Viene definita bellicismo l'ideologia sociopolitica favorevole all'uso della guerra come mezzo di risoluzione delle crisi internazionali.
Il bellicismo esprime la propensione all’entusiasmo bellico che sorge o è alimentata nella società civile, non nell’esercito (dove si parla più propriamente di militarismo). Il bellicismo vede la glorificazione della guerra come un motore dell’umanità o – più neutralmente – come “il significato e la dottrina educativa della guerra, entro un tentativo di integrare le esperienze di guerra in un contesto significativo”.
Talvolta, il bellicismo è associato con caratteri sciovinisti e imperialisti. Max Weber ha espresso il fenomeno in modo conciso: la guerra, come “minaccia realizzata di violenza”, crea nelle moderne comunità politiche “un pathos e un senso di comunità e in tal modo innesca una devozione e una comunità incondizionata di sacrificio tra i combattenti […] come fenomeno di massa, al quale le religioni generalmente hanno un parallelo simile solo nelle comunità eroiche di fratellanza”..
La locuzione è spesso usata per definire una politica estera aggressiva e/o favorevole all'entrata in guerra per la risoluzione di crisi globali. Questa ideologia non è da confondere col militarismo, la dottrina che pone la capacità militare come fondamento della società e sostiene l'utilizzo dell'esercito per questioni sociali e politiche (ad esempio la militarizzazione).
È la dottrina contraria al pacifismo, ovvero alla ripulsa della guerra e all'antimilitarismo (il quale invece esprime l'opposizione verso ogni istituzione militare). Si tratta di una contrarietà espressa in termini di rifiuto della mediocrità borghese o del pudore moralizzante della cultura woke.