Berghof

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Berghof
Residenza privata del Führer di Germania
Il Berghof nel 1936
Localizzazione
StatoGermania (bandiera) Germania
LandBaviera
LocalitàBerchtesgaden
IndirizzoHintereck, 2
Coordinate47°38′01″N 13°02′31″E
Informazioni generali
CondizioniDemolito
Distruzione25 aprile 1945
Demolizione30 aprile 1952 (rovine)
Stilechalet svizzero
Realizzazione
ArchitettoAlois Degano
Roderich Fick
AppaltatoreHochtief
CostruttoreOtto Winter
ProprietarioAdolf Hitler

La Berghof era la residenza privata di Adolf Hitler nell'Obersalzberg delle Alpi Salisburghesi vicino a Berchtesgaden, in Baviera, a una ventina di chilometri da Salisburgo e a poca distanza dal Nido dell'aquila.

Storia

"Casa Wachenfeld"

Il Königssee visto dal sentiero che conduce alla Berghof
"Casa Wachenfeld", 1928
Hitler a "Casa Wachenfeld"

La Berghof era inizialmente una piccola casa di campagna, chiamata Haus Wachenfeld, costruita nel 1916 da Otto Winter (1855–1920), un uomo d'affari di Buxtehude, come casa di vacanza per sé e la sua famiglia. Era situata vicino al Platterhof, l'ex pensione Moritz dove Hitler aveva soggiornato nel 1922 e nel 1923.

A quel tempo, l'Obersalzberg, all'epoca parte del comune di Salisburgo, era già nota per aver ospitato numerose personalità di spicco, come la famiglia Bechstein, nota produttrice di pianoforti. Morto Otto Winter la vedova affittò la villa ad Adolf Hitler per 100 Reichsmark nel 1928. La sorellastra di Hitler, Angela Raubal, si occupava della casa in questo primo periodo ma se ne andò poco dopo in seguito alla morte di sua figlia Geli nel 1931. Nel 1933 Hitler riuscì ad acquistare la casa grazie alle vendite del Mein Kampf. Anche alti funzionari del partito come Hermann Göring, Albert Speer e Martin Bormann stabilirono seconde case a Obersalzberg.

Berghof

Hitler alla Berghof in una foto ufficiale

Il luogo, molto scenografico, si trova in un punto dove sembra che il Königssee sia vicinissimo ed è situato sulla stessa montagna che ospita il Kehlsteinhaus, ovvero il "Nido d'Aquila", che fu raramente visitato da Hitler a causa dei suoi problemi di vertigini. Molte case di montagna furono costruite nelle vicinanze dai gerarchi nazisti, con edifici annessi per il loro personale e la loro sicurezza.

Il piccolo chalet fu ristrutturato e continuamente ampliato fino alla fine della guerra. Fu aggiunta una grande terrazza panoramica dove furono girate dei filmati che ritraggono Adolf Hitler ed Eva Braun, inoltre venne decorato in stile rustico alpino e la sala da pranzo fu rivestita di pino cembro. Nella grande sala furono dipinte finte finestre con immagini dei paesi della patria di Hitler, ovvero la nativa Austria.

Inizialmente, Haus Wachenfeld era protetta solo da una recinzione. Tuttavia, la presenza del nuovo Cancelliere del Reich nel piccolo villaggio di montagna attirò molti dei suoi sostenitori. In conformità con i suoi piani, Hitler incaricò l'architetto Alois Degano nel 1933 di una prima ristrutturazione relativamente modesta dell'edificio e poi l'architetto Roderich Fick per una più ampia ristrutturazione a partire dal 1935. I rinnovati interni furono disegnati da Gerdy Troost. Per aumentare la sicurezza del dittatore, l'intera area della sua nuova casa fu isolata e dichiarata una cosiddetta "zona riservata al Führer", nonché rigorosamente sorvegliata. L'accesso era controllato costantemente e possibile solo con una tessera di autorizzazione. Hitler riceveva gruppi della Gioventù Hitleriana, del Bund Deutscher Mädel e di altre organizzazioni e si presentava come "Cancelliere del Popolo" sullo sfondo idilliaco delle montagne. Nel culto del Führer della propaganda nazista, egli si presentava come "un uomo lontano dalla vita quotidiana" e "l'Hitler come nessuno lo conosce". Furono pubblicati numerosi album fotografici e libri illustrati su questo tema. La stampa tedesca controllata dai nazisti, così come la stampa internazionale, raccontarono la vita di Hitler in patria in modo positivo. Queste storie contribuirono ad ammorbidire la sua immagine, dipingendolo come un uomo di cultura, amante dei cani, della natura e buon vicino.

