
Aldo Tagliaferro (Legnano, 1936 – Neviano degli Arduini, 2009) è stato un artista e fotografo italiano.
Protagonista della ricerca concettuale e sperimentale degli anni Sessanta e Settanta assieme al gruppo della Mec-Art di cui faceva parte, ha caratterizzato il suo lavoro per un approccio di critica dei mass media, dell'identità e della percezione contemporanea, utilizzando la fotografia per mettere in discussione i meccanismi della percezione e dell'informazione.
Dopo un approccio alla pittura vicino al realismo esistenziale lombardo dal 1965 si distacca dalla pittura, preferendo il mezzo fotografico. Espone il primo lavoro con le immagini fotografiche al premio di pittura San Fedele di Milano nel 1965. Nella serie degli anni '60 ha dedicato una serie di immagini dedicate alla manipolazione dell'immagine e alla critica dei media, in particolare tra il 1964 e il 1968 realizza la serie di lavori "Rapporto quotidiano politico", immagine riportate su tela attraverso la tecnica dell'emulsione fotografica che analizzano e criticano certi eventi sociopolitici che i mass media trasmettevano. Qualsiasi immagine di un evento se ripetuta nel tempo provoca assuefazione: i temi affrontati in questi lavori sono tra gli altri; la guerra del Vietnam, la guerra dei sei giorni, le immagini iconiche dei vari leader del mondo. Nel 1968 ebbe scambi epistolari con Giulio Carlo Argan circa il dibattito e la diatriba per l'utilizzo del mezzo meccanico per produrre arte, lo stesso scambio lo ebbe anche con Renato Guttuso che dal canto suo difese l'uso della pittura come filtro tra la realtà e l'interpretazione della stessa. Lo stesso anno ha aderito al gruppo della Mec-Art, movimento artistico sostenuto dal critico Pierre Restany
Nel 1969 inizia il ciclo di lavoro chiamato "Le possibilità combinatorie" in cui attraverso l'utilizzo di quattro immagini, utilizzate come simboli si possono ottenere un'infinità di altre immagini
Altro tema trattato è l'ipocrisia del sistema dell'arte, come nella serie "Verifica di una mostra" del 1970, in cui stigmatizza e critica il sistema stesso dell'arte, dove esserci conta più delle opere stesse, che espone in un secondo momento riproducendo immagini dell'inaugurazione senza le opere.L'opera Verifica di una mostra, è stata presentata nel 1971 presso la Galleria Stein di Torino.
Nel 1979 si trasferisce in Africa e il suo lavoro si concentra sulle pettinature africane, nasce il ciclo di lavoro "Dal segno alla scrittura, Analisi della pettinatura africana", in cui analizza la pettinatura che diventa un codice estetico, come il tatuaggio, un codice di appartenenza tribale. Rientrato in Italia nel 1982, si trasferisce sull'appennino emiliano a Neviano degli Arduini.

Nel 2002 espone il suo ultimo lavoro Sopra sotto un metro di terra presso il Padiglione d'arte contemporanea di Milano, nella mostra L'uomo e i suoi sogni nell'arte dal 1960 ad oggi. Utopie quotidiane a cura di Vittorio Fagone e Angela Madesani esponendo tra glia altri con: Vincenzo Agnetti, Michael Badura, Ballo Marina, Matthew Barney, Gianfranco Baruchello, Bernd e Hilla Becher, Christian Boltanski, Sophie Calle, Claudio Costa, Thomas Demand, Bruno Di Bello, Erik Dietman, Gilbert & George, Ugo La Pietra, Fabio Mauri, Shirin Neshat, Luca Maria Patella, Thomas Ruff, Daniel Spoerri, Franco Vaccari, Franco Vimercati, Silvio Wolf, Michele Zaza.
Nel 2009 muore presso Neviano degli Arduini, a 73 anni.
Nel 2025 a Palazzo Ape Museo a Parma gli viene dedicata la mostra Aldo Tagliaferro. Opere nello spazio, Rappresentazione tra realtà e memoria a cura di Cristina Casero e Carla Dini, in cui il suo lavoro viene messo in relazione con alcuni artisti a lui contemporanei: Enrico Castellani, Mimmo Rotella, Agostino Bonalumi, Arturo Vermi, Bruno Di Bello.
Ha esposto in importanti gallerie e istituzioni museali in Italia e all'estero.
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