Impero austro-ungarico

Austria-Ungheria
Austria-Ungheria – Bandiera
Insegna della marina mercantile (1869-1918) (dettagli)
Austria-Ungheria - Stemma
Stemma comune della monarchia (dettagli)
Motto: Indivisibiliter ac inseparabiliter
«Indivisibilmente e inseparabilmente»
Austria-Ungheria - Localizzazione
Austria-Ungheria - Localizzazione
Estensione territoriale nel 1914
Dati amministrativi
Nome completoI regni e le terre rappresentati nel Consiglio imperiale e le terre della Corona ungherese di Santo Stefano
Nome ufficiale(DE) Die im Reichsrat vertretenen Königreiche und Länder und die Länder der heiligen ungarischen Stephanskrone
(HU) A birodalmi tanácsban képviselt királyságok és országok és a magyar szent korona országai
Lingue ufficialiNessuna lingua ufficiale unica a livello della monarchia
Lingue parlatetedesco, ungherese, ceco, polacco, ruteno, romeno, croato, serbo, slovacco, sloveno, italiano e altre lingue regionali
InnoGott erhalte, Gott beschütze
CapitaleVienna
Altre capitaliBudapest
Dipendenze
Politica
Forma di StatoMonarchia duale
Forma di governoMonarchia costituzionale
Imperatore d'Austria e re apostolico d'Ungheria
Organi deliberativiConsiglio imperiale (Cisleitania)
Dieta d'Ungheria (Transleitania)
Nascita12 giugno 1867 con Francesco Giuseppe I
CausaCompromesso austro-ungarico
Fine31 ottobre 1918 con Carlo I
CausaDissoluzione della monarchia duale e denuncia dell'Ausgleich da parte del governo ungherese
Territorio e popolazione
Bacino geograficoEuropa centrale
Massima estensionecirca 676000 km² nel 1908-1918
Popolazione51 390 223 nel 1910
Economia
ValutaFiorino austro-ungarico (1867-1892)
Corona austro-ungarica (1892-1918)
Religione e società
Religioni preminentiCattolicesimo
Religioni minoritarieCristianesimo ortodosso, Protestantesimo, Ebraismo, Islam
Evoluzione storica
Preceduto da Impero austriaco
Succeduto da Repubblica dell'Austria tedesca
Repubblica Democratica di Ungheria
Jugoslavia (bandiera) Jugoslavia
Cecoslovacchia (bandiera) Cecoslovacchia
Ucraina (bandiera) Repubblica Popolare dell'Ucraina Occidentale
Romania (bandiera) Romania
Polonia
Italia
Ora parte diAustria (bandiera) Austria
Ungheria (bandiera) Ungheria
Rep. Ceca (bandiera) Rep. Ceca
Slovacchia (bandiera) Slovacchia
Slovenia (bandiera) Slovenia
Croazia (bandiera) Croazia
Bosnia ed Erzegovina (bandiera) Bosnia ed Erzegovina
Serbia (bandiera) Serbia
Italia (bandiera) Italia
Montenegro (bandiera) Montenegro
Romania (bandiera) Romania
Polonia (bandiera) Polonia
Ucraina (bandiera) Ucraina

L'Austria-Ungheria, ufficialmente monarchia austro-ungarica (in tedesco Österreichisch-Ungarische Monarchie, in ungherese Osztrák–Magyar Monarchia), nota anche come Duplice Monarchia, fu una monarchia costituzionale duale dell'Europa centrale, esistita dal 1867 al 1918. Nacque dal compromesso austro-ungarico del 1867, che riorganizzò la monarchia asburgica dopo la crisi dell'Impero austriaco e riconobbe al Regno d'Ungheria una condizione di sostanziale parità con i territori rimasti sotto il governo di Vienna.

La monarchia era costituita da due parti dotate di propri governi, parlamenti e ordinamenti: i «regni e le terre rappresentati nel Consiglio imperiale», convenzionalmente detti Cisleitania o Austria, e le Terre della Corona di Santo Stefano, comprendenti il Regno d'Ungheria e il Regno di Croazia e Slavonia, convenzionalmente dette Transleitania. Le due metà erano unite dalla persona del sovrano, contemporaneamente imperatore d'Austria e re apostolico d'Ungheria, e dalla gestione comune della politica estera, delle forze armate e delle finanze necessarie al loro mantenimento. Non esistevano quindi né un unico governo interno né un parlamento comune: per gli affari condivisi operavano tre ministeri comuni — Esteri, Guerra e Finanze comuni — sottoposti al controllo di delegazioni nominate separatamente dai parlamenti di Vienna e Budapest.

Dopo l'occupazione della Bosnia ed Erzegovina nel 1878, il territorio bosniaco fu amministrato congiuntamente dalle due metà della monarchia attraverso il ministero comune delle Finanze; nel 1908 fu formalmente annesso, assumendo una posizione distinta sia dalla Cisleitania sia dalla Transleitania.

Il carattere dualistico dello Stato si rifletteva anche nella sua terminologia ufficiale. L'espressione «Impero austro-ungarico», sebbene largamente diffusa nella storiografia e nell'uso comune, non corrispondeva alla denominazione costituzionale della compagine, poiché l'uso del termine «impero» avrebbe suggerito un'unità statale che la classe dirigente ungherese non riconosceva. Le denominazioni maggiormente impiegate erano pertanto «monarchia austro-ungarica» e «Austria-Ungheria». La denominazione amministrativa complessiva era «I regni e le terre rappresentati nel Consiglio imperiale e le terre della Corona ungherese di Santo Stefano».

Vienna rimase la sede della corte imperiale e delle principali istituzioni comuni, mentre Budapest costituiva la capitale della metà ungherese. La monarchia non possedeva neppure una lingua ufficiale unica: il tedesco rivestiva un ruolo predominante nell'amministrazione della Cisleitania e nelle strutture comuni, mentre l'ungherese era la principale lingua dello Stato nella Transleitania; nei diversi territori erano inoltre riconosciute o utilizzate, con status differenti, il ceco, il polacco, il ruteno, il romeno, il croato, il serbo, lo sloveno, lo slovacco e l'italiano.

Con una superficie di circa 676 000 km², l'Austria-Ungheria era uno degli Stati più estesi d'Europa. Il censimento del 1910 registrò complessivamente 51 390 223 abitanti, dei quali circa 28,6 milioni nella Cisleitania, 20,9 milioni nelle terre della Corona ungherese e 1,9 milioni in Bosnia ed Erzegovina. La popolazione era caratterizzata da una forte pluralità linguistica, nazionale e religiosa: nessun gruppo etnolinguistico costituiva la maggioranza assoluta dell'intera monarchia.

A partire dagli ultimi decenni del XIX secolo la Duplice Monarchia conobbe una rilevante crescita economica e industriale, particolarmente intensa in Bassa Austria, Boemia, Moravia, Slesia austriaca e nell'area di Budapest, accompagnata dall'espansione delle reti ferroviarie, del sistema bancario e del commercio interno. Lo sviluppo rimase tuttavia territorialmente disomogeneo, con regioni fortemente industrializzate accanto ad aree ancora prevalentemente agricole.

La struttura multinazionale della monarchia costituì al tempo stesso uno dei suoi elementi caratterizzanti e una delle principali questioni della sua vita politica. Le rivendicazioni nazionali di cechi, slovacchi, polacchi, ruteni, romeni, croati, serbi, sloveni e italiani si intrecciarono con il predominio politico esercitato dalle élite austro-tedesche nella Cisleitania e da quelle magiare nel Regno d'Ungheria. La questione delle nazionalità, tuttavia, assunse forme differenti nelle due metà dello Stato e non impedì alla monarchia di sviluppare istituzioni parlamentari, partiti di massa e articolate forme di autonomia provinciale e locale.

Nel 1914 l'assassinio dell'arciduca Francesco Ferdinando e della moglie Sophie Chotek a Sarajevo, compiuto il 28 giugno dal nazionalista serbo-bosniaco Gavrilo Princip, innescò la crisi di luglio. La dirigenza austro-ungarica decise di utilizzare l'attentato per affrontare militarmente il conflitto con il Regno di Serbia e, dopo aver ottenuto il sostegno tedesco, inviò a Belgrado un duro ultimatum; il 28 luglio dichiarò guerra alla Serbia. La successiva concatenazione delle mobilitazioni e delle dichiarazioni di guerra delle grandi potenze trasformò la crisi austro-serba nella prima guerra mondiale. Il ruolo di Vienna nella crisi di luglio è considerato centrale dalla storiografia, ma l'attribuzione delle responsabilità per lo scoppio della guerra rimane oggetto di un articolato dibattito storiografico che coinvolge anche le decisioni della Germania, della Russia, della Serbia e delle altre potenze europee.

