| Bartatua | |
|---|---|
| Re degli Sciti | |
| In carica | 679 a.C. ca. – 658/9 a.C. ca. |
| Predecessore | Išpakāya |
| Successore | Madyes |
| Morte | 658/9 a.C. ca. |
| Padre | Išpakāya |
Bartatua, noto anche come Protothyes, fu un re scita che governò nel VII secolo a.C., durante la fase della presenza e dell'espansione scitica in Asia occidentale.
Il nome Partatua o Bartatua nelle fonti accadiche (𒁹𒁇𒋫𒌅𒀀) e Protothyes (Προτοθύης) in greco antico – da cui il latino Protothyes – derivano da un nome scitico la cui forma originaria è ricostruita come *Pr̥ϑutavah, con il significato di «dotato di forza che si estende lontano», oppure come *Pr̥tatavah, «potente in battaglia».
Tra l'VIII e il VII secolo a.C., un ampio movimento migratorio dei nomadi delle steppe eurasiatiche portò gli Sciti a stabilirsi progressivamente nell'Asia sud-occidentale. Il processo ebbe origine quando un'altra popolazione iranica nomade, strettamente imparentata con gli Sciti – identificata da diversi studiosi nei Massageti o negli Issedoni – migrò verso occidente, esercitando una pressione che spinse gli Sciti a loro volta oltre il fiume Arasse. Successivamente, gli Sciti avanzarono nella steppa caspica, da dove dislocarono i Cimmeri.
Sotto questa pressione, i Cimmeri si spostarono verso sud lungo le coste del Mar Nero, raggiungendo l'Anatolia. Gli Sciti, invece, proseguirono la loro espansione seguendo la costa del Mar Caspio, giungendo nelle steppe del Caucaso settentrionale. Da qui avanzarono nell'area dell'odierno Azerbaigian, dove si insediarono stabilmente, trasformando la Transcaucasia orientale nel principale centro operativo scitico in Asia occidentale fino agli inizi del VI secolo a.C. Questa presenza meridionale non costituì uno stato indipendente, ma rappresentò una proiezione del regno scitico delle steppe. In tale periodo, le sedi dei re sciti rimasero localizzate a nord del Caucaso, mentre il contatto prolungato con le civiltà dell'Asia occidentale (assira, urartea, medo-persiana) esercitò un'influenza decisiva sulla formazione della cultura scitica, in particolare nelle pratiche politiche, militari e artistiche.
Bartatua succedette al precedente re scita Išpakāya, del quale potrebbe essere stato il figlio. Dopo che Išpakāya aveva attaccato l'Impero neo-assiro ed era morto in battaglia contro il re assiro Esarhaddon intorno al 676 a.C., Bartatua salì al trono.
Nella seconda metà degli anni 670 a.C., gli Sciti di Bartatua, alleati con un gruppo orientale dei Cimmeri migrato sull'altopiano iranico, minacciavano le province assire di Parsumaš e Bīt Ḫamban. Questa coalizione cimmero-scitica metteva inoltre in pericolo le linee di comunicazione tra l'Assiria e il suo stato vassallo di Ḫubuškia. Tuttavia, subito dopo la morte di Išpakāya, gli Assiri avevano avviato negoziati diplomatici con Bartatua.
Nel 672 a.C., Bartatua chiese in moglie una delle figlie di Esarhaddon, come attestato dalle consultazioni oracolari rivolte dal sovrano assiro al dio solare Šamaš, anche se il nome della principessa non è noto. Le fonti assire non confermano esplicitamente che il matrimonio ebbe luogo, ma la stretta alleanza tra Sciti e Assiria durante il regno di Bartatua e di suo figlio e successore Madyes suggerisce che i sacerdoti assiri approvarono l'unione. Si sarebbe trattato di un evento senza precedenti nella storia assira: una figlia di un re assiro data in sposa a un sovrano nomade. È possibile che la figlia di Esarhaddon fosse la madre o la nonna di Madyes.
Il matrimonio comportava per Bartatua l'obbligo di fedeltà vassallatica nei confronti dell'Assiria. Secondo il diritto assiro, i territori da lui governati divenivano un feudo concesso dal re assiro, rendendo così la presenza scitica in Asia occidentale una estensione nominale dell'Impero neo-assiro. In questo assetto politico, la potenza degli Sciti in Asia occidentale dipendeva in larga misura dalla cooperazione con l'Assiria, e da quel momento essi rimasero suoi alleati. Nello stesso periodo, anche il re di Urartu Rusa II potrebbe aver arruolato contingenti scitici per sorvegliare i propri confini occidentali.
Tra il 660 e il 659 a.C., il figlio di Esarhaddon e suo successore al trono assiro, Assurbanipal, inviò il generale Nabû-šar-uṣur in una campagna militare contro il regno di Mannai, che in precedenza si era espanso a spese dell'Assiria in alleanza con Išpakāya. Dopo aver tentato invano di fermare l'avanzata assira, il re mannèo Aḫšēri fu rovesciato da una rivolta popolare e ucciso insieme alla maggior parte della sua dinastia. Il figlio superstite, Ualli, chiese aiuto all'Assiria, che lo fornì tramite l'intermediazione del parente di Assurbanipal, il re scita. In seguito a questi eventi, gli Sciti estesero la loro egemonia anche sul Mannai.
L'alleanza matrimoniale con la dinastia regnante assira, unita alla vicinanza politica con il Mannai e con Urartu – entrambi fortemente influenzati dalla cultura assira – sottopose gli Sciti a una marcata influenza culturale assira, visibile nelle pratiche politiche e militari.
Bartatua fu infine succeduto dal figlio Madyes, sotto il quale il potere scitico in Asia occidentale raggiunse il suo apogeo.
Gli autori greco-romani confusero Bartatua con i suoi predecessori e successori, incluso suo figlio Madyes, fondendo più sovrani in una singola figura. Secondo questa tradizione, sarebbe stato Madyes stesso a guidare gli Sciti dall'Asia centrale, a scacciare i Cimmeri dalle loro terre, a sconfiggere i Medi e il leggendario faraone Sesostri, e a imporre per molti anni il dominio scitico sull'Asia prima di fare ritorno in Scizia.
In età più tarda, alcuni autori greco-romani attribuirono a questo sovrano i nomi di Idanthyrsos o Tanausis. Tale Idanthyrsos è però una figura leggendaria, distinta dal re scita storico del VI secolo a.C., dal quale gli autori classici derivarono soltanto il nome. Secondo un'ipotesi moderna, il leggendario re armeno Paroyr Skayordi, menzionato nella Storia dell'Armenia di Mosè di Corene, potrebbe essere identificato proprio con Bartatua.