
Un alchide (dall'inglese alkyd) o resina alchidica è un poliestere termoindurente modificato con l'aggiunta di acidi grassi, oli o altri componenti. Si tratta di specie chimiche derivate da polioli e acidi dicarbossilici oppure anidridi degli acidi carbossilici.
Il termine deriva dalla fusione dei vocaboli anglosassoni alcohol e acid, ovvero alcol e acido, in relazione alle famiglie di composti chimici che costituiscono il materiale.
I primi tentativi di realizzare una resina alchidica risalgono al 1901, ma fu soltanto nel 1914 che si ottennero i primi risultati lavorando con acido oleico, olio di ricino, acido ftalico e glicerolo. Tuttavia si deve allo scienziato R.H. Kienle la messa a punto del processo produttivo, sfruttando polioli e acidi carbossilici, nel 1927. Le prime produzioni industriali furono avviate negli anni Trenta, ma la crisi economica e le successive conseguenze socio-economiche della seconda guerra mondiale ne ritardarono la diffusione, soprattutto in Italia, dove regnava ancora la politica autarchica di Mussolini.
Perfezionate negli anni 1940, ben presto si imposero come materiale di elezione nell'arte moderna e contemporanea. Le prime resine furono commercializzate negli Stati Uniti sotto il nome di Glyptal, riflettendo il fatto che si trattava di composti del glicerolo e dell'acido ftalico. Funzionavano come vernici dal colore più pallido rispetto alle resine scure tradizionali o alle resine copali. La struttura del Glyptal è riportata in figura.
Se ne producono circa 200 000 tonnellate ogni anno.
Col passare del tempo le resine alchidiche sono divenute la classe di composti chimici più impiegata nel campo delle vernici e delle colorazioni, grazie allo strato omogeneo e impermeabile che tutela la superficie da molti agenti chimici. Svolgono anche un'azione anticorrosione e isolante. Data la varietà di ambiti in cui sono impiegate, può essere utile suddividerle in quattro categorie commerciali di base, distinte a seconda del contenuto di olio nella loro formulazione.
Le resine alchidiche si possono ulteriormente distinguere in modificate e non modificate, a seconda se presentano o meno monomeri vinilici (ad esempio: stirene), uretani o fenoli.