Zierscheibe

Disco alamanno in bronzo con anello, VI secolo, da Herbrechtingen; Germanisches Nationalmuseum, Norimberga.

Il termine Zierscheibe (in tedesco «disco ornamentale»; pl. Zierscheiben) è usato in archeologia per diversi tipi di dischi metallici decorativi. In senso stretto indica i dischi di bronzo fusi e traforati che nel tardo VI e nel VII secolo le donne dell'area franca, alamanna e bavara portavano come amuleto all'estremità di un pendaglio appeso alla cintura, spesso decorati con simboli cristiani.

Dischi traforati di forma simile ma di funzione diversa sono noti già nella prima età del ferro, come i fermagli di cintura femminili di Verucchio, e nella cultura di La Tène, con i dischi aurei di tipo Weiskirchen applicati alle vesti riventute nelle sepolture di alto rango. In età romana dischi traforati con motivi di tradizione celtica ornavano i finimenti dei cavalli.

Storia degli studi

La monografia di riferimento sulle Zierscheiben merovinge è Die durchbrochenen Zierscheiben der Merowingerzeit (1970) di Dorothee Renner, poi Renner-Volbach, rielaborazione di una tesi discussa a Magonza nel 1961, che ordina i dischi in tipi numerati con cifre romane. Gli studi successivi si sono concentrati soprattutto sui rari dischi con figure: dopo Line Wallerstein (1934) ed Eric Graf Oxenstierna (1956), che li inserì nel suo studio sui corni d'oro di Gallehus, ne hanno proposto nuove letture l'archeologo Egon Wamers (1986), Marcus C. Trier (2002), Daniel Peters (2011) e, con un riesame complessivo di quelli con coppia umana, l'archeologa Ursula Koch (2017).

Per i dischi più antichi è fondamentale la classificazione dei cinturoni di Verucchio di Laura Bentini (2015), ripresa dalle archeologhe Gaia Alessandra Garosi e Vanessa Baratella dell'Università di Padova (2023) e la raccolta dei dischi di tipo Weiskirchen di Alfred Haffner (1979), aggiornata da Günter Brücken (2014).

Prima età del ferro

Fermagli a giorno di Tipo 5 dalla tomba 47 della necropoli Lippi di Verucchio, VIII-VII secolo a.C.

Tra l'VIII e l'inizio del VII secolo a.C., nel territorio di Verucchio, centro della cultura villanoviana nella valle del Marecchia, le donne dell'aristocrazia portavano cinture di lamina di bronzo chiuse da un fermaglio circolare lavorato a giorno, di 7-9 cm di diametro, classificate da Bentini come «Tipo 5». Il fermaglio è formato da due anelli concentrici uniti da linee spezzate; l'anello interno ha sei raggi o una croce, oppure è pieno, e in rari casi è sostituito da un riquadro con svastica. Il motivo della ruota richiama il culto solare. Solo a Verucchio ne sono noti più di cinquanta esemplari e altri vengono da nove siti tra le valli del Rubicone e dell'Ausa: la cintura era un segno d'identità delle élite legate a Verucchio e non fu adottata altrove.

Lo stesso motivo ricorre però su dischi traforati che ornavano carri o bardature equine in sepolture di alto rango di Vetulonia (Tomba del Tridente e Circolo dei Lebeti) e di Stična, in Slovenia (tomba 22 del tumulo 48). Secondo Garosi e Baratella potrebbe essere il riflesso di matrimoni tra donne dell'aristocrazia di Verucchio ed élite vetuloniesi e hallstattiane.

Età di La Tène ed età romana

Nella prima fase della cultura di La Tène, nel V secolo a.C., alcune tombe principesche maschili della regione del medio Reno e dell'Hunsrück contengono dischi in lamina d'oro lavorati a giorno, con motivi curvilinei tracciati con il compasso, detti «di tipo Weiskirchen» dall'esemplare scoperto nel 1851 a Weiskirchen, nel Saarland. Fino al 2012 ne erano noti sette, tra cui quello del tumulo del Kleinaspergle, presso Asperg, e uno da Chlum, in Boemia. L'ottavo, trovato nel 2012 a Worms-Herrnsheim in una tomba dell'ultimo quarto del V secolo a.C. con oinochoe etrusca, spada, scudo e armilla d'oro, era probabilmente cucito sulla veste all'altezza della spalla destra del defunto; in altre due tombe i dischi giacevano all'altezza della cintura.

