Alessandro Turchi ebbe la sua formazione pittorica presso la bottega di Felice Brusasorci, nella sua città natale. Dai primi anni del Seicento iniziò progressivamente a dipingere in modo autonomo sino alla morte del suo maestro, avvenuta nel 1605. In questo periodo realizzò alcuni dipinti di carattere religioso per varie chiese veronesi e, probabilmente, alcune opere su pietra di paragone (materiale di recente utilizzo quale supporto alla pittura). Forse dopo il 1605 soggiornò sporadicamente nelle città di Venezia e Mantova, all'epoca attrattivi poli artistico-culturali. A Verona dipinse molte opere per l'aristocrazia locale (in particolar modo per i Conti Giusti, la cui collezione contava una dozzina di opere dell'artista) e nel dicembre 1609 entrò ufficialmente nell'Accademia Filarmonica veronese subentrando al maestro che era stato prima di lui il pittore ufficiale di detta Accademia.
Verso il 1614 si passò a Roma, dove rimase stabilmente sino alla morte. Poco dopo il suo trasferimento partecipò alla decorazione della Sala Regia del palazzo del Quirinale assieme al condiscepolo Marcantonio Bassetti (pare invece escluso il coinvolgimento di Pasquale Ottino), sotto la guida di Carlo Saraceni. Notato dal cardinaleScipione Borghese, dipinse per lui il Cristo pianto dalla Maddalena e dagli angeli e la Resurrezione di Lazzaro (ancora oggi a Roma, Galleria Borghese). Il cardinale, inoltre, lo fece lavorare alla decorazione della sua villa di Mondragone (gli commissionò una pala non ancora rintracciata) e per il Casino del Barco. Dipinse La Sacra Famiglia, pala d'altare della quarta cappella a sinistra della basilica di San Lorenzo in Lucina. Questa cappella era la Cappella Gentilizia dei principi Ottoboni Duchi di Fiano (la famiglia di Papa Alessandro VIII) che l'ebbero, con Breve pontificio, in "concessione perpetua" (è ancora visibile, in alto all'ingresso, il loro stemma).
Molto legato alla sua città natale, continuò ad inviare dipinti di carattere sacro per le cappelle delle chiese e di soggetto mitologico per alcune celebri collezioni veronesi come quella Gherardini, la Curtoni e la Muselli. Il suo più importante mecenate fu il Marchese Gaspare Gherardini, informatore artistico di Cristina di Svezia il quale gli commissionò, tra l'altro, una pala Adorazione dei Magi per l’oratorio di san Giuseppe dal Ponte dell’Olmo a Montorio (Verona), poi passata alla famiglia Sparavieri e ora al Museo di Castelvecchio a Verona. I suoi ultimi anni furono costellati di successi: nel 1637 fu nominato principe dell'Accademia di San Luca e nel 1638 membro della Congregazione dei Virtuosi al Pantheon.
Nel 1623 Alessandro sposò Lucia San Giuliano, dalla quale ebbe numerosi figli. La figlia Cecilia nel 1640 si unì al pittore Giacinto Gimignani, le cui opere denotano talvolta chiari rimandi a quelle del suocero.
Fortuna critica
Alessandro Turchi fu un pittore molto apprezzato, in vita e nei secoli successivi alla sua morte. Dapprima si rivolsero a lui gli aristocratici scaligeri che gli ordinarono tele per i loro palazzi ma anche i committenti romani, e quelli che gravitavano su Roma, inoltrarono all'Orbetto numerosi lavori (come il Matrimonio Mistico di Santa Caterina, oggi a Parigi, Museo del Louvre, e i santi Cosma e Damiano, custodito presso la chiesa dei SS Medici Cosma e Damiano a Conversano, commissionata da Giangirolamo II Acquaviva d'Aragona grazie all'interessamento di Ascanio Filomarino, futuro arcivescovo di Napoli e maestro di camera del cardinal nepote Antonio Barberini seniore). Le sue opere furono inviate all'estero già nel Seicento, in Baviera e in Francia: l'elettore e duca di Baviera Massimiliano I, i cardinali Richelieu e Mazarino possedevano sue opere. Quest'ultimo in particolare aveva ben sei quadri del pittore veronese, tra cui Cristo e l’adultera.
