| Antonio Lega arcivescovo della Chiesa cattolica | |
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| Incarichi ricoperti |
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| Nascita | 13 maggio 1863 a Brisighella |
| Ordinazione sacerdotale | 18 settembre 1886 |
| Nomina a vescovo | 25 maggio 1914 da papa Pio X |
| Consacrazione a vescovo | 21 giugno 1914 dal cardinale Giacomo della Chiesa (poi papa) |
| Elevazione ad arcivescovo | 13 giugno 1921 da papa Benedetto XV |
| Morte | 16 novembre 1946 (83 anni) |
Antonio Lega (Brisighella, 13 maggio 1863 – 16 novembre 1946) è stato un arcivescovo cattolico italiano.
Antonio Lega nacque a Brisighella il 13 maggio 1863, nella diocesi di Faenza, dall'ingegner Giacomo e dalla contessa Giulia Baldini. Suo fratello maggiore era Michele Lega.
Mostrò fin dai primi anni inclinazione al sacerdozio ed entrò nel seminario di Faenza. Compiuti gli studi letterari e filosofici, frequentò a Roma l'Università Gregoriana e quella dell'Apollinare, addottorandosi in filosofia, teologia e diritto canonico. Fu ordinato presbitero il 18 settembre 1886. Il giorno seguente celebrò la prima Messa nel santuario di Loreto.
Iniziò il ministero come canonico della collegiata di San Michele Arcangelo nel suo paese natale. Passò poi a reggere la parrocchia di Sant'Agostino a Faenza, una delle più antiche della città. Alla cura delle anime unì l'insegnamento di teologia morale al seminario diocesano. Possedendo una solida formazione teologica e giuridica, fu scelto ben presto come collaboratore di alti prelati. Nel 1911 il vescovo di Tivoli Gabriele Vettori aveva bisogno di un collaboratore che fosse, secondo una sua lettera, una persona «fidata, attiva» e disposta a seguire il suo indirizzo. La scelta cadde su Antonio Lega, che divenne cancelliere, segretario personale e delegato episcopale. Il 29 novembre dello stesso anno papa Pio X lo nominò prelato domestico e lo indicò come vicario generale della diocesi di Tivoli.
A differenza del fratello, che fu soprattutto un esperto di diritto, Antonio fu principalmente un uomo di governo pastorale e di rapporti umani. Il 25 maggio 1914 fu nominato vescovo di Trivento (Molise) e il 21 giugno ricevette la consacrazione episcopale nella sua Brisighella dalle mani del cardinale Giacomo della Chiesa. Fu il primo vescovo consacrato dal futuro Benedetto XV. Parteciparono alla cerimonia anche monsignor Gabriele Vettori e il fratello Michele, elevato alla porpora cardinalizia nel concistoro del 25 maggio.
La diocesi di Trivento era profondamente diversa dall'ambiente romagnolo nel quale era cresciuto. I primi anni furono difficili: si trovò improvvisamente in un ambiente diverso da quello d'origine e dovette governare una diocesi privata di numerosi sacerdoti giovani, richiamati alle armi. Peraltro ebbe modo di mostrare le sue capacità di mettere ordine, governare e disciplinare. Lo dimostrano, in particolare, le visite pastorali (ne effettuò due), la cura della vita religiosa, i corsi di predicazione e il radicale restauro della Cattedrale dei Santi Nazario, Celso e Vittore, rinnovando e consacrandone gli altari. La comunità di Trivento gli conferì la cittadinanza onoraria.
A Trivento rimase sette anni. Il 13 giugno 1921 la Santa Sede fu nominato arcivescovo titolare di Attalea e coadiutore di Ravenna con diritto di successione; il 18 dicembre divenne arcivescovo metropolita di Ravenna e vescovo di Cervia. Rimase in carica per quasi venticinque anni, fino alla morte. Il suo episcopato attraversò praticamente tutta la fase più tormentata della storia italiana del Novecento: la dittatura fascista (durante il suo episcopato, nel 1923 fu assassinato don Giovanni Minzoni), i Patti Lateranensi, la Seconda guerra mondiale e la nascita della Repubblica.
A Ravenna diede slancio ad un'intensa attività pastorale: visitò la diocesi tre volte, inoltre vanno ricordate le scuole femminili di lavoro, le opere per l'infanzia e l'assistenza ai poveri. L'assistenza all'infanzia fu una delle maggiori preoccupazioni del presule, che fece sorgere nuovi asili parrocchiali in varie località della diocesi. Inoltre favorì l'apertura, a Ravenna città, dell'oratorio festivo dell'Istituto Salesiano e dell'Istituto del Buon Pastore. Durante il suo episcopato nacquero nuove parrocchie: Madonna del Torrione e Madonna dell'Albero nella diocesi di Ravenna e Sant'Andrea nella diocesi di Cervia. Molte chiese furono rifatte, come quelle di Serravalle, Savio, Filo, Carpinello e Cortina; molte altre furono restaurate: su tutte la cattedrale di Cervia, che fece decorare a chiaroscuro. L'opera di restauro più cospicua rimase quella relativa al Seminario diocesano: i locali disadorni furono notevolmente ammodernati; gli ambienti furono razionalmente sistemati e il corso di studi riformato. L'arcivescovo concorse personalmente alle spese, che ammontarono alla fine dei lavori a 700 000 lire.
La sua intensa opera pastorale ottenne nel 1926 un riconoscimento formale da parte della Santa Sede, che gli conferì i titoli di assistente al Soglio Pontificio e di conte di Roma. Nel 1930 organizzò il congresso eucaristico regionale, il primo dopo la firma dei Patti Lateranensi.
Il suo episcopato fu caratterizzato anche da un'intensa organizzazione dell'Azione Cattolica. La presenza dell'arcivescovo alle adunate dell'associazione venne descritta nella stampa dell'epoca come abituale, con interventi destinati a incoraggiare e orientare i fedeli. Scelse il giovane Benigno Zaccagnini presidente della Gioventù di Azione Cattolica e poi presidente diocesano dell'AC ravennate. Inoltre intervenne personalmente per aiutare il padre di Zaccagnini, che aveva perso il lavoro a causa della sua fede antifascista, procurandogli un nuovo impiego. Zaccagnini sarebbe diventato una delle personalità più importanti della Democrazia Cristiana e della Repubblica.
Il suo episcopato si concluse nel periodo più drammatico. Ravenna e il territorio circostante subirono pesantemente la Seconda guerra mondiale. La Basilica di Sant'Apollinare in Classe, per esempio, fu sottoposta a cannoneggiamenti nel 1942 e 1944 e rischiò di essere minata durante la ritirata tedesca.
Uno degli ultimi atti del suo episcopato risale all'immediato dopoguerra. Nel settembre 1945 sottoscrisse, insieme agli altri vescovi ed arcivescovi della regione ecclesiastica Flaminia, un documento comune intitolato Orientamenti necessari. Al centro del documento era la carità, che venne indicata come priorità assoluta: soccorso agli indigenti, distribuzione di viveri e indumenti, ospitalità ai senza tetto, assistenza agli orfani e alle vedove.
Morì il 16 novembre 1946. È sepolto nel cimitero di Brisighella.
La genealogia episcopale è:
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 8640159035181201380000 · SBN RAVV082529 |
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