Il sito Y solitamente è un anione, ma può anche essere una vacanza, acqua o anche un catione con valenza 1 di grande dimensione (>>0,1nm); per esempio, lo ione ossidrile (OH-), fluoro, ossigeno, ☐, acqua, cesio o rubidio.
Con i simboli m, w ed n si può indicare un'occupazione incompleta rispettivamente dei siti A, X ed Y mentre non ve ne possono essere nel sito B. Gli intervalli di valori riscontrati sono i seguenti:
m: da 0 a 2
n: da 0 ad 1
w: da 0 a 0,7
Suddivisione in gruppi
Il supergruppo del pirocloro è suddiviso in cinque gruppi in base alla valenza dominante del sito B (e non in base allo ione dominante, come accade generalmente). Per calcolare la valenza dominante, occorre sommare il numero di cationi tetravalenti (M4+), quello dei cationi pentavalenti (M5+), e così via. In base a questi valori, l'assegnazione ai gruppi è il seguente:
se M4+ > M5+ e M4+ > M6+, se il catione dominante M4+ è il titanio, la specie appartiene al gruppo della betafite
se M5+ > M4+ e M5+ > M6+, se il catione dominante M5+ è il niobio, allora appartiene al gruppo del pirocloro; se il catione dominante M5+ è il tantalio, allora appartiene al gruppo della microlite; se il catione dominante M5+ è l'antimonio, allora appartiene al gruppo della roméite.
se M6+ > M4+ e M6+ > M5+, se il catione dominante è il tungsteno, allora appartiene al gruppo dell'elsmoreite.
La betafite è stata ridefinita nel 1961; pur rimanendo una specie distinta, presentava spesso una composizione chimica "anomala"; nel 1977 è stata nuovamente ridefinita.
Nel 1988 un altro studio ha esaminato nove campioni storicamente etichettati come "betafite", riscontrando la presenza di fenomeni di sostituzione e alterazione. La presenza di minerali ricchi di titanio in intercrescita con cristalli del supergruppo del pirocloro forniva un'impressione errata della composizione chimica complessiva dei campioni.
Il minerale è stato definitivamente declassato e non più riconosciuto come tale nel 2010,[senzafonte] quando sono state apportate alcune correzioni: la betafite è divenuta così il nome di un gruppo, sebbene molti campioni storici non vi rientrino.
Gruppo della microlite
Il nome radice di questo gruppo deriva dal greco μικρός ('micros', piccolo), scelto per le piccole dimensioni dei cristalli. Alcuni minerali del gruppo della microlite sono in attesa di pubblicazione da parte dell'Associazione Mineralogica Internazionale (IMA), ma sono già stati inclusi nel supergruppo del pirocloro:
idromicrolite: possiede composizione chimica (H2O,☐)2Ta2(O,OH)6(H2O); classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15 (appartiene quindi alla famiglia degli "ossidi e idrossidi").
idrossinatromicrolite: classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15 (appartiene quindi alla famiglia degli "ossidi e idrossidi"), possiede composizione chimica (Na,Bi3+,☐)2Ta2O6(OH). Cristallizza nel sistema cubico, ha lucentezza grassa e colore blu.
yttromicrolite: inizialmente chiamato "hjelmite"; classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15 va. Possiede composizione chimica (Ca,Y3+,U,Na)2-x(Ta,Nb,Ti,Fe3+)2O7 e cristallizza nel sistema cubico. Il colore va dal nero al marrone scuro e la lucentezza è vitrea.
I piroclori
Il "pirocloro" fu rinvenuto originariamente da Nils Otto Tank (1800–1864) nei pressi di Stavern, nella provincia norvegese di Vestfold, e descritto nel 1826 da Friedrich Wöhler. Su suggerimento di Jöns Jacob Berzelius, Wöhler diede al minerale il nome di pirocloro, nome che deriva dalle parole greche πῦς ('pŷs', fuoco) e χλωρός ('chlorós', verde), in riferimento alla sua caratteristica di trasformarsi in un vetro di color verde erba dopo essere stato fuso con un sale di fosforo (idrogenofosfato di ammonio e sodio) mediante l'uso di un cannello a soffiatura. Nel corso dei decenni, il termine "pirocloro" è stato spesso utilizzato in modo generico, sovente senza il supporto di un'analisi chimica. Nel 2010, il minerale pirocloro è stato ufficialmente declassato, invalidandone la classificazione come specie minerale distinta.
