
In psicologia, l'attaccamento è un sistema dinamico di atteggiamenti e comportamenti che formano un legame specifico tra due persone. Si tratta di un vincolo radicato nelle relazioni primarie tra bambino e adulto.
Legato alle ricerche sullo sviluppo infantile e sui legami con le figure di accudimento, il concetto fu introdotto come cardine per spiegare il comportamento dei bambini da John Bowlby, ricercatore britannico di formazione psicoanalitica. Secondo l'autore, il neonato tende a sviluppare un forte legame con la madre o con chi si prende cura di lui (figura definita anche con il termine inglese caregiver).
L'assunto fondamentale della "teoria dell'attaccamento" stabilisce che, per un corretto sviluppo sociale ed emotivo, il bambino debba legarsi ad almeno un caregiver. Tale relazione può essere diadica, come il rapporto madre-bambino tipico della cultura occidentale, o coinvolgere una comunità di figure (fratelli, famiglia estesa, insegnanti), come si osserva in diverse culture dell'Africa o del Sudamerica.
Secondo Bowlby, l'attaccamento avviene in 5 fasi:
In base alle risposte che i genitori daranno al bambino, si produrranno in seguito diverse tipologie di legame.
Mary Ainsworth, esperta psicologa dello sviluppo e collaboratrice di Bowlby, elaborò una situazione sperimentale per determinare il tipo di attaccamento tra caregiver e figlio. La situazione, denominata "strange situation", era suddivisa in otto episodi, ciascuno della durata di tre minuti, dove il bambino veniva sottoposto a situazioni potenzialmente generatrici di "stress relazionale".
Nella strange situation i principali stili di comportamento attivati sono:
L'esperimento, che si dipana in otto fasi, ha queste caratteristiche:
La sequenza osservativa di tutte le fasi della strange situation, permette di definire quattro tipologie di attaccamento che legano il caregiver al bambino:
Attraverso una serie di sperimentazioni con la strange situation, Mary Ainsworth e John Bowlby hanno potuto notare come il comportamento di attaccamento sicuro, osservato (nelle osservazioni di Ainsworth e Bowlby) tra la madre e il suo bambino, oltre a fornire protezione al piccolo, serviva a costituire una "base sicura" a cui il bambino potesse ritornare nelle fasi di esplorazione dell'ambiente circostante. Questa "base sicura" permette così di promuovere nel bambino un senso di fiducia in sé stesso, favorendone progressivamente l'autonomia.
Le ricerche di Bowlby e gli esperimenti della Ainsworth hanno dimostrato che ogni esperienza di separazione dal caregiver, o anche di semplice minaccia di separazione, determinano nel bambino una reazione di protesta ansiosa e una riduzione del comportamento di esplorazione autonomo. A parere di Bowlby, diversi disturbi infantili e alcune psicopatologie adulte sono imputabili allo stress provocato da queste ripetute esperienze traumatiche. Separazione e minaccia di separazione costituiscono forme di deficit parentale e contribuiscono ad accrescere la dipendenza del bambino dal caregiver.
I modelli operativi interni sono rappresentazioni mentali del legame costruito con l'attaccamento, che hanno lo scopo di guidare il bambino nelle sue interazioni con l'ambiente. Il termine fu introdotto dal filosofo scozzese Kenneth Craik. Craik aveva notato la capacità del pensiero di prevedere gli eventi, e sottolineò il valore di sopravvivenza nella selezione naturale per questa abilità. Tale modello operativo interno consente a una persona di testare le alternative mentalmente, usando la conoscenza del passato mentre risponde al presente e al futuro. Bowlby applicò le idee di Craik all'attaccamento, mentre altri psicologi applicavano questi concetti alla percezione e alla cognizione degli adulti.
Il modello operativo interno dei bambini si sviluppa in risposta all'esperienza e ai risultati dei loro comportamenti di ricerca di prossimità. Se il caregiver accetta questi comportamenti e concede la vicinanza e l'affetto, il bambino sviluppa un attaccamento sicuro; se il caregiver nega costantemente la vicinanza al bambino, si sviluppa un attaccamento evitante; e se il caregiver concede la vicinanza in modo incoerente, si sviluppa un attaccamento ambivalente.
È importante notare come i modelli operativi interni si mantengano sostanzialmente stabili nel tempo, e il modello interiorizzato dal bambino si mantiene fino all'età adulta. Il modello operativo interno di un genitore, che si attua a sua volta nella relazione di attaccamento con il suo bambino, può essere indagato esaminando le rappresentazioni mentali del genitore.
Un importante strumento clinico per valutare lo stile di attaccamento negli adulti è la Adult Attachment Interview (AAI), messa a punto da Mary Main e collaboratori. Si tratta di un'intervista semi-strutturata, della durata di circa un'ora, nella quale vengono poste 20 domande all'intervistato. L'intervista indaga la rappresentazione dell'adulto sull'attaccamento (cioè i modelli operativi interni) valutando i ricordi generali e specifici della sua infanzia. Le risposte sono codificate in base alla qualità del discorso (in particolare la coerenza) e il contenuto. L'AAI permette di classificare l'attaccamento degli adulti in base a quattro categorie:
Sulla base dell'ipotesi della stabilità nel tempo dei modelli operativi interni, la ricerca sull'attaccamento è stata estesa alle relazioni di coppia. Bartolomew e Horowitz hanno definito quattro stili di attaccamento nell'adulto, basati sull'immagine che l'individuo ha di sé e dell'altro:
Il legame di attaccamento tra genitori e figli venne studiato e sperimentato su piccoli primati dai coniugi Harlow (Harry Frederick e Clara Mears Harlow) tra il 1958 e il 1965.
Gli Harlow allevarono cuccioli di macaco privandoli della madre; le scimmie disponevano solo di due sostituti materni: uno era un peluche di morbida stoffa e l'altro di metallo; quest'ultimo era fornito di biberon al quale le scimmiette affamate si attaccavano per succhiare il latte. I coniugi, dopo ripetute osservazioni, notarono che le scimmiette trascorrevano la maggior parte del tempo avvinte al pupazzo di stoffa, anche se era privo di biberon, e si attaccavano alla sagoma metallica solo per poppare. Dopo qualche settimana le scimmie divennero tristi e spaurite a causa della mancanza del contatto fisico e di sguardi. Quando le scimmie divennero adulte si comportarono come "cattive madri": mostravano indifferenza verso i loro piccoli, non li allattavano, non si ribellavano se succedeva qualche cosa ai piccoli e arrivavano ad aggredirli e rifiutarli.
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