In geometria, la bisettrice è il nome dato a un piano o linea, semiretta o retta, utilizzati per la bisezione di un'entità geometrica, come un segmento, triangolo, poligono in generale o un angolo, in due parti congruenti (come dice la radice del nome bi, cioè due).
Nella geometria euclidea, la retta bisettrice si può caratterizzare anche come il luogo dei punti del piano equidistanti da una coppia di rette. Se queste sono incidenti, si hanno due bisettrici perpendicolari fra loro; se, invece, sono parallele, si avrà allora un'unica bisettrice anch'essa parallela alle due e ivi compresa a metà strada.
In un riferimento cartesiano, date le equazioni identificative delle due rette
abbiamo che rappresenta l'equazione della/delle bisettrice/i, con:
In geometria, la bisettrice è la semiretta che divide l'angolo in due settori congruenti.
Può essere idealmente considerata come l'asse di simmetria dell'angolo, che divide l'angolo iniziale di ampiezza in due angoli di eguale ampiezza .
Alcune proprietà geometriche della bisettrice:
Il problema di trovare la retta bisettrice dell'angolo formato da due rette date è un problema che si può risolvere con delle costruzioni con riga e compasso. La bisettrice di un angolo può essere infatti costruita, così come mostra Euclide, con riga e compasso secondo i seguenti passaggi:
La bisettrice in pratica viene trovata come la perpendicolare del punto medio di (punti 2 e 3) i cui estremi sono equidistanti dal vertice (punto 1).
Per verificare che la retta , così ottenuta, sia effettivamente la bisettrice di occorre dimostrare che gli angoli al vertice siano congruenti e di ampiezza
I punti e appartengono alla medesima circonferenza con centro in , il che significa che e possono essere considerati come i lati congruenti di un immaginario triangolo isoscele , avente base AB, da cui discende per le proprietà del triangolo che gli angoli alla base sono congruenti:
La retta , per la sua costruzione, è perpendicolare al punto medio di , per cui divide l'isoscele in due triangoli rettangoli, che avendo quindi due angoli e un lato congruenti, per il secondo criterio generalizzato di congruenza, avranno pure i due angoli al vertici congruenti:
da cui per la somma degli angoli interni:
Il problema analogo in cui date due rette si cercano altre due rette che dividano l'angolo compreso in tre parti uguali (il problema della trisezione dell'angolo) si può dimostrare essere insolubile mediante costruzioni con riga e compasso.
La bisettrice esiste e può essere costruita anche per gli angoli concavi: è la semiretta opposta alla bisettrice costruita per l'angolo esplementare a quello dato.
Talvolta questo teorema viene espresso in maniera generica senza precisare la natura dell'angolo, lasciando con ciò intendere che sia valido anche per gli angoli concavi, cosa però impossibile in quanto le distanze dei lati vengono proiettate in modo da essere divergenti rispetto alla bisettrice. Esiste comunque un luogo dei punti equidistanti dal lati, ma è esterno alla porzione di piano dell'angoli interessato, in quanto si trova nell'angolo esplementare a quest'ultimo, dove le distanze risultano convergenti.
Nel triangolo, per bisettrice di un angolo non s'intende solitamente più la semiretta che lo divide, ma il tratto di questa retta che congiunge il vertice col lato opposto; si tratta dunque di un segmento di cui è possibile determinare lunghezza.
Si è soliti, poi, distinguere la bisettrice a seconda se cada fuori o dentro al perimetro del triangolo considerando "interna" la bisettrice che giace internamente al perimetro, ed "esterna" quella che invece congiunge il vertice al prolungamento del lato opposto, in altre parole la bisettrice dell'angolo esterno, che è sempre esterna al perimetro del triangolo.
Vi sono inoltre diverse proprietà legate alle bisettrici:
Il teorema afferma che le bisettrici interne sono segmenti concorrenti in quanto si incontrano in un unico punto all'interno del triangolo. L'unicità di tale punto è poi avvalorata anche dal fatto di essere l'incentro del triangolo, ossia il centro della circonferenza inscritta nel poligono (unica per sua definizione) e quindi equidistante da tutti i lati del triangolo, condizione necessaria per appartenere contemporaneamente tutte e tre le bisettrici, i punti delle quali però sono equidistanti soltanto rispetto ai due lati dell'angolo che bisecano (e non necessariamente al terzo lato del triangolo).
Il prolungamento della bisettrice, oltre il lato opposto, e quindi all'infuori dell'area poligonale, permette poi a quest'ultima di congiungersi sempre con le bisettrici, ma esterne, degli altri vertici in un secondo punto, detto ex-centro, che ha questa volta la proprietà di essere equidistante dal lato opposto e dai prolungamenti degli altri due lati.
Dato il triangolo e la sua bisettrice interna in deve valere la seguente proporzione:
Corollario
Poiché le bisettrici si incontrano in un unico punto e ognuna di queste evidenzi due triangoli complementari, il precedente corollario non è niente di più che una semplice applicazione del teorema ai triangoli da loro creati, e permette di evidenziare i seguenti rapporti:
Formule geometriche:
Formule trigonometriche:
Proprio come le bisettrici interne anche le esterne sono equidistanti da entrambi i lati del vertice, anche se uno di questi è rappresentato da un suo prolungamento, è quindi ovvio che, in analogia all'incentro, pure il punto d'incontro di due bisettrici esterne sia dunque equidistante dal lato comune ai vertici ed ai prolungamenti dei lati rimanenti; così come non deve stupire il fatto che per tale punto passi pure la bisettrice interna del terzo vertice.

Ogni bisettrice esterna interseca il prolungamento del lato opposto in un punto le cui distanze dagli estremi di questo stanno fra loro come i lati adiacenti.
È un teorema simile a quello della bisettrice interna, che afferma che data la bisettrice esterna del vertice questa incontra il prolungamento del lato opposto, in un punto tale che e stanno tra loro come i lati e Ossia:
Il teorema non è, però, sempre applicabile, mentre, infatti, la sua validità può essere verificata per tutti e tre vertici di un triangolo scaleno, nel caso dei triangoli isosceli si limita ai soli angoli congruenti (in genere quelli alla base), poiché le due bisettrici esterne del terzo vertice sono parallele al lato opposto, ed è addirittura inapplicabile per i triangoli equilateri.