
L'arditismo fu un movimento politico e culturale, nato in seguito alla vittoria dell'Italia nella prima guerra mondiale, dai combattenti che avevano servito nei reparti di assalto degli Arditi. Durante il conflitto, si consolidò all'interno degli Arditi un forte cameratismo elitario, caratterizzato dall'abitudine a un uso disinvolto della violenza e del disprezzo delle regole. Con la fine delle ostilità e il ritorno alla normalità civile, gli Arditi smobilitati indirizzarono la loro violenza contro coloro che durante la guerra erano stati neutralisti, ma anche contro le istituzioni e la grande borghesia, identificandoli come i principali avversari della patria per cui avevano combattuto.

Il corpo speciale degli Arditi venne ufficialmente costituito il 29 luglio 1917, nel pieno della prima guerra mondiale, allo scopo di soddisfare le esigenze tattiche del campo di battaglia. Per il reclutamento delle truppe d'assalto ardite, la propaganda governativa invitò ogni corpo d'armata a raccogliere in un battaglione autonomo i soldati che si erano distinti nelle azioni di guerra per una straordinaria rapidità d'azione, determinazione, capacità di improvvisazione, coraggio e disprezzo del pericolo, anche se oltre ai volontari confluirono negli Arditi anche i soldati indesiderati ai comandi militari. A causa dell'elevatissimo rischio delle azioni militari degli Arditi, il loro equipaggiamento venne adeguato alle esigenze, rispetto alla normale fanteria avevano infatti un vestiario meno ingombrante e un armamento costituito dal pugnale e da alcune bombe a mano come il petardo Thévenot. Rispetto alla fanteria in trincea gli Arditi beneficiavano anche di un migliore trattamento, e la loro provenienza sociale era diversificata: dai piccolo-borghesi agli studenti nazionalisti, e tra gli ufficiali prevalevano posizioni politiche futuriste e dell'interventismo di sinistra. Queste condizioni svilupparono un sentimento elitario all'interno dei reparti Arditi, che divennero quindi poco controllabili dalle forze dell'ordine e disprezzati dalla fanteria di trincea. Queste truppe ricevevano un addestramento molto duro, e il loro impiego era in prima linea, allo scopo di occupare le trincee nemiche mentre venivano ancora bombardate dall'artiglieria italiana. Queste condizioni resero quindi gli Arditi un corpo estremamente temerario e violento, incurante dei regolamenti ufficiali, ma che che al suo interno stabiliva regole molto severe in un clima di forte cameratismo che non disdegnava le punizioni corporali.
Con la firma dell'armistizio del 4 novembre 1918, e la vittoria dell'Italia, il governo dispose la smobilitazione dell'esercito. Gli oltre 3500000 soldati fuori confine, di cui circa 20000 Arditi, una volta tornati in patria si riunirono in associazioni con lo scopo di rinnovare il panorama politico e culturale nazionale dando vita al fenomeno del combattentismo. Mentre gran parte dei combattenti di trincea trovò rappresentanza nell'Associazione Nazionale Combattenti (ANC), che manteneva posizioni vicine all'interventismo democratico, la frangia più violenta e radicale scelse di unirsi alle specifiche associazioni degli arditi dando così vita al fenomeno dell'arditismo. L'arditismo ebbe così l'effetto di trasformare la protesta in mobilitazione militarizzata, introducendo nello scontro politico l'intervento delle squadre armate, intenzionate a ricercare attivamente lo scontro fisico. Già nel settembre 1918 dalle colonne di Roma futurista, giornale del Partito Politico Futurista dell'interventista rivoluzionario Filippo Tommaso Marinetti, alcuni arditi come Giuseppe Bottai e Mario Carli si adoperarono per organizzare l'arditismo in un movimento coeso. Nel gennaio 1919 Mario Carli fondò quindi l'Associazione fra gli Arditi d'Italia (AFAI), strettamente legata al Partito Politico Futurista e fortemente ostile al Partito Socialista Italiano a causa delle sue posizioni neutraliste, così come ai grandi borghesi arricchitisi durante la guerra, e alle istituzioni liberali e cattoliche. Nonostante gli Arditi d'Italia assunsero una dimensione nazionale, con sezioni sparse nelle città maggiori, gli iscritti si limitarono a qualche centinaio in tutta la penisola.

