
La statura (dal latino statura[m], da status, "stato", "condizione") o altezza è la misura di lunghezza del corpo umano tra la pianta dei piedi e il vertex (o vertice, il punto più alto della testa). La sua rilevazione si effettua posizionando il capo in maniera da rendere orizzontale un piano ideale che passa per i forami uditivi e per il margine inferiore dell'orbita oculare sinistra.
Carattere somatico che esprime l'ordine di grandezza del parametro massimale del corpo umano, la statura è costituzionale, dovuta a fattori genetici e ambientali multipli: muta in rapporto all'etnia, agli individui, alle ore del giorno, alle fasi della vita ed è espressione dell'accrescimento somatico, al termine del quale in condizioni fisiologiche varia tra i limiti di circa 145 cm a circa 200 cm, con oscillazioni estesissime a seconda dei soggetti considerati: il limite inferiore può essere ampiamente superato, come per esempio nei pigmei. Pertanto, valori antropologici più analitici della norma umana sono quelli compresi negli intervalli 125 cm-199 cm oppure 120 cm-190 cm.


La misurazione della statura può essere ottenuta con le unità del sistema metrico decimale (metro, centimetro o millimetro) o del sistema imperiale britannico. In passato erano adoperate altre forme di misurazione, quali i piedi e i pollici, dai valori diversi a seconda del luogo in cui erano in uso.
Detta misura si ottiene con uno statimetro (o antropometro), strumento composto da una barra verticale graduata e da una branca mobile perpendicolare alla barra e su questa scorrevole, che viene appoggiata sul vertex. Altri metodi di misurazione si effettuano a ridosso di una parete verticale priva di battiscopa, utilizzando un metro ripiegabile o a nastro avvolgibile e una squadra ad angolo retto (che sostituisce la branca mobile), fatta scivolare parallelamente alla parete. Il soggetto va misurato scalzo; la misurazione, inoltre, non considera la capigliatura e va effettuata dopo aver permesso alle vertebre della spina dorsale del soggetto di rilassarsi e dilatarsi, lasciando che questi dorma per le necessarie ore e comodamente, dunque la mattina al risveglio (altezza reale); la statura non è infatti costante: varia a seconda dell'ora del giorno (mattino o sera) o dell'affaticamento del soggetto. Poiché si tratta di differenze di qualche centimetro (fino a 3 cm), è bene ricordare le circostanze del rilevamento.
La misura sui documenti individuali viene approssimata al centimetro: un valore maggiore di 164,5 cm e minore di 165,5 cm si approssima a 165 cm.
L'indice scelico (o schelico), in antropometria e in medicina costituzionalistica (quel ramo della medicina che ha per oggetto la costituzione individuale e le malattie a essa connesse), esprime il rapporto tra la statura e la lunghezza del busto dal piano ischiatico al vertice della testa, quindi indirettamente la lunghezza degli arti inferiori. Tale misura si ottiene come rapporto percentuale tra la statura seduta e la statura complessiva del soggetto in esame, come espresso nella formula:
dove la statura seduta, che corrisponde alla misura del tronco, si calcola misurando la distanza tra il vertice della testa e il piano d'appoggio dello sgabello sul quale si è seduti, con i piedi poggiati a terra, collo e busto eretti, perpendicolari alle cosce. Le due lunghezze devono essere espresse nella stessa unità di misura. Ottenuto l'indice scelico, è quindi possibile capire a quale tipo il soggetto misurato appartenga: se longilineo, normolineo o brevilineo, come illustrato nella seguente tabella (nella quale è il valore dell'indice scelico approssimato alla prima cifra decimale):
| Uomo | Donna |
|---|---|
| : Longilineo | : Longilinea |
| : Normolineo | : Normolinea |
| : Brevilineo | : Brevilinea |
Tali caratteristiche non sono legate necessariamente a una statura alta o bassa, sebbene di norma la struttura longilinea si accompagni all'alta statura.
Fra le varie popolazioni viventi altezza e peso variano notevolmente. Le grandi dimensioni corporee potevano in passato presentare dei vantaggi. A livello di storia antropologica, un uomo grande incuteva infatti rispetto, risultando avvantaggiato nel combattimento corpo a corpo e nella caccia di grossi animali. Un uomo robusto, occupando più spazio, era in genere più resistente e poteva pertanto intraprendere cacce che richiedessero un uso rilevante della forza, contribuendo con una maggior quantità di carne all'alimentazione familiare. Altezza e massiccia costituzione possono tuttavia risultare svantaggiose: una mole corporea considerevole richiede più calorie, anche soltanto per mantenersi in vita, particolarmente durante la crescita; un bambino di notevole mole corporea per costituzione genetica si trova in condizioni di svantaggio quando il cibo è scarso. Nei periodi di carestia, gli individui di piccola taglia hanno maggiori probabilità di sopravvivere rispetto a quelli di taglia medio-grande. Esiste poi una relazione, anche se non chiara e dimostrata, in parte dovuta ad adattamento fisiologico e in parte all'azione della selezione naturale fra dimensioni corporee relative e distribuzione geografica in relazione alle temperature.
Va infine ricordato che l'altezza umana può costituire un elemento decisivo al momento della scelta amorosa del partner da parte degli esseri umani e divenire, in ogni sua estensione, elemento di feticismo.
L'introduzione del concetto di "uomo medio" si deve a Adolphe Quetelet (1796-1874) considerato uno dei padri della statistica. Quetelet pensava che la collettività umana fosse regolata da leggi simili a quelle che regolano i fenomeni fisici e chiamò il complesso di tali leggi "fisica sociale". Oltre alla teoria dell'uomo medio, al suo nome è legata anche la teoria binomiale dei caratteri umani: secondo lo studioso, il tipo fisico, morale e intellettuale di una popolazione è identificato dalla media aritmetica dei valori di tali caratteri dei suoi componenti. Inoltre, in una popolazione omogenea, i valori di un carattere comune ai suoi componenti si distribuiscono secondo una curva le cui ordinate sono proporzionali ai successivi termini di sviluppo del binomio di Newton.
