
Lo zenit nell'astronomia osservativa indica il punto di intersezione tra la retta perpendicolare al piano dell'orizzonte, passante per l'osservatore, con la superficie dell'emisfero celeste visibile, punto immaginario, anche definito sfera celeste, intercettato dalla retta verticale all'osservatore, la verticale è a 90° dall'orizzonte del luogo, ovvero, il piano dell'osservatore (semplicemente dove l'osservatore poggia i piedi); altrimenti situato sopra la testa dell'osservatore come il Sole nei paesi in prossimità o in corrispondenza dell'equatore [frase non di senso compiuto]. Il punto diametralmente opposto allo zenit (o il suo antipodo) è il nadir (individuabile in modo analogo). I punti sulla sfera celeste dello zenit e del nadir al Polo Nord individuano i poli celesti nord e sud di detta sfera.
Il termine deriva dalla locuzione araba سمت الرأس (samt al-ra's, "direzione della testa"), ove samt è un calco sul greco σημεῖον (seméion), segno, segnale, contrassegno. Traslitterato non fedelmente in latino medievale come samt al-ra's e quindi con zan 'athe, il termine sarà impiegato nel XII secolo da Platone Tiburtino nella forma zenith capitis o z. capitum.
Un esempio pratico del suo uso è quando il Sole si trova allo zenit rispetto a un punto della superficie terrestre, fenomeno che si verifica (sempre alle 12:00 ora locale) ad esempio all'equatore, durante gli equinozi, oppure ai tropici, durante i rispettivi solstizi.
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