| Androclo | |
|---|---|
| Universo | Mitologia romana |
| Nome orig. |
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| Autore | Aulo Gellio (da un racconto perduto di Apione) |
| Caratteristiche immaginarie | |
| Specie | Umano |
| Sesso | Maschio |
| Professione | Schiavo |
Androclo o Androcle è un personaggio di una leggenda della mitologia romana. Giovane schiavo condannato al supplizio ad bestias, riuscì a salvarsi perché il leone che doveva combattere gli si prostrò ai piedi, leccandogli le mani in segno di riconoscenza per averlo curato in passato.
La leggenda vuole che lo schiavo Androclo, fuggito dalla proprietà del suo padrone (un governatore dell'Africa proconsolare) si nascose in una grotta e lì venne a contatto con un leone. Questi, sofferente ad una zampa per causa di una spina di rovo, trovò sollievo nelle cure dello schiavo che riuscì ad estrarla dall'arto ferito. Vissero insieme da quell'episodio, aiutandosi a vicenda per tre anni, finché Androclo, stanco della vita selvaggia, abbandonò la grotta e finì per essere catturato da alcuni soldati, che lo rimpatriarono a Roma condannandolo al supplizio ad bestias. Una volta entrato nel Circo Massimo si trovò di fronte il suo amico leone, che era stato a sua volta catturato dai romani per essere utilizzato come strumento di morte nelle esecuzioni: il felino, riconosciuto Androclo, non gli fece alcun male. Giulio Cesare, commosso dal gesto d'amicizia e spinto dal clamore degli spettatori nell'arena, graziò Androclo liberandolo dal supplizio. La fine del mito vuole i due protagonisti passeggiare insieme per le taverne di Roma, amati e rispettati da tutto il popolo.
La testimonianza più antica di questa storia si trova nelle Noctes Atticae di Aulo Gellio: in esse l'autore riporta di averla presa da un'opera perduta di Apione nota come "Sull'Egitto" (in greco antico Αἰγυπτιακά?), a cui lo stesso Apione sosteneva di aver assistito durante il suo soggiorno a Roma.
La storia ebbe grande successo nella cultura popolare: riapparve circa un secolo dopo nell'opera principale di Claudio Eliano ("Sulla natura degli animali") e fu frequente in tutto il Medioevo con diverse varianti attribuite ad autori classici diversi.