I reduci Arditi andarono quindi a costituire una nuova classe sociale. Questa fu presto individuata da Benito Mussolini, interventista rivoluzionario di ispirazione socialista, che il 10 novembre 1918 a Milano tenne un discorso inneggiando allo spirito rivoluzionario degli Arditi nel corso delle celebrazioni per la vittoria. L'evento preoccupò il Partito Socialista Italiano, da cui Mussolini era stato espulso nel 1914 per le sue posizioni interventiste, il quale a causa del suo neutralismo era considerato dagli Arditi come il nemico interno da sconfiggere. Il giorno seguente dalle colonne de Il Popolo d'Italia Mussolini dichiarò come nemico degli Arditi il deputato socialista Filippo Turati e pochi giorni dopo l'Avanti! riportò l'attacco a un impiegato della Camera del lavoro di Milano da parte di un gruppo di Arditi.
Le attività sovversive dei gruppi di Arditi e il loro rapporto con Mussolini, destrarono preoccupazione nei comandanti dell Regia guardia per la pubblica sicurezza che accusarono il prefetto di Milano di eccessiva inerzia di fronte alla violenza dilagante. A essere preoccupato della situazione fu anche il ministro della guerra e generale Enrico Caviglia, che nella primavera del 1919 espresse preoccupazione nei confronti del sentimento antiborghese e di ostilità nei confronti della forza pubblica.
Nella sua monumentale e fondamentale storia del Fascismo Renzo de Felice, nel volume "Mussolini il rivoluzionario", scrive, a proposito della influenza del movimento ardito negli avvenimenti dell'epoca:
"…..Sia pure con meno rumore Mussolini condusse però dalla metà di novembre in poi anche un'altra azione, più limitata, ma che alla lunga si sarebbe dimostrata per lui molto più fruttuosa. Quella, verso i trinceristi, i reduci e più in particolare verso i gruppi più organizzati e decisi dell'ex combattentismo. Nel complesso riuscì tra la fine del 1918 e i primi del 1919 a stabilire saldi legami con alcuni gruppi ed organizzazioni più organizzate quali gli arditi e i futuristi."
Tra arditi e futuristi c'era una commistione del tutto particolare. Parecchi futuristi si arruolarono, allo scoppio della guerra, nei reparti arditi. Tornati poi alla vita civile e impegnandosi in attività politiche si trovarono ad operare sia come futuristi che come arditi. La fondazione della Associazione fra gli Arditi d'Italia a Roma prima a Milano poi furono rispettivamente Mario Carli e Ferruccio Vecchi (arditi e nel contempo futuristi). De Felice scrive a proposito della Associazione fra gli Arditi d'Italia:
"Questa associazione raccolse gran parte degli arditi (pare circa diecimila) e divenne quasi l'alter ego del partito futurista".
Inoltre scrive:
"Verso gli arditi Mussolini aveva mostrato sempre viva simpatia. Il 10 novembre 1918 a confermare questa sua simpatia nel corso della grande manifestazione patriottica svoltasi quel giorno a Milano per la vittoria volle brindare con un gruppo di essi: "Arditi, Commilitoni! - disse loro in questa occasione- Io vi ho difeso quando il vigliacco filisteo vi diffamava. Sento qualche cosa di me in voi e forse voi vi riconoscete in me. Rappresentate la mirabile giovinezza guerriera dell'Italia. Il baleno dei vostri pugnali o lo scrosciare delle vostre bombe farà giustizia di tutti i miserabili che vorrebbero impedire il cammino della più grande Italia. Essa è vostra! Voi la difenderete! La difenderemo insieme!" Da quel giorno i suoi rapporti con gli arditi si fecero sempre più stretti…..pochi giorni dopo un gruppo di arditi si recava alla redazione del "Popoli d'Italia" e consegnava a Mussolini un gagliardetto simbolo dell'alleanza che si era stabilita tra loro."