Anche i vari minerali del gruppo del pirocloro hanno avuto una storia varia e subito varie riclassificazioni. Alcuni di loro, anche se già inclusi nella classificazione, sono ancora in attesa di approvazione, altri (come l'ossiplumbopirocloro) sono stati approvati, ma in attesa di pubblicazione.
Per quelli in attesa di approvazione, le informazioni sono scarse, in attesa di ulteriori indagini e studi. Essi sono:
fluoridropirocloro: classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15 (appartiene quindi alla famiglia degli "ossidi e idrossidi").
fluorplumbopirocloro: classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15 (appartiene quindi alla famiglia degli "ossidi e idrossidi"). Possiede composizione chimica (Pb,Y,Th,U,Na,Ca)2-x(Nb,Ti)2O6F, colore marrone-arancio e lucentezza resinosa; cristallizza nel sistema cubico come la stragrande maggioranza dei minerali di questo supergruppo.
fluorstronziopirocloro: classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15 (appartiene quindi alla famiglia degli "ossidi e idrossidi") e possiede composizione chimica (Sr,☐)2Nb2(O,OH)6F.
kenoplumbopirocloro: classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15 (appartiene quindi alla famiglia degli "ossidi e idrossidi") e possiede composizione chimica (Pb,☐)Nb2O6(☐,O).
ossinatropirocloro: classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15 (appartiene quindi alla famiglia degli "ossidi e idrossidi") e possiede composizione chimica (Na,Ca,U)2Nb2O6(O,OH).
ossiyttropirocloro-(Y): minerale in attesa, oltre che di pubblicazione, anche di approvazione. È una possibile nuova specie e possiede composizione chimica (Y,☐)2Nb2O6O. Anch'esso è classificato nella decima edizione di Strunz nel sistema 4.DH.15.
Gruppo della roméite
Roméite è un termine generico introdotto per la prima volta nel 1841 da Augustin Alexis Damour in onore di Jean Baptiste Louis Romé de L'Isle (1736 - 1790)considerato il "padre della cristallografia". Col termine "roméite", dopo la ridefinizione della nomenclatura del supergruppo del pirocloro, ci si riferisce attualmente a una soluzione solida tra ossiplumboroméite e fluorcalcioroméite.
12(EN) Daniel Atencio, Marcelo B. Andrade, Andrew G. Christy, Reto Gieré e Pavel M. Kartashov, The pyrochlore supergroup of minerals: nomenclature (PDF), in The Canadian Mineralogist, vol.48, n.3, 2010, pp.673-698, DOI:10.3749/canmin.48.3.673. URL consultato il 19 ottobre 2024 (archiviato dall'url originale il 26 marzo 2012).
↑(EN) D.D. Hogarth, A study of pyrochlore and betafite (PDF), in The Canadian Mineralogist, vol.6, n.5, 1961, pp.610-633. URL consultato il 3 ottobre 2026 (archiviato dall'url originale il 3 aprile 2026).
↑(EN) G.R. Lumpkin, R.C. Ewing e Y. Eyal, Preferential leaching and natural annealing of alpha-recoil tracks in metamict betafite and samarskite (abstract), in Journal of Materials Research, vol.3, n.2, 1988, pp.357-368, DOI:10.1557/jmr.1988.0357. URL consultato il 3 ottobre 2026.
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↑(EN) Fluorhydropyrochlore, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 19 ottobre 2026.
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↑(EN) Roméite Group, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 19 ottobre 2026.
↑(EN) Roméite, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 20 ottobre 2026.
↑(EN) Scheteligite, su mindat.org. URL consultato il 19 ottobre 2024.
Collegamenti esterni
(EN) Pyrochlore Supergroup, su mindat.org, Hudson Institute of Mineralogy. URL consultato il 19 ottobre 2026.
(EN) Daniel Atencio, Marcelo B. Andrade, Andrew G. Christy, Reto Gieré e Pavel M. Kartashov, The Pyrochlore supergroup of minerals: Nomenclature (PDF), in The Canadian Mineralogist, vol.48, 2010, pp.673-698, DOI:10.3749/canmin.48.3.673. URL consultato il 19 ottobre 2026 (archiviato dall'url originale il 5 novembre 2018).