In età romana, dalla metà del II secolo d.C., motivi a trombetta e a pelta di origine lateniana compaiono su dischi e guarnizioni traforate dei finimenti equini e delle cinture. Frequenti nei forti del limes germanico-retico, sono attribuiti a reparti reclutati in Britannia.

Età merovingia

Diffusione e cronologia

L'uso di portare un disco di bronzo fuso e traforato, di 8-10 cm di diametro, all'estremità inferiore di un lungo pendaglio appeso alla cintura (Gürtelgehänge) si affermò nella parte orientale del regno dei Franchi verso la metà del VI secolo, in un periodo di contatti particolarmente stretti con l'Italia. Non fu una moda passeggera: dischi di questo tipo compaiono nelle tombe di donne e bambine benestanti fino alla seconda metà del VII secolo. Li portavano anche le più giovani, come una ragazza di 15-18 anni sepolta a Mannheim-Seckenheim e due bambine di quattro e di due anni a Buggingen e a Straubing.

I dischi sono fusi in bronzo e lavorati a giorno; le linee di contorno sono spesso ripassate a bulino e talvolta arricchite da punzonature.

Portamento e funzione

Disco con anello d'avorio e conchiglia di Cypraea, 600 circa, dalla tomba 66 di Lauchheim; Archäologisches Landesmuseum, Costanza.

Il disco, spesso racchiuso da un anello d'avorio, pendeva da un nastro talvolta rinforzato da guarnizioni in bronzo, che scendeva dal fianco sinistro fino all'altezza delle caviglie insieme ad altri oggetti, come il coltello nel fodero e conchiglie di Cypraea. Per questo l'interpretazione come guarnizione di una borsa, proposta tra gli altri dall'archeologo Emil Vogt, che nel 1960 ricostruì disco e anello come coperchio ornamentale di una borsa femminile, appare poco convincente: una borsa portata così in basso non sarebbe stata raggiungibile stando in piedi o camminando. È documentato soltanto che il disco veniva spesso deposto nella tomba dentro un astuccio di cuoio, ma non sempre.

Secondo Koch le Zierscheiben servivano probabilmente da portafortuna, amuleto protettivo o di fertilità, come i dischi ricavati dalla rosa del palco di cervo e le conchiglie che le accompagnano spesso; i dischi in palco, in uso già nella prima metà del VI secolo, sono considerati i loro precursori. Una funzione apotropaica era già stata proposta da Rosemarie Seyer-Masuhr (1960), che li riteneva amuleti a protezione della fertilità femminile.

Iconografia

Disco a ruota con quattro raggi e uccelli, VII secolo; Archäologische Staatssammlung, Monaco di Baviera.

I dischi merovingi più antichi hanno un disegno geometrico, di preferenza una ruota a croce con raggi a gradini: per questi motivi, radicati nell'arte mediterranea, è stato supposto un significato cristiano. Nei decenni successivi i disegni si fecero più vari, ma la croce restò il motivo dominante, mentre i soggetti animali e umani rimasero rari. Compaiono anche la svastica e il nodo di Salomone. Tra i dischi con animali vi sono quelli con rapaci disposti a vortice, come ad Andernach e a Wiesbaden, e un gruppo con uccelli che beccano, attestato già in una fase antica nella tomba 502 di Schretzheim e anch'esso di contesto cristiano.

