Il turpiloquio è un modo di parlare volgare, offensivo e irriverente, utilizzato per mostrare disappunto, disprezzo o scherno verso qualcosa o qualcuno. Può consistere nell'utilizzo di parolacce, imprecazioni e bestemmie, usate anche come intercalare.
Il fatto che un’espressione sia considerata volgare dipende dal contesto sociale, perché ciò che è tabù o scortese in un ambiente potrebbe non esserlo in un altro. Le parolacce variano anche per intensità, e i parlanti di una lingua possono non essere d’accordo sul fatto che quelle più deboli siano davvero volgari. Le espressioni isolate sono spesso percepite come più offensive rispetto a quelle inserite in un contesto.
Parole relativamente neutre possono diventare più incisive a seconda del contesto e, per converso, l’identità di chi parla influisce su come la volgarità viene percepita: culture diverse possono applicare standard differenti a classi sociali, generi, età e altre identità. Il linguaggio volgare è talvolta considerato più accettabile quando usato da uomini ed è comunemente associato al machismo.
Il turpiloquio può incidere anche sulla credibilità di chi parla: in alcuni contesti appare poco professionale, mentre in altri può rendere un discorso più persuasivo: laddove la comunicazione pubblica predilige un registro linguistico medio-alto, la reazione è l'ostracismo sociale dell'oratore che perde credibilità. In ambiti o società inclini al populismo, la frase volgare viene vista come esempio dello stile diretto e aggressivo, coerente con una comunicazione “anti-élite”.
Alcuni analisti politici sottolineano che queste espressioni servono a dominare la scena mediatica e semplificare i rapporti di potere (“chi comanda / chi si sottomette”): si tratta di una strategia retorica che, proprio perché assunta in violazione delle norme di buon gusto dettate da una società in cui non ci si riconosce, esalta l’uso di espressioni volgari. Quest'uso, che viene letto come segno di rottura con il linguaggio istituzionale o diplomatico tradizionale, può costituire una surrettizia manipolazione, perché estorce il consenso facendo prevalere l'identificazione antropologica (della massa con l'oratore) sul merito delle sue argomentazioni.
In diritto, il turpiloquio è talvolta considerato una contravvenzione. L'articolo 726 del Codice penale italiano, ad esempio, al secondo comma puniva con l'ammenda fino a lire centomila "chiunque in luogo pubblico o in luogo aperto al pubblico usa un linguaggio contrario alla pubblica decenza". Il reato di turpiloquio è stato abolito dalla legge 25 giugno 1999, n. 205.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 26210 · LCCN (EN) sh85131024 · J9U (EN, HE) 987007551006905171 |
|---|