Secondo la teoria dell'"uomo medio" di Quetelet, considerando le altezze in un gruppo d'individui omogenei per origine, sesso ed età, si noterà che tutte le stature sono diverse fra loro. Quando gli individui vengono riuniti in classi di statura di uguale ampiezza si può notare che:
Il concetto di "uomo medio" e relativi corollari sono stati contestati in ogni tempo. Alla sua critica più severa ha contribuito inconsapevolmente lo stesso Quetelet: si credeva infatti che i pesi umani crescessero in rapporto al quadrato delle stature; dato questo vincolo tra la serie delle stature e quella dei pesi, risultava che la media aritmetica delle stature non fosse compatibile con la media aritmetica dei pesi, e pertanto, un uomo che avesse avuto una statura uguale alla media, per tale motivo avrebbe avuto in realtà un peso diverso da quello medio. Poiché era verosimile che la stessa incompatibilità fra altezze e pesi potesse avere luogo anche per altri caratteri, l'uomo medio risultava una costruzione incongruente, da abbandonare. Nonostante questa obiezione, in apparenza definitiva, la dottrina dell'uomo medio ha avuto un'accoglienza universale nella pratica scientifica, non esente da critiche, facendo indagare mediante l'uso delle medie i caratteri delle popolazioni e confrontando fra loro i diversi gruppi umani, a ciascuna età.
Le misure medie possono essere fuorvianti a causa della diffusione non uniforme dei dati: la media non mostra infatti la loro diffusione. Se si vuole osservare l'altezza degli studenti in una classe, per esempio, può risultare che la statura media è la stessa nelle classi A, B e C: ma le altezze dei singoli studenti sono fra loro molto diverse in A, B e C. I risultati sono distribuiti uniformemente sopra e sotto la media: tuttavia, non è sempre così. Il risultato di una singola persona può avere un grande peso sulla media dell'intero gruppo. È questo un esempio di media fuorviante poiché due persone con risultati estremi alzano o abbassano la media. Il valore medio non rappresenta quindi la popolazione nel suo insieme. Ed esistono diversi altri modi in cui il risultato medio può risultare fuorviante, fra cui l'arrotondamento dei valori: se la diffusione dei risultati non è uniforme, la media può essere influenzata da risultati estremi. A ciò vanno aggiunti gli errori di misura nella metodologia di confronto dei dati.
Uno studio pubblicato nel 2022 per "BMC Medical Research Methodology", con l'intento di aumentare l'accuratezza della misurazione di statura e peso autodichiarati, ha evidenziato che i dati riferiti dai soggetti, adoperati nelle statistiche, e quelli clinici effettivi, risultano discrepanti: in genere, l'altezza è sovrastimata, il peso sottostimato. Ciò ha un ruolo determinante nell'alterazione dei valori delle statistiche mediche.
Anche un successivo studio del giugno 2023 pubblicato da "SSM – Population Health" si è accuratamente occupato del problema dei dati nelle misure delle altezze autoriferite dalle persone rispetto a quelli reali delle misurazioni. Partendo dal presupposto che nei paesi ad alto reddito le persone conoscano la propria altezza e siano in grado di segnalarla in un contesto di sondaggio, un confronto tra l'altezza autodichiarata in punti temporali diversi, in ampi sondaggi sociali, ha rilevato tuttavia un alto grado d'incoerenza. La scarsa affidabilità dei rapporti sull'altezza nel tempo indica una mancanza di conoscenza della stessa da parte delle persone. Esiste anche una sostanziale variazione transnazionale nell'affidabilità dei rapporti staturali: per esempio anziani e persone con un livello d'istruzione inferiore hanno maggiori probabilità di riportare due diverse altezze: che variano di 5 cm o più. Poiché le misure di stature autodichiarate vengono sempre più incluse nei sondaggi su larga scala per misurare l'Indice di massa corporea, continua lo studio, sono emerse preoccupazioni circa la validità delle stesse. Ampie indagini sono state condotte pertanto in Australia, Stati Uniti, Regno Unito ed Europa (14 paesi). Agli intervistati è stato chiesto di segnalare la propria altezza in più periodi di tempo diversi al fine di misurare il grado di coerenza dei rapporti. Il livello complessivo di segnalazioni staturali incoerenti risultava maggiore in Australia e in Europa. Gli individui con livelli d'istruzione più bassi avevano una probabilità assai maggiore di fornire due rapporti sull'altezza che differivano di 5 cm o più. In tutti i paesi analizzati, le segnalazioni incoerenti con grandi differenze di altezza erano più comuni tra le persone più anziane. I risultati indicano che sottogruppi della popolazione mostrano una mancanza di conoscenza riguardo alla propria statura. Per esempio, cita il saggio, una comparazione fra Italia, Paesi Bassi e Nord America ha evidenziato che gli italiani tendevano a sovrastimare maggiormente la propria altezza, in media 2,6 cm; le persone del Nord America la sovrastimavano in media 1,2 cm; i Paesi Bassi la sovrastimavano in media 1,0 cm. Sono state condotte meno ricerche nei paesi a basso reddito, ma un confronto circa le differenze nelle stature autodichiarate in Cina, India, Russia e Sudafrica ha rilevato che in Cina l'altezza era sovrastimata mediamente 0,93 cm; in Russia era sovrastimata mediamente 0,42 cm; in India era sottostimata mediamente 5,88 cm; in Sudafrica era sottostimata mediamente 3,24 cm. In base ai dati degli intervistati secondo un'indagine longitudinale transnazionale incentrata su salute, invecchiamento e pensionamento in Europa (SHARE) la statura più bassa risultava in Spagna, Italia, Francia e Israele. La più alta in Danimarca, Svezia, Germania, Austria e Lussemburgo. Sia per gli uomini che per le donne, la statura meno elevata si è riscontrata fra i rispondenti in Spagna, maschi: 170,1 cm; femmine: 159,4 cm. I rispondenti dalla statura più alta erano gli uomini in Danimarca: maschi: 178,3 cm; femmine: 159,4 cm. Nella ricerca si concludeva che — sebbene le analisi sulla validità dei dati staturali rilevino che le misure tendono a essere sovrastimate — c'è ancora poca comprensione sulle ragioni. La desiderabilità sociale è una possibilità, ma in alcuni casi la mancanza di conoscenza è un altro fattore importante. Studi e ricerche condotti anche nella vita quotidiana hanno dimostrato come i dati staturali di uomini e donne riportati sui documenti ufficiali siano spesso considerevolmente più elevati dei reali dati antropometrici.

