| Arles comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | |
| Regione | |
| Dipartimento | |
| Arrondissement | Arles |
| Cantone | Arles |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Patrick de Carolis (Horizon) dal 28-3-2026 |
| Territorio | |
| Coordinate | 43°40′N 4°38′E |
| Altitudine | 10 m s.l.m. |
| Superficie | 758,93 km² |
| Abitanti | 51 811 (2023) |
| Densità | 68,27 ab./km² |
| Comuni confinanti | Tarascon, Fontvieille, Paradou, Saint-Martin-de-Crau, Fos-sur-Mer, Port-Saint-Louis-du-Rhône, Saintes-Maries-de-la-Mer, Saint-Gilles (Gard), Fourques (Gard), Beaucaire (Gard) |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 13200, 13104, 13123, 13129 e 13280 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice INSEE | 13004 |
| Targa | 13 |
| Nome abitanti | arlesiani |
| Motto | (LA) Civitas Arelatensis (IT) Città di Arles |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
Arles (/aʀl/; in provenzale Arle) è un comune francese di 51 811 abitanti, situato nel dipartimento delle Bocche del Rodano, nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra. È capoluogo dell'omonimo arrondissement e ufficio centralizzatore dell'omonimo cantone. È inoltre sede di una sottoprefettura delle Bocche del Rodano. L'unità urbana di Arles comprende anche il confinante comune di Fourques, appartenente al dipartimento del Gard.
Abitata già in età preromana, la città fu interessata dalla presenza greca e celtica; nel 46 a.C. Gaio Giulio Cesare vi fondò la colonia romana di Colonia Iulia Paterna Arelate Sextanorum. In età tardoantica Arles assunse un rilevante ruolo politico e religioso e tra il IV e il VI secolo fu uno dei principali centri della Gallia romana.
Il patrimonio monumentale della città comprende numerose testimonianze dell'età romana e medievale, tra cui l'anfiteatro, il teatro romano, i criptoportici del foro, le terme di Costantino, la necropoli degli Alyscamps e il complesso della cattedrale di Saint-Trophime. L'insieme dei «monumenti romani e romanici di Arles» è iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1981. Arles è inoltre insignita del riconoscimento francese di Ville d'art et d'histoire.
La città è legata anche a numerose opere artistiche e letterarie. L'Arlésienne di Alphonse Daudet fu adattata dallo stesso autore in un dramma, rappresentato per la prima volta nel 1872 con musiche di scena di Georges Bizet. Dalla medesima fonte letteraria derivò l'opera L'Arlesiana di Francesco Cilea, su libretto di Leopoldo Marenco, rappresentata per la prima volta nel 1897. Vincent van Gogh soggiornò ad Arles nel 1888, periodo durante il quale realizzò alcune delle sue opere più note, tra cui una serie dei Girasoli.
Arles sorge lungo il Rodano, in corrispondenza dell'estremità settentrionale del suo delta. Il nucleo urbano si sviluppa su entrambe le rive del fiume, mentre poco a valle il Rodano si divide nei due rami del Grand Rhône e del Petit Rhône, che delimitano la Grande Camargue.
Il territorio comunale si estende per 758,93 km², con altitudini comprese tra 0 e 57 metri sul livello del mare, risultando il comune più esteso della Francia metropolitana.
Per la sua notevole estensione, il comune comprende ambienti naturali e paesaggistici differenti. La parte meridionale appartiene alla Camargue, vasta zona umida formata dal delta del Rodano; a est si estende la pianura della Crau, mentre il settore settentrionale raggiunge le propaggini delle Alpilles. Una parte consistente del territorio comunale ricade nel Parco naturale regionale della Camargue, che comprende porzioni dei comuni di Arles e Port-Saint-Louis-du-Rhône e l'intero territorio di Saintes-Maries-de-la-Mer. Dal 2023 una porzione settentrionale del comune è compresa anche nel Parco naturale regionale delle Alpilles.
Il territorio presenta numerose aree naturali protette, tra cui la Riserva naturale nazionale dei Coussouls de Crau e la riserva naturale regionale della Tour du Valat. La posizione nel delta rende inoltre una parte considerevole del comune esposta al rischio di inondazioni del Rodano e del Petit Rhône; dopo gli eventi alluvionali del dicembre 2003 sono stati realizzati diversi interventi di consolidamento e adeguamento delle arginature.
Arles presenta un clima mediterraneo, caratterizzato da estati calde e relativamente secche e da inverni miti. Secondo le normali climatiche Météo-France riferite al periodo 1991-2020, presso la stazione meteorologica di Arles, posta a 1 m s.l.m., la temperatura media annua è di 15,2 °C. Il mese mediamente più freddo è gennaio, con 7,3 °C, mentre il più caldo è luglio, con 23,9 °C.
Le precipitazioni medie annue ammontano a 569,6 mm e presentano una marcata variabilità stagionale: luglio è il mese mediamente più secco, con 12,9 mm, mentre i maggiori quantitativi si registrano in settembre e ottobre, rispettivamente con 83,7 e 80,9 mm. Nel precedente periodo climatologico 1948-1999 era stata rilevata una temperatura media annua di circa 14,6 °C e una piovosità complessiva di circa 636 mm.
Il clima locale è fortemente influenzato dal mistral, vento settentrionale generalmente freddo e secco che percorre la bassa valle del Rodano. Secondo Météo-France, il settore compreso tra Orange, Avignone, Istres e Arles è fra quelli nei quali il mistral raggiunge le maggiori intensità. La stazione di Arles registra mediamente 104,6 giorni all'anno con raffiche pari o superiori a 16 m/s, equivalenti a circa 58 km/h.
Gli estremi termici registrati dalla stazione nel periodo disponibile sono di 42,8 °C, raggiunti il 28 giugno 2019, e −12 °C, rilevati il 5 febbraio 1963.
Il toponimo antico Arelate è attestato già in epoca preromana. Il Museo dipartimentale Arles Antique ne indica un'origine celtica, con il significato di «insediamento presso le paludi», in riferimento alle caratteristiche dell'area in cui sorse la città. La forma provenzale moderna è Arle, documentata anche nell'uso ufficiale locale.
Nel XIX secolo furono proposte anche altre interpretazioni etimologiche: una pubblicazione del 1857 riportava una derivazione dalle parole celtiche Ar Laith, interpretate come «luogo umido», oppure dal latino Ara Lata, collegato a un presunto tempio di Diana.

Il territorio di Arles presenta tracce di frequentazione umana risalenti alla preistoria. Durante l'età del ferro l'area era abitata da popolazioni celto-liguri e, in seguito alla fondazione di Massalia da parte dei Focesi intorno al 600 a.C., fu coinvolta nella rete degli scambi commerciali greci della bassa valle del Rodano. Intorno al 570 a.C. vi sorse un emporion, o emporio commerciale, collegato a Massalia e noto nelle fonti antiche con il nome di Theliné; l'archeologia ha documentato un insediamento organizzato secondo modelli urbanistici di influenza greca.
Nei secoli successivi si affermò il nome Arelate, di origine celtica. Gli scavi effettuati nel settore del cosiddetto Jardin d'hiver hanno documentato l'esistenza dell'abitato preromano, mentre le più recenti indagini archeologiche sulla riva destra del Rodano hanno evidenziato una precoce presenza culturale e materiale italica già prima della fondazione della colonia romana.2 In particolare, la cosiddetta casa della Harpiste, datata agli anni 70-50 a.C., presenta tecniche costruttive e decorazioni di evidente matrice italica.
Roma consolidò il proprio controllo sulla Provenza nel corso del II secolo a.C.; dopo la fondazione di Narbo Martius nel 118 a.C., Arelate venne progressivamente integrata nella provincia romana. Nel 104 a.C. Gaio Mario fece realizzare le Fossae Marianae, un canale destinato a facilitare la navigazione tra il Rodano e il golfo di Fos.65
Durante la guerra civile tra Cesare e Pompeo, Arles si schierò dalla parte di Cesare contro Massalia e fornì rapidamente dodici navi alla sua flotta. Dopo la sconfitta di Massalia, nel 46 o 45 a.C. Cesare elevò Arelate al rango di colonia romana, insediandovi veterani della VI legione; la colonia assunse il nome di Colonia Iulia Paterna Arelate Sextanorum. La città conobbe quindi un'importante fase di monumentalizzazione e di sviluppo del porto fluviale, favorita dalla posizione all'incrocio tra le rotte mediterranee e la navigazione sul Rodano.65 Il foro e il teatro risalgono all'età augustea, mentre l'anfiteatro fu edificato verso la fine del I secolo d.C.
