| Albino Badinelli | |
|---|---|
| Nascita | Allegrezze, 6 marzo 1920 |
| Morte | Santo Stefano d'Aveto, 2 settembre 1944 |
| Luogo di sepoltura | Cimitero di Allegrezze |
| Dati militari | |
| Paese servito | |
| Forza armata | Regio Esercito |
| Arma | Carabinieri Reali |
| Anni di servizio | 1940-1943 |
| Grado | Carabiniere |
| Guerre | Seconda guerra mondiale |
| Decorazioni | vedi qui |
| Studi militari | Accademia militare di Torino |
| Dati tratti da L'amore più grande | |
| voci di militari presenti su Wikipedia | |
Albino Badinelli (Allegrezze, 6 marzo 1920 – Santo Stefano d'Aveto, 2 settembre 1944) è stato un carabiniere italiano, insignito della medaglia d'oro al merito civile alla memoria per essersi consegnato a un reparto nazifascista, sacrificando la propria vita per evitare la fucilazione di venti civili tenuti in ostaggio come rappresaglia.
Albino Badinelli nacque ad Allegrezze, frazione di Santo Stefano d'Aveto, il 6 marzo 1920, figlio di Vittorio Badinelli e Caterina Ginocchio. Al termine degli studi decise di intraprendere la carriera nell'Arma dei Carabinieri e nel 1939 iniziò a frequentare l'Accademia militare di Torino. Il 1º marzo 1940 fu incorporato, come carabiniere ausiliario a piedi, presso la Legione Allievi Carabinieri di Roma, con una ferma di leva di diciotto mesi. Dopo un breve corso presso la stessa Legione, il 10 giugno 1940, giorno dell'entrata in guerra del Regno d'Italia, fu nominato carabiniere ausiliario; quattro giorni più tardi venne trasferito alla Legione di Messina e destinato alla stazione di Scicli.
Il 2 maggio 1941 fu aggregato alla Legione di Napoli per la costituzione del XX Battaglione Carabinieri Reali mobilitato. Con il reparto raggiunse quindi la Jugoslavia, giungendo il 21 settembre 1941 nell'area di Zagabria e venendo poi impiegato a Knin, in Croazia. Qui il battaglione operò alle dipendenze del Comando della 2ª Armata, del IV Corpo d'armata e della 12ª Divisione fanteria "Sassari", svolgendo servizi di vigilanza e di polizia militare.
Tra il 1942 e il 1943, dopo la smobilitazione del reparto, Badinelli rientrò in Italia e fu assegnato alla Legione Carabinieri di Parma, prestando servizio presso la stazione di Santa Maria del Taro, in provincia di Parma. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 e l'occupazione tedesca dell'Italia settentrionale, si diede alla macchia per sottrarsi alla cattura e lasciò la provincia di Parma, rientrando ad Allegrezze, dove si nascose con l'aiuto della famiglia e non rispose ai bandi di arruolamento della Repubblica Sociale Italiana.
Tra la fine di agosto e i primi giorni di settembre 1944 anche il territorio di Santo Stefano d'Aveto fu interessato da operazioni di rastrellamento condotte da reparti della 4ª Divisione alpina "Monterosa". Secondo la ricostruzione di Mazza, nei primi giorni di agosto erano già stati interessati i centri di Casoni, Amborzasco e Alpicella d'Aveto, mentre il 27 agosto i reparti avanzarono verso Santo Stefano d'Aveto. Il 29 agosto militari appartenenti al gruppo esplorante della divisione, comandato dal maggiore Cadelo, detto "Caramella", raggiunsero Allegrezze e incendiarono parte dell'abitato; secondo la stessa fonte furono risparmiate la chiesa e la canonica.
Il 2 settembre 1944 il comando del maggiore Cadelo, stabilito nella Casa del Fascio di Santo Stefano d'Aveto, aveva raccolto una ventina di persone come ostaggi e minacciava una rappresaglia contro la popolazione qualora renitenti alla leva e militari sbandati non si fossero presentati. Badinelli decise quindi di presentarsi spontaneamente al comando, ritenendo di non poter accettare che gli ostaggi fossero uccisi anche a causa della sua mancata presentazione. Una volta condotto davanti a Cadelo, gli venne contestata la mancata presentazione ai bandi e, in quanto appartenente all'Arma dei Carabinieri, una maggiore responsabilità rispetto agli altri militari sbandati; fu quindi condannato alla fucilazione.
Badinelli chiese di potersi confessare. Il permesso gli venne inizialmente negato, ma monsignor Giuseppe Monteverde, avvertito da un ragazzo, raggiunse la Casa del Fascio e riuscì a trascorrere alcuni minuti con lui, raccogliendone la confessione e consegnandogli un crocifisso. Accompagnato dal sacerdote e scortato da due militari, Badinelli fu condotto presso il cimitero di Santo Stefano d'Aveto e fucilato contro il muro di cinta. Secondo la testimonianza riportata da Mazza, poco prima dell'esecuzione pronunciò la frase Dio, perdona loro perché non sanno quello che fanno!.
Il corpo venne inizialmente lasciato sul luogo dell'esecuzione per ordine di Cadelo, ma fu successivamente recuperato da alcuni abitanti del luogo guidati da monsignor Casimiro Todeschini e trasportato ad Allegrezze, dove venne sepolto nel cimitero della frazione dal parroco monsignor Primo Moglia dopo un breve rito funebre. La sua tomba si trova tuttora nel cimitero di Allegrezze. Lasciò i familiari e la fidanzata Albina.
Nel novembre 2019 la Congregazione delle cause dei santi trasferì la competenza per la causa di beatificazione e canonizzazione di Badinelli dalla diocesi di Piacenza-Bobbio, nel cui territorio era morto, alla diocesi di Chiavari, più vicina a Santo Stefano d'Aveto.
Il 2 luglio 2021, nella solennità di Nostra Signora dell'Orto, il postulatore della causa, don Luca Sardella, presentò al vescovo di Chiavari Giampio Devasini il supplice libello, chiedendo formalmente l'apertura della causa. La Conferenza episcopale ligure espresse successivamente parere favorevole alla sua introduzione e il 21 dicembre dello stesso anno fu reso noto il nulla osta della Santa Sede.
La fase diocesana della causa di beatificazione e canonizzazione fu aperta ufficialmente il 26 febbraio 2022 nella cattedrale di Nostra Signora dell'Orto a Chiavari. Il primo atto fu presieduto dal vescovo Devasini, alla presenza dell'ordinario militare per l'Italia, arcivescovo Santo Marcianò, delle autorità civili e militari e di Agnese Badinelli, sorella di Albino. Nell'occasione si insediò il tribunale diocesano incaricato dell'istruttoria, i cui membri prestarono giuramento.
Nell'ambito della causa la Chiesa cattolica gli attribuisce il titolo di Servo di Dio.
Il 6 marzo 2017 Badinelli fu commemorato come Giusto nell'ambito delle celebrazioni per la Giornata europea dei Giusti a Milano e il suo nome fu inserito nel Giardino virtuale dei Giusti.
Nel 2018, in occasione della XV assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi, dedicata a I giovani, la fede e il discernimento vocazionale e svoltasi in Vaticano dal 3 al 28 ottobre, Badinelli fu annoverato tra i giovani «testimoni della fede» proposti come esempio alle nuove generazioni.
Il 5 settembre 2018 gli fu intitolata la caserma sede del Comando Stazione Carabinieri di Santo Stefano d'Aveto.