Diversi studiosi si sono dedicati alla classificazione delle stature umane, proponendo delle rigorose classi intervallari che costituiscono parametri antropometrici di riferimento validi nel tempo per il soggetto maschile e quello femminile. Di seguito, alcune delle classificazioni principalmente usate in antropometria e antropologia proposte da autorità scientifiche, con indici forniti in base al sistema metrico-decimale e a quello imperiale. Le misure di un soggetto vanno considerate con l'antropometro e l'applicazione del goniometro alla barra scorrevole, calcolate con la massima accuratezza.
Per Paul Topinard (1830-1911), le stature maschili sono così distribuite: stature basse sotto 160 cm, sotto la media da 160 cm a 165 cm, sopra la media da 165 cm a 170 cm, alte da 170 cm. Topinard considera uno scarto medio di 12 cm fra stature maschili e femminili, con un rapporto determinato di : La sua scala riferita da Sharma e Sharma e Roy è così disposta:
| Stature nanoidi (Pygmy) | ≤ 50 centimetri (1 ft 7,69 in) |
|---|---|
| Stature basse (Short) | 150–160 centimetri (4 ft 11,06 in–5 ft 2,99 in) |
| Stature sotto la media (Under Average) | 160–165 centimetri (5 ft 2,99 in–5 ft 4,96 in) |
| Stature sopra la media (Above Average) | 165–170 centimetri (5 ft 4,96 in–5 ft 6,93 in) |
| Stature alte (High) | ≥ 170 centimetri (5 ft 6,93 in) |
| Stature nanoidi (Pygmy) | ≤ 38 centimetri (1 ft 2,96 in) |
|---|---|
| Stature basse (Short) | 138–148 centimetri (4 ft 6,33 in–4 ft 10,27 in) |
| Stature sotto la media (Under Average) | 148–153 centimetri (4 ft 10,27 in–5 ft 0,24 in) |
| Stature sopra la media (Above Average) | 153–158 centimetri (5 ft 0,24 in–5 ft 2,20 in) |
| Stature alte (High) | ≥ 158 centimetri (5 ft 2,20 in) |
La scala proposta dall'antropologo inglese Alfred Cort Haddon (1855-1940) segue questi intervalli:
| Stature nanoidi (Pygmy) | < 148 centimetri (4 ft 10,27 in) |
|---|---|
| Stature basse (Short) | 148–158 centimetri (4 ft 10,27 in–5 ft 2,20 in) |
| Stature medie (Medium) | 158–168 centimetri (5 ft 2,20 in–5 ft 6,14 in) |
| Stature alte (Tall) | 168–172 centimetri (5 ft 6,14 in–5 ft 7,72 in) |
| Stature molto alte (Very Tall) | ≥ 172 centimetri (5 ft 7,72 in) |
A partire da un'accurata analisi antropologica, lo scienziato italiano Sergio Sergi (1878-1972), fra i più importanti studiosi d'antropometria e in particolare di sistematica antropologica, dedicò la propria esistenza all'introduzione di nuovi metodi nell'analisi comparativa, specialmente nella craniometria.
Dalle sue analisi della paleontologia umana e dai suoi rilevamenti antropometrici confluiti in saggi monografici sul tema, giunse a una classificazione basata sui tipi umani distinguendole come segue, considerando che per le donne i valori vanno diminuiti mediamente di 10 cm:
| Stature piccole | < 148 centimetri (4 ft 10,27 in) |
|---|---|
| Stature basse | 148–153 centimetri (4 ft 10,27 in–5 ft 0,24 in) |
| Stature medio-basse | 153–158 centimetri (5 ft 0,24 in–5 ft 2,20 in) |
| Stature medie | 158–163 centimetri (5 ft 2,20 in–5 ft 4,17 in) |
| Stature medio-alte | 163–168 centimetri (5 ft 4,17 in–5 ft 6,14 in) |
| Stature alte | 168–173 centimetri (5 ft 6,14 in–5 ft 8,11 in) |
| Stature molto alte | 173–178 centimetri (5 ft 8,11 in–5 ft 10,08 in) |
| Stature altissime | > 178 centimetri (5 ft 10,08 in) |
| Stature piccole | < 138 centimetri (4 ft 6,33 in) |
|---|---|
| Stature basse | 138–143 centimetri (4 ft 6,33 in–4 ft 8,30 in) |
| Stature medio-basse | 143–148 centimetri (4 ft 8,30 in–4 ft 10,27 in) |
| Stature medie | 148–153 centimetri (4 ft 10,27 in–5 ft 0,24 in) |
| Stature medio-alte | 153–158 centimetri (5 ft 0,24 in–5 ft 2,20 in) |
| Stature alte | 158–163 centimetri (5 ft 2,20 in–5 ft 4,17 in) |
| Stature molto alte | 163–168 centimetri (5 ft 4,17 in–5 ft 6,14 in) |
| Stature altissime | > 168 centimetri (5 ft 6,14 in) |
Secondo la classificazione dovuta all'antropologo italiano Renato Biasutti (1878-1965), gli intervalli medi sono compresi, come per Haddon, nella classe:
| Classe delle stature medie di Biasutti | 158–168 centimetri (5 ft 2,20 in–5 ft 6,14 in) |
|---|
Biasutti arriva a considerare ben otto classi: una che si riferisce alle nanoidi, una alle altissime e due per ognuna delle suddivisioni tradizionali in basse, medie, alte. I valori si riferiscono ai dati maschili: quelli femminili risulterebbero inferiori di una decina di centimetri ai corrispondenti maschili. Ciò solo come regola generale, poiché si riscontrano differenze in più o in meno:
| Stature nanoidi | ≤ 147,9 centimetri (4 ft 10,23 in) |
|---|---|
| Stature basse di classe inferiore | 148,0–152,9 centimetri (4 ft 10,27 in–5 ft 0,20 in) |
| Stature basse di classe superiore | 153,0–157,9 centimetri (5 ft 0,24 in–5 ft 2,17 in) |
| Stature medie di classe inferiore | 158,0–162,9 centimetri (5 ft 2,20 in–5 ft 4,13 in) |
| Stature medie di classe superiore | 163,0–167,9 centimetri (5 ft 4,17 in–5 ft 6,10 in) |
| Stature alte di classe inferiore | 168,0–172,9 centimetri (5 ft 6,14 in–5 ft 8,07 in) |
| Stature alte di classe superiore | 173,0–177,9 centimetri (5 ft 8,11 in–5 ft 10,04 in) |
| Stature altissime | ≥ 178,0 centimetri (5 ft 10,08 in) |
| Stature nanoidi | ≤ 137,9 centimetri (4 ft 6,29 in) |
|---|---|
| Stature basse di classe inferiore | 138,0–142,9 centimetri (4 ft 6,33 in–4 ft 8,26 in) |
| Stature basse di classe superiore | 143,0–147,9 centimetri (4 ft 8,30 in–4 ft 10,23 in) |
| Stature medie di classe inferiore | 148,0–152,9 centimetri (4 ft 10,27 in–5 ft 0,20 in) |
| Stature medie di classe superiore | 153,0–157,9 centimetri (5 ft 0,24 in–5 ft 2,17 in) |
| Stature alte di classe inferiore | 158,0–162,9 centimetri (5 ft 2,20 in–5 ft 4,13 in) |
| Stature alte di classe superiore | 163,0–167,9 centimetri (5 ft 4,17 in–5 ft 6,10 in) |
| Stature altissime | ≥ 168,0 centimetri (5 ft 6,14 in) |
Secondo un'eminente classificazione dovuta all'antropologo tedesco Rudolf Martin (1864-1925) — antecedente tuttavia a quella stilata da Biasutti — la classe dei valori medi risulta la seguente:
| Classe delle stature medie di Martin | 160–170 centimetri (5 ft 2,99 in–5 ft 6,93 in) |
|---|
Più precisamente, Martin e Karl Saller (1902-1969) forniscono per uomini e donne i valori di seguito riportati.