Sconfitta nella prima guerra mondiale e attraversata nell'autunno del 1918 dal rapido affermarsi dei movimenti nazionali, l'Austria-Ungheria si dissolse nelle ultime settimane del conflitto. Tra ottobre e novembre nacquero o si consolidarono i nuovi Stati cecoslovacco e sudslavo, mentre altri territori dichiararono la propria separazione dalla monarchia. Il 31 ottobre il governo ungherese denunciò il compromesso del 1867, facendo venir meno la struttura dualistica dello Stato. L'11 novembre Carlo I rinunciò a ogni partecipazione agli affari dello Stato nella parte austriaca, senza tuttavia abdicare formalmente; il giorno seguente fu proclamata la Repubblica dell'Austria tedesca. Il 13 novembre il sovrano sottoscrisse un'analoga dichiarazione per l'Ungheria.

Storia

Il compromesso austro-ungarico del 1867

Stendardo imperiale austriaco utilizzato dal 1815 al 1866, prima della costituzione della Duplice Monarchia

La nascita dell'Austria-Ungheria fu il risultato della crisi politica attraversata dall'Impero austriaco nella seconda metà del XIX secolo. Dopo la repressione della rivoluzione ungherese del 1848-1849, il governo di Francesco Giuseppe aveva inizialmente tentato di rafforzare la struttura centralizzata dell'impero; le sconfitte subite nella seconda guerra d'indipendenza italiana del 1859 e, soprattutto, nella guerra austro-prussiana del 1866 resero tuttavia sempre più difficile mantenere immutato l'ordinamento della monarchia.

La sconfitta contro la Prussia, culminata nella battaglia di Sadowa del 3 luglio 1866, determinò l'esclusione dell'Austria dagli affari politici tedeschi e accelerò le trattative tra la corte di Vienna e la classe dirigente ungherese. Tra i protagonisti dei negoziati vi furono il politico ungherese Ferenc Deák, il ministro degli Esteri austriaco Friedrich Ferdinand von Beust e Gyula Andrássy.

Nel 1867 fu così raggiunto l'Ausgleich («compromesso»), che trasformò l'assetto della monarchia asburgica. Il Regno d'Ungheria recuperò larga parte della propria autonomia costituzionale e fu posto su un piano di sostanziale parità con i territori governati da Vienna. La monarchia venne pertanto articolata in due grandi entità: i regni e le terre rappresentati nel Consiglio imperiale, convenzionalmente definiti Cisleitania, e le Terre della Corona di Santo Stefano, dette Transleitania.

Le due metà possedevano parlamenti, governi e amministrazioni separati. Erano unite dalla persona di Francesco Giuseppe, contemporaneamente imperatore d'Austria e re apostolico d'Ungheria, e dalla gestione comune della politica estera, delle forze armate e delle finanze destinate agli affari comuni. Le questioni economiche e commerciali comuni erano invece regolate attraverso accordi periodicamente rinnovati tra i due governi.

Politica estera e sistema delle alleanze

La sconfitta del 1866 e la contemporanea perdita del Veneto segnarono il definitivo ridimensionamento delle aspirazioni asburgiche nell'area tedesca e italiana. Nei decenni successivi la politica estera austro-ungarica rivolse quindi un'attenzione crescente all'Europa sud-orientale e alla penisola balcanica, dove gli interessi della monarchia entrarono progressivamente in contrasto con quelli dell'Impero russo e con l'espansione dei movimenti nazionali slavi.

Al Congresso di Berlino del 1878 l'Austria-Ungheria ottenne il diritto di occupare e amministrare la Bosnia ed Erzegovina, che rimase formalmente sotto la sovranità dell'Impero ottomano. L'occupazione rafforzò la presenza asburgica nei Balcani, ma accrebbe anche le tensioni con la Serbia e con la Russia.

Nel 1879 Austria-Ungheria e Impero tedesco conclusero la Duplice alleanza, un accordo difensivo diretto principalmente contro un eventuale attacco russo. Nel 1882 l'adesione del Regno d'Italia trasformò l'accordo nella Triplice alleanza. Il trattato, periodicamente rinnovato fino alla prima guerra mondiale, rappresentò uno dei cardini della politica internazionale austro-ungarica, nonostante i persistenti contrasti con l'Italia per le terre di lingua italiana soggette agli Asburgo e per le rispettive ambizioni nei Balcani.

Nello stesso periodo Vienna cercò di mantenere rapporti privilegiati con alcuni Stati dell'Europa sud-orientale. Nel 1881 fu conclusa un'intesa segreta con il Regno di Serbia, allora governato dalla dinastia degli Obrenović, mentre nel 1883 fu stipulato un accordo difensivo segreto con il Regno di Romania. Il rapporto con la Serbia mutò però radicalmente dopo il colpo di Stato del 1903, che portò alla caduta degli Obrenović e all'ascesa dei Karađorđević. Il nuovo governo serbo adottò una politica estera maggiormente orientata verso la Russia e la Francia, riducendo la precedente dipendenza politica ed economica da Vienna.

La crescente rivalità austro-serba ebbe anche una dimensione economica. Nel 1906 l'Austria-Ungheria impose restrizioni all'importazione di bestiame e prodotti agricoli serbi, dando origine alla cosiddetta guerra dei maiali. Il tentativo di esercitare pressione economica su Belgrado ebbe tuttavia l'effetto di favorire la diversificazione dei commerci serbi e di accentuare il progressivo allontanamento della Serbia dalla sfera d'influenza asburgica.

Annessione della Bosnia ed Erzegovina e crisi balcaniche

Nel 1906 la direzione della politica estera austro-ungarica passò ad Alois Lexa von Aehrenthal, il quale perseguì una politica più attiva nei Balcani. La questione centrale rimaneva la posizione della Bosnia ed Erzegovina, occupata dal 1878 ma ancora formalmente appartenente all'Impero ottomano.

Nel settembre 1908 Aehrenthal incontrò a Buchlau il ministro degli Esteri russo Aleksandr Petrovič Izvol'skij. Durante i colloqui i due discussero, tra le altre questioni, della possibile annessione austro-ungarica della Bosnia ed Erzegovina e delle aspirazioni russe a ottenere condizioni più favorevoli per il transito attraverso gli Stretti turchi. La natura e la portata dell'intesa raggiunta rimasero successivamente oggetto di controversia tra le due diplomazie.

Il 5 ottobre 1908 Francesco Giuseppe firmò l'atto di annessione e il giorno successivo la decisione fu resa pubblica. La proclamazione provocò la crisi bosniaca, coinvolgendo in particolare l'Impero ottomano, la Serbia e la Russia. Belgrado considerò l'annessione un grave ostacolo alle proprie aspirazioni nazionali, mentre la Russia contestò le modalità con le quali Vienna aveva proceduto unilateralmente.

La crisi si concluse nella primavera del 1909. L'Impero ottomano riconobbe l'annessione in seguito a un accordo con Vienna e al pagamento di un'indennità; la Serbia, priva del sostegno militare russo e sottoposta alla pressione diplomatica tedesca, fu costretta a riconoscere il nuovo assetto. L'annessione contribuì tuttavia a deteriorare ulteriormente i rapporti austro-russi e austro-serbi e rafforzò in Serbia e in Bosnia i movimenti nazionalisti favorevoli all'unificazione degli slavi meridionali.

Distribuzione etnica della popolazione dell'Austria-Ungheria secondo il censimento del 1910

Parallelamente, la questione delle nazionalità continuava a condizionare la politica interna della monarchia. In Cisleitania le tensioni tra tedeschi e cechi paralizzarono ripetutamente i lavori del Consiglio imperiale, mentre in Ungheria le élite magiare mantennero un sistema politico fortemente centralizzato nei confronti delle popolazioni slovacca, romena, serba, croata e rutena.

All'interno della parte austriaca furono elaborate diverse proposte per trasformare la monarchia in senso federale o nazionale. Nel 1899, durante il congresso socialdemocratico di Brünn, fu elaborato un programma basato sull'autonomia nazionale; negli anni successivi Karl Renner e Otto Bauer svilupparono ulteriormente progetti di autonomia personale e territoriale delle nazionalità. Tali proposte non riuscirono tuttavia a produrre una riforma costituzionale complessiva della monarchia.

Le guerre balcaniche del 1912-1913 modificarono ulteriormente gli equilibri regionali. Le vittorie serbe sull'Impero ottomano ampliarono notevolmente il territorio e il prestigio del Regno di Serbia, alimentando a Vienna il timore che Belgrado potesse esercitare un'attrazione crescente sulle popolazioni slave meridionali della monarchia. L'Austria-Ungheria contribuì quindi a sostenere la creazione di un'Albania indipendente, impedendo alla Serbia di ottenere un accesso diretto al mare Adriatico.

Nel vertice politico e militare austro-ungarico si rafforzò progressivamente l'idea che il problema serbo potesse essere risolto con un'azione militare. Il capo di stato maggiore Franz Conrad von Hötzendorf sostenne ripetutamente l'opportunità di una guerra preventiva contro la Serbia, mentre esponenti politici, tra cui il primo ministro ungherese István Tisza, mantennero per lungo tempo posizioni più prudenti.

Prima guerra mondiale

Stendardo dell'imperatore d'Austria adottato nel 1915

Il 28 giugno 1914 l'erede al trono Francesco Ferdinando d'Asburgo-Este e la moglie Sophie Chotek von Chotkowa furono assassinati a Sarajevo da Gavrilo Princip, giovane nazionalista serbo-bosniaco legato agli ambienti della Giovane Bosnia. L'attentato aprì la crisi di luglio.