Nel IV secolo Arles conobbe una nuova fase di particolare importanza politica e monumentale. Fu frequentata dalla corte di Costantino I e nel 314 ospitò il concilio di Arles. Durante l'età costantiniana la zecca cittadina assunse un ruolo imperiale; nelle fonti numismatiche la città compare anche con le denominazioni di Constantina e, successivamente, Constantia.
Tra la fine del IV e l'inizio del V secolo Arles divenne sede della prefettura del pretorio delle Gallie, precedentemente stabilita a Treviri. La data esatta del trasferimento è oggetto di discussione storiografica: è certo tuttavia che una costituzione dell'imperatore Onorio del 17 aprile 418 attesti ad Arles la presenza del prefetto e stabilisca nella città la riunione del concilium delle Sette Province.
Parallelamente crebbe il ruolo ecclesiastico della città. Nel 417 Papa Zosimo attribuì al vescovo Patroclo ampie prerogative sulle province ecclesiastiche della Gallia meridionale e lo pose in una posizione privilegiata nei rapporti tra l'episcopato gallico e Roma; tali prerogative furono tuttavia successivamente ridimensionate. L'UNESCO considera l'Arles dei secoli IV-VI una delle principali capitali politiche e religiose della tarda antichità in Gallia.
Alla fine del V secolo Arles passò sotto il controllo dei Visigoti. Dopo la sconfitta visigota di Vouillé del 507, la città fu assediata dai Franchi e dai Burgundi, ma venne liberata dagli Ostrogoti, che la governarono fino al 536, quando la Provenza fu ceduta ai Franchi. In questo periodo la città conservò un'importante funzione ecclesiastica, legata in particolare all'episcopato di Cesario di Arles.
Nel corso dell'alto Medioevo Arles mantenne una funzione regionale rilevante, pur risentendo dell'instabilità politica che interessò la Provenza. La città subì incursioni musulmane provenienti dal Mediterraneo; una devastazione di Arles da parte dei Saraceni è documentata nell'842.
Nel quadro della dissoluzione dell'Impero carolingio, la Provenza entrò a far parte di diverse formazioni politiche. Intorno al 933 Rodolfo II di Borgogna riunì i domini della Borgogna transgiurana con la Provenza e il Viennois, dando origine al regno borgognone che sarebbe stato successivamente noto anche come Regno di Arles. Alla morte di Rodolfo III di Borgogna nel 1032 il regno passò all'imperatore Corrado II il Salico, entrando nella sfera del Sacro Romano Impero, anche se il controllo imperiale sul territorio rimase spesso prevalentemente nominale.
Tra XI e XII secolo Arles conobbe una nuova fase di sviluppo urbano e monumentale. Nel corso del XII secolo si affermarono istituzioni comunali rette da consoli;20 mentre il potere cittadino era conteso fra l'arcivescovo, le grandi famiglie locali e i conti di Provenza. Nel 1178 l'imperatore Federico Barbarossa fu incoronato re di Arles nella cattedrale di Saint-Trophime, riaffermando simbolicamente i diritti imperiali sul regno.
Nel XIII secolo le lotte interne e il rafforzamento del potere comitale ridussero progressivamente l'autonomia comunale. Nel 1239 l'arcivescovo rinunciò a parte dei propri diritti temporali sulla città a favore del conte di Provenza,66 consolidando la progressiva integrazione di Arles nell'ordinamento provenzale.
Nel tardo Medioevo la città seguì le vicende della Contea di Provenza. Alla morte senza discendenti diretti di Carlo III di Provenza l'11 dicembre 1481, la Provenza passò per testamento a Luigi XI di Francia. Gli Stati di Provenza riconobbero il sovrano francese come conte nel gennaio 1482; l'unione definitiva del territorio alla Corona fu successivamente richiesta dagli stessi Stati e formalizzata sotto Carlo VIII tra il 1486 e il 1487, pur con il mantenimento di specifiche istituzioni e privilegi provenzali.
Il passaggio sotto la monarchia francese inserì Arles nel progressivo processo di accentramento amministrativo del regno. L'ordinanza di Villers-Cotterêts del 1539 impose l'impiego del francese negli atti giudiziari e amministrativi in sostituzione del latino; il provenzale continuò tuttavia a essere largamente utilizzato nella comunicazione quotidiana.
La prima metà del XVI secolo fu segnata dalle guerre combattute dalla monarchia francese e dalle tensioni che interessarono la Provenza. Nel 1525 le autorità arlesiane arruolarono un contingente di duecento uomini per contrastare bande armate di ex militari, note localmente come bandouliers, che operavano nel territorio.
Dalla metà del secolo la città conobbe una ripresa edilizia, caratterizzata dalla diffusione del linguaggio architettonico rinascimentale. A questo periodo risalgono, tra gli altri, la Tour de l'Horloge, edificata nel 1555, e le torri della Porte de la Cavalerie, ricostruite nel 1588, oltre a numerosi hôtels particuliers delle famiglie aristocratiche locali.6
Durante le guerre di religione Arles rimase prevalentemente schierata con il partito cattolico. L'arcivescovo Prosper de Sainte-Croix sostenne le autorità cittadine nell'opposizione alla diffusione della Riforma; la città accolse inoltre cattolici provenienti da centri vicini interessati dagli scontri confessionali. Alla conflittualità politica si aggiunsero periodiche epidemie, tra cui quella di peste del 1579-1581.
Nel XVII secolo proseguì il rinnovamento architettonico della città. Alle tendenze manieriste della prima parte del secolo seguirono forme progressivamente più classiciste e barocche.8-9 La trasformazione più significativa interessò l'attuale place de la République: tra il 1673 e il 1675 venne costruito il nuovo Hôtel de Ville, integrando la preesistente torre dell'orologio; al centro della piazza fu inoltre collocato l'obelisco romano, proveniente dall'antico circo.
L'inizio del XVIII secolo fu segnato da gravi crisi demografiche ed economiche. Il rigido inverno del 1709 provocò pesanti danni alle coltivazioni; a esso seguirono siccità e invasioni di insetti. Nel 1721 Arles fu investita dall'ultima grande epidemia di peste della sua storia: secondo le ricostruzioni più recenti morirono circa 7 000-7 500 persone, pari a circa un terzo della popolazione cittadina. La crisi ebbe conseguenze demografiche durature e il livello di popolazione precedente all'epidemia fu recuperato soltanto nel XIX secolo.
La fase rivoluzionaria iniziò ad Arles già nel 1789, in un contesto di tensioni sociali legate anche all'aumento del costo dei generi alimentari. Nel 1790 Pierre-Antoine Antonelle, aristocratico aderente alle idee rivoluzionarie, fu eletto primo sindaco della città. Gli anni successivi furono segnati dallo scontro tra gruppi rivoluzionari e controrivoluzionari e dalla trasformazione delle istituzioni civili ed ecclesiastiche dell'Ancien Régime.
Il Concordato del 1801 soppresse l'Arcidiocesi di Arles, incorporandone il territorio nell'Arcidiocesi di Aix. Il concordato del 1817 ne prevedeva il ripristino, ma l'accordo non fu ratificato dal potere civile e il nuovo arcivescovo designato non prese mai possesso della sede; nel 1822 il titolo di Arles fu definitivamente unito a quello dell'arcivescovo di Aix.
Nel XIX secolo lo sviluppo della ferrovia modificò profondamente l'economia e l'assetto urbano di Arles, fino ad allora fortemente legati alla navigazione sul Rodano. Dopo la concessione della linea Avignone-Marsiglia, nel 1843 fu deciso di localizzare ad Arles i principali impianti per la manutenzione del materiale ferroviario: i lavori iniziarono nel 1845 e gli ateliers entrarono in servizio nel 1848, diventando successivamente uno dei maggiori poli industriali della città. Nel corso del secolo furono inoltre realizzati nuovi argini, ponti, strade ed edifici pubblici, mentre l'espansione urbana iniziò a oltrepassare più stabilmente il nucleo storico.
La prima metà del XX secolo fu segnata dalle due guerre mondiali. Durante la seconda guerra mondiale la posizione ferroviaria e fluviale della città ne fece un obiettivo dei bombardamenti alleati. Tra giugno e agosto 1944 Arles fu colpita ripetutamente e numerosi edifici, infrastrutture e abitazioni furono distrutti o danneggiati; particolarmente colpiti furono i quartieri di Trinquetaille e della Cavalerie e i collegamenti sul Rodano.
Tra il 22 e il 24 agosto 1944 i combattenti della Resistenza locale affrontarono le forze tedesche in ritirata; il 24 agosto le prime truppe statunitensi entrarono nella città ormai liberata.