Tale classificazione per il soggetto vivente e quella di Biasutti sono le più largamente adoperate nella valutazione staturale.
| Nanismo (Pygmyes) | < 130,0 centimetri (4 ft 3,18 in) |
|---|---|
| Stature molto basse (Very Short) | 130,0–149,9 centimetri (4 ft 3,18 in–4 ft 11,02 in) |
| Stature basse (Short) | 150,0–159,9 centimetri (4 ft 11,06 in–5 ft 2,95 in) |
| Stature sotto la media (Lower Medium) | 160,0–163,9 centimetri (5 ft 2,99 in–5 ft 4,53 in) |
| Stature medie (Medium) | 164,0–166,9 centimetri (5 ft 4,57 in–5 ft 5,71 in) |
| Stature sopra la media (Upper Medium) | 167,0–169,9 centimetri (5 ft 5,75 in–5 ft 6,89 in) |
| Stature alte (Tall) | 170,0–179,9 centimetri (5 ft 6,93 in–5 ft 10,83 in) |
| Stature molto alte (Very Tall) | 180,0–199,9 centimetri (5 ft 10,87 in–6 ft 6,70 in) |
| Gigantismo (Giants) | ≥ 200,0 centimetri (6 ft 6,74 in) |
| Nanismo (Pygmyes) | < 121,0 centimetri (3 ft 11,64 in) |
|---|---|
| Stature molto basse (Very Short) | 121,0–139,9 centimetri (3 ft 11,64 in–4 ft 7,08 in) |
| Stature basse (Short) | 140,0–148,9 centimetri (4 ft 7,12 in–4 ft 10,62 in) |
| Stature sotto la media (Lower Medium) | 149,0–152,9 centimetri (4 ft 10,66 in–5 ft 0,20 in) |
| Stature medie (Medium) | 153,0–155,9 centimetri (5 ft 0,24 in–5 ft 1,38 in) |
| Stature sopra la media (Upper Medium) | 156,0–158,9 centimetri (5 ft 1,42 in–5 ft 2,56 in) |
| Stature alte (Tall) | 159,0–167,9 centimetri (5 ft 2,60 in–5 ft 6,10 in) |
| Stature molto alte (Very Tall) | 168,0–186,9 centimetri (5 ft 6,14 in–6 ft 1,58 in) |
| Gigantismo (Giants) | ≥ 187,0 centimetri (6 ft 1,62 in) |

Il soggetto maschile odierno si suddivide in quattro gruppi (a partire dalla classificazione di Topinard), dei quali il primo, Alto, è costituito dagli individui dai 170 cm in poi; il secondo, sopra la media, dagli individui al disopra di 165 cm e sotto i 170 cm; il terzo sotto la media, dagli individui dai 160 cm ai 165 cm e infine il quarto, Basso, dagli individui al disotto di 160 cm. Va ricordato che la statura dell'uomo in piedi, nei maschi adulti, varia fra gli estremi individuali normali di 120 cm e 190 cm e che esistono casi citati in letteratura di medie inferiori ai 140 cm o pari e oltre i 180 cm: ma si tratta di serie "nelle quali è avvenuta, volontariamente o no, una scelta". In base allo studio geografico di Asutosh Goswami et al., il 95% della popolazione globale ha stature comprese fra 150 cm e 165 cm.
Altre fonti stabiliscono dei limiti più ristretti: la differenza nella statura media dei vari popoli umani sarebbe compresa fra gli estremi di circa 134 cm-180 cm (circa 4 piedi e 5 pollici-6 piedi), con una media tra questi due valori di circa 160 cm. Tale parametro è generalmente riconosciuto dagli antropologi come linea di demarcazione per una classificazione approssimativa dei popoli. Sono quindi definiti popoli di statura media quelli la cui altezza varia da 160 cm a 167 cm circa; popoli di bassa statura quelli con altezza al di sotto di 160 cm circa; popoli di alta statura quelli con altezza superiore a 167 cm circa.
| Gruppi umani maschili in base alla categoria staturale | |
|---|---|
| Gruppo Alto | da 170 cm in su |
| Gruppo sopra la media | al disopra di 165 cm e sotto i 170 cm |
| Gruppo sotto la media | dai 160 cm ai 165 cm |
| Gruppo Basso | al di sotto di 160 cm |
| Statura media del 95% della popolazione globale | 150 cm-165 cm |
|---|
Come scrive l'antropologo Cleto Corrain (1921-2007), "va premesso allo studio della distribuzione geografica [...] come esistano fattori di ordine sociale in grado di pesare sensibilmente sulle medie". In base alla classificazione di Sharma e Sharma, le stature sono distribuite come viene illustrato nella seguente tabella.