La Berghof (nell'angolo in alto a destra) in una foto d'epoca. In primo piano, il cancello d'ingresso con il posto di guardia delle SS
La Berghof nel 1936 durante i lavori di ristrutturazione
La Große Halle della Berghof, 1936
Finestra panoramica con vista in direzione nord-nordovest verso la cima del Kneifel, con sullo sfondo l'Untersberg coperto di nuvole.
Nella Große Halle della Berghof erano presenti la celebre finestra panoramica a scomparsa e la sala di proiezione privata di Hitler
Eva Braun e Adolf Hitler al Berghof, 1942

Dopo la ristrutturazione, la residenza fu rinominata Berghof (ovvero "Corte di montagna" in tedesco) e Hitler ebbe così a disposizione una prestigiosa dimora, che utilizzò per ricevere diplomatici e celebrità. Un elemento importante della sua rappresentanza erano i dipinti, che appendeva personalmente e che amava mostrare ai suoi ospiti. Un altro famoso elemento rappresentativo della dimora era la finestra panoramica di 8 metri per 4 metri, a scomparsa elettrica, nella grande sala. Nel periodo prebellico, ricevette la visita, ad esempio, del Principe Reggente Paolo di Jugoslavia, del Conte Galeazzo Ciano (genero di Benito Mussolini) e dell'Aga Khan III. La Berghof era anche dotata di una sala cinematografica, dove la sera venivano proiettati vari film preferiti dal Führer come pellicole di Hollywood o cartoni animati Disney come Biancaneve e i sette nani, Bambi, Topolino oppure comiche di Stanlio e Ollio

La camera da letto di Hitler, al contrario, era relativamente sobria e scarsamente arredata. Era ampia, con una finestra in fondo alla stanza, sotto la quale si trovavano un letto e un comodino, contenenti solo pochi libri. Vicino alla porta c'era un grande armadio.

Nel 1937 Hitler ricevette il Duca di Windsor, insieme alla moglie Wallis Simpson, dopo la sua abdicazione come Re Edoardo VIII del Regno Unito. A quanto pare, l'ex re voleva offrirsi come rappresentante di un'iniziativa di pace internazionale in linea con la visione di Hitler. Il 12 febbraio 1938, il cancelliere austriaco Schuschnigg e il ministro degli Esteri Guido Schmidt firmarono l'accordo di Berchtesgaden sotto forti pressioni. Il 15 settembre 1938, durante la crisi dei Sudeti, il primo ministro britannico Neville Chamberlain si trovava al Berghof per i negoziati. Il 5 gennaio 1939, Hitler incontrò il ministro degli Esteri polacco Józef Beck. Il 20 agosto 1939, telegrafò a Stalin e gli presentò il Patto di non aggressione. Il 19 gennaio 1941 ricevette il Duce dell'Italia fascista Benito Mussolini. Il leader ustascia Ante Pavelić effettuò una visita di Stato alla Berghof il 6 giugno 1941.

Chamberlain alla Berghof, 1938

Il 22 agosto 1939 Hitler pronunciò un discorso ai comandanti in capo della Wehrmacht – in seguito chiamato "Discorso di Gengis Khan" – in cui annunciò l'invasione della Polonia. Anche molte decisioni di politica interna furono prese al Berghof. Quando Henriette von Schirach affrontò Hitler in merito alle deportazioni degli ebrei durante una visita nel 1943, fu successivamente allontanata dalla residenza, secondo testimoni dell'epoca, e mai più ammessa. Dopo la repressione della rivolta del ghetto di Varsavia, Heinrich Himmler qui partecipò a una riunione il 19 giugno 1943, nella quale furono decise la conversione dei ghetti in campi di concentramento, l'uccisione degli inabili al lavoro e l'estesa operazione antipartigiana denominata "Operazione Cottbus".

