Webby Award

Logo del Webby Award (2006)

Un Webby Award è un premio internazionale presentato annualmente dall'International Academy of Digital Arts and Sciences (IADAS) per l'eccellenza su Internet.

Al 2026, giunto alla sua 30ª edizione svoltasi a New York, il premio valuta i progetti dividendoli in otto macro-categorie principali: Siti web e Mobile, Video e Film, Pubblicità/Media/PR, App e Software, Social, Podcast, AI (Intelligenza Artificiale) e Immersive/Metaverso. Il riconoscimento è uno dei più antichi e prestigiosi del web, tanto da essere spesso definito come "L'Oscar di Internet".

Storia

I Webby Awards traggono le loro origini dal Cool Site of the Year Award, un riconoscimento ideato dal web designer Glenn Davis. La prima cerimonia di premiazione si tenne a Hollywood, in California, nell'agosto del 1995.

Nel 1998 venne fondata l'International Academy of Digital Arts and Sciences (IADAS), l'organo ufficiale incaricato di valutare i progetti e selezionare i vincitori. Nel corso degli anni, l'Accademia ha accolto tra i suoi membri figure di spicco del mondo dello spettacolo, dell'imprenditoria e della tecnologia, tra cui David Bowie, Martha Stewart, Arianna Huffington, Matt Groening, il co-fondatore di Twitter Biz Stone, il pioniere di Internet Vint Cerf e il fondatore del Virgin Group Richard Branson.

Dal 2005, i Webby Awards sono di proprietà di Recognition Media, società che gestisce anche i Telly Awards e altri riconoscimenti di settore. Con l'evoluzione di Internet, il premio ha ampliato progressivamente il proprio raggio d'azione: nel 2006 sono state introdotte le categorie per la pubblicità interattiva e per i contenuti video online, seguite nel 2007 da quelle dedicate ai siti web per dispositivi mobili. La rapida e continua espansione del premio ha portato la tredicesima edizione del 2009 a superare le 10.000 candidature, provenienti da tutti i 50 stati americani e da oltre 60 Paesi.

Negli anni successivi, i Webby hanno continuato ad adattarsi ai mutamenti del panorama digitale, arrivando a celebrare la 30ª edizione nel 2026 e integrando categorie dedicate alle nuove frontiere tecnologiche, come i podcast, l'intelligenza artificiale e il metaverso.

Procedura delle candidature

Il processo di selezione e candidatura si sviluppa in diverse fasi e prevede quattro diversi livelli di riconoscimento per i progetti iscritti:

Le candidature si aprono solitamente a settembre, permettendo ad agenzie, creatori e aziende di tutto il mondo di sottoporre i propri lavori. Successivamente, la IADAS valuta i progetti in base a criteri tecnici e creativi (come esperienza utente, innovazione, estetica e contenuti), riducendo la selezione iniziale ai Nominee e agli Honoree. Nel mese di aprile, vengono aperte le votazioni online per il premio del pubblico, seguite dall'annuncio definitivo dei vincitori a fine mese.

Cerimonia

I vincitori dei premi assegnati dalla giuria e dal pubblico vengono invitati alla cerimonia di premiazione dei Webby Awards, che si tiene tradizionalmente a New York a maggio.

La caratteristica più celebre dell'evento è il vincolo del "discorso di cinque parole" (5-Word Speech). Per mantenere il ritmo veloce tipico del web ed evitare i lunghi ringraziamenti tipici delle cerimonie di premiazione tradizionali, i vincitori sono obbligati a limitare il discorso di accettazione a sole cinque parole. La regola ha generato nel tempo discorsi iconici, ironici e talvolta di forte impatto politico.

Tra gli esempi più noti, quando ritirò il premio come Webby Person of the Year, Al Gore disse: "Please don't recount this vote" ("Per favore non riconteggiate questo voto"). Nel 2008, il discorso di Arianna Huffington per il Best Political Blog Award fu: “President Obama ... Sounds good, right?" ("Presidente Obama ... Suona bene, vero?"). Nel 2012, quando la cantante islandese Björk ritirò il premio Artist of the Year, le sue parole furono semplicemente "A, E, I, O, U". Il primo italiano a salire sul palco, la stessa sera in cui viene premiato David Bowie, è l'artista digitale Giuseppe La Spada nel 2007.

Note

  1. ↑ Matt Richtel, NEWS WATCH; Forget the Oscars, Here Come the Webbys, in The New York Times, 7 gennaio 1999.

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