Zierscheibe

Gancio di cintura femminile da una tomba villanoviana della necropoli Lippi di Verucchio, tra l'VIII e il VII secolo a.C., conservato presso il museo civico archeologico.
Disco decorativo bronzeo di ambito merovingio, conservato presso il Musée d'Art et d'Archéologie di Laon.

Il termine Zierscheibe (in tedesco «disco ornamentale»; pl. Zierscheiben) è impiegato dall'archeologia di lingua tedesca per indicare una classe di pendenti metallici discoidali, di funzione presumibilmente decorativa e apotropaica, diffusa nell'Europa centrale dalla tarda età del bronzo fino al pieno alto medioevo. I reperti, generalmente rinvenuti in corredi funerari femminili, sono attribuiti a contesti culturali eterogenei: la prima età del ferro villanoviana e hallstattiana (VIII–V secolo a.C.), il mondo celtico di La Tène (V–I secolo a.C.) e, soprattutto, l'orizzonte germanico (alemanno, franco e bavaro) di età tardoantica e merovingia (V–VII secolo d.C.).

La classe più documentata e meglio studiata è quella delle Zierscheiben merovinge traforate, oggetto della monografia di riferimento di Dorothee Renner (1970) e di numerosi studi successivi.

Storia degli studi

I primi sistematici inquadramenti tipologici risalgono al lavoro di Line Wallerstein del 1934 sulle figure umane nei reperti franchi, alemanni e burgundi, e all'analisi di Eric Graf Oxenstierna del 1956 sui corni d'oro di Gallehus, che incluse anche le Zierscheiben merovinge nel quadro comparativo. Nel 1960 Emil Vogt, in uno studio sui corredi alemanni della Svizzera, formulò l'ipotesi che le Zierscheiben di maggiori dimensioni, in associazione con un anello di osso, legno o metallo, costituissero la chiusura di una borsa pendente dalla cintura.

L'opera fondativa per la classificazione tipologica delle Zierscheiben merovinge resta la monografia di Renner del 1970, Die durchbrochenen Zierscheiben der Merowingerzeit, pubblicata nei cataloghi del Römisch-Germanisches Museum di Magonza, che individua tredici tipi principali (numerati da I a XIII) sulla base di criteri morfologici e iconografici. A questa è seguita, sul versante alemanno-bavaro e franco, una ricca produzione monografica e di articoli specialistici, fra cui i lavori di Egon Wamers (1986) sui pezzi del museo di Francoforte, di Marcus C. Trier (2002) sulla valle del Lech, di Daniel Peters (2011) sul cimitero di Soest, e i numerosi contributi di Ursula Koch dedicati al medio Reno e alla regione di Mannheim.

Per i dischi aurei celtici ddella cultura di La Tène, il lavoro di riferimento resta la sintesi di Alfred Haffner del 1979, dedicata ai cosiddetti dischi di «tipo Weiskirchen», cui si è aggiunto in tempi recenti il riesame complessivo della classe condotto da Günter Brücken sulla scorta del nuovo esemplare di Worms-Herrnsheim.

Per il versante villanoviano italiano, gli esemplari di Verucchio sono stati classificati da Laura Bentini nel 2015 nell'ambito degli atti del convegno Immagini di uomini e di donne dalle necropoli villanoviane di Verucchio, che individua per i cinturoni veruchiesi cinque varietà tipologiche. La diffusione iconografica del «Tipo 5» di Verucchio in ambito etrusco e hallstattiano sud-orientale è stata oggetto di un più recente studio sistematico di Gaia Alessandra Garosi e Vanessa Baratella (2023).

Diffusione e cronologia

Età del bronzo finale ed età del ferro

Cultura villanoviana

Dischi di tipo 5 inseriti in fermagli di cintura femminile rivenuti nella tomba 47 della necropoli villanoviani di Lippi, Verucchio.

Nell'orizzonte villanoviano dell'Italia centro-settentrionale, fra l'VIII e gli inizi del VII secolo a.C., sono attestati dischi traforati in bronzo applicati a placche rettangolari di lamina, che costituiscono il fermaglio di particolari cinturoni femminili. Il centro principale di produzione e diffusione di questa tipologia – classificata come «Tipo 5» nella partizione di Bentini – è Verucchio, nella valle del Marecchia, dove le necropoli Lippi, Le Pegge, Moroni e Campo del Tesoro–Lavatoio hanno restituito oltre cinquanta esemplari.