E aggiunge:
"Tra i 19198– 19 gli arditi, insieme ai futuristi, ebbero una influenza notevole sull'evoluzione politica di Mussolini. Se non le impressero un orientamento particolare certo l'accelerarono notevolmente specie a mano a mano che si delineava il fallimento dell'operazione Costituente dell'interventismo e Mussolini rischiava di rimanere un isolato anche nell'ambito dell'interventismo e di essere scavalcato, a seconda dei problemi, sia a destra sia a sinistra. In questa situazione l'amicizia e l'appoggio degli arditi e dei futuristi acquistavano per lui sempre maggiore importanza. Gli fornivano una base, pur limitata che essa fosse rispetto alle sue speranze ed ambizioni, sulla quale appoggiarsi, cercando di farne uno strumento di penetrazione nel più vasto mondo degli ex combattenti."
Fu a causa di questo avvicinamento al movimento ardito che Mussolini nella riunione alla Scala l'11 gennaio del 1919 ruppe con l'interventismo democratico (ved. Bissolati).
La prima manifestazione volta a contrastare il monopolio della piazza con la violenza ai cosi detti "rossi" furono gli arditi squadristi con l'Assalto all'Avanti! del 15 aprile 1919. I partecipanti all'assalto erano guidati dagli arditi Marinetti e Ferruccio Vecchi il nerbo era costituito, oltre che dagli arditi, da nazionalisti e allievi ufficiali dell'esercito provenienti dal Politecnico capeggiati dal tenente Mario Chiesa. Alcuni storici videro in questo la prima azione squadrista secondo altri invece lo squadrismo iniziò dopo i fatti del Palazzo d'Accursio a Bologna nell'autunno del 1920 quando Mussolini abbandonato, dopo il fallimento alle elezioni del 1919, il programma politico dei Fasci di combattimento si convinse della necessità di adottare una nuova tattica politica rivolta a compromessi con la vecchia classe dirigente, con la monarchia e con la chiesa, con l'obbiettivo di attrarre a sé la nuova classe emergente dei ceti medi (Renzo De Felice "Intervista sul fascismo" saggi tascabili Laterza 1975). Queste squadre erano organizzate paramilitarmente, individuavano precisi obiettivi, stabilivano come e quando intervenire e agivano di conseguenza, non operavano in maniera spontanea ed improvvisata. L'assalto all'Avanti invece non era stato programmato, avvenne in modo violento spontaneo. Il movimento ardito ed i Fasci di Combattimento (fondati da sole 3 settimane) avevano a quel tempo un programma politico palesemente nazionalista reazionario, che si opponeva all'intenzione dei rivoluzionari Anarchici, Repubblicani, Socialisti, di sovvertire il regno d'Italia, stato monarchico reazionario, per scatenare la rivoluzione proletaria, i socialisti della corrente marxista massimalista sostenevano la Rivoluzione Bolscevica da cui nacque L'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche.
Intervistato sul "Il Giornale d'Italia" di cui era direttore Mussolini dichiarava: "Tutto quello che avvenne all'Avanti fu spontaneo, movimento di folla, movimento di combattenti e di popolo stufi del ricatto leninista. Si era fatta un'atmosfera irrespirabile…………….a furia di soffiare l'uragano si è scatenato. Il primo episodio della guerra civile ci è stato. Doveva esserci in questa città dalle fiere impetuosissime passioni. Noi dei fasci non abbiamo preparato l'attacco al giornale socialista, ma accettiamo tutta la responsabilità morale dell'episodio".Invece l'organo degli arditi "L'Ardito" evocava a se l'avvenimento e intitolava a tutta pagina "Dal balcone dell'Avanti sventola il vessillo nero!" (il gagliardetto nero era il vessillo degli arditi) ed una vignetta rappresentava un ardito che con una scopa in mano fa pulizia degli avversari politici dopo l'assalto squadrista alla sede dell'Avanti!