La ricostruzione postbellica fu avviata nella seconda metà degli anni quaranta. L'architetto Pierre Vago fu nominato responsabile della ricostruzione di Arles e coordinò in particolare il rifacimento di Trinquetaille, attuato fra il 1948 e il 1955; nel quartiere furono costruiti nuovi complessi residenziali e la nuova chiesa di Saint-Pierre, in sostituzione dell'edificio distrutto durante i bombardamenti.
Nel corso dell'età contemporanea l'estensione del territorio comunale si ridusse con la costituzione di nuovi comuni. Fontvieille divenne comune autonomo durante la Rivoluzione francese, nel 1790; Port-Saint-Louis-du-Rhône fu istituito con legge del 28 marzo 1904 mediante distacco di territori appartenenti prevalentemente ad Arles e, in misura minore, a Fos-sur-Mer; infine Saint-Martin-de-Crau fu separata da Arles e costituita in comune autonomo con la legge del 7 marzo 1925.
Il principale simbolo civico di Arles è il leone, la cui presenza nell'iconografia cittadina risale almeno al sigillo dei consoli del XII secolo. Dopo la soppressione delle armi civiche durante la Rivoluzione francese, lo stemma fu ripristinato sotto Napoleone I: con lettere patenti dell'11 febbraio 1813 alla città fu concesso uno scudo d'azzurro con un leone d'oro seduto, tenente con la zampa destra il labaro di Costantino I recante l'iscrizione CIVITAS ARELATENSIS, accompagnato dal franco cantone riservato alle città di seconda classe dell'Impero. Con la Restaurazione, lettere patenti del 17 agosto 1816 concessero invece uno stemma d'azzurro con un leone leopardito d'oro, la zampa destra alzata e un giglio, accompagnato dalla divisa latina AB IRA LEONIS. Il leone è rimasto il principale emblema della città: nel 2005 il consiglio comunale adottò una nuova identità visiva che ne recuperava l'orientamento presente sul medievale sigillo dei consoli e reintroduceva la divisa AB IRA LEONIS, interpretata dalla municipalità come «dalla collera del leone»; i colori scelti furono il blu notte e l'oro.
| Monumenti romani e romanici di Arles | |
|---|---|
| Tipo | archeologico |
| Criterio | C (ii) (iv) |
| Pericolo | Non specificato |
| Riconosciuto dal | 1981 |
| Scheda UNESCO | (EN) Arles, Roman and Romanesque Monuments (FR) Scheda |
Nel 1981 l'UNESCO ha iscritto nella lista dei patrimoni dell'umanità il complesso denominato «Monumenti romani e romanici di Arles», riconosciuto secondo i criteri II e IV per l'importanza dell'architettura romanica di Saint-Trophime e per la continuità tra la città antica e quella medievale. Il bene comprende il centro storico e i principali monumenti antichi e medievali; nel 2025 l'UNESCO ne ha approvato una modifica minore dei confini.
L'antica cattedrale di Saint-Trophime, precedentemente dedicata a santo Stefano, occupa il lato orientale di place de la République. L'edificio attuale fu costruito principalmente nel XII secolo, quando vi furono trasferite nel 1152 le reliquie di san Trofimo. La facciata conserva un ampio portale scolpito dedicato al tema del Giudizio universale, tra le più significative testimonianze dell'architettura romanica provenzale. Nel XV secolo il precedente coro romanico fu sostituito da un coro gotico con deambulatorio e cappelle radiali.
A sud della chiesa si sviluppa il chiostro di Saint-Trophime, costruito tra il XII e il XIV secolo. Le gallerie settentrionale e orientale sono romaniche, mentre quelle meridionale e occidentale, completate intorno al 1370-1380, sono gotiche. Il complesso di Saint-Trophime costituisce uno degli elementi fondamentali del sito UNESCO.
Il monastero femminile di Saint-Césaire, originariamente intitolato a san Giovanni, fu fondato nel 512 dal vescovo Cesario di Arles sulla collina dell'Hauture. Fu uno dei più importanti monasteri femminili della città e rimase attivo per circa dodici secoli. La maggior parte degli edifici conventuali fu distrutta dopo la Rivoluzione francese, ma sopravvivono alcuni resti, tra cui parti delle chiese di Saint-Blaise e Saint-Jean-de-Moustiers.
La chiesa di Saint-Jean-de-Moustiers, situata sull'Hauture presso l'abbazia di Saint-Césaire, risale al XII secolo ed è un esempio di romanico provenzale. Dell'edificio sopravvive soprattutto l'abside, coperta da una volta a catino e decorata esternamente con elementi architettonici di derivazione antica.
I Domenicani, presenti ad Arles dal XIII secolo, si stabilirono nel quartiere del Méjan dopo la distruzione del loro precedente convento extramurario nel 1361. La grande chiesa gotica di Notre-Dame-de-Confort, oggi comunemente nota come chiesa dei Domenicani o dei Frères-Prêcheurs, fu costruita a partire dal 1448 e completata nella seconda metà del XV secolo; costituisce il maggiore edificio gotico della città. Dopo la Rivoluzione fu venduta come bene nazionale e suddivisa fra diversi proprietari; recuperata progressivamente dagli enti pubblici, è stata interessata da estesi interventi conservativi a partire dal XX secolo.
I Carmelitani si insediarono ad Arles nel XIII secolo. Del convento dei Grands-Carmes, edificato nelle forme conservate principalmente intorno alla metà del XV secolo, rimangono resti inglobati nel tessuto urbano; particolare rilievo riveste la cappella Desalberts, realizzata nella seconda metà del XVI secolo e considerata una delle principali testimonianze dell'architettura religiosa rinascimentale della città.

La commanderie Sainte-Luce è un complesso di origine medievale appartenuto inizialmente ai Templari e passato, dopo la soppressione dell'ordine, agli Ospitalieri di San Giovanni di Gerusalemme. I quattro corpi di fabbrica che circondano il cortile appartengono a diverse fasi costruttive: il più antico risale probabilmente al XIII secolo, due al XV e un quarto fu rimaneggiato nel XVI secolo.
L'antico Gran Priorato dell'Ordine di Malta, oggi sede del Musée Réattu, si sviluppò a partire da due commende medievali e presenta corpi di fabbrica databili principalmente tra il XV e il XVII secolo. Nel 1562 divenne sede del gran priore della lingua di Provenza dell'ordine. Dopo la Rivoluzione l'insieme fu acquistato progressivamente dal pittore Jacques Réattu e nel 1868 divenne sede del museo municipale di belle arti.
A nord-est dell'abitato sorge l'Abbazia di Montmajour, monastero benedettino le cui origini risalgono al X secolo. Il complesso comprende l'eremo semitrogloditico di Saint-Pierre dell'XI secolo, l'abbatiale Notre-Dame e il chiostro romanico dei secoli XII-XIII, la cappella Sainte-Croix della fine del XII secolo, una necropoli rupestre e la torre fortificata Pons de l'Orme, iniziata nel 1369. Nel XVII secolo l'insediamento fu affidato alla congregazione di Saint-Maur, che fece edificare un nuovo monastero, oggi in rovina.
L'abbazia, pur strettamente legata alla storia e al paesaggio di Arles, non appartiene al perimetro del sito UNESCO «Arles, monuments romains et romans».
L'Hôtel de Ville fu costruito tra il 1673 e il 1676 su progetto dell'architetto arlesiano Jacques Peytret, con l'intervento di Jules Hardouin-Mansart nella soluzione della grande volta del vestibolo. L'edificio, espressione dell'architettura classicista del XVII secolo, inglobò la precedente torre dell'orologio e continua a ospitare parte dell'amministrazione municipale.

L'attuale Espace Van Gogh corrisponde all'antico Hôtel-Dieu, costruito progressivamente tra la fine del XVI e il XVII secolo per riunire le numerose istituzioni assistenziali allora presenti ad Arles. Tre ali furono sopraelevate nel 1835 in seguito a un'epidemia di colera. Vincent van Gogh vi fu ricoverato nel 1888 e nel 1889 e rappresentò l'ospedale in alcune delle proprie opere. Dopo la cessazione delle attività ospedaliere, trasferite al nuovo centro Joseph-Imbert, il complesso fu restaurato e trasformato in spazio culturale.
Il centro ospedaliero Joseph-Imbert, costruito sulla collina di Fourchon e inaugurato nel 1974, fu progettato da un'équipe guidata dall'architetto Paul Nelson. L'edificio costituisce un esempio dell'architettura ospedaliera moderna elaborata da Nelson secondo criteri di separazione funzionale dei percorsi, modularità strutturale e controllo dell'illuminazione e dell'irraggiamento solare. Nel 1996 parte del complesso è stata iscritta nell'inventario supplementare dei monumenti storici.
