| Acanthomorpha | |
|---|---|
| Stato di conservazione | |
Fossile | |
| Classificazione scientifica | |
| Dominio | Eukaryota |
| Regno | Animalia |
| Phylum | Chordata |
| Subphylum | Vertebrata |
| Classe | Actinopterygii |
| Clade | Acanthomorpha |
| Suddivisioni | |
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Acanthomorpha (“a forma di spina”) è un gruppo estremamente diversificato di pesci teleostei caratterizzato dalla presenza di raggi spiniformi nelle pinne. Il clado comprende circa un terzo di tutte le specie moderne di vertebrati, con oltre 14.000 specie descritte.
Una delle principali innovazioni anatomiche degli acantomorfi è rappresentata da spine cave e non segmentate situate sul margine anteriore delle pinne dorsale e anale. Un pesce può erigere queste spine ossee appuntite per difendersi dai predatori, ma può anche ripiegarle per ridurre la resistenza durante il nuoto. Un'altra caratteristica condivisa è una particolare cartilagine rostrale, associata a legamenti collegati al rostro e alla premascella, che permette al pesce di protrudere notevolmente le mascelle per catturare il cibo.
Rosen coniò il nome nel 1973 per descrivere un clado comprendente gli Acanthopterygii, i Paracanthopterygii e anche gli ctenotrissiformi del Cretaceo, come Ctenothrissa. Questi fossili condividono numerosi dettagli dello scheletro, in particolare del cranio, con gli acantomorfi moderni. Originariamente definito sulla base di caratteristiche anatomiche, il gruppo è stato successivamente confermato anche da analisi molecolari più recenti.
I più antichi acantomorfi furono inizialmente segnalati da Louis Agassiz nella Formazione di Sannine del Cenomaniano in Libano, e furono considerati tali per oltre un secolo, finché resti leggermente più antichi non vennero identificati nell’Albiano terminale del Messico. Successivamente, un membro ancora più antico del gruppo, Gondwanacanthus decollatus, è stato descritto nei sedimenti del tardo Barremiano o dell’inizio dell’Aptiano della Formazione Morro do Chaves (Brasile).
I fossili di acantomorfi del primo Cretaceo superiore, dal Cenomaniano al Campaniano, sono relativamente abbondanti e ben conservati, ma diventano estremamente rari durante il Maastrichtiano e il Paleocene, un intervallo che coincide probabilmente con l'origine di molti gruppi moderni. Nell'Eocene si osserva invece una seconda grande esplosione di abbondanza e diversità fossile. Questo misterioso intervallo è noto come "Patterson's Gap", dal nome del paleontologo Colin Patterson, che lo identificò per primo nel 1993.
Alcuni otoliti, strutture di carbonato di calcio che costituiscono l’orecchio dei pesci, rinvenuti in sedimenti del Giurassico, potrebbero appartenere ad acantomorfi. Tuttavia, i più antichi fossili corporei certi del gruppo sono noti soltanto a partire dal Cretaceo inferiore-medio, circa 120 milioni di anni fa. Gli acantomorfi del primo Cretaceo superiore erano piccoli, generalmente lunghi circa 4 centimetri, e relativamente rari. All9inizio del Cenozoico il gruppo andò incontro a una vasta radiazione adattativa e, quando i fossili diventano più comuni nei sedimenti eocenici, gli acantomorfi avevano già raggiunto una diversità paragonabile a quella moderna, con circa 300 famiglie.
Recentemente, alcune scaglie fossili rinvenute in Polonia erano state interpretate come prova dell'esistenza di acantomorfi già nel Triassico superiore. Analisi successive hanno però suggerito che tali scaglie non fossero vere scaglie ctenoidi, ma somigliassero invece a quelle di alcuni pesci estinti non teleostei, come i Macrosemiidae.
La filogenesi dei moderni pesci ossei mostra gli Acanthomorpha come uno dei principali cladi derivati dei teleostei, comprendente gruppi moderni come Perciformes, Gadiformes, Lampridiformes e molti altri.
| Acanthomorpha |
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