
Un agente provocatore è una persona atta a incitare o provocare altre persone, e spingerle a commettere atti illegali, agendo sotto copertura. Le attività degli agenti provocatori sollevano questioni etiche e legali.
Più in generale, l'espressione si può riferire ad una persona o a un gruppo il cui scopo è screditare un'altra persona o gruppo. Quando un agente compie esso stesso l'azione illegale o criticabile, fingendosi membro del gruppo che vuole screditare, si parla invece di tattica di false flag (cosiddetta operatività sotto falsa bandiera).
Un agente provocatore può essere un agente di polizia o un agente segreto che incoraggia persone sospette a compiere un crimine in condizioni in cui è possibile documentare questo crimine; più in generale, l'agente può suggerire il crimine, sperando che il suggerimento sia seguito.
Un'organizzazione politica o governativa può usare agenti provocatori contro opponenti politici. L'agente spinge a compiere atti controproducenti o inefficaci, per provocare reazioni negative nell'opinione pubblica; oppure fornire un pretesto per una repressione violenta.
Il programma COINTELPRO dell'FBI prevedeva agenti che agivano come attivisti per i diritti umani, ma con l'intento di danneggiare le attività di altri gruppi politici come le Black Panthers, e il "Comitato di Coordinamento degli Studenti Non-violenti" (Student Nonviolent Coordinating Committee).
Il capo della polizia Vincenzo Parisi già prefigurò nel 1988 un disegno di legge governativo che consentisse di utilizzare lo strumento, sulla scorta dell'esperienza fatta nell'operazione antidroga "Iron tower" negli Stati Uniti. La normativa - di tipo eminentemente processuale, ma non solo - prodotta all'inizio degli anni Novanta per la lotta alla mafia ed alla grande criminalità, è stata infine interpretata dalla Corte di cassazione, che ha alfine concluso (seppur dubitativamente) per l'inquadrabilità dell'agente provocatore nella scriminante dell'adempimento del dovere di cui all'articolo 51 del codice penale.
Francesco Cossiga, ex ministro degli interni e presidente della repubblica, consigliò nel 2008 il ministro in carica su come trattare la protesta di studenti e insegnanti, descrivendo di fatto una strategia da agente provocatore.
Con le emergenze criminali succedutesi, l'attività dell'infiltrato-provocatore ha ottenuto un riconoscimento limitato volta a volta a singole fattispecie:
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