La prima cinta muraria della colonia romana fu costruita alla fine del I secolo a.C.; il suo tracciato originario è conosciuto solo parzialmente. I resti meglio conservati si trovano nel settore orientale, tra la porta d'Augusto e la tour des Mourgues. Nel corso dell'antichità e del Medioevo le fortificazioni furono ripetutamente modificate, ridotte o ampliate in relazione all'evoluzione del tessuto urbano.
La porta della Cavalerie costituiva uno degli accessi settentrionali alla città medievale. Ricostruita nel XVI secolo e completata nel 1588, fu ulteriormente fortificata nel XVIII secolo; la porta propriamente detta venne demolita nel 1877 e del complesso rimangono le due torri circolari.
Il foro romano costituiva il centro monumentale della colonia di Arelate. Della piazza antica rimangono alcuni elementi architettonici e soprattutto i criptoportici, costruiti alla fine del I secolo a.C. per sostenere e regolarizzare l'esplanade del foro su un terreno in pendenza. Il sistema è costituito principalmente da tre gallerie sotterranee disposte a U; il riempimento del settore settentrionale ha inoltre favorito la conservazione di livelli archeologici della città preromana.
Il teatro romano fu costruito alla fine del I secolo a.C., durante la prima fase di monumentalizzazione della colonia augustea, sulla collina dell'Hauture. Con un diametro di circa 102 metri, poteva accogliere circa 10 000 spettatori. La decorazione della scena comprendeva colonne e numerose sculture, tra cui la cosiddetta Venere di Arles, oggi conservata al Museo del Louvre, e una testa colossale di Augusto conservata nel Musée départemental Arles antique.
Nel Medioevo il monumento venne in parte fortificato e progressivamente occupato da altri edifici; la sua funzione originaria fu riconosciuta nuovamente nel XVII secolo. Le campagne sistematiche di scavo e liberazione dell'area iniziarono nel 1822-1823 e proseguirono per gran parte del XIX secolo.

L'anfiteatro, comunemente denominato les Arènes, fu costruito alla fine del I secolo d.C. e costituisce uno dei principali monumenti della città romana. Misura circa 136 × 107 metri e nella configurazione originaria poteva accogliere circa 21 000 spettatori, distribuiti su una cavea servita da un articolato sistema di gallerie, scale e accessi.
Durante il Medioevo fu trasformato in una cittadella fortificata, dotata di torri e occupata da abitazioni. A partire dal XIX secolo gli edifici sorti al suo interno furono progressivamente rimossi e il monumento venne sottoposto a campagne di restauro. È tuttora utilizzato per manifestazioni e spettacoli, comprese le tradizionali corse taurine.

Il circo romano fu costruito nel 149 d.C. all'esterno delle mura, sulla riva del Rodano. L'edificio, lungo circa 450 metri e largo 101, poteva contenere approssimativamente 20 000 spettatori ed era destinato soprattutto alle corse dei carri. La natura instabile del terreno rese necessario fondarne le strutture su migliaia di pali lignei.
Nel IV secolo la spina fu rinnovata e arricchita dall'obelisco successivamente trasferito in place de la République. Il monumento fu progressivamente abbandonato e spogliato dei materiali da costruzione; oggi ne sopravvivono principalmente alcune strutture della cavea presso il Musée départemental Arles antique.

Le terme di Costantino furono costruite all'inizio del IV secolo sulle rive del Rodano, probabilmente nell'ambito di un più vasto complesso monumentale della parte settentrionale della città. Il nome tradizionale deriva dal ruolo assunto da Arles in epoca costantiniana, sebbene l'attribuzione diretta dell'edificio a Costantino I non sia documentata.
Una parte considerevole dell'impianto è inglobata negli edifici circostanti; il settore visibile conserva ambienti riscaldati, absidi e strutture dell'ipocausto.
I resti del primo complesso episcopale arlesiano furono individuati nel 2003 sulla collina dell'Hauture. Gli scavi hanno messo in luce parte di una grande basilica datata all'inizio del VI secolo, con un'abside poligonale all'esterno e semicircolare all'interno, associata a un deambulatorio con pavimentazione musiva. Il complesso fu successivamente integrato nell'area monastica di Saint-Césaire.

Gli Alyscamps costituiscono una vasta necropoli sviluppatasi fuori dalle mura della città romana lungo la via Aurelia. In età paleocristiana il sito acquistò particolare importanza attorno alla sepoltura del martire Genesio di Arles e divenne nel Medioevo uno dei più noti luoghi funerari e di pellegrinaggio della Provenza.
All'interno della necropoli sorge la chiesa romanica di Saint-Honorat, attestata dall'XI secolo e ricostruita nel XII dai monaci dell'abbazia di San Vittore di Marsiglia. La chiesa rimase incompiuta e conserva una caratteristica lanterna dei morti. Il sito è ricordato da Dante Alighieri nell'IX canto dell'Inferno e fu raffigurato nel 1888 da Vincent van Gogh e Paul Gauguin.
Gli scavi condotti a partire dal 1976 nell'area dell'Esplanade des Lices hanno documentato un'espansione della città romana a sud delle mura augustee. Sono stati rinvenuti un tratto stradale, resti delle fortificazioni, ambienti termali e ville del II secolo decorate con mosaici, tra cui quello raffigurante Leda. I resti sono stati successivamente ricoperti per garantirne la conservazione.

Place de la République costituisce il centro monumentale della città storica ed è delimitata dalla chiesa di Saint-Trophime, dall'Hôtel de Ville e dall'ex chiesa di Sainte-Anne. L'assetto attuale della piazza deriva in larga parte dagli interventi urbanistici del XVII secolo collegati alla costruzione del nuovo municipio.
Al centro sorge l'obelisco romano, originariamente collocato sulla spina del circo nel IV secolo. Dopo il crollo e la frammentazione avvenuti nella tarda antichità, fu riscoperto nel 1389 e trasferito davanti al nuovo Hôtel de Ville nel 1676. Nel XIX secolo vennero aggiunti il bacino e le fontane alla base.
Il cimitero urbano fu istituito nel 1786 sulla collina dei Mouleyrès, in seguito alle disposizioni che favorivano il trasferimento delle sepolture al di fuori delle chiese e dei centri abitati. Conserva monumenti funerari di diverse epoche, tra cui numerose tombe del Secondo Impero, e iscrizioni in lingua d'oc.
La popolazione di Arles conobbe una crescita particolarmente marcata nel secondo dopoguerra, passando dai 37 443 abitanti del 1954 ai 50 059 del 1975. Dopo aver superato i 52 000 abitanti alla fine del XX secolo, l'andamento demografico si è mantenuto relativamente stabile, con oscillazioni moderate. Secondo l'INSEE, la popolazione comunale è passata da 52 548 abitanti nel 2017 a 51 811 nel 2023.
La struttura per età mostra un progressivo invecchiamento della popolazione: nel 2023 il 23,7% degli abitanti aveva almeno 65 anni, mentre i residenti con meno di 15 anni rappresentavano il 16,5% del totale.
| Anno | 1800 | 1821 | 1831 | 1841 | 1851 | 1861 | 1872 | 1881 | 1891 | 1901 | 1911 |
|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|---|
| Abitanti | 18 470 | 20 150 | 20 236 | 20 460 | 23 208 | 25 543 | 24 695 | 23 480 | 24 288 | 29 314 | 31 010 |
| Anno | 1921 | 1931 | 1946 | 1954 | 1962 | 1968 | 1975 | 1982 | 1990 | 1999 | 2007 |
| Abitanti | 31 014 | 32 485 | 35 017 | 37 443 | 41 932 | 45 774 | 50 059 | 50 500 | 52 058 | 50 513 | 52 197 |
| Anno | 2012 | 2017 | 2023 | ||||||||
| Abitanti | 52 439 | 52 548 | 51 811 | ||||||||
Fonti: per i dati storici, Des villages de Cassini aux communes d'aujourd'hui, banca dati di demografia storica dell'EHESS; dal 1968, INSEE.
Le statistiche demografiche francesi distinguono la popolazione in base alla nazionalità e alla condizione di immigrato, senza operare una classificazione etnica della popolazione. Nel censimento del 2017 i residenti di nazionalità straniera rappresentavano l'8,3% della popolazione comunale.
A scala territoriale più ampia, l'immigrazione riveste un ruolo significativo anche nel mercato del lavoro del bacino arlesiano: nel 2020 gli immigrati rappresentavano l'11% degli occupati della zona d'impiego di Arles, con una presenza particolarmente rilevante nel settore agricolo.
Accanto al francese, nel territorio arlesiano è storicamente radicato il provenzale, varietà dell'occitano strettamente connessa alla cultura locale e alle tradizioni della Camargue. La lingua è documentata anche nel patrimonio archivistico della città e gli Archivi comunali organizzano attività dedicate alla lettura e allo studio di documenti redatti in antico provenzale.