Hitler soggiornava spesso alla Berghof, solitamente per lunghi periodi. Vi trascorse circa un terzo del suo periodo di presa del potere, per un totale di quasi quattro anni.

Martin Bormann, l'eminenza grigia dell'Obersalzberg, creò quindi la "Führer-Sperrgebiet" ("Area Riservata al Führer") con un'infrastruttura completa. A breve distanza dal Berghof, a Bischofswiesen, vicino a Berchtesgaden, fece costruire l'Ufficio della Cancelleria del Reich a Berchtesgaden, chiamato anche "Piccola Cancelleria del Reich". L'aeroporto governativo di Reichenhall-Berchtesgaden fu costruito appositamente per questo scopo ad Ainring, vicino a Freilassing.

Göring e Hitler sulla terrazza della Berghof
Uno scorcio della Berghof

Herbert Döhring faceva parte dello staff permanente della Berghof come direttore della casa. Nel corso degli anni, alla Berghof furono impiegate 22 cameriere; tra queste, Anna Plaim, Elfriede König e Resi Stangassinger. Eva Braun, che disegnava le uniformi delle cameriere, era considerata la padrona di casa da loro, anche se lei e Hitler dormivano in stanze separate. Tutte le "cameriere" erano tenute al segreto su qualsiasi evento che si svolgeva alla Berghof.

Altre persone abitualmente presenti nella residenza durante la permanenza di Hitler erano, oltre ad alcuni membri della Leibstandarte SS Adolf Hitler, il medico personale Theodor Morell, le sue segretarie private Johanna Wolf e Gerda Christian, il pilota Hans Baur e l'avvocato Heinrich Heim.

Il suo cameriere personale, Heinz Linge, dichiarò che Hitler e la sua compagna Eva Braun avevano due camere da letto e due bagni con porte comunicanti, e Hitler trascorreva la maggior parte delle serate da solo con lei nel suo studio a bere il tè.

Il dottor Karl Brandt e Hitler sulla terrazza della Berghof in un fotogramma tratto da uno dei filmati di Eva Braun

Filmini muti amatoriali a colori girati da Eva Braun con una cinepresa da 16mm sopravvisero alla guerra e mostrano Hitler e i suoi ospiti rilassarsi alla Berghof. Tra quelli riconoscibili nei filmati si vedono Joseph Goebbels, Reinhard Heydrich, Heinrich Himmler, Joachim von Ribbentrop, Karl Brandt, Sepp Dietrich, Albert Speer e Karl Wolff.

Sebbene Hitler non fumasse, era consentito fumare sulla terrazza. La sua dieta vegetariana era garantita dagli orti vicini e, in seguito, da una serra. Nelle vicinanze furono costruiti un grande complesso di case di montagna per la dirigenza nazista e molti edifici per il personale di sicurezza e di supporto. Per acquisire i terreni per questi progetti, molti vicini furono costretti a vendere le loro proprietà e ad andarsene.

Venere e Cupido di Paris Bordone, dipinto che adornava la "Sala Grande", fu ceduto dopo la guerra al Museo nazionale di Varsavia.

L'area divenne un'attrazione turistica tedesca a metà degli anni '30, dopo che Hitler salì al potere come dittatore. I visitatori si radunavano alla fine del vialetto o sui sentieri pubblici vicini nella speranza di intravedere Hitler. Ciò portò all'introduzione di severe restrizioni d'accesso all'area e di altre misure di sicurezza. Un grande contingente della Leibstandarte SS Adolf Hitler era alloggiato in una caserma adiacente alla Berghof. Sotto il comando dell'Obersturmbannführer Bernhard Frank pattugliava un'ampia zona di sicurezza transennata che comprendeva le vicine abitazioni degli altri leader nazisti. Con lo scoppio della guerra furono installate anche ampie difese antiaeree, tra cui generatori di fumo per nascondere il complesso della Berghof agli aerei nemici.