Una parte rilevante della dirigenza militare e diplomatica austro-ungarica vide nell'attentato l'occasione per ridimensionare definitivamente la Serbia. Dopo avere ottenuto il sostegno della Germania, il governo di Vienna inviò a Belgrado il 23 luglio un ultimatum contenente condizioni particolarmente severe. La risposta serba accettò gran parte delle richieste, ma non fu ritenuta sufficiente; il 28 luglio l'Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia. Il sistema delle mobilitazioni e delle alleanze trasformò rapidamente il conflitto austro-serbo in una guerra europea e successivamente mondiale.

Le operazioni militari austro-ungariche del 1914 ebbero inizialmente risultati sfavorevoli. In Serbia le offensive condotte dalle forze del generale Oskar Potiorek furono respinte dopo le battaglie del Cer e della Kolubara, mentre sul fronte orientale l'esercito imperiale e regio subì pesanti perdite contro l'Impero russo, soprattutto in Galizia.

Nel 1915, con il sostegno tedesco e bulgaro, una nuova offensiva determinò la conquista della Serbia. Nello stesso anno l'Italia, dopo avere denunciato la neutralità della Triplice alleanza e concluso il Patto di Londra, entrò in guerra contro l'Austria-Ungheria il 24 maggio. Si aprì così il fronte italiano, lungo il quale furono combattute tra il 1915 e il 1917 le prime undici battaglie dell'Isonzo.

Nel 1916 l'esercito austro-ungarico lanciò dal Trentino l'offensiva degli Altipiani, senza conseguire lo sfondamento strategico previsto. Nello stesso anno l'Offensiva Brusilov russa provocò perdite gravissime alle forze asburgiche sul fronte orientale e accrebbe la loro dipendenza militare dalla Germania. L'ingresso in guerra della Romania nell'agosto 1916 aprì temporaneamente un nuovo fronte, ma le forze degli Imperi centrali riuscirono entro la fine dell'anno a occupare gran parte del territorio romeno.

Il 21 novembre 1916 morì Francesco Giuseppe, dopo sessantotto anni di regno. Gli succedette il pronipote Carlo I, che tentò di ottenere una pace negoziata e di attenuare le tensioni interne della monarchia. I negoziati segreti condotti tramite i cognati Sisto e Saverio di Borbone-Parma non portarono tuttavia alla conclusione di una pace separata.

Nel 1917 il collasso dell'Impero russo ridusse progressivamente la pressione sul fronte orientale. Nell'ottobre dello stesso anno le forze austro-ungariche e tedesche ottennero una vasta vittoria nella battaglia di Caporetto, costringendo l'esercito italiano a ripiegare fino al Piave. Il successo non modificò tuttavia le crescenti difficoltà economiche, alimentari e sociali della monarchia.

Durante il conflitto la produzione agricola diminuì drasticamente e la distribuzione degli approvvigionamenti tra le due metà della monarchia divenne una fonte permanente di tensione. La parte austriaca dipendeva in larga misura dalle eccedenze alimentari ungheresi e soffrì una grave carenza di cereali e altri generi di prima necessità. Furono progressivamente introdotti sistemi di razionamento per pane, zucchero, latte, grassi, patate e carne. Le difficoltà materiali, unite alle perdite militari e alle tensioni nazionali e sociali, contribuirono alla progressiva perdita di consenso nei confronti delle istituzioni imperiali.

Dissoluzione della monarchia

Nel corso del 1918 la situazione militare ed economica dell'Austria-Ungheria divenne progressivamente insostenibile. Nel gennaio grandi scioperi interessarono Vienna e altri centri industriali; durante l'anno la scarsità di generi alimentari, l'inflazione e la stanchezza per il conflitto alimentarono il malcontento tra la popolazione civile e le truppe.

Sul fronte italiano, l'ultima grande offensiva austro-ungarica sul Piave nel giugno 1918 fallì. Nell'autunno successivo, mentre gli altri Imperi centrali cominciavano a chiedere l'armistizio, i movimenti nazionali all'interno della monarchia accelerarono il processo di separazione da Vienna e Budapest.

Il 16 ottobre Carlo I emanò il cosiddetto Manifesto dei Popoli, proponendo la trasformazione della parte austriaca della monarchia in una federazione di Stati nazionali. Il progetto arrivò tuttavia quando i principali movimenti nazionali avevano ormai orientato le proprie richieste verso la piena indipendenza. La costituzione dei consigli nazionali, che il manifesto stesso aveva implicitamente favorito, accelerò pertanto la disgregazione dell'autorità imperiale.

Il 21 ottobre i deputati germanofoni del Reichsrat costituirono a Vienna l'Assemblea nazionale provvisoria della Repubblica dell'Austria tedesca. Il 28 ottobre fu proclamata a Praga la Cecoslovacchia; il giorno successivo a Zagabria il Consiglio nazionale degli sloveni, croati e serbi proclamò il distacco delle terre slave meridionali dalla monarchia. Negli stessi giorni anche i rappresentanti polacchi, ruteni, romeni e italiani assunsero progressivamente il controllo dei rispettivi territori.

Parallelamente venne meno anche la struttura dualistica istituita nel 1867. Il 31 ottobre Mihály Károlyi assunse il governo a Budapest durante la rivoluzione dei crisantemi e l'Ungheria denunciò l'unione costituzionale con l'Austria, facendo cessare di fatto l'Ausgleich.

Sul fronte italiano, il 24 ottobre l'esercito italiano avviò la battaglia di Vittorio Veneto. Al momento dell'offensiva l'esercito austro-ungarico era già gravemente indebolito da carenze materiali, diserzioni, insubordinazioni e dalla progressiva disgregazione politica della monarchia. La sconfitta accelerò il collasso delle strutture militari, ma non ne rappresentò l'unica causa.

Il 3 novembre 1918 l'Austria-Ungheria firmò con l'Italia l'Armistizio di Villa Giusti, che entrò in vigore il giorno successivo e pose termine alle operazioni sul fronte italiano. In base alle condizioni dell'armistizio le truppe austro-ungariche dovettero evacuare ampie porzioni del territorio previsto dalle clausole militari, mentre le forze italiane avanzarono nel Trentino-Alto Adige, nella Venezia Giulia e lungo la costa adriatica.

Il processo di dissoluzione politica era tuttavia già sostanzialmente compiuto. L'11 novembre Carlo I dichiarò di rinunciare a ogni partecipazione agli affari dello Stato nella parte austriaca della monarchia, senza formulare un'abdicazione formale. Il 12 novembre l'Assemblea nazionale provvisoria proclamò la Repubblica dell'Austria tedesca. Il 13 novembre Carlo sottoscrisse una dichiarazione analoga nei confronti dell'Ungheria e il 16 novembre fu proclamata la Repubblica Democratica di Ungheria.

La sistemazione territoriale dell'ex monarchia fu successivamente definita dai trattati di pace. Il trattato di Saint-Germain-en-Laye del 10 settembre 1919 regolò i rapporti con la Repubblica d'Austria, mentre il trattato del Trianon del 4 giugno 1920 definì i nuovi confini dell'Ungheria.

Il 3 aprile 1919 l'Assemblea nazionale costituente austriaca approvò la cosiddetta Legge asburgica, con la quale furono aboliti i privilegi della casa d'Asburgo-Lorena, disposta l'espulsione dei membri della dinastia che non avessero rinunciato alle proprie pretese sovrane e confiscati alcuni beni della casa imperiale. Tale provvedimento riguardò tuttavia la posizione giuridica della dinastia nel nuovo Stato austriaco e non costituisce la data di dissoluzione dell'Austria-Ungheria, già avvenuta nell'autunno del 1918.

Ordinamento dello Stato

La monarchia duale

L'Ausgleich del 1867 trasformò la monarchia asburgica in una struttura duale, costituita da due entità statali poste su un piano di parità: i «regni e le terre rappresentati nel Consiglio imperiale», comunemente indicati come Cisleitania, e le Terre della Corona di Santo Stefano, convenzionalmente dette Transleitania.

Le due metà della monarchia possedevano proprie costituzioni, parlamenti, governi e amministrazioni e conducevano autonomamente la maggior parte degli affari interni. Il principale elemento di unione era rappresentato dal sovrano della Casa d'Asburgo-Lorena, contemporaneamente imperatore d'Austria e re apostolico d'Ungheria. Francesco Giuseppe fu quindi costituzionalmente imperatore nella metà austriaca e re in quella ungherese; questa distinzione si rifletteva anche nella terminologia amministrativa.

Gli affari propriamente comuni comprendevano principalmente la politica estera, le forze armate comuni e le finanze necessarie al loro mantenimento. Erano affidati rispettivamente al ministero imperiale e regio degli Affari Esteri, al ministero imperiale e regio della Guerra e al ministero imperiale e regio delle Finanze. Non esistevano invece né un primo ministro comune né un governo unitario responsabile dell'intera politica interna della monarchia.

