Allocuzione

Disambiguazione – Se stai cercando l'usanza romana di rivolgere discorsi solenni alle truppe, vedi Adlocutio.

L'allocuzione è il riferimento linguistico del parlante al suo interlocutore; tutte le forme (parole o sintagmi nominali) impiegate dal parlante per denotare l'interlocutore sono chiamate allocutivi; il parlante viene definito come allocutore, mentre l'interlocutore è l'allocutario.

Tipologie

Non rientrano nella definizione di allocutivo le forme generiche usate per attirare l'attenzione o per stabilire un canale di comunicazione (funzione fatica), ma solo i termini che denotano l'allocutario; per esempio: pronomi personali, titoli, termini di parentela, termini di stima o affetto, insulti.

Nei fenomeni di allocuzione rientra l'espressione della "cortesia": gli allocutivi, infatti, si dividono in allocutivi naturali (adatti ai rapporti paritari) e allocutivi di cortesia (detti "formule di cortesia" o "pronomi di cortesia"). Questi ultimi sono scelti nei rapporti gerarchici e, in generale, nelle interazioni con persone verso le quali il parlante intende mostrare il proprio rispetto.

Parte dell'atto di allocuzione è l'uso di appellativi come signora, avvocato, dottoressa, professore; sono di particolare importanza in lingue che non conoscono la distinzione tra il tu ed il lei. Nell'esempio in inglese che segue, l'uso del lei è sostituito da quello dell'appellativo sir:

Did you have a nice trip, sir?
'Ha fatto buon viaggio, signore?'

Nella lingua italiana hanno grande rilievo il tu ed il lei, con il loro rapporto di opposizione (rispettivamente confidenziale e formale):

E Lei, come sta?
Suo marito? Tutto bene?

Le ragioni delle forme di cortesia

L'espressione cortese del rispetto è legata a due fattori:

  1. Il ruolo sociale del parlante: un bambino occupa ad esempio un altro posto rispetto ad un adulto, per cui può accadere che l'uso del tu non sia reciproco.
  2. La distanza tra parlante ed interlocutore: quest'ultima può essere di natura psicologica o sociale. Ad esempio, il tu tra due colleghi di lavoro che non si conoscono bene può essere scelto per ragioni sociali (appartenenza ad uno stesso gruppo). Tra nonna e nipote può esserci una certa distanza sociale (anziano-giovane), ma l'uso del tu sarà giustificato dalla vicinanza psicologica tra due parlanti.

Lei, voi, loro

La conversazione è regolata da norme di cortesia che si manifestano nella lingua secondo determinate strategie che hanno per scopo quello di rendere visibili la distanza o il rispetto che caratterizzano l'enunciato. Una strategia di cortesia molto usata è quella di impersonalizzare l'interlocutore usando la terza persona (lei) al posto della seconda (tu), oppure usando il plurale al posto del singolare. In questo modo l'opposizione, più o meno reverenziale, diventa parte delle regole della lingua. Tipiche soluzioni sono quelle dell'uso del plurale e della terza persona (dunque, forme del tipo "voi", "lei", "loro"):

In diverse lingue, per finire, l'opposizione tra allocuzione familiare e cortese - e dunque l'espressione della cortesia - è realizzata con strumenti diversi dalla scelta della persona per pronome o verbo. Come accennato, è questo il caso del latino classico fino al terzo secolo d.C. Che si faccia uso oppure no di un particolare pronome per l'espressione della cortesia, generalmente si ricorre comunque anche ad ulteriori strategie come l'impiego di titoli (signora, dottore, padre etc).

Note

  1. ↑ Brown-Levinson, vedi bibliografia.
  2. ↑ In latino classico la forma di cortesia non esisteva e l'allocuzione verso una singola persona avveniva sempre con la seconda persona singolare, come in altre lingue indoeuropee.
    Si ricorda, inoltre, che anche in francese si ritrovano dei fenomeni di cortesia che richiamano altri meccanismi più familiari all'italiano come l'uso della terza persona: Madame désire? (vedi bibliografia, Maingueneau)
  3. ↑ italofonia, su siti.italofonia.info.
  4. ↑ LQ, su quaker.org.
  5. ↑ Si noti che in una commedia come La locandiera, l'uso del lei e del voi sono più o meno ugualmente diffusi.
  6. ↑ Umberto Eco, Tu, Lei, la memoria e l’insulto», lectio magistralis al Festival della Comunicazione di Camogli del 2015.
  7. ↑ accademiadellacrusca, su accademiadellacrusca.it. URL consultato il 9 aprile 2013 (archiviato dall'url originale il 23 aprile 2013).
  8. ↑ Nel film Il federale, il fascista Arcovazzi (Ugo Tognazzi) rifiuta di rispondere all'antifascista Bonafè (George Wilson) quando questi lo apostrofa col lei. Nei cinque film di Don Camillo con Fernandel e Gino Cervi, i protagonisti si danno pubblicamente del lei, mentre in privato Peppone dà del voi a Don Camillo e ne prende il tu. E il voi persiste tuttora, ad esempio, nei fumetti di Topolino e Paperino.
  9. ↑ Maurizio Dardano e Pietro Trifone, La nuova grammatica della lingua italiana, Bologna, Zanichelli, 1997, pag. 247 ISBN 88-08-10426-5.
  10. ↑ Anche Benedetto Croce si oppose a modo suo alla riforma: da buon meridionale, aveva sempre usato il voi come forma di cortesia, anche nelle lettere. Con l'imposizione del voi, Croce ripubblicò i propri epistolari, sostituendo tutti i voi di cortesia con altrettanti lei.
  11. ↑ Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "vossia", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2010, ISBN 978-88-397-1478-7.
  12. ↑ Strategie descritte in Brown-Levinson, vedi bibliografia.

Bibliografia

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