Quando Hitler soggiornava nella residenza, erano sempre presenti membri della Reichssicherheitsdienst e del Führerbegleitkommando per garantire la sua sicurezza. Svariate truppe della Wehrmacht stazionavano inoltre sulle montagne circostanti. L'apparato di sicurezza del Berghof era così imponente che i britannici non pianificarono mai un attacco diretto alla struttura.

Kehlsteinhaus, il "Nido dell'Aquila"

Lo stesso argomento in dettaglio: Nido dell'Aquila.
La Kehlsteinhaus è un rifugio di montagna situato a circa 9 km dal sito della Berghof

Spesso erroneamente identificata con la Berghof stessa, una struttura in cima alla montagna, la Kehlsteinhaus, soprannominata Nido dell'aquila da André François-Poncet, un diplomatico francese, fu costruita nel 1937-38 sopra il Berghof, ma Hitler vi si recava raramente. Completato nell'agosto del 1938 in poco più di un anno da una squadra di circa duemila persone e costato circa 30 milioni di Reichsmark, il "Nido dell'Aquila" venne utilizzato dal Führer assai poco, se non per alcuni incontri diplomatici, preferendo egli soggiornare nella vicina Berghof.

Nel giugno del 1944 fu anche luogo del ricevimento di matrimonio tra l'ufficiale delle SS Obergruppenführer Hermann Fegelein e Gretl Braun, sorella di Eva Braun.

L'edificio scampò ai massicci bombardamenti angloamericani che invece distrussero la Berghof e venne occupato dalle truppe della 3ª Divisione di fanteria, della 101ª Divisione Aviotrasportata statunitense e dalla 2ª Divisione corazzata francese.

Dopo l'occupazione Alleata, fino al 1953 la struttura fu utilizzata come fortezza militare dagli Alleati ma in seguito venne riconsegnata al governo della Baviera. Come avvenne per il Berghof, anche questo edificio fu subito destinato alla demolizione ma dopo la creazione della Fondazione Berchtesgadener Land, nel 1954 il governo locale decise di trasformarlo in rifugio alpino e diede in gestione la struttura all'ente turistico di Berchtesgaden, che ne cura la gestione e devolve parte dei proventi alla fondazione per finanziare iniziative e attività culturali della zona.

Teehaus di Mooslahnerkopf

Lo stesso argomento in dettaglio: Teehaus di Mooslahnerkopf.
Adolf Hitler, Martin Bormann, Hermann Göring e Baldur von Schirach nel punto panoramico davanti alla sala da tè

Quando soggiornava alla Berghof, per rilassarsi Adolf Hitler era solito recarsi presso la teehaus (sala da tè) di Mooslahnerkopf (o anche di "Moslanderkopf"), fatta costruire per lui da Bormann sulla collina omonima nella zona riservata al Führer dell'Obersalzberg. Hitler faceva la camminata di 20 minuti che separava il Berghof dalla sala da tè passeggiando con il suo cane da pastore tedesco Blondi, gli amici intimi e vari associati. Dopo aver preso il tè, caffè e dolci, Hitler spesso si assopiva in poltrona e veniva riportato in auto alla Berghof. La casa da tè fu costruita direttamente sul pendio, ai piedi dell'Hoher Göll. Il seminterrato centrale aveva un diametro di nove metri ed era illuminato da tre grandi finestre, che consentivano anche una vista panoramica limitata sul bacino di Berchtesgaden. Erano inoltre installati un allacciamento elettrico, idrico e fognario. L'ingresso alla casa da tè rotonda si trovava sul pendio. Al centro si trovava un tavolo circolare, disposto attorno alla poltrona imbottita. Intorno al mobile centrale erano presenti altri posti a sedere. La rotonda era seguita da un edificio agricolo esagonale lungo 12 metri. Nell'area più lontana, non visibile agli ospiti e nascosta nella foresta circostante, si trovavano rifugi antiaerei monoposto e gli edifici per le guardie.

Il locale venne distrutto e demolito dagli americani nel 1951-1952, per evitare che diventasse meta turistica dei nostalgici di Hitler.