| Stature alte: ♂≥170 cm / ♀≥158 cm | Stature medie: ♂165 cm / ♀153 cm | Stature basse: ♂≤160 cm / ♀≤148 cm |
|---|---|---|
Caratteristiche di:
Si riscontrano anche in altre parti d'Europa e fra:
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Caratteristiche di:
Anche taluni: |
Caratteristiche di:
I gruppi più bassi dell'umanità sono rappresentati da: |
In Tibet, i maschi Khampa sono noti per la loro statura molto alta, un po' al di sotto di 180 cm, con alcuni soggetti oltre tale valore, mentre i Khambus hanno una statura di 150 cm:
Durante la metà degli anni novanta sono state misurate le altezze e i pesi di 2233 immigrati nilotici adulti selezionati casualmente dal Sudan meridionale (50,8% Dinka, 43,8% Nuer, 3,4% Anuak e 2,0% Shilluk) che si sono stabiliti a Itang, città nella regione di Gambela, situata nell'Etiopia sudoccidentale. L'altezza media maschile era 175,9 cm ± 9 cm e quella femminile 169,0 cm ± 7 cm. L'altezza media degli uomini Dinka (176,4 cm ± 9 cm) e degli uomini Nuer (175,7 cm ± 9 cm) era considerevolmente più alta di quella degli uomini Anuak (171,7 cm ± 8 cm) e degli uomini Shilluk (172,6 cm ± 6,1 cm). Questo studio conferma che i Nilotici del Sudan del Sud sono tra i più alti del mondo, e possono raggiungere altezze maggiori se favorevoli condizioni ambientali, durante la prima infanzia e l'adolescenza, ne consentono la piena espressione del materiale genetico.
Le dimensioni e le proporzioni del corpo umano sono interpretate come: indicatori etnici, adattamento alla temperatura, storia nutrizionale e stato socioeconomico. Alcuni studi enfatizzano solo uno di questi fattori, mentre altri considerano combinazioni degli stessi. Per comprendere meglio la natura bioculturale delle dimensioni e delle proporzioni umane, nel 1999 e nel 2000 è stato intrapreso uno studio sulla crescita dei giovani Maya-americani. Scopo della ricerca era valutare i cambiamenti nelle proporzioni corporee tra i Maya che crescono negli Stati Uniti e i Maya cresciuti in Guatemala. Sono state misurate l'altezza e l'altezza seduta di ragazzi e ragazze (360 soggetti) di 6-12 anni. Tali dati sono stati confrontati con un campione (1297 soggetti) di Maya della stessa età residenti in Guatemala e misurati nel 1998. I bambini Maya-americani risultavano 10,24 cm più alti, in media, e presentavano un rapporto tra altezza seduta significativamente inferiore (cioè gambe relativamente più lunghe, in media 7,02 cm in più) rispetto ai Maya del Guatemala. I bambini Maya-americani avevano proporzioni corporee più simili a quelle dei bambini bianchi negli Stati Uniti che a quelle dei bambini Maya in Guatemala. I miglioramenti nell'ambiente di crescita, in termini di nutrizione e salute, sembravano spiegare sia la tendenza a una maggiore statura che le gambe relativamente più lunghe nei Maya-americani. Questi risultati vennero applicati al problema delle origini umane valutate dagli scheletri fossili. È stato ipotizzato che l'Homo sapiens proveniente dall'Africa, con gambe relativamente lunghe, adattatosi al clima caldo, abbia sostituito l'Homo neanderthalensis, con gambe relativamente corte, adattatosi al freddo, del Levante e dell'Europa. I campioni scheletrici di adulti Maya provenienti dalle zone rurali del Guatemala hanno proporzioni corporee simili ai Neanderthal adulti e ai campioni scheletrici provenienti dall'Europa con prove di stress nutrizionale e patologico. Proprio come la nutrizione e lo stato di salute spiegherebbero le differenze nelle proporzioni corporee dei bambini Maya viventi, questi fattori, insieme all'adattamento al clima, potrebbero anche spiegare gran parte delle differenze tra i campioni di ominidi africani e di Neanderthal.
La statura è il carattere più variabile nel tempo, da un luogo all'altro e per ogni gruppo di popoli va considerato un ampio margine di oscillazione (come per il colore dei capelli e degli occhi). L'altezza calcolabile su scheletri d'alcuni esemplari maschili d'Homo sapiens è molto alta. Per esempio, come scrive l'antropologo Carleton Stevens Coon a proposito dei resti di sei Uomini dell'Aurignaziano in Africa Orientale:
Dati quantitativi ricavati da ritrovamenti di ossa lunghe degli antichi Romani rilevano che, nel periodo classico, la statura media dei maschi adulti era di 170,5 cm, in quello ellenistico di 171,9 cm mentre in seguito, dal 500 a.C. al 500 d.C., ha avuto una flessione a 168,3 cm.
Con l'epoca moderna, ovvero dal XVIII al XX secolo, si è assistito in determinate aree e secondo alcune fonti a un progressivo mutamento del valore delle stature medie, e ciò grazie allo sviluppo economico, all'attento trattamento dei bambini, alla vita sportiva. Si ricordano però dei significativi casi (Polonia e altri paesi) di aumento delle medie nelle popolazioni contadine che vissero lungo tempo in condizioni immutate. È poi dubbio che l'attuale tenore di vita, specie quello alimentare, rappresenti un progresso rispetto a quello del passato. Maggior credito va dato forse all'ipotesi che si rifà all'aumentato numero di scambi di popolazione, di spostamenti individuali, avvantaggiato dal miglioramento delle comunicazioni, specie intercomunali, che ha permesso un sempre maggior numero di matrimoni in eterogamia. Comunque la generalità del fenomeno ha fatto piuttosto pensare agli effetti di un dinamismo biologico reversibile, come già avvenuto nel corso dell'evoluzione.