Le questioni economiche di interesse reciproco — tra cui la politica doganale, commerciale e monetaria — erano disciplinate mediante accordi stipulati tra i due governi e periodicamente rinnovati. Anche la ripartizione delle spese comuni era regolata attraverso una quota finanziaria negoziata fra Vienna e Budapest, inizialmente fissata al 70% per la parte austriaca e al 30% per quella ungherese e successivamente modificata.

Non esisteva neppure un parlamento dell'Austria-Ungheria nel suo complesso. Il Reichsrat rappresentava esclusivamente la Cisleitania, mentre la Dieta d'Ungheria esercitava il potere legislativo nella metà ungherese. Per il controllo degli affari comuni i due parlamenti nominavano annualmente due delegazioni di sessanta membri ciascuna. Esse deliberavano di norma separatamente, comunicandosi reciprocamente le proprie decisioni; soltanto in caso di persistente disaccordo potevano riunirsi per una votazione comune.

La particolare struttura dello Stato si rifletteva nelle abbreviazioni utilizzate dalle istituzioni. Gli organi comuni erano definiti k.u.k. (in tedesco kaiserlich und königlich, «imperiale e regio»); quelli della Cisleitania utilizzavano invece k.k. (in tedesco kaiserlich-königlich, «imperiale-regio»), mentre le istituzioni ungheresi erano indicate come k.u. o m. kir. (in tedesco königlich ungarisch; in ungherese magyar királyi, «regio ungherese»).

Cisleitania

Trieste nel 1885, principale porto commerciale della Cisleitania

La Cisleitania comprendeva i territori della monarchia soggetti al governo di Vienna e rappresentati nel Reichsrat. Il termine, derivato dal fiume Leita, non costituì inizialmente una denominazione costituzionale ufficiale: l'entità era formalmente indicata come «i regni e le terre rappresentati nel Consiglio imperiale» (in tedesco Die im Reichsrat vertretenen Königreiche und Länder).

La Cisleitania non costituiva uno Stato nazionale unitario, ma un insieme di diciassette terre della Corona (Kronländer), caratterizzate da differenti tradizioni storiche e giuridiche. Ciascuna disponeva di una propria Dieta provinciale (Landtag) e di un esecutivo provinciale; l'amministrazione dello Stato rimaneva tuttavia sottoposta al governo imperiale-regio di Vienna.

Il parlamento cisleitano, il Reichsrat, era bicamerale e comprendeva la Camera dei signori (Herrenhaus) e la Camera dei deputati (Abgeordnetenhaus). Dal 1873 i deputati furono eletti direttamente; attraverso successive riforme il diritto di voto fu progressivamente ampliato, fino all'introduzione nel 1907 del suffragio universale, eguale, diretto e segreto per gli uomini adulti. Le elezioni del 1911 furono le ultime elezioni generali della Cisleitania.

Nel 1914 le terre della Corona erano:

Terra della Corona Capitale amministrativa
Arciducato d'Austria sotto l'Enns Vienna
Arciducato d'Austria sopra l'Enns Linz
Ducato di Salisburgo Salisburgo
Ducato di Stiria Graz
Ducato di Carinzia Klagenfurt
Ducato di Carniola Lubiana
Contea principesca del Tirolo Innsbruck
Vorarlberg Bregenz
Regno di Boemia Praga
Margraviato di Moravia Brno
Ducato dell'Alta e Bassa Slesia Opava
Regno di Galizia e Lodomiria Leopoli
Ducato di Bucovina Czernowitz
Regno di Dalmazia Zara
Contea principesca di Gorizia e Gradisca Gorizia
Margraviato d'Istria Parenzo
Città imperiale di Trieste e suo territorio Trieste

La Contea principesca di Gorizia e Gradisca, il Margraviato d'Istria e Trieste con il proprio territorio formavano nel loro insieme il Litorale austriaco. Le tre entità condividevano il governatore imperiale con sede a Trieste, ma conservavano proprie istituzioni provinciali.

Terre della Corona di Santo Stefano

La parte ungherese della monarchia era ufficialmente denominata «Terre della Sacra Corona ungherese di Santo Stefano» (in ungherese A Magyar Szent Korona Országai). A differenza della più articolata struttura delle terre della Corona austriache, il nucleo centrale della Transleitania era costituito dal Regno d'Ungheria, al quale erano state reintegrate la Transilvania e le regioni precedentemente comprese nel Voivodato di Serbia e Banato di Temes.

Il territorio ungherese era suddiviso principalmente in comitati (vármegyék), unità amministrative storiche dotate di proprie assemblee e autorità locali. Il governo centrale e la Dieta avevano sede a Budapest, città nata amministrativamente nel 1873 dall'unificazione di Buda, Óbuda e Pest.

Una posizione particolare era occupata dal Regno di Croazia e Slavonia. Il Compromesso croato-ungherese del 1868 riconobbe alla Croazia-Slavonia un'autonomia interna in materia amministrativa, giudiziaria, religiosa e scolastica, con una propria Dieta, il Sabor, e un bano nominato dal re su proposta del primo ministro ungherese. Le competenze finanziarie, commerciali, militari e gran parte di quelle economiche rimasero tuttavia nelle mani del governo e del parlamento di Budapest.

Anche Fiume possedeva uno status peculiare. La città e il suo territorio costituivano un corpus separatum direttamente annesso alla Corona ungherese, separato amministrativamente dalla Croazia-Slavonia. La questione del suo status fu oggetto di ripetuti contrasti tra il governo ungherese e le istituzioni croate.

Bosnia ed Erzegovina

Suddivisione dell'Austria-Ungheria nel 1914: la Bosnia ed Erzegovina, in verde, non apparteneva né alla Cisleitania né alla Transleitania

La Bosnia ed Erzegovina costituiva un caso distinto nell'ordinamento austro-ungarico. In base al Congresso di Berlino del 1878 l'Austria-Ungheria ottenne il diritto di occupare e amministrare le province, che rimasero formalmente sotto la sovranità dell'Impero ottomano fino all'annessione del 1908.

Per evitare che l'incorporazione nella Cisleitania o nel Regno d'Ungheria alterasse il delicato equilibrio politico e nazionale tra le due metà della monarchia, il territorio fu amministrato congiuntamente attraverso il ministero imperiale e regio delle Finanze. Dopo l'annessione mantenne questa posizione separata ed è pertanto comunemente definito condominio austro-ungarico.

Il governo provinciale aveva sede a Sarajevo. L'amministrazione asburgica intraprese un vasto programma di costruzione di infrastrutture, sviluppo dell'apparato burocratico e riorganizzazione dell'istruzione e della giustizia, cercando contemporaneamente di regolamentare le differenti comunità religiose del territorio.

Nel 1910 Francesco Giuseppe concesse alla Bosnia ed Erzegovina uno statuto costituzionale. Fu istituita una Dieta provinciale (Bosnischer Landtag), dotata di competenze legislative limitate, mentre il governo provinciale continuava a dipendere dalle istituzioni comuni austro-ungariche.

Il Principato del Liechtenstein, contrariamente a quanto talvolta riportato, non apparteneva all'Austria-Ungheria. Era uno Stato sovrano legato economicamente alla monarchia da un'unione doganale conclusa con l'Austria nel 1852; durante la prima guerra mondiale mantenne formalmente la propria neutralità.

Società

Demografia

L'Austria-Ungheria fu uno degli Stati più popolosi dell'Europa dell'inizio del XX secolo. L'ultimo censimento generale della monarchia fu effettuato il 31 dicembre 1910, separatamente dalle autorità statistiche della Cisleitania, dell'Ungheria e della Bosnia ed Erzegovina.

La popolazione complessiva risultò pari a 51 390 223 abitanti, così ripartiti:

Parte della monarchia Popolazione %
Cisleitania 28 571 934 55,6
Terre della Corona di Santo Stefano 20 886 487 40,6
Bosnia ed Erzegovina 1 931 802 3,8
Austria-Ungheria 51 390 223 100

La popolazione aumentò considerevolmente durante l'esistenza della Duplice Monarchia, passando da circa 36 milioni di abitanti alla fine degli anni sessanta a oltre 51 milioni nel 1910. La crescita fu accompagnata da un intenso processo di urbanizzazione, particolarmente evidente nelle regioni industrializzate della Cisleitania e nelle principali città ungheresi.

Vienna costituiva di gran lunga il maggiore centro urbano e alla vigilia della prima guerra mondiale aveva superato i due milioni di abitanti. Anche Budapest conobbe una crescita eccezionalmente rapida dopo l'unificazione del 1873. Altri importanti poli urbani erano Praga, Trieste, Leopoli, Cracovia, Graz, Brno, Sarajevo e Czernowitz.

Alla crescita naturale si accompagnarono forti movimenti migratori interni, diretti soprattutto verso Vienna, Budapest e i centri industriali boemi e moravi. Tra la fine dell'Ottocento e il 1914 milioni di abitanti della monarchia emigrarono inoltre oltreoceano, soprattutto negli Stati Uniti d'America, provenendo in particolare da Galizia, Ungheria, Slovacchia, Croazia e dalle regioni rurali economicamente meno sviluppate.