Conquista alleata

Il Berghof distrutto, foto del 1948.
Soldati americani ispezionano gli edifici distrutti del complesso

Hitler lasciò per l'ultima volta la Berghof il 14 luglio del 1944. L'Obersalzberg fu bombardato il 25 aprile 1945 da 318 bombardieri britannici Avro Lancaster. Almeno due bombe colpirono la Berghof causando danni considerevoli all'edificio. Le truppe delle SS in ritirata diedero fuoco alla villa il 4 maggio, quattro giorni dopo il suicidio di Hitler a Berlino. Poche ore dopo, la 3ª Divisione di fanteria statunitense arrivò a Berchtesgaden insieme alla 2ª Divisione corazzata francese. Avendo gli americani investito solo la città di Berchtesgaden, i francesi ne approfittarono per attaccare l'Obersalzberg, dove si trovava la Berghof. A bordo della loro jeep, il capitano Laurent Touyeras e il suo autista, il generale di brigata François Borg, superarono i semicingolati della 2e division blindée che faticavano a risalire il pendio. Furono così i primi soldati alleati a raggiungere lo chalet ancora in fiamme. I francesi scoprirono chilometri di bunker sotterranei che ospitavano oggetti d'arte saccheggiati da tutta Europa, ma anche migliaia di bottiglie di vini pregiati, tonnellate di provviste e pezzi ancora più sorprendenti, come una collezione di reggiseni accumulata da Göring. I soldati alleati saccheggiarono e depredarono a fondo la casa nei giorni successivi. Il 1º battaglione americano del 506º Reggimento di Fanteria Paracadutista giunse sul posto l'8 maggio. Il 3º battaglione del 506º arrivò a Berchtesgaden per una strada diversa perdendo alcuni uomini in uno scontro a fuoco con dei soldati nazisti che difendevano il Berghof con due cannoni contraerei. Uno dei più notevoli artefatti presi dai soldati americani tra le rovine della Berghof fu il "Globo di Hitler".

L'8 maggio, i francesi conquistarono il soprastante Nido dell'Aquila.

La sala da tè di Mooslahnerkopf uscì indenne dal bombardamento dell'aprile 1945, ma il governo bavarese la fece demolire nel 1951 a causa del suo legame con Hitler. Per 55 anni, le rovine rimasero nel bosco vicino alla tredicesima buca del campo da golf Gutshof, ma furono completamente rimosse nell'estate del 2006. Le rovine della Berghof furono demolite il 30 aprile 1952. Le case di Göring e Bormann, le caserme delle SS e il Kampfhäusl (la capanna nella foresta dove Adolf Hitler aveva scritto il secondo volume del Mein Kampf) furono tutti distrutti. Ciò faceva parte di un accordo in base al quale gli americani restituivano l'area alle autorità bavaresi. C'era il timore che le rovine potessero diventare un santuario e un'attrazione turistica neo-nazista.

Eventi importanti

Localizzazione della Berghof e degli altri quartieri generali di Hitler in Europa.

Tentativi di assassinare Hitler al Berghof

Due ospiti progettarono di sfruttare la visita alla Berghof come un'opportunità per assassinare Hitler. L'11 marzo 1944, il capitano Eberhard von Breitenbuch arrivò con una pistola nascosta con l'intenzione di sparare in testa a Hitler, ma le guardie non gli permisero di entrare nella stessa stanza. Il 7 giugno 1944, il colonnello Claus Schenk von Stauffenberg progettò di far esplodere una bomba durante una riunione alla Berghof, ma i suoi complici cospiratori non gli diedero l'approvazione perché Himmler e Hermann Göring non erano presenti.