Dischi con coppia umana

Ventisei dischi, nati da modelli dell'alto Reno settentrionale, mostrano due figure umane disposte a croce, con braccia e gambe intrecciate e le braccia alzate in atteggiamento di preghiera. Koch li divide in tre gruppi:

  • gruppo I (12 esemplari): teste di profilo; le due figure avanzano l'una verso l'altra e il punto d'incontro è segnato da un nodo, un occhiello o una svastica;
  • gruppo II (9 esemplari): teste frontali; a una variante con corpi molto slanciati (Westhofen, Wiesbaden) se ne affianca una con corpi più larghi, diffusa nel VII secolo in area alamanna e bavara, soprattutto a sud del Danubio;
  • gruppo III (5 esemplari): due figure accovacciate a gambe divaricate, quasi sempre un uomo e una donna; nel disco di Soest, il più antico del gruppo, sono affiancate da due rapaci.

I gruppi I e III si concentrano nell'Assia Renana e nell'area tra Reno e Meno, dove furono probabilmente ideati tra la fine del VI e l'inizio del VII secolo e prodotti fino alla metà del VII; una bottega poteva trovarsi a Worms.

Wallerstein vi vedeva lottatori e coppie di uomo e donna, Seyer-Masuhr un simbolismo legato ai riti stagionali, mentre Wamers respinse l'ipotesi della fertilità e pensò a danze sciamaniche. Per Koch le figure dei gruppi I e II, uomini dal sesso non marcato, potrebbero rappresentare santi o potenze protettrici, inserite nel tondo come le croci dei dischi geometrici.

Dischi con una sola figura

Disco con figura accovacciata dalla tomba 9 di Crailsheim-Ingersheim; Landesmuseum Württemberg, Stoccarda.

Alcuni dischi alamanni, da Löhningen (presso Sciaffusa), Deißlingen e Hailfingen, raffigurano una sola figura accovacciata che si afferra i capelli; a Hailfingen e a Herten è circondata da quattro rapaci. Di solito vi si attribuisce un significato pagano. Markus Speidel vi ha riconosciuto il dio Wodan, richiamando tra l'altro la fibbia di Aker, presso Oslo; Frank Behrens ha accostato la figura a quella di un bratteato aureo di Södeby-Karl, presso Stoccolma, letta da Karl Hauck come Baldr. Per il disco di Crailsheim-Ingersheim Koch richiama invece la lettura di Astrid Wenzel, che su una linguetta di Neresheim riconosce una donna in posizione di parto.

Note

  1. ↑ Koch 2017, pp. 533-535
  2. 1 2 Renner 1970
  3. 1 2 Garosi-Baratella 2023, pp. 14-15
  4. ↑ Brücken 2014, pp. 498, 504
  5. 1 2 Willburger 2012, pp. 444-445
  6. 1 2 3 4 Koch 2017, p. 536
  7. 1 2 Bentini 2015, pp. 5-7
  8. ↑ Haffner 1979
  9. ↑ Brücken 2014, p. 504
  10. ↑ Garosi-Baratella 2023, p. 15
  11. ↑ Garosi-Baratella 2023, pp. 15-16
  12. ↑ Garosi-Baratella 2023, pp. 16-19
  13. ↑ Brücken 2014, pp. 503-504
  14. ↑ Brücken 2014, pp. 495-498, 501
  15. ↑ Koch 2017, p. 534
  16. ↑ Koch 2017, pp. 533, 540-541
  17. ↑ Koch 2017, pp. 533, 537
  18. ↑ Koch 2017, p. 533
  19. ↑ Vogt 1960, pp. 85-87
  20. 1 2 3 Koch 2017, p. 535
  21. ↑ Bartel-Ebhardt-Beinhorn 2001
  22. ↑ Amrein-Rast-Eicher-Windler 1999, pp. 92, 103
  23. 1 2 Koch 2017, p. 537
  24. ↑ Koch 2017, p. 542
  25. ↑ Koch 2017, pp. 537-542
  26. 1 2 3 Koch 2017, p. 544
  27. ↑ Wamers 1986, pp. 53-55
  28. ↑ Koch 2017, pp. 542-543
  29. ↑ Speidel 2011, pp. 107-111
  30. ↑ Behrens 2012, pp. 208-211

Bibliografia

Voci correlate

Altri progetti

  Portale Archeologia: accedi alle voci di Wikipedia che trattano di archeologia