Nel maggio 2024 Arles ha sottoscritto con il Felibrige la carta «Ciéuta mistralenco», riconoscimento attribuito ai comuni impegnati nella promozione della lingua e della cultura provenzali. Tra le iniziative richiamate dalla municipalità figurano l'insegnamento del provenzale nelle scuole e le manifestazioni dedicate alla cultura tradizionale. L'insegnamento della lingua è attestato, tra l'altro, nelle scuole di Raphèle, dove attività di introduzione al provenzale sono documentate almeno dagli anni 2000.
Il cattolicesimo ha rivestito un ruolo centrale nella storia della città, che fu per secoli sede dell'Arcidiocesi di Arles. Dopo la soppressione dell'arcidiocesi nel XIX secolo, Arles è entrata a far parte dell'Arcidiocesi di Aix-en-Provence e Arles, il cui titolo conserva il riferimento all'antica sede arlesiana. La parrocchia cattolica di Arles comprende il centro cittadino e diverse località del vasto territorio comunale, tra cui Albaron, Gageron, Saliers e Le Sambuc.
Nel territorio comunale sono presenti anche altre confessioni cristiane e comunità religiose. La documentazione municipale registra, oltre ai luoghi di culto cattolici, una comunità protestante riformata, una comunità evangelica pentecostale, una chiesa ortodossa a Salin-de-Giraud e una moschea.
La cultura tradizionale arlesiana è fortemente legata alla Provenza e alla Camargue, in particolare all'allevamento dei cavalli e dei tori, alla figura dei gardian, al costume tradizionale femminile e alla lingua provenzale.
Una delle principali ricorrenze è la Fête des Gardians, celebrata il 1º maggio e legata alla Confrérie des Gardians. La manifestazione comprende il corteo dei cavalieri per le vie del centro storico, l'omaggio a Frédéric Mistral, la benedizione dei cavalli presso la chiesa di Notre-Dame-de-la-Major e i tradizionali giochi equestri nell'anfiteatro romano.
Particolarmente caratteristico è anche il costume di Arles, valorizzato dalla Fête du Costume. La manifestazione riunisce nel centro storico donne e ragazze vestite secondo le diverse fogge tradizionali arlesiane ed è strettamente collegata alla figura della Reine d'Arles, istituita nel XX secolo come rappresentante della cultura e delle tradizioni provenzali della città. La regina viene scelta attraverso prove relative alla storia, alla letteratura, all'architettura, alle tradizioni e alla conoscenza della lingua provenzale e rimane in carica per tre anni.
Alla tradizione taurina sono inoltre legate la corsa camarghese, gli abrivado e i bandido, pratiche che accompagnano numerose celebrazioni cittadine e le due principali ferias annuali, quella di Pasqua e quella del riso.
Arles è sede della sottoprefettura dell'omonimo arrondissement, che costituisce uno dei distretti amministrativi del dipartimento delle Bocche del Rodano. La sottoprefettura ha sede stabilmente in città dal 1816, quando il capoluogo amministrativo dell'arrondissement fu trasferito da Tarascona.
Nel territorio comunale, presso il Mas du Pont de Rousty, ha sede il centro amministrativo del Parco naturale regionale della Camargue, ente pubblico incaricato della tutela, della gestione e della valorizzazione del territorio camarghese.
La principale struttura sanitaria pubblica è il Centre hospitalier d'Arles-Joseph Imbert, ospedale pubblico che serve un bacino sanitario esteso al Pays d'Arles e dispone di servizi di medicina, chirurgia, ostetricia, emergenza, salute mentale, riabilitazione e geriatria.
Arles figura nel palmarès annuale dell'associazione «Villes et Villages où il fait bon vivre», classifica che prende in considerazione indicatori relativi, tra gli altri, alla qualità della vita, alla sicurezza, alla sanità, ai trasporti, all'istruzione, all'ambiente, ai servizi e alle attività sportive. Nel 2025 il comune si collocava al 334º posto nella graduatoria nazionale; nell'edizione 2026 è salito al 289º posto su 34 727 comuni francesi e al terzo posto tra i 119 comuni delle Bocche del Rodano.
Nel 2026 Arles risultava inoltre 62ª tra gli 82 comuni francesi della fascia compresa fra 50 000 e 100 000 abitanti e prima, nella stessa classe demografica, all'interno del dipartimento.
La principale biblioteca pubblica cittadina è la Médiathèque d'Arles, istituzione municipale che svolge anche attività culturali, incontri, esposizioni e iniziative di promozione della lettura.
Gli Archivi comunali conservano la documentazione prodotta dall'amministrazione cittadina dall'Ancien Régime all'età contemporanea, oltre a fondi iconografici, audiovisivi, ospedalieri e privati. La sala di consultazione dispone inoltre di una biblioteca storica specializzata nella storia di Arles e della Provenza, nella metodologia della ricerca storica e nelle scienze ausiliarie della storia.
Patrimoni librari specialistici sono conservati anche dalle istituzioni culturali cittadine. La biblioteca dell'École nationale supérieure de la photographie possiede oltre 30 000 volumi dedicati principalmente alla fotografia e alle arti visive, mentre il Museon Arlaten conserva fondi bibliografici e archivistici dedicati alla cultura e alla società provenzali, formatisi a partire dalle raccolte di Frédéric Mistral.
Il territorio comunale dispone di una rete scolastica particolarmente estesa anche in ragione della presenza dei numerosi villaggi e nuclei abitati della Camargue. Il comune censisce quaranta scuole materne ed elementari pubbliche, frequentate complessivamente da circa 5 000 alunni ogni anno; a queste si aggiungono alcuni istituti privati.
L'istruzione secondaria comprende quattro collèges pubblici e uno privato e tre lycées pubblici e due privati.
Arles costituisce un polo di istruzione superiore con oltre 1 500 studenti distribuiti in più di venti corsi pubblici e privati.
L'Università di Aix-Marseille è presente attraverso la sede arlesiana dell'Institut universitaire de technologie, che offre corsi universitari negli ambiti dell'informatica e delle tecnologie multimediali. La sede propone in particolare i Bachelor universitaire de technologie in Informatica e in Métiers du multimédia et de l'Internet, quest'ultimo orientato alla creazione digitale.
Particolare importanza riveste l'École nationale supérieure de la photographie (ENSP), istituita ad Arles nel 1982 e posta sotto la tutela del Ministero della cultura francese. È l'unica scuola superiore d'arte francese interamente dedicata alla fotografia e alle immagini; dal 2020 ha sede in un edificio progettato da Marc Barani, comprendente spazi didattici, laboratori, una biblioteca, un auditorium e una galleria espositiva. L'istituto svolge attività di formazione iniziale e continua e, in collaborazione con l'Università di Aix-Marseille, attività di formazione dottorale e ricerca.
Ad Arles ha sede inoltre la scuola superiore privata MoPA, specializzata nel cinema d'animazione e nella produzione tridimensionale. Nel 2024 l'istituto ha ottenuto il riconoscimento dello Stato francese e l'autorizzazione a rilasciare il diploma quinquennale di expert en conception, réalisation et animation 3D.
Nel villaggio di Le Sambuc, nel territorio comunale, ha sede la Tour du Valat, istituto di ricerca fondato nel 1954 e specializzato nello studio, nella gestione e nella conservazione delle zone umide mediterranee. L'istituto conduce programmi scientifici e di conservazione in numerosi paesi del bacino del Mar Mediterraneo.
Attività di ricerca nelle arti visive e nella teoria dell'immagine sono condotte anche dall'ENSP, che affianca alla formazione artistica programmi di ricerca e un dottorato sviluppato in partenariato con l'Università di Aix-Marseille.
Il patrimonio museale cittadino comprende istituzioni dedicate all'archeologia, all'etnografia, alle belle arti, alla fotografia e all'arte contemporanea.
Il Musée départemental Arles antique, inaugurato nel 1995 in un edificio progettato dall'architetto Henri Ciriani, conserva e presenta le raccolte archeologiche provenienti da Arles e dal suo territorio, dalla preistoria alla tarda antichità. Le collezioni documentano in particolare la città romana di Arelate e comprendono sculture, mosaici, sarcofagi, oggetti di uso quotidiano e reperti rinvenuti nel Rodano. Tra questi figura il battello gallo-romano Arles-Rhône 3, lungo circa 31 metri e recuperato dal fiume.
