Arturo Capone (Salerno, 1868 – Salerno, 1944) è stato un presbitero e storiografo italiano.
Proveniente da una delle famiglie più note della borghesia salernitana, s'iscrisse alla facoltà di lettere e filosofia dell'Università di Napoli. Terminati gli studi, decise di vestire l'abito talare. Consacrato sacerdote dall'arcivescovo Valerio Laspro, s'impegnò con entusiasmo nel sociale e mostrò doti di fine letterato e polemista. Lo zio Raffaele, vescovo, lo volle con sé a Muro Lucano, dove amministrò la mensa vescovile e insegnò lettere nel seminario diocesano, divenendone il vice-rettore. La permanenza nella diocesi lucana non gl'impedì di tornare spesso a Salerno a fare apostolato, dove tenne una serie di conferenze sull'Azione Cattolica e sul significato dei comitati parrocchiali.
Nel 1900 venne tratto in arresto con l'accusa di "apologia di regicidio" poiché, a quanto pare, aveva esaltato l'attentato compiuto da Gaetano Bresci contro Umberto I. Fu redattore della rivista «Il buon senso», organo ufficiale della diocesi della regione salernitano-lucana. Tornato definitivamente a Salerno, dal 15 gennaio 1904 gli fu affidata la direzione del giornale, che mantenne ininterrottamente fino al 16 agosto 1916, quando il giornale cessò le pubblicazioni. Fu collaboratore inoltre del periodico napoletano «La SS. eucarestia» e de «Il piccolo corriere», organo dell'AC salernitano-lucana. Fondò a Salerno un circolo cattolico intitolato a S. Gregorio VII.
Nel 1903 promosse dei ricreatori dove i «i figli del popolo» potevano intrattenersi nei giorni di festa. Nella primavera del 1909 istituì la biblioteca popolare cattolica circolante, e poco più tardi la banca popolare cooperativa cattolica di Salerno, di cui fu vice-presidente prima e presidente poi. La banca aprì agenzie a Pontecagnano, Giffoni Valle Piana, Vallo della Lucania, e filiali a Napoli, Potenza, Lauria, Nocera Inferiore, Agropoli ed Eboli. L'istituto bancario fallì nel 1927 a causa delle politiche economiche del regime fascista[senza fonte]. Storiografo della città e della chiesa salernitana, nel 1935 fondò il Museo storico della cattedrale.
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