Lingue e nazionalità

L'Austria-Ungheria era uno degli Stati linguisticamente e culturalmente più eterogenei dell'Europa contemporanea. Nessun gruppo costituiva la maggioranza assoluta dell'intera popolazione.

I dati del censimento del 1910 devono tuttavia essere interpretati con cautela. Esso non rilevava direttamente l'«etnia» secondo criteri moderni e le metodologie adottate nelle due metà della monarchia non erano perfettamente coincidenti. In Cisleitania veniva registrata la Umgangssprache, vale a dire la lingua abitualmente utilizzata nei rapporti quotidiani, mentre il censimento ungherese rilevava la lingua materna o maggiormente utilizzata.

Questi dati sono quindi utilizzabili per ricostruire la distribuzione linguistica, ma non coincidono necessariamente con l'identificazione nazionale dei singoli individui. Tale distinzione è particolarmente importante nelle regioni bilingui e multilingui e nel caso delle comunità ebraiche, parte delle quali utilizzava il tedesco, il polacco, l'ungherese o lo yiddish.

Una ricostruzione complessiva basata sui censimenti del 1910 fornisce la seguente distribuzione:

Gruppo linguistico Percentuale
Germanofoni 23,9%
Magiarofoni 20,2%
Cechi 12,6%
Polacchi 10,0%
Ruteni 7,9%
Romeni 6,4%
Croati 5,3%
Slovacchi 3,8%
Serbi 3,8%
Sloveni 2,6%
Italiani e ladini 2,0%
Altri 1,5%

La distribuzione era fortemente differenziata territorialmente. I germanofoni costituivano il gruppo predominante nelle terre alpine, in ampie porzioni della Boemia e della Moravia, nella Slesia austriaca e in numerosi centri urbani; i cechi prevalevano nella maggior parte della Boemia e della Moravia; i polacchi erano concentrati soprattutto nella Galizia occidentale, mentre i ruteni predominavano in vaste aree della Galizia orientale. Sloveni, italiani, croati e serbi erano presenti soprattutto nelle regioni meridionali e adriatiche.

Nella metà ungherese i magiarofoni costituivano la maggioranza nel Regno d'Ungheria propriamente detto secondo il censimento del 1910, ma vaste regioni erano abitate prevalentemente da slovacchi, romeni, ruteni, serbi, croati e tedeschi. Questa pluralità contribuì a rendere la questione nazionale uno dei problemi politici centrali della monarchia.

La disciplina linguistica differiva notevolmente nelle due metà dello Stato. Nella Cisleitania l'articolo 19 della Legge fondamentale sui diritti generali dei cittadini del 1867 stabiliva l'uguaglianza dei diversi gruppi nazionali e riconosceva a ciascuno il diritto alla conservazione della propria nazionalità e della propria lingua. L'applicazione concreta di questo principio provocò tuttavia numerosi conflitti, soprattutto nell'amministrazione e nell'istruzione delle regioni linguisticamente miste.

In Ungheria la politica linguistica fu maggiormente centralizzatrice. Il magiaro occupava una posizione dominante nell'amministrazione statale e, soprattutto dalla fine del XIX secolo, i governi di Budapest promossero politiche di magiarizzazione, che incontrarono l'opposizione di una parte delle popolazioni non magiare.

La monarchia nel suo complesso non possedeva dunque un'unica «lingua ufficiale». Il tedesco era la principale lingua di servizio delle istituzioni comuni e la lingua di comando dell'esercito comune; l'ungherese aveva il ruolo centrale nelle istituzioni transleitane, mentre le altre lingue godevano di status differenti a seconda del territorio e della funzione amministrativa.

Religioni

La pluralità linguistica e nazionale trovava un corrispettivo nella varietà confessionale. Il cattolicesimo rappresentava la religione maggioritaria della monarchia, ma conviveva con consistenti comunità ortodosse, protestanti, ebraiche e musulmane.

Secondo i dati del 1910 la distribuzione confessionale era la seguente:

Religione o confessione Austria-Ungheria Cisleitania Terre della Corona di Santo Stefano Bosnia ed Erzegovina
Cattolici 76,6% 90,9% 61,8% 22,9%
Protestanti 8,9% 2,1% 19,0% 0,0%
Ortodossi 8,7% 2,3% 14,3% 43,5%
Ebrei 4,4% 4,7% 4,9% 0,6%
Musulmani 1,3% 0,0% 0,0% 32,7%

All'interno della componente cattolica esistevano importanti differenze rituali. Accanto alla maggioritaria Chiesa latina erano presenti consistenti comunità greco-cattoliche, soprattutto tra i ruteni della Galizia orientale, e comunità di rito orientale in altre regioni della monarchia.

Il protestantesimo era particolarmente radicato nel Regno d'Ungheria, dove erano presenti importanti comunità riformate, soprattutto magiare, e luterane, diffuse anche tra tedeschi e slovacchi. Le Chiese ortodosse erano prevalenti o numerose tra serbi e romeni e rappresentavano la principale confessione della Bosnia ed Erzegovina.

La popolazione ebraica superava complessivamente i due milioni di persone ed era distribuita in modo particolarmente significativo in Galizia, Bucovina, Ungheria e nei maggiori centri urbani. Nel 1910 gli ebrei costituivano circa l'8,8% della popolazione di Vienna, il 23,4% di Budapest, il 28,2% di Leopoli e il 32,4% di Czernowitz.

Una posizione particolare era occupata dall'Islam in Bosnia ed Erzegovina. Dopo l'occupazione del 1878 le autorità asburgiche mantennero e riorganizzarono le istituzioni religiose musulmane. Nel 1912 l'islam di rito hanafita ottenne in Cisleitania un riconoscimento giuridico ufficiale, legato soprattutto alla presenza della popolazione musulmana bosniaca all'interno della monarchia.

Forze armate

Organizzazione

La struttura delle forze armate rifletteva direttamente il compromesso costituzionale del 1867. Accanto alle forze comuni della monarchia esistevano infatti due organizzazioni militari territoriali dipendenti dai governi austriaco e ungherese.

Le principali componenti erano:

A queste si aggiungevano la riserva territoriale austriaca (k.k. Landsturm) e quella ungherese (k.u. Landsturm), destinate soprattutto alla mobilitazione degli uomini appartenenti alle classi d'età più avanzate.

L'esistenza di tre distinte componenti terrestri derivava direttamente dalle richieste ungheresi di disporre di una forza militare nazionale dopo il compromesso. L'esercito comune rimase tuttavia di gran lunga la componente principale delle forze armate e rappresentava uno dei più importanti strumenti istituzionali di coesione della monarchia.

Reclutamento e servizio militare

La coscrizione generale fu introdotta in entrambe le metà della monarchia nel 1868. Tutti i cittadini maschi idonei erano teoricamente soggetti al servizio militare, anche se il numero effettivamente incorporato ogni anno dipendeva dai contingenti stabiliti dai parlamenti e dal sistema di selezione previsto dalla legislazione.

Le leggi militari dovevano essere approvate parallelamente dai parlamenti austriaco e ungherese, poiché il diritto di stabilire i contingenti di reclutamento rimaneva una competenza delle due metà della monarchia. Questa circostanza provocò periodicamente tensioni politiche, soprattutto quando Budapest tentò di ottenere una maggiore autonomia linguistica e simbolica delle forze ungheresi.

Gli uomini che avevano completato il servizio nell'esercito attivo passavano successivamente nella riserva, nella Landwehr o nella Honvéd e infine nel Landsturm. Gli studenti in possesso dei requisiti necessari potevano svolgere un servizio volontario di un anno e ottenere, dopo l'addestramento e gli esami previsti, il grado di ufficiale della riserva.

Esercito comune

L'esercito comune costituiva il principale strumento militare della monarchia. In tempo di pace era articolato in corpi d'armata e distretti territoriali, dai quali dipendevano le divisioni e i reggimenti di fanteria, cavalleria, artiglieria e le altre specialità.

La direzione politica e amministrativa spettava al ministero comune della Guerra, mentre la preparazione operativa e la pianificazione bellica erano affidate allo Stato maggiore generale. Il capo di stato maggiore godeva di un rapporto diretto con il sovrano e acquisì, soprattutto sotto Franz Conrad von Hötzendorf, una considerevole influenza sulla politica militare della monarchia.

Il carattere multinazionale della monarchia si rifletteva nella composizione dei reggimenti. Il tedesco era la lingua generale di comando dell'esercito comune; tutti i soldati dovevano apprendere un numero limitato di comandi e termini militari tedeschi. Accanto a essa esistevano le cosiddette «lingue reggimentali» (Regimentssprachen): una lingua parlata da almeno il 20% degli effettivi di un reggimento doveva essere riconosciuta nelle comunicazioni interne e gli ufficiali erano tenuti ad acquisirne una conoscenza funzionale.

Questo sistema consentiva l'impiego di tedesco, ungherese, ceco, polacco, ruteno, romeno, croato, serbo, sloveno e italiano a livello reggimentale. La pluralità linguistica rappresentava una peculiarità dell'esercito ma, secondo una parte della storiografia recente, non può essere considerata di per sé una causa dell'inefficienza militare austro-ungarica: le unità della monarchia mostrarono durante il conflitto capacità operative molto variabili ma comparabili a quelle degli altri eserciti europei.

