| Asadollah Alam | |
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| Primo ministro dello Stato Imperiale dell'Iran | |
| Durata mandato | 17 luglio 1962 – 7 marzo 1964 |
| Monarca | Mohammad Reza Pahlavi |
| Predecessore | Ali Amini |
| Successore | Hassan Ali Mansur |
| Dati generali | |
| Partito politico | Partito popolare |
Asadollah Alam (Birjand, 24 luglio 1919 – New York, 15 aprile 1978) è stato un politico iraniano, Primo ministro sotto lo scià Pahlavi dal 1962 al 1964.

Assadollah Alam nacque il 24 luglio 1919 a Birjand e ricevette la sua istruzione in una scuola britannica in Iran. Su ordine di Reza Shah Pahlavi sposò Malektaj, figlia di Qavam al-Molk Shirazi. In seguito, un figlio di Qavam al-Molk sposò Ashraf Pahlavi, sorella dello scià. Dopo la caduta della dinastia Qajar, Reza Shah incoraggiò matrimoni tra membri della nobiltà non Qajar con l’obiettivo di consolidare l’élite iraniana.
A 26 anni Alam fu nominato governatore della provincia del Sistan e Baluchistan, tre anni più tardi, entrò nel governo di Mohammad Sa'ed come ministro dell'Agricoltura.
Alla morte del padre divenne il principale proprietario terriero di Birjand. Fu tra i primi grandi latifondisti iraniani a distribuire parte delle proprie terre ai contadini, e adottò alcune misure considerate insolite per l’epoca, come garantire che i lavoratori consumassero lo stesso cibo della sua famiglia.
Alam fu il ministro più longevo del periodo Pahlavi. Suo padre, Amir Ebrahim Alam (noto anche come Shokat ol-Molk), fu governatore della regione di Qa’enaat e in seguito ministro delle Telecomunicazioni sotto Reza Shah Pahlavi. Il titolo onorifico Amir (o Emiro) deriva dall’arabo e significa “sovrano” o “governatore”, mentre Alam significa “stendardo” o “bandiera”.
Nel 1953 Assadollah Alam partecipò all’organizzazione del colpo di Stato che depose il primo ministro Mohammad Mossadeq, noto come Operazione Ajax, sostenuto da CIA e MI6. In seguito fu nominato direttore della Fondazione Pahlavi, un ente benefico con un patrimonio stimato di almeno 133 milioni di dollari, istituito dallo scià per finanziare programmi di assistenza sociale tramite i profitti derivanti dalle partecipazioni reali in banche, industrie e strutture alberghiere.
Nel 1962 Alam assunse la carica di primo ministro all’età di 43 anni. Durante il suo mandato annunciò una campagna anticorruzione, ottenendo dal sovrano ampi poteri per indagare su funzionari e ufficiali accusati di irregolarità. Il generale Mohammed Ali Khazai, capo dell’artiglieria dell’esercito iraniano, fu tra i primi alti ufficiali a essere incriminati e condannati da un tribunale militare, che lo riconobbe colpevole di appropriazione indebita e lo condannò a cinque anni di reclusione.
Nel maggio 1963 la campagna anticorruzione proseguì con ulteriori procedimenti giudiziari. Un tribunale militare condannò il generale Abdollah Hedayat, primo generale a quattro stelle dell’Iran e già consigliere dello scià, a due anni di carcere per irregolarità nella gestione di contratti edilizi militari. Altri alti funzionari, tra cui l’ex direttore dell’Ente per l’Energia Elettrica di Teheran, un ex ministro della Guerra e dodici generali, furono oggetto di indagini e procedimenti giudiziari per corruzione.

L’evento principale del mandato di Assadollah Alam come primo ministro furono le rivolte del giugno 1963, scatenate in risposta ad alcune riforme promosse dallo scià e dallo stesso governo. Le proteste ebbero inizio durante le festività di Muharram, quando diversi religiosi criticarono le decisioni governative, considerate illegittime, e invitarono i fedeli a difendere la propria religione. I disordini, guidati da Ruhollah Khomeyni, si accesero inizialmente a Qom e in seguito si estesero ad altre città.