Il Museon Arlaten, museo etnografico dedicato alla società e alla cultura della Provenza, fu fondato da Frédéric Mistral e aperto al pubblico nel 1899. Le raccolte comprendono costumi, mobili, strumenti di lavoro, oggetti della vita quotidiana, documentazione iconografica e testimonianze della lingua e delle tradizioni provenzali. Dopo undici anni di chiusura per un'estesa ristrutturazione architettonica e museografica, il museo ha riaperto al pubblico nel 2021.
Il Musée Réattu, ospitato nell'antico Gran Priorato dell'Ordine di Malta, fu aperto al pubblico nel 1868 a partire dalle collezioni del pittore arlesiano Jacques Réattu. Le raccolte comprendono pittura antica e contemporanea, arti grafiche e fotografia; una sezione conserva inoltre una donazione di 57 opere su carta di Pablo Picasso.
La Fondation Vincent van Gogh Arles, inaugurata nel 2014, è dedicata al rapporto tra l'opera di Vincent van Gogh, che soggiornò ad Arles tra il 1888 e il 1889, e la produzione artistica moderna e contemporanea. Le esposizioni mettono periodicamente in dialogo opere originali dell'artista olandese, ottenute in prestito da musei e collezioni, con lavori di artisti contemporanei.
Ad Arles ha sede la casa editrice Actes Sud, fondata nel 1978 da Hubert Nyssen e Christine Le Boeuf e trasferitasi stabilmente nella città nel 1983. La sede arlesiana si sviluppa nel quartiere del Méjan, lungo il Rodano, dove alla casa editrice si affiancano una libreria, sale cinematografiche e spazi destinati a esposizioni, incontri e concerti.
Il cosiddetto Passage du Méjan nacque all'inizio degli anni 1980 dalla riconversione di un'ex latteria in centro culturale. La libreria Actes Sud vi fu aperta nel 1983, mentre l'Association du Méjan, fondata l'anno seguente, promuove attività legate alla letteratura, alla musica, alla fotografia e alle arti contemporanee.

Arles è particolarmente legata alla storia della fotografia. Nel 1970 il fotografo Lucien Clergue, lo scrittore Michel Tournier e lo storico Jean-Maurice Rouquette fondarono le Rencontres d'Arles, festival internazionale che contribuì alla progressiva affermazione della fotografia come disciplina artistica autonoma. Lo sviluppo del festival contribuì successivamente alla creazione dell'École nationale supérieure de la photographie.
Un importante polo per l'arte contemporanea è LUMA Arles, campus interdisciplinare promosso da Maja Hoffmann e avviato nel 2013 negli ex ateliers ferroviari della città. Il complesso comprende edifici industriali ottocenteschi restaurati e la Tour, progettata da Frank Gehry; il Parc des Ateliers è stato integralmente aperto nel 2021 e ospita esposizioni, installazioni, archivi, attività di ricerca e programmi dedicati alle arti visive e alle questioni ambientali e sociali.
Nel centro storico ha sede inoltre Lee Ufan Arles, spazio espositivo dedicato al pittore e scultore coreano Lee Ufan. È ospitato nell'Hôtel Vernon, edificio storico restaurato con l'intervento dell'architetto Tadao Andō, e presenta su tre livelli dipinti, sculture e installazioni dell'artista insieme a esposizioni temporanee.
La relazione della città con le arti figurative è inoltre segnata dal soggiorno di Vincent van Gogh, che visse ad Arles dal febbraio 1888 al maggio 1889. Il paesaggio urbano e quello circostante furono soggetto di numerose sue opere e l'esperienza arlesiana costituì una delle fasi più produttive della sua attività artistica.
Il principale spazio cittadino dedicato allo spettacolo dal vivo è il Théâtre d'Arles. La sua programmazione comprende teatro di prosa, danza, circo, musica classica, jazz, canzone e spettacoli destinati al pubblico infantile.
Anche il teatro romano continua a essere utilizzato come spazio per rappresentazioni e manifestazioni culturali, in particolare durante la stagione estiva. Le sue gradinate ospitano concerti, proiezioni e spettacoli collegati ai principali festival cittadini.
Il principale polo cinematografico del centro storico è costituito dai Cinémas Le Méjan, complesso di tre sale nato nel 1982 all'interno del Passage du Méjan. Dal 2012 la gestione è affidata ad Actes Sud; la programmazione è orientata prevalentemente al cinema d'essai, alle produzioni d'autore e al patrimonio cinematografico e comprende incontri, dibattiti e anteprime.
La formazione cinematografica è rappresentata anche dalla scuola MoPA, specializzata nel cinema d'animazione tridimensionale.
Dal 1988 circa il teatro antico ospita inoltre il Festival du film Peplum, rassegna cinematografica estiva dedicata alle rappresentazioni dell'antichità nel cinema. La trentanovesima edizione si è svolta nel 2026 ed è stata accompagnata da incontri con storici, critici e specialisti del cinema antico.
Tra i principali appuntamenti musicali cittadini figura il festival Les Suds, à Arles, nato nel 1996 e dedicato alle musiche del mondo, con particolare attenzione alle culture mediterranee. Il festival si svolge annualmente nel mese di luglio e utilizza numerosi spazi storici e urbani della città per concerti, incontri, laboratori e attività formative.
L'attività musicale è sostenuta anche dall'Association du Méjan, che organizza nella cappella del Méjan concerti di musica da camera, musica barocca e jazz, oltre a incontri e manifestazioni interdisciplinari.
La gastronomia arlesiana è strettamente legata a quella della Camargue e ai prodotti agricoli e zootecnici del vasto territorio comunale. Tra i prodotti maggiormente caratteristici figurano il Riz de Camargue, tutelato come IGP, e la carne di Taureau de Camargue, riconosciuta come AOP e proveniente da bovini allevati allo stato semibrado nelle manades e nelle ganaderias del delta del Rodano.
Una preparazione tradizionale è la gardiane de taureau, stufato di carne di toro marinata nel vino rosso e cotta lentamente, generalmente accompagnato dal riso della Camargue. Tra le altre preparazioni diffuse nel territorio figurano le tellines, piccoli molluschi cucinati generalmente con aglio e prezzemolo, l'anchoïade e l'aioli.
La produzione risicola riveste anche un significato culturale: l'INAO collega alla tradizione del Riz de Camargue la figura dell'«ambasciatrice del riso» e le celebrazioni arlesiane delle Prémices du Riz.
Tra le principali manifestazioni culturali periodiche della città figurano:
La struttura urbana di Arles riflette le successive fasi di sviluppo della città, dall'impianto romano alle espansioni medievali e contemporanee. Il nucleo più antico si sviluppa sulla riva sinistra del Rodano, tra la collina dell'Hauture e il fiume. Il quartiere della Cité conserva ancora gli assi principali dell'antico impianto urbano romano e ha mantenuto nel tempo le funzioni politiche e religiose centrali della città. A est l'Hauture, unica altura rocciosa significativa nella pianura alluvionale circostante, costituì uno dei principali nuclei dell'urbanizzazione antica e conserva alcuni dei maggiori monumenti romani della città.
A partire dal Medioevo l'abitato oltrepassò progressivamente il nucleo tardoantico. Tra XI e XII secolo si svilupparono il Vieux-Bourg, corrispondente all'odierna Roquette, il Méjan e il Bourg-Neuf nell'area della Cavalerie, successivamente racchiusi dalle fortificazioni cittadine. Sulla riva destra del Rodano si sviluppò invece Trinquetaille, già densamente occupata in età romana e legata storicamente alle attività portuali e commerciali fluviali.
L'espansione moderna dell'abitato fu fortemente condizionata dall'arrivo della ferrovia nel XIX secolo. La costruzione della linea Avignone-Marsiglia e degli ateliers ferroviari favorì lo sviluppo dei Mouleyrès, prima periferia urbana moderna di Arles, e modificò profondamente anche il paesaggio degli Alyscamps.
Nel XX secolo la crescita demografica determinò nuove espansioni residenziali. Chabourlet si sviluppò soprattutto tra le due guerre mondiali, favorito anche dalla legge Loucheur del 1928 sull'accesso alla proprietà; dagli anni 1960 si ampliarono il Trébon, Monplaisir e Griffeuille, mentre negli anni 1970 furono urbanizzati in modo più consistente Barriol e Fourchon.
La pianificazione urbanistica dell'intero territorio comunale è disciplinata dal Plan local d'urbanisme (PLU), che distingue l'agglomerato urbano dai numerosi villaggi e nuclei abitati sparsi nel territorio e persegue, tra gli altri obiettivi, la tutela delle aree naturali e agricole, il rafforzamento dei centri di vita locali e la gestione della mobilità.
La banca dati patrimoniale del comune distingue cinque quartieri appartenenti al centro storico — Cité, Hauture, Méjan, Roquette e Cavalerie/Lamartine — e sette settori dell'agglomerato: Alyscamps/Bigot, Barriol/Plan-du-Bourg, Chabourlet, Fourchon, Mouleyrès/Griffeuille, Trébon/Monplaisir e Trinquetaille.
