Idantirso

Idantirso (in greco antico Ἰδάνθυρσος?, Idánthursos; in latino Idanthyrsus; fl. VI secolo a.C.) è il nome di un re scita vissuto nel VI secolo a.C., noto per aver affrontato l'invasione del proprio territorio da parte dell'Impero achemenide persiano.

Nome ed etimologia

Il nome Idánthursos (Ἰδάνθυρσος) rappresenta la forma ellenizzata di un nome scitico, la cui forma originaria non è attestata direttamente dalle fonti. Gli studiosi Ferdinand Justi e Josef Markwart hanno ipotizzato che il nome fosse composto a partire dal termine iranico Vinda(t)-, con il significato di «trovare, ottenere», oppure dalla forma Vidant. Tuttavia, nella lingua proto-scitica il suono iranico /d/ si sarebbe evoluto in /δ/, per poi trasformarsi ulteriormente in /l/ nello scitico storico, rendendo problematica questa ricostruzione fonetica.

Il linguista Martin Schwartz ha invece proposto una ricostruzione alternativa del nome originario scitico come Hiθāmθrauša, con il significato di «colui che fa prosperare l'alleato». Secondo questa interpretazione, la parte finale del nome sarebbe stata adattata in greco come -θυρσος (-thyrsos), in riferimento al tirso, il bastone rituale vegetale associato a Dioniso (Bacco). Tale adattamento rifletterebbe l'associazione, comune presso i Greci antichi, tra i popoli scitici e i riti bacchici.

Vita

Contesto

Idantirso fu figlio del suo predecessore, il re scita Saulio (Saulius), il quale era a sua volta fratello e uccisore del saggio scita Anacarsi (Anacharsis).

L'invasione persiana

Intorno al 513 a.C., il re persiano Dario I intraprese una grande spedizione militare contro gli Sciti, penetrando nelle steppe dell'Europa orientale. Gli Sciti, fedeli al loro stile di vita nomade, evitarono lo scontro diretto e si ritirarono progressivamente, attirando l'esercito persiano sempre più in profondità nel territorio.

Durante questa campagna, Dario inviò un messaggio a Idantirso, invitandolo a combattere apertamente oppure a sottomettersi. Il re scita rispose che la sua ritirata non era motivata dalla paura, ma rifletteva semplicemente il modo di vivere nomade del suo popolo. Egli sottolineò che gli Sciti non possedevano città da difendere né terre coltivate da proteggere, e che quindi non vi era alcun motivo per affrontare una battaglia campale.

Tuttavia, Idantirso aggiunse che, se i Persiani desideravano davvero uno scontro, avrebbero potuto profanare le tombe degli antenati sciti: solo allora gli Sciti avrebbero combattuto per difenderle.

Nelle Storie, Erodoto riporta un celebre scambio di parole tra Dario e Idantirso:

«Disgraziato, perché fuggi in continuazione mentre potresti fare una di queste due cose? Se ti ritieni capace di contrapporti alle mie forze, fermati, smetti di girare e combatti; se invece riconosci di essere inferiore, anche in questo caso smetti di correre e, portando in dono al tuo signore terra e acqua, vieni a colloquio.»

Alle quali il re scita rispose:

«La mia situazione, Persiano, è questa: io non sono mai fuggito in passato perché temessi alcun uomo, né ora ti fuggo; adesso non sto facendo nulla di diverso da quanto sono solito fare in tempo di pace. Ti spiego anche perché non ti combatto subito. Noi non abbiamo né città né terre coltivate; se avessimo temuto che fossero prese o subissero devastazioni, avremmo avuto maggior fretta di scontrarci con voi in battaglia. Ma se proprio fosse necessario giungervi rapidamente, possediamo i sepolcri dei nostri padri. Ebbene, trovateli, cercate di profanarli e saprete allora se per le tombe vi daremo battaglia o non vi daremo battaglia. Prima però, se non ne abbiamo voglia, non ci scontreremo con te. Sulla battaglia basti quanto si è detto. Ritengo invece miei soli signori Zeus, il mio antenato, ed Estia, la regina degli Sciti. A te, al posto di farti dono della terra e dell'acqua, manderò quei doni che conviene ti giungano; in cambio del fatto che hai detto di essere mio signore, va' al diavolo. Ecco il messaggio che ti viene dagli Sciti.»

Eredità e tradizione storiografica

Gli autori greco-romani successivi confusero spesso diverse figure storiche scitiche arcaiche – come Išpakāya, Bartatua e Madyes – fondendole in un unico sovrano leggendario, anch'egli chiamato Madyes. A questo personaggio mitico vennero attribuite imprese grandiose, come la sconfitta dei Medi e del leggendario faraone egiziano Sesostri, nonché il dominio scita sull'Asia per molti anni prima del ritorno in Scizia.

Alcuni autori tardi identificarono questo sovrano leggendario con il nome di Idanthyrsos o Tanausis. Tuttavia, tale figura non coincide con il re storico Idantirso del VI secolo a.C.: gli scrittori greco-romani derivarono da quest'ultimo soltanto il nome, mentre il personaggio leggendario rappresenta una costruzione mitico-storiografica distinta.

Note

Esplicative

  1. ↑ Erodoto paragona gli dei indigeni sciti Papaios e Tabiti rispettivamente a Zeus ed Estia.

Bibliografiche

Bibliografia