Landwehr e Honvéd

La Landwehr austriaca e la Honvéd ungherese erano nate come forze territoriali, ma nel corso dei decenni precedenti la prima guerra mondiale si trasformarono in vere formazioni militari regolari.

La Landwehr dipendeva dal ministero imperiale-regio della Difesa territoriale. Nel 1914 comprendeva reggimenti di fanteria, cavalleria e artiglieria, oltre a unità specializzate per la guerra in montagna. Tra queste ultime figuravano i Landesschützen tirolesi, successivamente denominati Kaiserschützen.

La Honvéd era sottoposta invece al governo di Budapest. All'interno della Croazia-Slavonia operavano formazioni della Domobranstvo croato-slavone, nelle quali il croato era impiegato come lingua di servizio secondo le disposizioni del compromesso croato-ungherese.

Nonostante la denominazione di «difesa territoriale», Landwehr e Honvéd furono impiegate durante la prima guerra mondiale negli stessi teatri operativi dell'esercito comune e non esclusivamente nella difesa delle rispettive regioni.

Nel Tirolo e nel Vorarlberg esistevano inoltre gli Standschützen, formazioni territoriali derivate dalle tradizionali associazioni di tiratori. Dopo l'entrata in guerra dell'Italia nel maggio 1915, furono mobilitati e impiegati soprattutto nella difesa del fronte alpino. I Kaiserjäger, al contrario, non erano una milizia territoriale, ma reggimenti regolari dell'esercito comune tradizionalmente reclutati soprattutto nelle regioni tirolesi.

Prima guerra mondiale

Allo scoppio della prima guerra mondiale la monarchia procedette alla mobilitazione generale delle proprie forze. Nel corso dell'intero conflitto prestarono servizio nelle forze armate austro-ungariche circa 7,8 milioni di uomini. Tale cifra rappresenta il numero complessivamente mobilitato tra il 1914 e il 1918 e non la consistenza simultanea dell'esercito.

Le truppe austro-ungariche combatterono principalmente sul fronte serbo, sul fronte orientale, sul fronte italiano e, in misura minore, nei Balcani e in altri teatri delle Potenze centrali. Le gravissime perdite subite nel 1914 contro Serbia e Russia determinarono già nel primo anno di guerra un forte ricambio del corpo ufficiali e degli effettivi.

A partire dal 1915 la crescente cooperazione con l'Esercito imperiale tedesco aumentò l'influenza militare tedesca sulla pianificazione austro-ungarica. Dopo le perdite provocate dall'Offensiva Brusilov del 1916 la dipendenza operativa dalla Germania divenne ancora più pronunciata.

Nel 1918, parallelamente alla disgregazione politica della monarchia, anche la coesione delle forze armate diminuì rapidamente. Nell'ottobre i nuovi governi e consigli nazionali iniziarono a richiamare i propri soldati; il 31 ottobre il governo ungherese pose termine alla partecipazione ungherese alle istituzioni comuni, accelerando la dissoluzione dell'esercito.

Marina

La marina imperiale e regia costituiva una forza comune e dipendeva dal ministero imperiale e regio della Guerra attraverso la sezione navale. La principale base navale era Pola, sede dell'arsenale e del comando della flotta, mentre Trieste e Fiume costituivano importanti centri cantieristici e industriali.

Alla vigilia della prima guerra mondiale la marina aveva completato un significativo programma di modernizzazione. La componente più prestigiosa era costituita dalle quattro corazzate monocalibro della Classe Tegetthoff, alle quali si affiancavano incrociatori, cacciatorpediniere, torpediniere e una crescente forza di sommergibili.

Durante la guerra la flotta operò prevalentemente nel mare Adriatico, contribuendo alla difesa della costa austro-ungarica e impegnando consistenti forze navali dell'Intesa. La geografia dell'Adriatico e il blocco del canale d'Otranto limitarono tuttavia le possibilità di impiego offensivo delle grandi unità di superficie.

Aviazione

Le forze aeree austro-ungariche ebbero origine dai reparti aerostatici dell'esercito. Alla vigilia della guerra l'aviazione militare fu organizzata nelle K.u.k. Luftfahrtruppen, dipendenti dalle forze terrestri e non costituite come forza armata autonoma.

Durante il conflitto l'aviazione conobbe una rapida espansione. Gli aeroplani furono inizialmente impiegati soprattutto per la ricognizione e l'osservazione dell'artiglieria; successivamente furono sviluppati reparti da caccia e da bombardamento. Le Luftfahrtruppen operarono in particolare sui fronti orientale, balcanico e italiano, mentre la marina possedeva una propria componente di aviazione navale con basi lungo l'Adriatico.

Economia

L'economia dell'Austria-Ungheria attraversò tra il 1867 e il 1914 un vasto processo di modernizzazione, caratterizzato dalla crescita della produzione industriale, dall'espansione delle reti ferroviarie, dall'integrazione dei mercati interni e dallo sviluppo del sistema bancario. La trasformazione economica rimase tuttavia fortemente disomogenea: alle regioni industrializzate della Bassa Austria, della Boemia, della Moravia e della Slesia austriaca si contrapponevano vaste aree prevalentemente agricole, in particolare in Galizia, Bucovina, Dalmazia, nelle regioni orientali dell'Ungheria e in Bosnia ed Erzegovina.

La storiografia economica ha evidenziato ritmi differenti nelle due metà della monarchia. Dopo la crisi finanziaria del 1873 la parte austriaca attraversò una prolungata fase di rallentamento, mentre l'afflusso di capitali provenienti dall'Austria contribuì alla prima vasta fase di industrializzazione dell'Ungheria. Dall'inizio degli anni novanta la crescita accelerò nuovamente nella Cisleitania, mentre l'economia ungherese continuò a svilupparsi a ritmi sostenuti.

L'Ausgleich mantenne unito lo spazio economico delle due metà della monarchia attraverso un'unione doganale e commerciale. Austria e Ungheria conservavano però autonome competenze finanziarie ed economiche e le condizioni dell'unione dovevano essere periodicamente rinegoziate. Il mercato comune favorì una crescente specializzazione regionale: le regioni occidentali e boeme fornivano una parte rilevante dei prodotti industriali, mentre l'Ungheria costituiva uno dei principali produttori ed esportatori di cereali e generi alimentari dell'Europa centrale.

Agricoltura

L'agricoltura continuò a occupare una quota molto significativa della popolazione della monarchia, nonostante la progressiva industrializzazione. La sua importanza era particolarmente elevata nelle Terre della Corona di Santo Stefano e nelle regioni orientali e meridionali della Cisleitania.

Le grandi pianure ungheresi costituivano una delle principali aree cerealicole europee. La produzione di frumento, mais, orzo e altri cereali alimentava sia il mercato interno sia le esportazioni, mentre Budapest divenne uno dei maggiori centri europei dell'industria molitoria. Accanto alla cerealicoltura erano sviluppati l'allevamento, la viticoltura, la produzione di vino e, in alcune regioni, colture industriali come la barbabietola da zucchero e il tabacco.

La produzione agricola presentava tuttavia forti differenze regionali. In Boemia, Moravia e nelle regioni austriache occidentali l'agricoltura era generalmente più intensiva e integrata con l'industria alimentare; in Galizia, Bucovina e in alcune aree balcaniche permanevano invece strutture rurali caratterizzate da piccole proprietà, sovrappopolazione agricola e bassi livelli di produttività.

All'inizio del XX secolo la proporzione della popolazione impegnata nell'agricoltura rimaneva particolarmente elevata nelle regioni orientali della monarchia. Nel 1910, per esempio, nelle maggiori terre della Corona austriache il peso dell'agricoltura variava da poco più del 20% della popolazione attiva in regioni industrializzate come la Bassa Austria e la Boemia fino a oltre tre quarti in alcune aree orientali e meridionali.

Industria

L'industrializzazione si concentrò inizialmente nella parte occidentale della monarchia. La Boemia e la Moravia costituivano il principale distretto industriale, con una produzione diversificata che comprendeva industria tessile, siderurgica, meccanica, chimica, vetraria, alimentare e mineraria. Importanti aree industriali si svilupparono inoltre attorno a Vienna, nella Bassa Austria, in Stiria e nella Slesia austriaca.

Tra le maggiori imprese industriali figuravano le Škoda di Pilsen, sviluppatesi come uno dei principali complessi europei della meccanica pesante e della produzione di armamenti; le aziende siderurgiche e meccaniche della Stiria; le fabbriche di locomotive di Vienna e della Bassa Austria; e numerose industrie tessili e vetrarie boeme.

Anche l'Ungheria conobbe una notevole trasformazione industriale, particolarmente intensa a partire dagli ultimi decenni del XIX secolo. Il principale polo produttivo era Budapest, dove avevano sede aziende come la Ganz, la MÁVAG e le officine Manfréd Weiss. Si svilupparono soprattutto l'industria alimentare, la meccanica, la produzione ferroviaria, l'elettrotecnica e, in seguito, la produzione di macchinari e apparecchiature elettriche.