I cinturoni di Tipo 5 sono composti da una lamina rettangolare decorata a sbalzo, chiusa da un gancio, alla quale è fissato mediante ribattini un fermaglio circolare lavorato a giorno, di diametro compreso fra 7 e 9 cm. Bentini distingue tre varietà sulla base della decorazione dell'anello centrale: nella varietà A questo presenta una decorazione a sei raggi, nella varietà B una croce a quattro raggi, nella varietà C un disco pieno; in tutte le varianti l'anello interno è collegato a quello esterno da sei (eccezionalmente otto) linee spezzate disposte in modo da lasciare due spazi liberi per l'aggancio della lamina. In casi più rari, documentati a Verucchio, Masrola, Monte Rigoni e San Giovanni in Galilea, l'anello interno è sostituito da un rettangolo con svastica, ricollegato al cerchio esterno da quattro segmenti lineari: il motivo è generalmente interpretato in chiave simbolica come variante della stessa simbologia solare ricorrente nell'iconografia delle Zierscheiben di Verucchio.

L'iconografia del Tipo 5 verucchiese – disco con raggi spezzati e croce centrale variamente configurata – ricorre, su supporti di natura diversa, anche in due contesti coevi di alto rango esterni al territorio veruchiese: nel Circolo dei Lebeti e nella Tomba del Tridente di Vetulonia, dove i dischi traforati ornano elementi di carro o di bardatura equina, e nella tomba 22 del tumulo 48 di Stična, in Slovenia sud-orientale, da cui provengono quattordici elementi traforati di diametro compreso fra 6,5 e 8,7 cm, in alcuni casi con castone in ambra al centro a rafforzare il legame iconografico con il culto solare. La diffusione di un simbolo così circoscritto nel territorio veruchiese su artefatti distanti centinaia di chilometri è stata interpretata da Garosi e Baratella come possibile riflesso di fenomeni esogamici di donne dell'aristocrazia veruchiese, andate spose presso élite vetuloniesi e hallstattiane sud-orientali.

Cultura di Hallstatt

Disco inserito in pendente di ambito bavaro, conservato presso l'Archäologische Staatssammlung Monaco.

Nell'ambito hallstattiano sud-orientale (Slovenia, Croazia interna, Stiria meridionale), dischi ornamentali in bronzo traforati sono associati prevalentemente a corredi di alto rango maschili o di natura ambigua, in cui ornano carri e bardature equine, secondo una tradizione che sembra perdurare dal tardo VIII secolo fino almeno al VI secolo a.C. Già nelle fasi finali della cultura di Hallstatt occidentale (Hallstatt D), inoltre, sono documentati dischi in lamina d'oro o in bronzo a sbalzo, con decorazione geometrica e radiale, deposti come pendenti in un certo numero di sepolture principesche dell'Europa centrale e occidentale.

Cultura di La Tène: dischi tipo Weiskirchen

Nella prima fase della cultura di La Tène (Lt A, V secolo a.C.), il fenomeno si concentra in particolare nell'area renana e dellell'Hunsrück-Eifel con la classe dei cosiddetti dischi tipo Weiskirchen, dal nome dell'esemplare scoperto nel 1851 in una sepoltura a tumulo di Weiskirchen, nel Saarland. Si tratta di sottili dischi in lamina d'oro lavorati a sbalzo, con motivi vegetali a triscele, palmette e tripassi tipici dell'early style celtico, deposti in tombe maschili connesse alle élite guerriere e interpretati come elementi ornamentali del costume e simboli di status.

La distribuzione degli esemplari noti comprende il bacino del Reno medio, l'Hunsrück, la Saar e l'area dello Württemberg meridionale, con un esemplare proveniente dalla Repubblica Ceca; uno dei pezzi più noti è il disco del Kleinaspergle, presso Asperg, databile alla seconda metà del V secolo a.C. Un nuovo esemplare integro è stato rinvenuto nel 2012 nel sepolcreto di Worms-Herrnsheim, in Renania-Palatinato, all'interno di una tomba dell'ultimo quarto del V secolo a.C. con corredo costituito anche da oinochoe etrusca a becco, spada, scudo, armilla aurea e cintura, che ne conferma il valore di insegna di rango aristocratico. In ambito celtico più tardo (La Tène B–C), dischi traforati in bronzo continuano a essere attestati come elementi di cintura o di guarnitura, talora rilavorati o riutilizzati in fase più tarda; tale continuità d'uso, anche in ambito provinciale dopo la conquista romana, è stata sottolineata in particolare da Nina Willburger in relazione ai territori celtici della Germania meridionale.