Un altro aspetto, meno importante ma significativo, del ruolo del movimento ardito fu quanto questi influì anche nei simboli e motti del fascismo. Alcuni esempi: Il colore nero ed il gagliardetto con il teschio ed il pugnale tra i denti erano simboli prettamente arditi, la canzone "Giovinezza" era la canzone degli arditi, seppure risaliva ad un canto studentesco dei primi del novecento ma fu dagli arditi ripreso e fatto proprio, il motto "me ne frego" era degli arditi, lo stesso dicasi del saluto "A Noi" (la formula era: "A chi sarà sempre riservata la gloria e la gioia di osare l'impossibile? A NOI!". Il fez nero fu proprio degli arditi poi adottato dal fascismo.

Numerosi ex arditi parteciparono attivamente all'impresa fiumana sotto la guida di Gabriele D'Annunzio.
Il Movimento Ardito aderì con entusiasmo all'impresa Fiumana di D'Annunzio e fu di questa una colonna portante. Il tenente colonnello Francesco Lorenzo Pullé inviato dal governo italiano a Fiume a quantificare le forze armate fiumane affermò che gli arditi erano presenti con 2065 uomini (secondi solo ai bersaglieri con 2474) tra cui personaggi importanti quali gli arditi Ettore Muti e Renato Ricci.
Nella relazione di Gino Coletti (segretario e promotore della Associazione Nazionale Arditi d'Italia (ANAI)) in occasione del congresso dell’Anai del 13 marzo 1921 (pubblicata nell’opuscolo “Due Anni di passione Ardita”) diceva, a proposito del comportamento dell’Associazione verso l’impresa di Fiume: “Sarà bene mi soffermi per dire quanto è stato fatto dall’Associazione Arditi per l’impresa di Fiume. Essa ha dato i migliori legionari dei quali molti sono caduti durante le cinque giornate. Per la sede di Milano sono passati e sono stati sussidiati (viaggi, diaria, viatici, eccetera) oltre duemila legionari per i quali è stata spesa la somma di L. 60.000. A Fiume l’Associazione ha dato tutto: danari, sangue, sacrifici immensi. Tutti noi a essa ci siamo offerti, affrontando e patendo l’insidia, l’odio, la galera e la persecuzione. Abbiamo eletto D’Annunzio nostro Capo Supremo e abbiamo atteso sempre i suoi ordini, pronti a ogni momento a marciare con lui. Sennonché..." dopo l'occupazione della città, venne instaurata la "Reggenza del Carnaro" e venne promulgata, come carta costituzionale del nuovo Stato, la Carta del Carnaro tra i cui principali ispiratori vi fu il sindacalista rivoluzionario Alceste de Ambris, anche lui con passato di Ardito.
Il 25 dicembre 1920 (il cosiddetto Natale di Sangue) le truppe regolari dell'Esercito italiano guidate dal generale Caviglia posero termine alla fugace esperienza della Repubblica del Carnaro dopo brevi scontri.
In seguito all'impresa fiumana gli arditi si riunirono nell'Associazione Nazionale Arditi d'Italia (ANAI), fondata dal capitano Mario Carli, poi tra i membri del cosiddetto "fascismo delle origini", lo stesso che scrisse assieme a Marinetti l'articolo Arditi non gendarmi. Molti degli arditi dell’ANAI aderirono al movimento fascista e presero parte alla marcia su Roma, e diversi di loro sarebbero diventati importanti capi fascisti, come Giuseppe Bottai e Italo Balbo, anche se l'adesione non fu unanime, come risulta dall'esperienza degli Arditi del Popolo (frangia secessionista romana dell'ANAI, schierata politicamente sulle posizioni del socialismo massimalista).