Tra il 1870 e il 1910 la quota della forza lavoro ungherese impiegata nell'industria aumentò dall'8,6% al 16,2%, mentre la produzione di carbone e ferro crebbe sensibilmente. La crescita non eliminò però la distanza esistente tra le regioni più industrializzate della monarchia e quelle prevalentemente rurali.

La crisi del 1873, iniziata con il crollo della Borsa di Vienna, interruppe una fase di rapida espansione e determinò fallimenti bancari e industriali. I suoi effetti furono particolarmente duraturi nella parte austriaca; secondo le ricostruzioni quantitative di Max-Stephan Schulze, il successivo trasferimento di capitali verso l'Ungheria contribuì contemporaneamente al rallentamento austriaco e alla prima grande fase di industrializzazione ungherese.

Sistema monetario e bancario

Banconota da venti corone austro-ungariche

Il sistema finanziario della monarchia si sviluppò rapidamente nella seconda metà del XIX secolo. Vienna rimase il principale centro bancario e finanziario, ma Budapest acquisì progressivamente un ruolo crescente parallelamente allo sviluppo economico della metà ungherese.

Una posizione centrale era occupata dalla Banca austro-ungarica (in tedesco Österreichisch-Ungarische Bank; in ungherese Osztrák–Magyar Bank). Essa nacque nel 1878 dalla trasformazione della precedente Banca nazionale austriaca e fu organizzata secondo il principio dualistico della monarchia, con sedi principali a Vienna e Budapest e una rappresentanza paritaria delle due metà dello Stato nei suoi organi direttivi. La banca possedeva il privilegio esclusivo dell'emissione delle banconote nell'intera monarchia.

Nel 1892 una riforma monetaria sostituì il fiorino con la corona (Krone, korona), secondo il rapporto di un fiorino per due corone. La nuova moneta era suddivisa in 100 Heller nella metà austriaca e 100 fillér in quella ungherese.

La riforma era fondata formalmente su un sistema monetario aureo; una corona corrispondeva legalmente a 0,3049 grammi di oro fino. La convertibilità effettiva delle banconote rimase tuttavia limitata, cosicché il sistema austro-ungarico non corrispose pienamente al modello classico del gold standard.

Accanto alla banca centrale operava una fitta rete di istituti di credito privati e casse di risparmio. Le grandi banche viennesi svolsero un ruolo significativo nel finanziamento delle ferrovie, dell'industria pesante e delle imprese della monarchia, mentre negli ultimi decenni del secolo crebbe rapidamente anche il sistema bancario ungherese.

Commercio

Austria e Ungheria costituivano un unico territorio doganale e commerciale e il commercio interno tra le due metà dello Stato assunse un'importanza fondamentale. La complementarità tra le aree industriali occidentali e le grandi regioni agricole ungheresi favorì intensi scambi di manufatti, cereali, prodotti alimentari, materie prime e combustibili.

Il principale partner commerciale estero dell'Austria-Ungheria era l'Impero tedesco. Nel 1910 la Germania assorbiva circa il 48% delle esportazioni austro-ungariche e forniva circa il 39% delle importazioni; seguiva il Regno Unito, mentre gli scambi diretti con l'Impero russo avevano un peso molto più contenuto.

Tra le esportazioni figuravano prodotti agricoli e alimentari, zucchero, legname, tessili, vetro, manufatti industriali e macchinari; le importazioni comprendevano materie prime, cotone, prodotti coloniali e beni industriali non prodotti in quantità sufficienti all'interno della monarchia.

Il commercio marittimo faceva capo soprattutto ai porti di Trieste e Fiume. Trieste costituiva il principale sbocco commerciale della Cisleitania e ospitava importanti compagnie di navigazione, tra cui il Lloyd Austriaco. Fiume svolgeva una funzione analoga per l'Ungheria, il cui governo investì considerevolmente nell'ampliamento del porto e nei collegamenti ferroviari con Budapest.

Infrastrutture e trasporti

L'espansione della rete ferroviaria rappresentò uno dei principali fattori dell'integrazione economica della monarchia. Le ferrovie ridussero i costi di trasporto tra le regioni interne e i grandi centri urbani, favorirono la specializzazione agricola e industriale e collegarono le principali aree produttive con i porti adriatici.

Dopo una fase iniziale dominata dalle compagnie private, a partire dagli anni ottanta entrambi i governi avviarono un crescente processo di nazionalizzazione e sviluppo delle rispettive reti ferroviarie. Nella parte austriaca assunsero un ruolo predominante le Ferrovie statali imperial-regie austriache, mentre in Ungheria si svilupparono le Ferrovie statali ungheresi.

Nel 1913 la rete ferroviaria complessiva della monarchia raggiungeva circa 43280 km, una delle estensioni maggiori in Europa. La rete presentava tuttavia forti differenze di densità: risultava particolarmente sviluppata nelle regioni industriali boeme, morave e austriache e attorno a Budapest, mentre era più rada nelle regioni orientali e balcaniche.

Il sistema ferroviario fu integrato dalla navigazione sul Danubio, uno dei principali assi commerciali interni dell'Europa centrale, e dalle vie fluviali dei suoi affluenti. La Donaudampfschiffahrtsgesellschaft svolse un ruolo di primo piano nel trasporto di passeggeri e merci lungo il bacino danubiano.

Sul versante adriatico il governo austriaco investì massicciamente nell'ammodernamento del Porto di Trieste. Nel 1906 l'apertura della ferrovia Transalpina collegò direttamente Trieste con Salisburgo e Praga, rafforzando il rapporto tra il porto e le regioni industriali settentrionali della Cisleitania. All'inizio del XX secolo furono inoltre realizzati nuovi moli, magazzini e infrastrutture ferroviarie nell'area portuale.

Cultura

La vita culturale dell'Austria-Ungheria rifletteva il carattere multinazionale della monarchia. Non esisteva una cultura austro-ungarica uniforme: tradizioni tedesche, ungheresi, ceche, polacche, rutene, romene, croate, slovene, serbe, italiane, ebraiche e di altri gruppi convivevano e interagivano all'interno di uno stesso spazio politico ed economico. Tale pluralità favorì sia intensi fenomeni di scambio e contaminazione sia, soprattutto tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, una crescente competizione tra differenti culture nazionali.

I maggiori centri culturali erano Vienna, Budapest e Praga, ai quali si affiancavano Cracovia, Leopoli, Trieste, Zagabria, Lubiana, Brno, Sarajevo e Czernowitz. La circolazione di studenti, funzionari, intellettuali, artisti e professionisti contribuì alla formazione di reti culturali che spesso oltrepassavano le divisioni linguistiche e nazionali.

Istruzione

I sistemi scolastici delle due metà della monarchia erano amministrati separatamente e presentavano differenze significative. Nella Cisleitania la legislazione scolastica del 1869 introdusse un sistema di istruzione obbligatoria di otto anni per i bambini, rafforzando il controllo pubblico sull'istruzione elementare.

La diffusione effettiva della scuola rimase tuttavia fortemente diseguale. Intorno al 1900 soltanto circa il 75% dei bambini in età scolare della monarchia frequentava una scuola elementare; nel 1910 la quota era salita a circa l'88%.

Le differenze regionali erano notevoli. Nel 1910 il tasso di alfabetizzazione raggiungeva circa il 97% nelle terre boeme e il 95% nelle principali regioni alpine e danubiane, mentre nelle aree orientali e meridionali permanevano quote molto maggiori di popolazione analfabeta. Considerata nel suo complesso, la parte austriaca aveva nel 1910 un tasso di alfabetizzazione intorno all'85%, comparabile a quello di altri Stati dell'Europa occidentale, ma tale media nascondeva fortissime disparità regionali.

In Ungheria lo sviluppo dell'istruzione elementare progredì rapidamente dopo il compromesso, ma rimase più diseguale. La politica scolastica fu inoltre strettamente collegata alla questione nazionale: il governo di Budapest favorì progressivamente l'uso della lingua ungherese, soprattutto attraverso le leggi scolastiche approvate tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo, suscitando opposizione tra alcune comunità slovacche, romene, serbe e rutene.

In Cisleitania la scuola divenne invece uno degli spazi principali nei quali si manifestò la competizione linguistica tra i diversi gruppi nazionali. La legislazione riconosceva in linea di principio la possibilità dell'istruzione nelle diverse lingue del territorio; nella pratica, la fondazione e il controllo delle scuole divennero frequentemente oggetto di controversie nazionali, soprattutto in Boemia, Moravia, Carniola e nel Litorale austriaco.

Lo Stato cercò contemporaneamente di utilizzare la scuola per sviluppare una forma di lealtà sovranazionale alla monarchia. I programmi di storia e geografia presentavano le singole identità locali e nazionali all'interno di un più ampio quadro asburgico, nel quale la dinastia svolgeva una funzione simbolica di unificazione.

Università e ricerca

L'Austria-Ungheria possedeva un articolato sistema di università, politecnici, accademie scientifiche e istituti specialistici. Gli istituti di istruzione superiore dipendevano dai rispettivi governi austriaco e ungherese e riflettevano progressivamente la pluralità linguistica della monarchia.