Tarda antichità e periodo merovingio

Disco in bronzo alemanno con anello in bronzo, VI secolo d.C., proveniente da Herbrechtingen e conservato al Germanisches Nationalmuseum di Norimberga.

La maggiore diffusione delle Zierscheiben si registra fra la metà del VI e la seconda metà del VII secolo nei territori dei popoli germanici occidentali (alemanni, franchi orientali, baiuvari), dove diventa un elemento caratteristico dell'abbigliamento femminile di alto e medio rango. Secondo Koch, l'usanza di portare al termine inferiore di un lungo nastro di cintura una Zierscheibe bronzea traforata di 8–10 cm di diametro si afferma nel regno merovingio orientale verso la metà del VI secolo, in concomitanza con un'intensificazione dei contatti con l'Italia; non si tratta di una moda passeggera, dal momento che le Zierscheiben continuano ad essere deposte nelle sepolture di donne e fanciulle facoltose fino alla seconda metà del VII secolo.

I dischi sono testimoniati in centinaia di esemplari soprattutto nel medio e alto Reno, nel Meno, nella Baviera meridionale, nell'Algovia, nella Svizzera settentrionale e in Austria occidentale; tra i complessi più rilevanti per la classificazione figurano Schretzheim, Pleidelsheim, Niederstotzingen, Mannheim-Hermsheimer Bösfeld, Soest e Linz-Zizlau.

Tecniche e materiali

Disco decorativo montato su supporto in avorio e conchiglia (cypraea pantherina), del 600 d.C., rinventuto della tomba 66 a Lauchheim (Baden-Württemberg) e conservato nell'Archäologisches Landesmuseum a Costanza.

I dischi sono per lo più realizzati in bronzo, talora dorato o stagnato, più raramente in ferro e ancora più di rado in argento o in oro. La tecnica più diffusa, da cui dipende la denominazione tedesca di durchbrochene Zierscheibe («disco ornamentale traforato»), è la fusione a matrice con disegno traforato, spesso completata da incisioni a bulino sulle linee di contorno e da punzonature a cerchielli, triangoli o linee. La superficie può essere lavorata su entrambi i lati, ma in molti esemplari è chiaramente identificabile un dritto, sul quale i contorni delle figure sono accentuati da rilievi più marcati o da incisioni cisellate.

Sul retro di alcuni dischi sono presenti occhielli o ribattini che permettevano l'aggancio del disco a un nastro o a un altro supporto deperibile, mentre nelle Zierscheiben di maggior dimensione si osserva spesso la presenza di un anello in osso, legno o metallo, esterno al disco, che ne sigilla il perimetro come elemento strutturale.

Iconografia

L'iconografia delle Zierscheiben subisce, nel corso dei secoli di utilizzo, notevoli variazioni stilistiche e di repertorio, che riflettono i diversi orizzonti culturali e cronologici di produzione.

Motivi geometrici

I motivi geometrici sono in assoluto i più diffusi e attraversano tutto l'arco cronologico del fenomeno. Vi prevalgono composizioni simmetriche organizzate intorno al centro: croci, ruote, triskeli, quadrilobi, rosette e svastiche; in particolare la ruota a raggi e la croce traforata costituiscono la struttura di base degli esemplari più antichi sia in ambito villanoviano sia in ambito merovingio. Koch ha sottolineato come la radice mediterranea della croce traforata porti a interpretare i primi esemplari merovingi a matrice cristiana, mentre nei decenni successivi i motivi si arricchiscono di varianti decorative anche in ambiente già parzialmente cristianizzato.

Motivi zoomorfi

Disco decorativo bronzeo del VII secolo con figure stilizzate di uccelli ("Tierstil I"), conservato nel Archäologische Staatssammlung di Monaco di Baviera.