Annunciazione con i santi Giuseppe, Giovanni Battista e il Beato Giovanni Marinoni, olio su tela, 320 x 200 cm, Verona, Chiesa di San Nicolò all'Arena
Bellona con Romolo e Remo, olio su tela, 195,6 x 144,8 cm, collezione privata
Cristo legato per la flagellazione, olio su ardesia, collezione privata
Madonna col Bambino e san Giovannino, olio su tela, Lexington, University of Kentucky Art Museum
Cristo insegna ai discepoli, 1600 circa, olio su tela, 90 x 126 cm, Mercato antiquario, già Vienna, Asta Dorotheum, lotto 35
Cristo tra i dottori del tempio, 1600 circa, olio su tela, 62 x 63 cm, Digione, Museo Magnin
Flagellazione di Cristo, 1600-1610 circa, olio su pietra di paragone, 34 x 24,5 cm, Verona, Museo di Castelvecchio
Madonna col Bambino e i santi Francesco d'Assisi, Carlo Borromeo, Giuseppe e Giovanni Battista, 1603-1604 circa, olio su tela, 84 x 66 cm, collezione privata
Adorazione dei pastori, 1600-1610 circa, olio su tavola di quercia, 46 x 22,8 cm, Liverpool, Walker Art Gallery
Il giudizio di Paride, 1605 circa, olio su marmo nero, 37 x 47 cm, collezione privata
Maria Maddalena penitente nella grotta, 1605, olio su tela, 410 x 210 cm, Verona, Chiesa di San Tomaso Cantuariense, firmato e datato
Madonna in gloria e i santi Filippo, Giacomo, Francesco e Raimondo di Peñafort, 1605-1606 circa, olio su tela, 400 x 210 cm, Verona, Basilica di Santa Anastasia (avviata da Felice Brusasorzi ma completata da Alessandro Turchi)
La caduta della manna, 1600-1610, olio su tela, 850 x 750 cm, Verona, Chiesa di San Giorgio in Braida (iniziata dal Brusasorzi e completata dal Turchi e da Ottino)
Madonna con Bambino e i santi Antonio abate, Carlo Borromeo, Leonardo e Biagio, 1605-1610 circa, olio su tela, 247 x 168 cm, Badia Calavena, Chiesa Parrocchiale
Madonna in gloria tra san Nicola di Bari e santa Cecilia, 1608-1610 circa, olio su tela, 270 x 173 cm, Verona, Basilica di Sant'Anastasia
La flagellazione di Cristo, 1610 circa, olio su tela, Verona, Museo di Castelvecchio
Madonna del Parto, 1610-1620 circa, olio su tela, 198 x 188 cm, Leonessa, Chiesa di San Pietro (attribuito)
Madonna col Bambino in gloria con angeli e i santi Caterina, Cecilia, Giovanni Battista e Girolamo, 1610 circa, olio su tela, Verona, Museo di Castelvecchio
Allegoria con la città di Verona che tiene a battesimo Girolamo Marino, 1610 circa, olio su pietra di paragone, 38,5 x 30,4 cm, Firenze, Uffizi
Sant'Agostino medita sul mistero della Trinità, 1610-1613, olio su tela, 296 x 230 cm, Verona, Chiesa dei Santi Apostoli
La resurrezione di Lazzaro, 1617, olio su lavagna, 36 x 27 cm, Roma, Galleria Borghese
Cristo morto pianto dalla Maddalena e da due angeli, 1617 circa, olio su lavagna, 24,9 x 35,6 cm, Williamstown, Clark Art Institute
Allegoria della Speranza, 1617-1618 circa, olio su tela, 206,5 x 99,4 cm, Detroit, Institute of Arts
San Carlo Borromeo e san Francesco in adorazione della Madonna col Bambino in gloria, 1617-1618 circa, olio su tela, 318 x 178 cm, Roma, Chiesa di San Salvatore in Lauro
Creazione di Eva, 1617-1620 circa, olio su tela, 103,9 x 126,4 cm, ubicazione ignota
Allegoria della Pittura, 1617-1620 circa, olio su tela, 141,6 x 102,2 cm, ubicazione ignota
Allegoria della Fede, 1617-1620 circa, olio su tela, 207 x 102 cm, Verona, collezione privata
Dio soffia un alito di vita ad Adamo, 1618-1620 circa, olio su lavagna, Ravenna, collezione privata
Diluvio universale, 1620-1622 circa, olio su rame, 51,5 x 68,5 cm, Marano di Castenaso, Collezione Molinari Pradelli
Sant'Agata in carcere curata miracolosamente da san Pietro, 1620-1630 circa, olio su tela, 31 x 45,5 cm, Roma, Palazzo Barberini, Galleria Nazionale d'Arte Antica
Allegoria del potere di Cupido (Amor Vincit Omnia), 1620-1630 circa, olio su tela, 100 x 123 cm, L'Aia, Mauritshuis
Il giudizio di Paride, 1620-1630, olio su rame, 50,8 x 70 cm, Kassel, Gemäldegalerie Alte Meister