Le autorità arrestarono Khomeyni e altri esponenti religiosi, provocando un’ulteriore escalation. A Teheran circa 10 000 manifestanti scesero in piazza scandendo slogan contro lo scià e mostrando immagini di Khomeyni. Le forze armate, supportate da unità corazzate, furono dispiegate per reprimere le proteste.
Il governo impiegò circa 7 000 soldati per ristabilire l’ordine nella capitale. Secondo fonti ufficiali, le vittime furono 86 e oltre 1 000 i feriti, ma diverse stime suggeriscono un numero più elevato di morti. Nelle sue memorie, Alam riportò la cifra di circa 200 vittime, aggiungendo di aver disposto pensioni statali per le famiglie dei deceduti.
Nel 1964 Assadollah Alam fu nominato rettore dell’Università di Shiraz e, negli anni successivi, ospitò il re del Belgio in visita ufficiale nella provincia di Fars. Dal dicembre 1966 ricoprì l’incarico di ministro della Corte Reale, posizione che mantenne per diversi anni. In parallelo, fu direttore e tesoriere della Fondazione Pahlavi. Sostenne inoltre la campagna presidenziale statunitense di Richard Nixon.
Come ministro della Corte Reale Alam divenne una delle figure più vicine allo scià Mohammad Reza Pahlavi, che a quel tempo esercitava un potere di natura autocratica. In tale ruolo, Alam agì come intermediario per gran parte degli affari quotidiani del Paese.
Le sue memorie, pubblicate postume, costituiscono una fonte dettagliata e di prima mano sulla vita politica e privata dello scià, offrendo una prospettiva interna sull’operato della monarchia durante il periodo Pahlavi.
La famiglia Alam era tradizionalmente associata a rapporti di lunga data con il Regno Unito. L’effettiva natura di tali legami è stata oggetto di discussione: alcune fonti li interpretano come un potenziale strumento di influenza straniera, mentre altre li considerano rapporti diplomatici di carattere paritario.
Secondo quanto riportato da Rahavard[cos'è e perché è rilevante?], Jamshid Amouzegar ricordò un episodio in cui, durante una conferenza dell’OPEC, Alam lo invitò a moderare le pressioni per un aumento dei prezzi del petrolio, posizione che lo scià stesso ricondusse ai rapporti di Alam con gli inglesi.
Parviz Sabeti, direttore della sicurezza interna della SAVAK, sostenne che Alam fosse intervenuto in favore della liberazione di figure dell’opposizione come Mehdi Bazargan e Mahmoud Taleghani, attribuendo tale posizione a legami con il Regno Unito.
Un’opinione diversa è stata espressa da Mohammad Baheri, stretto collaboratore di Alam, secondo il quale i rapporti con gli inglesi erano di carattere equilibrato e non implicavano subordinazione. Baheri affermò inoltre che Alam mantenne un atteggiamento indipendente nei confronti della diplomazia britannica, citando come esempio un episodio durante il suo mandato di governatore del Sistan e Baluchistan, quando ordinò l’espulsione del console britannico per comportamenti considerati offensivi verso la popolazione locale.
Nel novembre 1977 le condizioni di salute di Assadollah Alam peggiorarono a causa di un cancro in fase terminale. Dopo un episodio di emorragia interna a Birjand, fu trasferito a Teheran e successivamente inviato a Parigi per ulteriori cure. Rientrato brevemente in Iran, venne nuovamente ricoverato in un ospedale parigino all’inizio del 1978, dove fu sottoposto a diversi interventi chirurgici. Nonostante i trattamenti, le sue condizioni continuarono a deteriorarsi e, alla fine dello stesso anno, fu trasferito negli Stati Uniti per ricevere ulteriori cure.
Alam morì alle 11:00 del 15 aprile 1978 presso un ospedale di New York. Il suo corpo fu riportato a Teheran il giorno successivo e, il 17 aprile 1978, venne sepolto nella tomba di famiglia all’interno del santuario dell'Imam Reza a Mashhad, con una cerimonia funebre ufficiale.
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