Una parte significativa degli esemplari alemanni e franchi più tardi raffigura serpenti, teste di rapace e altri animali stilizzati nel cosiddetto «stile animale germanico I» (in tedesco Tierstil I), disposti come un triscele o un quadrilobo intorno al centro del disco. Una sottoclasse particolare comprende Zierscheiben con due o quattro rapaci che racchiudono una figura centrale antropomorfa: tale schema è documentato sui dischi di Andernach, Wiesbaden, Hailfingen e Herten.

Motivi antropomorfi

Coppie umane intrecciate

Una piccola ma omogenea classe di esemplari merovingi rappresenta due figure umane intrecciate fra loro per gli arti, talora in atteggiamento di adoranti, talora in posizione accosciata con cosce divaricate. Lo studio sistematico di Koch (2017) censisce 26 esemplari di questa classe, distribuiti prevalentemente fra l'Assia Renana, la regione Reno-Meno e l'area alemanno-bavara, con singole presenze fino a Linz in Austria e a Soest in Vestfalia.

L'autrice distingue tre gruppi principali:

Gruppo I

di 12 esemplari, presenta teste di profilo e personaggi in movimento l'uno verso l'altro:

Gruppo II

di 9 esemplari, mostra teste in visione frontale, articolato in due varianti regionali (la prima con corpi sottili, attestata in Renania-Palatinato; la seconda con corpi più ampi e traforati, diffusa in area alemanno-bavara);

Gruppo III

di 5 esemplari, raffigura due figure in posizione accosciata con cosce divaricate, talora associate a uccelli rapaci.

L'identificazione del genere delle figure è oggetto di dibattito storiografico: nei Gruppi I e II i personaggi sono generalmente vestiti con tunica a maniche lunghe e calzoni, senza esplicita marcatura sessuale, e sono stati interpretati alternativamente come guerrieri (Wallerstein, Renner), come danzatori sciamanici (Wamers) o, più recentemente, come figure di adoranti, forse santi o potenze protettrici, composte secondo il medesimo principio compositivo delle croci traforate degli esemplari geometrici. Nel Gruppo III, invece, una delle due figure è di norma identificabile come donna, sia per la presenza esplicita di seni (esemplare di Hanau) sia per dettagli iconografici della capigliatura.

Figure singole

Disco decorativo antropomorfo proveniente dalla tomba 9 della necropoli di Crailsheim-Ingersheim, conservato presso il Landesmuseum Württemberg di Stoccarda.
Disco decorativo alemannico con figura a cavallo, VI secolo d.C., proveniente dalla necropoli di Bräunlingen., conservato al Badisches Landesmuseum di Karlsruhe.

Un altro gruppo, prevalentemente alemanno, raffigura un'unica figura accosciata con cosce divaricate e mani che si afferrano i capelli, talora circondata da quattro rapaci. Provengono da Löhningen (Sciaffusa), Deisslingen, Hailfingen e Crailsheim-Ingersheim. Markus Speidel (2011) ha proposto di riconoscere in tale figura un'antica iconografia di Wodan, confrontandola con la fibbia di Aker (Norvegia) e con i bratteati aurei scandinavi; Astrid Wenzel ha invece proposto, per gli esemplari di Crailsheim-Ingersheim e Neresheim, un'interpretazione come donna in posizione di parto, lettura ripresa anche da Frank Behrens.

Funzione e modalità di uso

Parte di una spilla a disco traforata, in ambito anglosassone del 500-600 d.C., in lega di rame rinvenuta nel nord Yorkshire, conservata presso il British Museum

L'attribuzione funzionale delle Zierscheiben resta in parte dibattuta e ha conosciuto diverse interpretazioni nel corso del Novecento. Nel periodo merovingio, le Zierscheiben bronzee traforate erano portate da donne adulte e da fanciulle al termine inferiore di un lungo Gürtelgehänge (gruppo di pendenti agganciati alla cintura), spesso in associazione con altri amuleti e oggetti d'uso quotidiano: chiavi, coltelli, pettini, forbici, fusaiole, conchiglie cypraea, cristalli di rocca e dischi in corno di cervo.