È il cuore storico, politico e religioso della città. Situato tra l'Hauture e il Rodano, conserva gli assi principali dell'antica città romana; vi si trovano, tra gli altri, place de la République, l'Hôtel de Ville e il complesso di Saint-Trophime.
Costituisce il punto più elevato del centro storico, raggiungendo circa 25 m di altitudine. La collina fu occupata già in epoca preromana e romana e comprende l'anfiteatro, il teatro antico, tratti delle mura e l'area del primo complesso episcopale.
È un piccolo quartiere affacciato sul Rodano, compreso tra la Cité e la Roquette. Si sviluppò durante l'espansione medievale del XII secolo e conserva parte delle fortificazioni dell'epoca; dalla fine del XX secolo è divenuto anche un importante polo culturale per la presenza della sede di Actes Sud e degli spazi del Méjan.
Corrisponde in larga parte al medievale Vieux-Bourg, sviluppatosi a sud-ovest della Cité a partire dall'XI-XII secolo. Il tessuto urbano è caratterizzato da una rete di vie disposte prevalentemente a spina di pesce e da case strette e sviluppate in altezza. Per secoli fu il quartiere dei marinai, degli artigiani e dei commercianti legati alle attività del Rodano.
Sorto nell'ambito dell'espansione medievale verso nord, il quartiere costituì il cosiddetto Bourg-Neuf. La parte meridionale conserva il tessuto storico, mentre quella settentrionale, intorno a place Lamartine, fu profondamente ricostruita dopo i bombardamenti del 1944. Il settore di Portagnel, citato nelle fonti storiche come area vicina alle arene e al Bourg-Neuf, è oggi ricompreso nel più ampio settore urbano settentrionale.
È l'unico grande quartiere dell'agglomerato situato sulla riva destra del Grand Rhône. Già sviluppato in età romana come area residenziale, artigianale e portuale, fu gravemente danneggiato dai bombardamenti della seconda guerra mondiale e ricostruito tra il 1948 e il 1955 secondo un piano coordinato da Pierre Vago.
I Mouleyrès costituiscono la prima periferia moderna della città e si svilupparono soprattutto dopo l'arrivo della ferrovia e la costruzione degli ateliers ferroviari tra il 1843 e il 1856. Il settore prosegue verso sud nella Genouillade e verso est in Griffeuille, quartiere di edilizia prevalentemente collettiva sviluppatosi intorno agli anni 1960.
Situato a sud del centro storico tra i canali di Craponne e di Port-de-Bouc, fu urbanizzato soprattutto nel corso del XX secolo. La legge Loucheur del 1928 favorì la costruzione di abitazioni individuali destinate sia ai ceti medi sia agli operai ferroviari; il quartiere conserva pertanto un tessuto prevalentemente residenziale composto da case e ville di epoche diverse.
Si sviluppa presso l'antica necropoli degli Alyscamps. Il paesaggio dell'area fu modificato prima dall'apertura del canale di Craponne e successivamente, nel XIX secolo, dalla ferrovia Avignone-Marsiglia e dagli impianti ferroviari; dagli anni 1950 vi sorsero alcuni dei primi complessi di edilizia sociale della città e nuovi nuclei residenziali.
Il settore si estende a nord dell'agglomerato, ai lati della strada di Avignone. Parte delle terre del Trébon, un tempo caratterizzate da zone paludose e soggette alle piene, fu bonificata nel XVII secolo nell'ambito dei lavori diretti dall'ingegnere olandese Jean Van Ens. L'urbanizzazione più consistente risale tuttavia agli anni 1960; a nord si trovano inoltre aree produttive e attività portuali lungo il Rodano.
Il quartiere, situato a sud-ovest tra il Rodano, il canale di Arles a Fos e la strada per Port-Saint-Louis, assunse la configurazione attuale negli anni 1970, quando Barriol fu individuato come zona di urbanizzazione prioritaria e destinato soprattutto all'edilizia residenziale collettiva. Nell'area erano presenti cantieri navali già dalla fine del XIX secolo.
Antica zona agricola ai margini della Crau, Fourchon fu urbanizzata principalmente dagli anni 1970 grazie allo sviluppo della rete stradale. È caratterizzata soprattutto da funzioni commerciali e produttive e ospita il centro ospedaliero Joseph-Imbert, inaugurato nel 1974.
L'eccezionale estensione del comune determina una struttura insediativa policentrica: oltre all'agglomerato principale, il territorio comprende numerosi villaggi e hameaux distribuiti nella Camargue, nella Crau e nelle aree rurali circostanti. La classificazione patrimoniale comunale riconosce undici principali nuclei: Albaron, Gageron, Gimeaux, Mas-Thibert, Moulès, Pont-de-Crau, Raphèle, Saliers, Salin-de-Giraud, Le Sambuc e Villeneuve. Il Plan local d'urbanisme dedica inoltre specifici elaborati cartografici ai principali villaggi e hameaux, trattandoli separatamente dall'agglomerato urbano.
Situato nella Camargue occidentale, costituisce uno dei principali nuclei lungo l'asse che collega Arles con Saintes-Maries-de-la-Mer. Al suo territorio sono legati anche piccoli insediamenti rurali della Camargue, tra cui Le Paty.
Piccolo nucleo rurale della Camargue arlesiana, si sviluppa a sud dell'agglomerato principale in un territorio prevalentemente agricolo.
Si trova nella parte occidentale del territorio comunale, tra Arles e la Camargue. Pur mantenendo caratteri rurali, è strettamente connesso all'agglomerato arlesiano.
È uno dei principali centri abitati del settore sud-orientale del comune, lungo l'asse tra Arles e Port-Saint-Louis-du-Rhône. Il PLU lo individua come uno dei nuclei dotati di una propria struttura urbana.
Situato nella Crau, a est dell'agglomerato, costituisce insieme a Raphèle uno dei principali villaggi del settore orientale del comune.
Si sviluppa immediatamente a est dell'agglomerato principale, lungo la direttrice verso la Crau, ed è ormai in larga parte collegato alla continuità urbana di Arles.
Conosciuto anche come Raphèle-lès-Arles, è uno dei maggiori villaggi del territorio comunale e si trova nella Crau, a est della città. Forma con Moulès uno dei principali poli abitati della parte orientale del comune.
È un piccolo nucleo della Camargue settentrionale, situato a sud-ovest del centro cittadino.
Situato nella parte sud-orientale della Camargue, presso il Grand Rhône, costituisce uno dei nuclei più distanti dal centro di Arles e presenta una struttura urbana nettamente distinta dall'agglomerato principale.
È un villaggio della Camargue situato lungo il Grand Rhône, circondato da ampie superfici agricole e zone umide; nelle sue vicinanze si trova il centro di ricerca della Tour du Valat.
Piccolo insediamento della Camargue arlesiana, occupa il settore sud-occidentale del vasto territorio comunale.
La presenza di questi centri abitati, distribuiti su un territorio di quasi 759 km², conferisce al comune una struttura territoriale molto diversa da quella di un comune urbano compatto: accanto alla città propriamente detta si estendono vaste aree agricole e naturali intervallate da villaggi, aziende rurali e insediamenti sparsi.
Arles costituisce un importante nodo stradale tra la Provenza, la Camargue, la valle del Rodano e la Occitania. L'asse principale è costituito dall'autostrada A54, che collega l'area di Nîmes con Salon-de-Provence e, attraverso la rete autostradale, con Marsiglia e Aix-en-Provence. In corrispondenza di Arles la continuità autostradale è interrotta: l'attraversamento dell'agglomerato e il collegamento tra i due tronchi dell'A54 avvengono principalmente tramite la RN 572 e la RN 113.
Dalla RN 113 si dirama verso sud-est la RN 568, che collega Arles con il settore di Fos-sur-Mer, Istres, Port-de-Bouc e con l'area industriale e portuale occidentale di Marsiglia.
La rete dipartimentale assicura i collegamenti con i centri e i villaggi circostanti. La D6113 costituisce uno degli itinerari in direzione di Nîmes e Fourques, mentre la D570 collega Arles con Saintes-Maries-de-la-Mer attraverso la Camargue. La D35 segue invece il settore orientale del delta e mette in comunicazione la città con Mas-Thibert e Port-Saint-Louis-du-Rhône.
Da diversi decenni è previsto un progetto di completamento della continuità autostradale dell'A54 mediante una circonvallazione a sud dell'agglomerato e la riqualificazione della RN 113. L'inchiesta pubblica relativa alla dichiarazione di pubblica utilità si è svolta tra novembre 2025 e gennaio 2026; il 27 febbraio 2026 la commissione d'inchiesta ha espresso parere sfavorevole alla dichiarazione di pubblica utilità e alla classificazione autostradale del progetto.