Nella Cisleitania operavano, tra le altre, le università di Vienna, Praga, Cracovia, Leopoli, Graz, Innsbruck e Czernowitz. A queste si affiancavano politecnici e scuole superiori tecniche a Vienna, Praga, Graz, Brno e in altri centri.

Le università furono direttamente coinvolte nelle trasformazioni nazionali della monarchia. Nel 1882 l'Università Carolina di Praga fu divisa in una università di lingua tedesca e una di lingua ceca; analoghi conflitti sulla lingua dell'insegnamento interessarono altri centri accademici. La crescente nazionalizzazione non impedì tuttavia la permanenza di reti comuni di ricerca, legislazione accademica e mobilità degli studiosi all'interno della monarchia.

Nelle Terre della Corona di Santo Stefano il principale centro universitario era Budapest, sede dell'odierna Università Loránd Eötvös e della Università di tecnologia e di economia di Budapest. Nel periodo dualistico furono sviluppate o istituite inoltre le università di Kolozsvár, Zagabria, Debrecen e Pozsony.

Le università della monarchia ebbero un ruolo significativo nello sviluppo della medicina, della fisica, della matematica, della psicologia, dell'economia e delle scienze sociali. Vienna divenne uno dei principali centri europei della medicina e della ricerca scientifica, mentre Budapest, Praga, Cracovia e gli altri poli universitari svilupparono proprie scuole scientifiche e culturali.

Stampa ed editoria

L'aumento dell'alfabetizzazione, l'urbanizzazione e l'ampliamento della partecipazione politica determinarono una forte crescita della stampa periodica nella seconda metà del XIX secolo. Quotidiani, riviste politiche, periodici culturali e pubblicazioni scientifiche apparivano in numerose lingue della monarchia.

Vienna costituiva il principale centro editoriale della Cisleitania e ospitava giornali di grande diffusione come la Neue Freie Presse e la Neue Wiener Tagblatt. Budapest disponeva analogamente di una vivace stampa in lingua ungherese e tedesca; importanti centri editoriali si svilupparono anche a Praga, Cracovia, Leopoli, Trieste e Zagabria.

La stampa svolse un ruolo crescente nella formazione dell'opinione pubblica e nell'organizzazione dei movimenti politici e nazionali. Le diverse comunità linguistiche crearono proprie reti di giornali, associazioni culturali, case editrici e circoli di lettura, contribuendo alla formazione di spazi pubblici nazionali che coesistevano e spesso competevano all'interno della struttura imperiale.

La libertà di stampa fu più ampia rispetto alla fase neoassolutistica precedente al 1867, ma rimase soggetta a disposizioni penali, sequestri e controlli governativi. Durante la prima guerra mondiale la censura fu notevolmente rafforzata.

Letteratura

La produzione letteraria della monarchia si sviluppò in molteplici lingue e tradizioni e non può essere ricondotta a una singola letteratura «austro-ungarica». La comune cornice politica e la circolazione degli intellettuali favorirono tuttavia rapporti e influenze reciproche.

Nell'area germanofona Vienna fu uno dei maggiori centri della cultura europea di fine Ottocento e inizio Novecento. La cosiddetta Giovane Vienna riunì autori come Hugo von Hofmannsthal, Arthur Schnitzler, Hermann Bahr e Richard Beer-Hofmann. Alla cultura asburgica di lingua tedesca appartennero inoltre scrittori provenienti da altre regioni della monarchia, tra cui Rainer Maria Rilke, nato a Praga.

La letteratura ungherese attraversò un'importante fase di rinnovamento, culminata all'inizio del XX secolo attorno alla rivista Nyugat, fondata nel 1908, alla quale collaborarono autori come Endre Ady, Mihály Babits e Zsigmond Móricz.

Praga fu contemporaneamente centro della cultura ceca, tedesca ed ebraico-tedesca. Tra gli autori legati alla città figuravano Franz Kafka, Max Brod e Rainer Maria Rilke, mentre la letteratura ceca conobbe una forte crescita parallelamente all'affermazione del movimento nazionale.

Analoghi processi di consolidamento culturale interessarono le letterature polacca, croata, slovena, romena, serba, slovacca, rutena e italiana presenti nei territori della monarchia. La letteratura divenne spesso uno dei principali strumenti di elaborazione e diffusione delle identità nazionali.

Arte e architettura

L'architettura e le arti figurative della seconda metà del XIX secolo furono inizialmente caratterizzate dallo storicismo, particolarmente evidente nei grandi interventi urbanistici delle capitali. A Vienna la demolizione delle fortificazioni e la costruzione della Ringstraße diedero origine a uno dei più importanti programmi urbanistici europei dell'epoca, con edifici pubblici realizzati in differenti linguaggi neostorici.

Sviluppi analoghi interessarono Budapest dopo l'unificazione del 1873. La costruzione dell'edificio del Parlamento, l'ampliamento dei grandi viali, la realizzazione di ponti sul Danubio e la costruzione della ferrovia sotterranea del Millennio trasformarono radicalmente il paesaggio urbano.

Alla fine del secolo emersero nuovi movimenti artistici. A Vienna la Secessione viennese, fondata nel 1897 da artisti tra i quali Gustav Klimt, Koloman Moser e Josef Hoffmann, si oppose all'accademismo e contribuì allo sviluppo dello Jugendstil. In architettura Otto Wagner ebbe un ruolo centrale nel passaggio dallo storicismo alla modernità.

Le diverse regioni della monarchia elaborarono proprie varianti dell'Art Nouveau, spesso intrecciate con motivi delle culture nazionali. A Budapest Ödön Lechner sviluppò un linguaggio architettonico che combinava forme moderne e motivi decorativi presentati come specificamente ungheresi; analoghi processi si manifestarono a Praga, Zagabria, Lubiana, Leopoli e in altri centri.

Musica

Vienna mantenne per tutto il periodo dualistico una posizione centrale nella vita musicale europea. La tradizione della musica colta ottocentesca proseguì attraverso compositori quali Johannes Brahms, Anton Bruckner, Gustav Mahler e, all'inizio del XX secolo, Arnold Schönberg, Alban Berg e Anton Webern.

Particolarmente importante nella cultura urbana viennese fu l'operetta, associata a compositori come Johann Strauss (figlio), Franz von Suppé, Carl Michael Ziehrer e, successivamente, Franz Lehár ed Emmerich Kálmán. Il valzer viennese divenne uno dei simboli culturali più riconoscibili della monarchia.

La vita musicale era però policentrica. A Praga operarono compositori quali Bedřich Smetana e Antonín Dvořák, centrali nella formazione di una tradizione musicale nazionale ceca; nell'area ungherese Franz Liszt, Béla Bartók e Zoltán Kodály contribuirono, con approcci differenti, alla costruzione e allo studio di una cultura musicale ungherese.

Tra la fine del XIX e l'inizio del XX secolo la raccolta e lo studio delle tradizioni popolari acquisirono una crescente importanza. Bartók e Kodály svolsero ricerche sul campo non soltanto sulla musica magiara, ma anche sulle tradizioni slovacche, romene e di altre popolazioni dell'Europa centro-orientale, mostrando il carattere profondamente intrecciato delle culture musicali della regione.

Teatro

Il teatro rappresentava uno dei principali luoghi della vita culturale urbana e, nelle regioni multilingui, anche uno degli strumenti attraverso cui si esprimevano le differenti identità nazionali.

A Vienna il Burgtheater costituiva il principale teatro di prosa della monarchia, mentre l'Opera di Corte era una delle più prestigiose istituzioni musicali europee. Budapest disponeva del Teatro Nazionale e dell'Opera reale ungherese, inaugurata nel 1884.

Nelle città linguisticamente miste la fondazione di teatri nazionali acquisì spesso un significato politico oltre che culturale. Il Teatro Nazionale di Praga, inaugurato definitivamente nel 1883, divenne per esempio uno dei principali simboli del movimento nazionale ceco; analoghe istituzioni teatrali furono sviluppate dai diversi movimenti nazionali della monarchia.

Note

Annotazioni

  1. ↑ L'Austria-Ungheria non ebbe un'unica bandiera nazionale paragonabile a quelle degli Stati nazionali contemporanei. L'insegna qui raffigurata fu introdotta per la marina mercantile e viene frequentemente utilizzata, in modo convenzionale, per rappresentare la Duplice Monarchia.
  2. ↑ Sede della corte e delle istituzioni comuni della monarchia. Budapest era la capitale del Regno d'Ungheria e sede del suo governo e parlamento.
  3. ↑ Come re apostolico d'Ungheria regnò con il nome di Carlo IV.
  4. ↑ Non esisteva un parlamento comune dell'Austria-Ungheria. Per gli affari comuni operavano delegazioni dei due parlamenti.

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Bibliografia

Opere generali

Studi sulla struttura politica e nazionale

Economia

Società, religioni e nazionalità

Relazioni internazionali e prima guerra mondiale

Forze armate

Cultura, istruzione e società intellettuale

Fonti e opere coeve

Voci correlate

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