
I Barti o Barthi (in prussiano *Bartai, in tedesco Barten, in polacco Bartowie, in lituano Bartai, in latino Barthi, Barthenses o Barthones) erano una delle tribù che componevano il popolo baltico dei Pruzzi. Abitavano la regione nota come Bartia (in prussiano *Barta, in tedesco Barten o Bartenland, in polacco Barcja, in lituano Barta, in latino Barthia o Barthonia), oggi compresa per la maggior parte nell'attuale voivodato polacco di Varmia-Masuria e in piccola parte nell'oblast' russa di Kaliningrad.
Il filologo lituano Kazimieras Būga ha ricostruito il loro nome nativo come *Bartai e quello della loro terra come *Barta. L'esatta origine di questi nomi non è nota ma esistono due principali ipotesi: secondo la prima, la Bartia prenderebbe il nome dal vocabolo protobaltico *bartā: 'foresta di conifere', e i Barti sarebbero quindi "gli abitanti delle foresta"; secondo l'altra ipotesi invece, deriverebbe dal vocabolo *bartis, che significa 'albero (di conifera)' ma che ha anche il significato di 'tronco cavo' e quindi 'alveare' (dall'abitudine delle api selvatiche di nidificare all'interno delle cavità dei tronchi), dando al nome della Bartia il significato di "terra degli alveari" e a quello dei Barti quello di "apicoltori".

La Bartia si estendeva tra il medio e basso corso della Łyna a nord e a ovest, la Liwna a sud e il lago Mamry e la Putilovka a est. Confinava a sud con la Galindia e la Sasinia, a ovest con la Varmia, a nord con la Natangia e a est con la Nadruvia e la Jatvingia. Il suo territorio è noto con precisione grazie alla descrizione presente nel Chronicon terrae Prussiae del 1326; lo stesso testo riporta inoltre che essa era suddivisa in due province: la Bartia Maggiore e la Bartia Minore.
Le indagini archeologiche hanno rivelato che la Bartia fosse uno dei territori più densamente abitati della Prussia e si stima che prima dell'invasione dei cavalieri teutonici la sua popolazione si aggirasse attorno alle 17.000 unità. I centri principali dei Barti erano i villaggi fortificati di Girdava, Vaistotepilis e Valevona.
La prime menzioni dei Barti e della Bartia risalgono alla metà del XIII secolo: nel codice ipaziano sono probabilmente da riconoscere nei Bartove menzionati insieme ai Pruzzi, mentre nei registri fondiari di re Valdemaro II di Danimarca si fa menzione della Barcia tra le regioni della Prussia.
Nonostante anni di tentativi di conquista da parte del Regno di Polonia, spesso sostenuto da diverse crociate invocate dal papa, i Pruzzi, tra cui i Barti, erano sempre riusciti a difendersi con successo. Corrado di Masovia invitò perciò i cavalieri teutonici a stabilirsi nella Terra di Chełmno nel 1226 in cambio del loro sostegno contro i pagani baltici. La Bartia, insieme alla Varmia e alla Natangia, fu così sottomessa tra il 1238 e il 1240 dai teutonici, i quali vi edificarono i castelli di Bartenstein, Rößel e Gerdauen. Già nel 1242 tuttavia i Barti si ribellarono, riuscendo a resistere fino al 1252. Allo scoppio della grande rivolta prussiana a seguito della catastrofica sconfitta teutonica nella battaglia di Durbe del 1260, i Barti elessero Diwanus come loro comandante, il quale entro il 1264 riuscì a conquistare tutti i maggiori castelli dell'Ordine in Bartia, per poi lanciare attacchi col supporto di altre tribù prussiane contro Kulm, Marienburg e Christburg. Tuttavia la lunga guerra d'attrito si rivelò infine favorevole ai teutonici, che potevano contare sul continuo afflusso di rinforzi dall'Europa occidentale e nel 1273, dopo la morte di Diwanus durante un assedio al castello di Schönsee, i Barti si arresero e abbandonarono la rivolta, che fu definitivamente soppressa l'anno successivo.
Al termine dell'insurrezione una parte della popolazione dei Barti fu deportata in Pogesania, mentre altri preferirono abbandonare le loro terre e rifugiarsi nella vicina Lituania, dove il granduca Traidenis concesse loro di stabilirsi nella regione di Hrodna in cambio del loro servizio militare. Questi Barti, pur venendo col tempo assimilati dal punto di vista linguistico ed etnico dai Lituani o dai Ruteni, mantennero una propria identità socio-culturale ancora a lungo e alcune comunità continuarono a identificarsi come "Barti" o "Prussi" fino al XIX secolo, distinguendosi inoltre per la loro appartenenza alla fede cattolica invece che a quella ortodossa dominante nel resto della regione. Nonostante le gravi perdite durante la rivolta e le susseguenti migrazioni e deportazioni, la Bartia a differenza di altre regioni prussiane non divenne una terra disabitata e i Barti continuarono a costituirne il grosso della popolazione. Due ulteriori insurrezioni contro i teutonici furono tentate nel 1286 e nel 1293, la prima con il supporto del duca Wislaw II di Rugia e la seconda con quello del granduca Vytenis di Lituania, ma entrambe si conclusero con una netta sconfitta.
Nel corso del XIV secolo, per difendersi dagli attacchi dei Lituani, i teutonici eressero in Bartia un'altra serie di castelli e fortezze, tra cui Nordenburg, Angerburg, Rastenburg e Seehesten, attorno ai quali nacquero dei nuovi centri urbani che furono popolati da un costante afflusso di coloni tedeschi e polacchi che si insediarono nella regione divenendo progressivamente la popolazione maggioritaria. Nel 1454 la Bartia fu incorporata nel Regno di Polonia da Casimiro IV, poi nel 1466, al termine della guerra dei tredici anni, divenne un feudo affidato all'Ordine teutonico, e infine nel 1525 entrò a far parte del neonato Ducato di Prussia. I Barti furono definitivamente assimilati dalla maggioranza tedesca e polacca tra il XVI e il XVII secolo.