Dalla metà del XIX secolo in Europa, quindi in Giappone e in zone abitate da popolazioni di origine europea (Stati Uniti, Canada, Australia), si sono registrati aumenti della statura media nell'infanzia e nell'adolescenza uniti ad anticipazioni nell'età del menarca, complessivamente denominati "trend secolari" che possono essere interpretati come progressivi miglioramenti sanitari. Tale "trend secolare", relativo sia all'aumento staturale sia all'anticipo della maturazione, si è ormai arrestato in molti paesi, fra i quali l'Italia, "poiché si raggiunge la soglia in cui le potenzialità genetiche possono esprimersi completamente". In Italia in particolare, per quanto riguarda studi sui valori medi staturali — non basati su medie da dati autoriferiti, campioni affetti da bias o proiezioni da elaborazioni statistiche bayesiane bensì su misurazioni —, i più vasti campioni di maschi adulti antropometricamente misurati sono quelli riportati da Deniker: 344371 soldati arruolati con una media di 164,5 cm e 28509 uomini veneti con una media di 166,6 cm. Dati successivi riportati da Ivan Nicoletti nel suo articolo per Treccani, in cui parla dell'arresto del "trend" di crescita italiano, sono quelli dei giovani coscritti di leva nati nel 1972, che presentavano in quel campione una media di 173,9 cm. Va ricordato che i chiamati alla leva avevano altezze non inferiori al limite minimo stabilito in 150 cm dalla normativa di legge § 46.11.20 – D.P.R. 14 febbraio 1964, n. 237. Inoltre, come qui accennato nel paragrafo sulle contraffazioni statistiche, i giovani studenti italiani d'entrambi i sessi hanno dimostrato una tendenza alla sovrastima della propria altezza: un'indagine condotta su un campione composto da individui provenienti dall'Italia centro-meridionale (94,8%), inclusi 4 studenti stranieri (1,0%) e 16 studenti (per lo più maschi) provenienti dall'Italia settentrionale (4,2%) d'età media maschile di 22,0 anni (minimo 19, massimo 36) e femminile di 21,9 anni (minimo 18, massimo 35) ha rilevato che la sovrastima media staturale era di 2,1 cm nei maschi e di 2,8 cm nelle femmine. Verso la fine del Novecento il censimento sulla statura italiana ha dato come risultato la media di 165 cm; le isole, in particolare in Sardegna, con valori meno elevati. Studi posteriori, condotti su alcuni campioni di uomini e donne italiani negli anni 1998-2002, 2008-2012 e 2018-2019 hanno raccolto misurazioni antropometriche su esemplari casuali della popolazione di età compresa tra 35 e 74 anni, provenienti da 10 regioni del Nord, Centro e Sud: Piemonte, Lombardia, Liguria, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio, Abruzzo, Basilicata, Calabria e Sicilia. Nord, rispettivamente: 2984 uomini e 2944 donne; Centro: 2224 uomini e 2188 donne; Sud, 1035 uomini e 1065 donne. I risultati medi staturali su quei campioni hanno dato valori di 172,9 cm per gli uomini e 158,8 cm per le donne. Va considerato che i valori medi cambiano sensibilmente in base alla selezione dei campioni studiati dalle statistiche. Ad ogni modo, i dati antropologici odierni relativi ai popoli mediterranei (intera area del Mediterraneo e anche Italia, Portogallo, Francia, Spagna, Germania, con sporadica distribuzione nell'Europa orientale, centrale e nord-occidentale) si collocano, per quanto riguarda i valori staturali maschili, nella fascia media di 164,0 cm-166,9 cm.
In molte aree del mondo meno sviluppate o in via di sviluppo non si sono verificati mutamenti nel tempo, mentre in altre aree come (Africa, India o Sudamerica) il "trend" era risultato negativo (nuove generazioni più basse e sviluppo tardivo rispetto a quelle precedenti), così come in alcuni paesi dell'Europa orientale (inversione nell'età del menarca, fatto "che potrebbe essere in rapporto alla caduta economica verificatasi negli anni novanta del XX secolo").
Con la pandemia di COVID-19 in corso, sono state analizzate le variazioni di peso e altezza tra i bambini cinesi in età prescolare, durante la chiusura delle scuole dovuta alle misure restrittive finalizzate a evitare i contagi. I dati relativi a 124603 bambini provenienti da più asili hanno dimostrato che la crescita dell'altezza è diminuita, risultando di circa 1 cm inferiore rispetto allo stesso periodo dell'anno 2020 e dell'anno precedente.
Nel 2022 è stato pubblicato il più vasto studio sul genoma umano, condotto su un campione di 5000000 d'individui estratti da 281 studi, laddove il precedente studio più esteso era basato su una popolazione di 700000 persone. In base ai dati desunti, il 20% del genoma umano contiene la maggior parte dei geni che possono condizionare la statura corporea.
Studi successivi, come quello pubblicato dal Dipartimento di Scienze Biomediche per la Salute dell'Università degli Studi di Milano e apparso su "Scientific Reports", hanno analizzato i resti di 549 maschi e femmine sepolti a Milano in quasi 2000 anni di storia: i periodi di tempo comprendevano l'epoca romana, l'Alto Medioevo, il Basso Medioevo, l'epoca moderna e l'epoca contemporanea. Da questo è emerso che il valore medio staturale di maschi e femmine è rimasto stabile in un arco molto lungo non risultando diverso nelle varie epoche: il contrario della tesi sull'innalzamento delle medie nel tempo. Questi i dati riscontrati:
| Minima | 152,0 cm |
|---|---|
| Massima | 195,4 cm |
| Media costante | 168,5 cm |
| Minima | 143,5 cm |
|---|---|
| Massima | 177,6 cm |
| Media costante | 157,8 cm |
Altre pubblicazioni hanno evidenziato come la valutazione dell'altezza sia una misurazione non invasiva, facilmente ottenibile e in grado di aiutare a identificare i bambini a rischio di malnutrizione o obesità. Tuttavia, permane la necessità di una misurazione staturale universale e accurata. Uno studio randomizzato multicentrico — in studi di assistenza primaria negli Stati Uniti — ha ritenuto accurato solo il 30% delle valutazioni staturali (entro 0,5 cm dall'altezza ottenuta da un antropometrista qualificato). Il tasso di accuratezza nell'ambito dei ricoveri risulta ancor più di scarsa qualità.


Lo studio della crescita umana è noto come auxologia. La crescita è regolata da diversi ormoni (fra i quali l'IGF-1), secreti nel corso di tutta la vita, ma che agiscono soprattutto nella fase dell'infanzia e dell'adolescenza: contribuiscono all'allungamento osseo e all'aumento di riproduzione cellulare nei vari tessuti, determinando l'altezza del soggetto.