A fronte delle violenze fasciste, il 6 luglio 1921, presso l'Orto botanico di Roma, ebbe luogo un'importante manifestazione antifascista alla quale presero parte migliaia di lavoratori, vennero fondati gli Arditi del Popolo formazioni di difesa proletaria sostenute da Lenin sulla Pravda.
La sezione romana dell'associazione Arditi d'Italia dette così vita, in contrapposizione al forte ma non ancora consolidato movimento dello squadrismo fascista, agli Arditi del Popolo, gruppo paramilitare, cui non facevano parte solo arditi ma reduci dalla guerra con connotazioni antifasciste, che ebbe adesioni fra anarchici, comunisti, socialisti. I comunisti ne costituivano l'ala maggioritaria, ma erano presenti anche componenti repubblicane - come per esempio, Vincenzo Baldazzi che fu uno dei capi - e talvolta, come nella difesa di Parma, anche militanti del Partito Popolare - come il consigliere Corazza ucciso a Parma dai fascisti negli scontri.
Nacquero nell'estate del 1921 per opera di Argo Secondari, ex tenente delle "Fiamme nere" (arditi che provenivano dalla fanteria) di tendenza anarchica. La consistenza certa di queste formazioni paramilitari fu di 20 000 uomini iscritti, per un totale di circa 50 000 uomini con simpatizzanti e partecipanti alle azioni, tra i quali reduci di guerra, alcuni di loro su posizioni neutrali o antifasciste.
L'evento forse di maggior risonanza fu la difesa di Parma dallo squadrismo fascista nel 1922: circa 10 000 squadristi fascisti, prima al comando di Roberto Farinacci, poi di Italo Balbo, dovettero rinunciare a occupare la città dopo 5 giorni di scontri con un consistente gruppo di socialisti, anarchici e comunisti, comandati dai capi degli Arditi del Popolo (350 arditi del popolo presero parte allo scontro con i fascisti) Antonio Cieri e Guido Picelli. I morti tra i fascisti furono 39, tra coloro che resistettero cinque.
Il 23 ottobre 1922 Benito Mussolini dopo aver sciolto l'ANAI, considerata poco affidabile per il fascismo, fondò la Federazione Nazionale Arditi d'Italia (FNAI), nella quale confluirono molti Arditi. Nel 1937 Mussolini donò a Roma la Torre dei Conti presso Via dei Fori Imperiali (allora via dell'Impero) alla FNAI, che vi rimase fino al 1943. Nel 1938 il salone del tempio della Pace, sulle cui mura perimetrali si sorregge la torre, fu adibito a mausoleo del generale degli arditi e presidente della federazione Alessandro Parisi, morto quell'anno in un incidente stradale e presidente della federazione dal 1932. Le spoglie del generale sono tuttora conservate nella sala, in un sarcofago di epoca romana.
Il generale Capello, ispiratore e fondatore del corpo, fu tra i primi ad aderire ai Fasci italiani di combattimento; fu chiamato a presiederne il Congresso di Roma a novembre del 1921 e a ottobre del 1922 prese parte alla Marcia su Roma. Ma per la sua adesione alla massoneria dal 1925 fu emarginato dall'esercito, che lo considerava uno dei massimi responsabili del disastro di Caporetto, e dal fascismo, che poi lo incarcerò perché lo considerava connivente con l'attentato Zamboni a Mussolini. Come lui molti altri "padri" dell'Arditismo, che non erano confluiti nel fascismo, furono emarginati, a vantaggio di figure, magari meno importanti, ma di sicura fede fascista o aderenti al fascismo pre marcia[senza fonte].