Le analisi di Bartel ed Ebhardt-Beinhorn (2001) e di Amrein, Rast-Eicher e Windler (1999) hanno mostrato come, in molti casi, il disco fosse contenuto in una piccola borsa o sacca di cuoio al momento della deposizione funeraria, ma non sempre. L'interpretazione di Vogt (1960), secondo cui i dischi più grandi, in associazione con un anello in osso, legno o metallo, costituirebbero la chiusura di una borsa pendente dalla cintura, è stata in parte ridimensionata dagli studi successivi, che osservano come molti dischi si trovino, al momento della deposizione, all'altezza delle caviglie della defunta, posizione che li renderebbe scarsamente accessibili come elementi di chiusura di una borsa portata in piedi.

La spiegazione oggi prevalente attribuisce alle Zierscheiben una funzione apotropaica e amuletica, come simbolo di protezione, di buona sorte e di fertilità; l'associazione frequente con conchiglie cypraea (tradizionalmente legate alla simbologia femminile della fertilità) e con dischi in osso decorati a cerchielli, già diffusi nella prima metà del VI secolo, sostiene tale interpretazione. I dischi geometrici a forma di ruota sono interpretati in chiave simbolica come ruote solari, mentre quelli con croci traforate sono ricondotti, almeno in parte, all'orizzonte simbolico del cristianesimo tardoantico e altomedievale, già radicato nella cultura mediterranea ma rielaborato in sintesi originali nell'orizzonte germanico.

Declino

Con il progressivo affermarsi del cristianesimo e la diffusione del rito della deposizione senza corredo nelle aree germaniche, le Zierscheiben scompaiono gradualmente dall'abbigliamento femminile a partire dalla fine del VII secolo. Nel corso dell'VIII secolo non sono più documentate come elementi di corredo, e il loro posto nei modelli ornamentali femminili dell'età carolingia e ottoniana viene occupato da nuove tipologie di gioielleria – soprattutto da fibule discoidali a smalto e da pendenti applicati direttamente all'abito – che continuano la tradizione del disco decorato ma all'interno di un quadro funzionale e iconografico profondamente trasformato dalla cristianizzazione.

Note

  1. 1 2 3 4 5 6 Ament 2007, pp. 535-537
  2. 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Renner 1970, pp. 1-15
  3. 1 2 3 Koch 2017, pp. 533-534
  4. 1 2 3 Koch 2017, p. 536
  5. 1 2 Vogt 1960, pp. 80-85
  6. 1 2 3 Haffner 1979, pp. 27-50
  7. 1 2 3 Brücken 2014, pp. 495-510
  8. 1 2 3 Bentini 2015, pp. 5-7
  9. ↑ Garosi-Baratella 2023, pp. 13-19
  10. ↑ Luca Alessandri, Gabriele Baldelli e Francesco di Gennaro, La diffusione dell'iconografia dei fermagli di cintura con decorazione a giorno «Tipo 5 di Verucchio» tra mondo villanoviano e mondo hallstattiano sud-orientale. Riflessioni sul significato del fenomeno, in Preistoria Alpina, vol. 51, 9 maggio 2024, pp. 111-124.
  11. 1 2 3 Garosi-Baratella 2023, p. 14
  12. 1 2 Garosi-Baratella 2023, pp. 15-17
  13. ↑ Garosi-Baratella 2023, pp. 18-19
  14. ↑ Willburger 2012
  15. 1 2 3 Koch 2017, p. 534
  16. 1 2 3 Bartel-Ebhardt-Beinhorn 2001, pp. 179-185
  17. 1 2 3 4 5 6 Koch 2017, p. 535
  18. ↑ Koch 2017, pp. 542-543
  19. 1 2 Koch 2017, pp. 537-545
  20. ↑ Wamers 1986, pp. 53-55
  21. ↑ Koch 2017, pp. 544-545
  22. ↑ Koch 2017, pp. 541-542
  23. 1 2 Koch 2017, pp. 543-544
  24. ↑ Speidel 2011, pp. 107-111
  25. ↑ Behrens 2012, pp. 208-211
  26. ↑ Anni Byard, Record ID: SUR-98B227 - POST MEDIEVAL buckle, su Portable Antiquities Scheme, The British Museum. URL consultato il 9 maggio 2026.
  27. ↑ Dübner-Manthey 1987, pp. 25-40

Bibliografia

Voci correlate

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