La città è servita dalla stazione di Arles, situata a nord del centro storico lungo la linea Parigi-Lione-Marsiglia.
La stazione è servita dai treni regionali TER Sud e da collegamenti regionali e interregionali verso, tra le altre, Marsiglia, Avignone, Nîmes, Montpellier, Valence e Lione. Vi effettuano fermata anche gli Intercités della relazione Bordeaux-Marsiglia e alcuni collegamenti TGV inOui, tra cui servizi diretti con Parigi.
La posizione ferroviaria di Arles, al punto d'incontro degli itinerari verso Marsiglia, Avignone e Nîmes, permette inoltre di raggiungere le rispettive linee ad alta velocità attraverso le stazioni di Avignone TGV e Nîmes-Pont-du-Gard.
Il Rodano svolge ancora una funzione nel trasporto delle merci attraverso il porto fluviale di Arles, gestito dalla Camera di commercio e dell'industria del Pays d'Arles. L'infrastruttura è situata nella zona industriale settentrionale ed è specializzata soprattutto nella movimentazione di merci convenzionali, tra cui prodotti forestali, agricoli e minerali.
Il porto costituisce una piattaforma intermodale collegata alla rete stradale, alla ferrovia e alla via navigabile del Rodano. È raccordato direttamente alla rete ferroviaria e, grazie alla navigabilità del tratto inferiore del fiume e alla chiusa di Port-Saint-Louis-du-Rhône, è accessibile anche a navi fluvio-marittime provenienti dal Mar Mediterraneo. L'infrastruttura dispone di banchine, magazzini e piazzali per lo stoccaggio delle merci.
Nel settore meridionale del territorio comunale il collegamento attraverso il Grand Rhône tra Salin-de-Giraud e Port-Saint-Louis-du-Rhône è assicurato dal bac de Barcarin, traghetto veicolare gestito dal Syndicat mixte des traversées du delta du Rhône e operativo durante tutto l'anno.
Il trasporto pubblico locale è organizzato dalla Communauté d'agglomération Arles-Crau-Camargue-Montagnette (ACCM) e svolto attraverso la rete Envia, gestita da Transdev.
La rete urbana serve il centro cittadino, la stazione ferroviaria, l'ospedale Joseph-Imbert e i principali quartieri, tra cui Barriol, Trinquetaille, Griffeuille, Monplaisir e Pont-de-Crau. Nel settembre 2024 il servizio urbano è stato riorganizzato in cinque linee principali e l'offerta chilometrica è stata aumentata del 16%.
A queste si aggiungono linee interurbane dell'agglomerazione dirette verso località del territorio comunale e centri circostanti, tra cui Salin-de-Giraud, Tarascona, Saint-Martin-de-Crau e Saintes-Maries-de-la-Mer, oltre ai collegamenti regionali della rete Zou! verso Salon-de-Provence, Port-Saint-Louis-du-Rhône e altri comuni della Provenza.
Nelle zone meno densamente abitate è disponibile un servizio di trasporto a chiamata, anch'esso integrato nella rete Envia. Nel centro storico opera inoltre Hopla!, servizio gratuito mediante tricicli a pedalata assistita che collega il polo di corrispondenza di Clemenceau con la zona pedonale della città antica.
Arles è capoluogo dell'omonimo arrondissement e sede di una sottoprefettura del dipartimento delle Bocche del Rodano. Il comune appartiene inoltre alla Communauté d'agglomération Arles-Crau-Camargue-Montagnette (ACCM), della quale costituisce il principale centro demografico.
La carica di sindaco fu istituita durante la Rivoluzione francese. Il primo sindaco di Arles fu Pierre-Antoine Antonelle, eletto il 1º marzo 1790. Una ricostruzione pubblicata dal comune nel 2008 censisce circa cinquanta persone succedutesi alla guida della città dall'istituzione della municipalità moderna.
| Mandato | Sindaco |
|---|---|
| 1790-1791 | Pierre-Antoine Antonelle |
| 1791-1792 | Pierre Loys |
| 1792 | André Roullet |
| 1792-1793 | André Brun |
| 1793-1794 | André (o Dominique) Perrier |
| 1794 | Agricol Moreau |
| 1795 | Louis Bret |
| 1795 | Pierre Pomme |
| 1800-1805 | André Michel |
| 1805-1807 | Henri du Roure de Vergière |
| 1808-1813 | Anne Joseph Louis Marie de Grille |
| 1813-1815 | Jean-François Sauret |
| 1815 | Pierre Joseph Trimont de Giraud |
| 1815 | André Pomme, detto «l'Américain» |
| 1815-1816 | Jean-Baptiste Florentin Gabriel de Meyran |
| 1816-1821 | Étienne Gabriel Perrin de Jonquières |
| 1821-1824 | Pierre Joseph Trimont de Giraud |
| 1824-1830 | Guillaume Michel Meiffren-Laugier |
| 1830 | Jean Boulouvard |
| 1830-1831 | Pierre Fassin |
| 1831-1835 | Pierre Florentin Moreau |
| 1835-1843 | Jean Boulouvard |
| 1843 | Jacques Gay |
| 1843-1846 | Casimir de Perrin de Jonquières |
| 1845-1848 | Eugène de Grille |
| 1848 | Pierre Fassin |
| 1848 | Joseph Giraud |
| 1849 | Achille Moutet |
| 1849-1855 | Bernard-Benoît Remacle |
| 1855 | Isidore Pierre Rame |
| 1855-1865 | Étienne H. J. Meiffren-Laugier |
| 1865-1866 | Constantin Martin-Raget |
| 1866-1870 | Achille Moutet |
| 1870-1871 | Augustin Tardieu |
| 1872-1873 | Louis Remacle |
| 1873-1874 | Augustin Tardieu |
| 1874 | Légier Étienne Ambroix |
| 1874-1876 | Léon Joseph Mauche |
| 1877 | Louis Carrié |
| 1878 | Augustin Tardieu |
| 1878-1880 | Émile Fassin |
| 1880-1884 | Jacques Martin |
| 1884-1888 | Amédée Gay |
| 1888-1894 | Jacques Tardieu |
| 1894-1900 | Jacques Martin |
| 1900-1908 | Honoré Nicolas |
| 1908-1919 | Jean Granaud |
| 1919-1932 | Joseph Fulcran Morizot |
| 1932-1934 | Noé Masson |
| 1934-1936 | Sixte Quenin |
| 1936-1940 | Joseph Imbert |
| 1940-1944 | Pierre du Lac |
| 1944-1945 | Pierre Boudin, detto «Pouly» |
| 1945-1947 | Cyprien Pilliol |
| 1947-1971 | Charles Privat |
| 1971-1983 | Jacques Perrot |
| 1983-1995 | Jean-Pierre Camoin |
| 1995-1998 | Michel Vauzelle |
| 1998-2001 | Paolo Toeschi |
| 2001-2020 | Hervé Schiavetti |
| dal 2020 | Patrick de Carolis |
Per il periodo 1790-2008: Ville d'Arles. Patrick de Carolis è stato eletto sindaco dal consiglio comunale il 5 luglio 2020 e rieletto il 28 marzo 2026.
Fino alla riforma cantonale entrata in vigore in occasione delle elezioni dipartimentali del 2015, il territorio comunale era suddiviso tra i cantoni di Arles-Est e Arles-Ouest. Il primo comprendeva una parte del territorio di Arles insieme ai comuni di Fontvieille e Saint-Martin-de-Crau, mentre il secondo comprendeva la parte occidentale del comune.
La riforma stabilita con decreto del 27 febbraio 2014 riunì il territorio comunale nel nuovo Cantone di Arles, che comprende anche Port-Saint-Louis-du-Rhône e Saintes-Maries-de-la-Mer.
Arles è gemellata con nove città. Il primo accordo fu concluso nel 1954 con York, negli Stati Uniti; nel 1964 fu istituito il Club des jumelages, associazione incaricata di favorire gli scambi con le città partner.
Nel settembre 2024 la municipalità ha rinnovato formalmente i protocolli di amicizia con York, Fulda, Vercelli, Jerez de la Frontera e Kalymnos. Nel 2026 il Comune continuava a indicare complessivamente nove città gemellate.
| Controllo di autorità | VIAF (EN) 293632224 · SBN BVEL000175 · LCCN (EN) n79089381 · GND (DE) 4085928-9 · BNE (ES) XX455616 (data) · BNF (FR) cb15247286t (data) · J9U (EN, HE) 987007548073205171 |
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