestici. Queste modificazioni furono interpretate come conseguenze della selezione artificiale per una ridotta risposta di paura e aggressività. L'esperimento contribuì a dimostrare che una selezione relativamente intensa su caratteristiche comportamentali può produrre cambiamenti rilevanti nel rapporto tra un animale e l'uomo.
Accanto ai cambiamenti comportamentali, in alcune linee selezionate comparvero modificazioni dell'aspetto esteriore. Tra queste figuravano macchie bianche sul mantello, variazioni nella pigmentazione, modificazioni della posizione delle orecchie e della conformazione della coda. Alcuni individui mostrarono inoltre differenze nei tempi di sviluppo e nel comportamento riproduttivo. Questi risultati contribuirono alla formulazione di ipotesi sui collegamenti tra i processi di selezione per la docilità e l'emergere di caratteri frequentemente osservati negli animali domestici.
L'esperimento di Novosibirsk è divenuto uno dei più noti studi di evoluzione sperimentale applicata alla domesticazione. Ha fornito un modello per indagare come la selezione artificiale possa modificare il comportamento e come tali cambiamenti possano associarsi a trasformazioni fisiologiche e morfologiche. Le interpretazioni dei risultati sono state oggetto di ulteriori studi e discussioni, anche in relazione alla storia precedente delle popolazioni di volpi impiegate e al contributo dei diversi fattori genetici e ambientali. È importante distinguere le volpi argentate selvatiche dalle linee sperimentali selezionate per la docilità: la presenza di un mantello argentato non implica, di per sé, alcun grado particolare di domesticazione. L'esperimento è stato descritto approfonditamente da Ljudmila Trut e Lee Alan Dugatkin nel volume How to Tame a Fox (and Build a Dog), pubblicato nel 2017.
La volpe argentata compare in alcune tradizioni mitologiche dei popoli indigeni dell'America settentrionale. Tra gli Achomawi, popolazione originaria della California settentrionale, una narrazione cosmogonica presenta una volpe argentata come essere creatore, associato alla saggezza e alla capacità di dare forma al mondo. Secondo una versione del racconto, la volpe argentata emerge dalla nebbia, mentre il coyote nasce dalle nuvole. Durante il sonno del coyote, la volpe argentata crea la terra e successivamente immagina alberi, rocce, frutti e altre componenti del paesaggio. Il contrasto tra i due personaggi assume un significato morale: la volpe argentata rappresenta la previdenza e la saggezza, mentre il coyote incarna l'impulsività e l'incapacità di controllare i propri desideri.
La volpe argentata è strettamente associata alla storia economica dell'Isola del Principe Edoardo. Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, lo sviluppo dell'allevamento di volpi da pelliccia contribuì alla crescita dell'economia locale e alla diffusione internazionale della reputazione dell'isola. L'animale è rappresentato anche negli emblemi araldici provinciali, dove richiama la storia dell'industria delle pellicce e il ruolo svolto dagli allevatori nello sviluppo delle tecniche di riproduzione selettiva. La volpe argentata è stata quindi adottata come simbolo dell'intraprendenza e delle capacità innovative associate alla tradizione economica dell'isola.
La denominazione «Silver Fox» è stata utilizzata anche nella cultura popolare contemporanea. Nei fumetti della Marvel Comics, Silver Fox è un personaggio associato alle storie di Wolverine. Volpi argentate compaiono inoltre nella serie animata Le avventure del bosco piccolo (The Animals of Farthing Wood), dove alcuni personaggi presentano la caratteristica colorazione scura. In questi contesti il nome richiama soprattutto l'aspetto distintivo dell'animale, senza implicare necessariamente un riferimento alla sua biologia.
La volpe argentata non possiede uno stato di conservazione autonomo, poiché non costituisce un'entità tassonomica distinta dalla volpe rossa. Le valutazioni di conservazione riguardano pertanto la specie Vulpes vulpes nel suo complesso. La forma argentata può essere localmente rara, ma questa condizione non coincide necessariamente con un rischio di estinzione della specie. La sua frequenza nelle popolazioni selvatiche può variare in relazione alla struttura genetica, alla storia demografica e alle pressioni selettive, comprese quelle esercitate dall'uomo. La cattura selettiva per il commercio delle pellicce ha storicamente interessato soprattutto gli individui dal mantello più pregiato, mentre gli allevamenti hanno aumentato artificialmente la diffusione della variante in cattività.