Il periodo più significativo dell'aumento staturale è nei primi due e tre anni di vita, mentre quello più costante si verifica durante l'adolescenza. Un incremento può verificarsi nei soggetti maschili tra i 12 e i 17 anni, con un picco tra i 13 e i 15 anni, in genere. Nell'anno di maggiore sviluppo si può prevedere innalzamenti fino a circa 10 cm. L'aumento di statura può verificarsi nei soggetti femminili fra i 9 anni e mezzo e i 13 e mezzo, generalmente con picco tra gli 11 e i 12 e mezzo. Nell'anno di maggiore sviluppo si possono rilevare incrementi fino a 9 cm. I soggetti femminili all'epoca della pubertà tendono a essere più alti di quelli maschili. Durante la gioventù l'andamento dello sviluppo non è proporzionato: il tronco si accresce con ritmo diverso da quello delle gambe, mentre la crescita in larghezza, con la quale aumenta il peso del corpo, segue in ritardo quella in lunghezza. Quest'ultima termina a 18 anni nella donna e a 25 anni nell'uomo, in generale. La circonferenza toracica e il peso del corpo raggiungono invece soltanto a circa 35 anni nell'uomo e a circa 50 anni nella donna il loro valore massimo.
La crescita infantile veniva prevalentemente monitorata attraverso il calcolo dei percentili, curve di riferimento (dette di Tanner-Whitehouse) riferite ai valori di peso e altezza. Nel 2014 i percentili sono stati però messi in discussione da uno studio dell'Università di Oxford coordinato da José Villar che ha proposto una nuova metodologia relativa alla previsione della crescita: con le nuove tabelle cambia il modo di studiare la crescita del bambino, reso universale in tutto il mondo con l'utilizzo di una sola tabella invece di cento, sostitutivo delle vecchie tabelle percentili; gli standard dell'OMS per i bambini inferiori ai cinque anni già esistenti sono stati usati in 140 paesi del globo. Nuovi standard internazionali possono essere applicati anche per il feto in sviluppo e il neonato, in modo da aiutare a identificare segni di malnutrizione, deperimento e sovrappeso a uno stadio più precoce e mettere in atto azioni preventive mirate a ridurre problemi di salute a lungo termine, come diabete e ipertensione.
Secondo alcuni calcoli espressi in equazioni da diversi studiosi (Tanner, Cole, Hermanussen-Cole e altri), in base alle misure staturali dei genitori è possibile prevedere, con un margine d'approssimazione, quella che potrebbero avere da adulti i figli, maschi o femmine. Tale calcolo si basa sulla media della somma delle altezze dei genitori, con la sommatoria di un valore che porta a stabilire un'approssimazione minima o massima dell'altezza possibile. Definendo altezza paterna "AP" e altezza materna "AM" e come margine la variabile X in centimetri, si può esprimere il calcolo secondo l'equazione di Tanner:
dove il margine X può variare da −6,5 cm nella femmina a +6,5 cm nel maschio, con un intervallo di ±10 cm nel maschio, ±9 cm nella femmina.

In ogni caso l'altezza è ereditaria nonché legata a fattori imponderabili: chi ha una bassa o alta statura solitamente la eredita dai genitori, che a loro volta l'hanno ereditata dalle precedenti generazioni. Tuttavia, nel 1886 l'antropologo inglese Francis Galton (1822-1911), ideatore dell'eugenetica, si accorse che questo processo ha comunque un limite: i figli più alti della media avevano genitori più bassi di loro e i figli più bassi della media avevano genitori più alti. Galton chiamò questo fenomeno, che ricorre costantemente, "regressione verso la media".
Uno studio di associazione genome-wide su oltre 180000 individui ha identificato centinaia di varianti genetiche in almeno 180 loci associati all'altezza umana adulta; i casi sono stati ampliati a 253288 individui: il numero di varianti genetiche identificate era 697, in 423 loci genetici. I risultati indicavano un'architettura genetica dell'altezza umana, caratterizzata da un numero molto ampio ma finito (migliaia) di varianti causali.
In uno studio separato sulle proporzioni corporee utilizzando l'altezza vertice-ischiatica, si riporta che queste 697 varianti possono essere suddivise in tre classi specifiche:
Ciò fornisce informazioni sui meccanismi biologici alla base del modo in cui queste 697 varianti genetiche influenzano l'altezza complessiva.
I loci non determinano solo l'altezza, ma anche altre caratteristiche. Per esempio, 4 dei 7 loci identificati determinanti il volume intracranico erano stati precedentemente correlati all'altezza umana.
Il processo naturale della diminuzione staturale umana inizia attorno ai 30 anni d'età, negli individui d'entrambi i sessi. Secondo una ricerca condotta dal Gerontology Research Center di Baltimora, il tasso di diminuzione dell'altezza risulta maggiore nelle donne che negli uomini. Per entrambi i sessi la perdita di statura accelera con il trascorrere del tempo: la perdita complessiva negli uomini dai 30 ai 70 anni è in media di circa 3 cm; per le donne di circa 5 cm. Dall'età di 80 anni, la diminuzione aumenta a circa 5 cm per gli uomini e a circa 8 cm per le donne.
Questa conseguenza del processo d'invecchiamento può trovarsi in relazione a vari fattori più o meno patologici: con il declino fisico, i dischi tra le vertebre si disidratano tendendo ad assottigliarsi, con il risultato di una compressione della colonna vertebrale; chi soffre di osteoporosi può, senza avvedersene, andare incontro a microfratture da compressione dei corpi vertebrali, il che può comportare accorciamento o incurvatura della colonna. Avviene anche l'appiattimento dell'arcata plantare, con il trascorrere del tempo.
Secondo altre fonti l'altezza rimarrebbe invece stazionaria fino a circa 50 anni, per poi declinare lentamente.
Proliferazione e differenziazione cellulare nei diversi tessuti sono processi passibili di alterazioni patologiche a carico:
Esistono patologie di una certa rarità quali il gigantismo e il nanismo, le cui cause sono molteplici, all'origine di un'alterazione rilevante dell'altezza dell'individuo rispetto alla norma. Se la pubertà è ritardata, la crescita può rallentare in modo significativo. Se il ritardo non è patologico, il picco di crescita dell'adolescenza si verifica più tardi e si può avere un recupero. All'età di 18 anni, è possibile registrare una crescita di circa 2,5 cm per i maschi e di poco meno per le femmine, per le quali essa risulta completa al 99%. Nelle ragazze con pubertà precoce (prima degli 8 anni), una crescita anticipata si presenta insieme al menarca in giovane età e determina una bassa statura per via della precoce chiusura delle cartilagini di accrescimento.