Gli Alleati respinsero le proposte di far deragliare il treno di Hitler per Obersalzberg e di usare del veleno nell'acqua potabile sul treno, ma nel 1944 gli inglesi svilupparono un piano chiamato "Operazione Foxley", che prevedeva un cecchino per uccidere Hitler durante la sua camminata quotidiana di 15-20 minuti dalla residenza Berghof alla teehaus sul colle Mooslahnerkopf, che era stata rivelata da un prigioniero di guerra. L'operazione sarebbe stata intrapresa da un polacco di lingua tedesca e da un cecchino britannico in uniforme tedesca dopo essere stati paracadutati in Austria. Questi sarebbero stati alloggiati e condotti nella zona da un antinazista, identificato come "Heidentaler" che viveva nelle vicinanze di Salisburgo. Il piano Foxley non andò in porto, a causa di una disputa sulla prudenza o meno nell'uccidere Hitler e per la mancanza di informazioni sulla sua esatta routine quotidiana. Quando il piano avrebbe potuto essere attuato, Hitler aveva smesso di visitare il suo rifugio in montagna; non vi fece mai più ritorno dopo il 14 luglio 1944.

Soggiorni di Hitler durante la guerra

Hitler alla Berghof nel 1936

Questa tabella riporta la data di inizio e fine dei soggiorni di Hitler alla Berghof durante la seconda guerra mondiale.

DalAl
10 giugno 194014 giugno
26 luglio3 agosto
8 agosto12 agosto
17 agosto29 agosto
4 ottobre8 ottobre
16 ottobre20 ottobre
16 novembre19 novembre
27 novembre2 dicembre
13 dicembre16 dicembre
28 dicembre27 gennaio 1941
7 febbraio14 marzo
9 maggio11 giugno
11 giugno 194220 giugno
12 novembre22 novembre
22 marzo 19432 maggio
21 maggio30 giugno
8 novembre15 novembre
24 febbraio 194414 luglio

Complessivamente Hitler ha trascorso alla Berghof 280 giorni fino al 1944, poi a causa della disfatta militare si stabilì definitivamente nel più sicuro Führerbunker di Berlino.

Dopoguerra

I resti della Berghof nel 2019
Una delle poche sezioni del muro di contenimento rimaste nel sito della Berghof
Vista dalla "finestra panoramica", settembre 2019
Resti del muro sinistro del vialetto d'accesso all'ingresso principale
Pannello informativo installato dal centro di documentazione dell'Obersalzberg (marzo 2011)

Oltre 50 edifici nazisti dell'Obersalzberg furono distrutti. Il Platterhof, un tempo un ostello per i visitatori della zona, fu trasformato nel General Walker Hotel per le truppe statunitensi dopo la guerra. Fu demolito nel 2001.

Dopo che gli americani cedettero l'Obersalzberg allo Stato Libero di Baviera nel 1996, quest'ultimo commissionò la costruzione di una mostra permanente. Il Centro di Documentazione dell'Obersalzberg, un "luogo di apprendimento e memoria" non lontano dalla proprietà della Berghof, gestito scientificamente dall'Istituto per la Storia Contemporanea, fu inaugurato il 20 ottobre 1999. Nel 2008, l'Istituto eresse un pannello informativo sul sito dell'ex Berghof.

Note

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  20. 1 2 3 (DE) Salzburger Nachrichten, Im Dienst des Diktators: Adolf Hitlers Hausmädchen, su sn.at. URL consultato il 17 settembre 2020.
  21. 1 2 Vgl. Anna Plaim/Kurt Kuch: Bei Hitlers. Zimmermädchen Annas Erinnerungen. Droemer/Knaur, 2005, ISBN 3-426-77758-4.
  22. ↑ Heinz Linge e Roger Moorhouse, With Hitler to the End: The Memoir of Hitler's Valet, Skyhorse Publishing, 16 luglio 2009, ISBN 978-1848325449.
  23. ↑ Yamin, Antonia, Elizabeth Kalhammer (Former maid to Adolf Hitler) is now a 92 year old woman. yet she has a secret story in her past. She used to work at Hitler's private estate from 1943 to 1945, in Israeli Broadcasting Corporation. Antonia Yamin interviewed the Former maid to Adolf Hitler - on her life at his private estate.
  24. ↑ Neil Midgley, New technology catches Hitler off guard, in The Daily Telegraph, 22 novembre 2006. URL consultato il 19 febbraio 2016 (archiviato dall'url originale il 1º maggio 2008).
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Bibliografia

Voci correlate

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