Nella vita quotidiana sono ampiamente utilizzati: la scarpa con tacco, oggi d'uso prevalentemente femminile, ma in passato tipica di alcune professioni (dei macellai per non sporcarsi i piedi o dei cavalieri per mantenere il piede saldo alla staffa, per esempio) o con plateau; gli zatteroni, scarpe con zeppa, le piattaforme; le scarpe rialzanti maschili, di larga tendenza, atte all'alterazione non visibile esteriormente dell'altezza: impiego spesso legato a fattori psicologici nonché di natura sociale. Tale consuetudine è frequente nell'ambito attoriale.
Un caso eccezionale di accrescimento staturale non dovuto a fattori biologici si è registrato nella seconda metà del XX secolo: l'attore circense americano Clarence E. Willard (1882-1969) riuscì, nel periodo in cui era più in forma, ad aumentare la propria altezza di circa 16 cm. Grazie a una singolare manipolazione muscolare della zona vertebrale, dalla sua precedente alta statura, di circa 177 cm, raggiunse infatti quella molto alta di circa 193 cm.
In ambito ortopedico, per scopi chirurgici legati all'allungamento degli arti inferiori affetti da eterometria (o dismetria: differenza di lunghezza tra i due arti), casi di nanismo congenito o altri problemi staturali, possono essere adoperati gli apparati di Ilizarov e successive evoluzioni degli stessi, quali il dispositivo a magneti interni sempre basato sulla distrazione osteogenetica, computerizzato. Tale metodo viene utilizzato anche per motivi estetici, seppur limitati a situazioni con parametri clinici molto ristretti.
L'altezza può assumere un ruolo di un certo rilievo nella pratica di alcune discipline sportive come pallacanestro e pallavolo in cui gli atleti sono in genere di statura sopra la media-alta-molto alta (vedere le classificazioni sopra). Ciò però non è una regola d'esclusività ed esistono diverse eccezioni. In discipline come la ginnastica sono invece favoriti atleti di bassa o medio-bassa statura. I corridori di Formula 1 hanno spesso stature basse. Nel rugby, altezza e costituzione fisica variano a seconda dei ruoli: tradizionalmente gli atleti più alti sono i piloni, i tre-quarti e le seconde e terze linee. È comunque da osservare che in una squadra di rugby la diversità fisica interessa misure che variano da diversi centimetri al di sotto di 170 cm fino a circa 200 cm, il che contribuisce a identificare tale sport come accessibile a molti. Nel pugilato, a parità di peso, una maggiore altezza costituisce un vantaggio nella lunga distanza ma un possibile svantaggio negli scontri ravvicinati: per i pugili più bassi o brevilinei una minore lunghezza delle braccia e, di conseguenza, un minore allungo possono rappresentare un vantaggio nel corpo a corpo. Nel calcio, pur non esistendo precise norme in merito, si ritiene però tradizionalmente che il portiere debba avere una statura maggiore rispetto ai compagni di squadra, onde sfruttare al massimo l'elevazione e la lunghezza delle braccia. Uno studio dell'Università del Queensland, diretto dal dottor Robbie Wilson e presentato alla riunione della Società di biologia sperimentale inglese svoltasi sul finire di giugno a Glasgow nel 2010, illustrava che tra talento calcistico e altezza non ci sarebbe alcuna correlazione.
È stato osservato da alcuni studi che bambini bassi tendono a subire atteggiamenti discriminatori fin dall'età adolescenziale all'interno del contesto sociale in cui sono inseriti.
Fra gli esempi di discriminazione, si ricorda il caso di Trenitalia, condannata nel 2019 dalla Cassazione per aver prescritto un minimo di 160 cm di altezza nell'assunzione di donne alla mansione di capotreno. La previsione fu giudicata "discriminazione indiretta", in quanto il limite non risultava oggettivamente giustificato né comprovato rispetto alle mansioni previste. La sentenza rappresentò un importante passo avanti contro la generale discriminazione legata alla statura che talora penalizza le donne nell'ambito dell'assunzione lavorativa. Sempre in Italia, nel 2015, con una modifica dell'articolo 635 del codice dell'ordinamento militare, fu cancellato il criterio dell'altezza minima per accedere alle forze armate o ai corpi di polizia. I limiti discriminanti precedentemente fissati erano i seguenti: per le forze armate e polizia, uomini: 165 cm e donne: 161 cm. Per gli ufficiali carabinieri, uomini 170 cm e donne: 165 cm. Per la marina il limite massimo era stabilito a 190 cm.
Nell'ambito della moda, le stature selezionate sono globalmente molto alte sia per gli uomini — 177 cm-188 cm — che per le donne — 173 cm-180 cm — secondo The British Association of Model Agents (AMA), con l'eccezione del Vietnam dove l'altezza femminile tende a essere meno elevata di quella della controparte maschile; la statura resta un criterio di solito strettamente discriminante per le cosiddette "supermodelle", sebbene vi siano diverse eccezioni. Si sta assistendo a qualche cambiamento, con un'apertura alla diversità di stature femminili (157 cm-185 cm), aumentata del 17% nel 2025 rispetto al 2022. Se elevate sono le altezze dei modelli commerciali, comprese di solito fra 175 cm-183 cm per gli uomini e 165 cm-175 cm per le donne, vi sono anche modelli "petit", con stature maschili fra 165 cm-175 cm e femminili fra 152 cm-165 cm; la domanda di tali figure, sempre più popolari soprattutto tra il pubblico più giovane, è in costante aumento.
Uno studio pubblicato nel 2023 ("Frontiers in Psychiatry") basato su 6261 adolescenti (12-18 anni) in Corea del Sud ha evidenziato come la bassa statura e l'obesità percepita, non l'obesità reale, siano associate all'ideazione del suicidio tra i soggetti analizzati.
Elemento piuttosto evidente nella caratterizzazione del corpo umano, l'altezza è storicamente oggetto d'interesse per quanto riguarda i record che possano verificarsi in determinati soggetti, tanto nella sua estensione in alto quanto in quella in basso: il libro del Guinness dei primati dedica fin dalle sue prime edizioni una sezione dedicata agli uomini o alle donne più alti o più bassi del mondo.
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