Bizzozero

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Bizzozero
Stemma ufficiale
Stemma ufficiale
La "torretta" di Bizzozero, nella piazza del comune
StatoItalia (bandiera) Italia
Regione  Lombardia
Provincia  Varese
CittàVarese
Codice postale21100
Abitanti3 511 ab. (1994)
Nome abitantiBizzozeresi
Patronosanti Evasio e Stefano
Giorno festivoprima domenica di ottobre
Mappa di localizzazione: Varese
Bizzozero
Bizzozero
Bizzozero (Varese)

Bizzòzero (Biggioeugiar in dialetto varesotto) è un rione della città di Varese. Antico borgo rurale di origine celtica, fu comune autonomo sino al 1927, quando fu accorpato a Varese in seguito alla elevazione della città bosina a capoluogo dell'omonima provincia.

Storia

Epoca preromana

L'origine del toponimo attuale va associata alla nobile famiglia Bizzozero, originaria del posto e tenutaria del castello sulla valle del fiume Olona. Per alcuni studiosi (Grammatica e Roccato) l'origine etimologica del termine "Bizzozero" riporta ai Galli Insubri: "Bizzozero, pronunciato in dialetto BYGIOGIAR, può indicare un insieme di baite galliche con annessa una chiesa. Le baite hanno origine circa nel III secolo a.C., dislocate in recinti (by); la igegia (chiesa) è proprio nel centro di questi recinti in terrapieni e nel confluire di tre antichissime strade". Tali asserzioni hanno un fondamento dovuto a scoperte di tipo archeologico; nel 1881, in un campo detto "Opagn" furono trovati i resti di una tomba gallica contenente un vasetto a forma di munera, un'ampolla, un collare, tre braccialetti di bronzo ed altri due di pietra micacea. La preziosità di tali oggetti farebbe supporre che la persona ivi cremata fosse di elevato rango. Lo stanziamento dei galli insubri è stato confermato anche dal successivo ritrovamento in un campo vicino di un'altra tomba in pietra con la presenza di vasi.

Epoca romana

Nel II secolo a.C., conquistando il territorio varesino, i Romani si insediarono anche a Bizzozero, lasciando successivamente numerose tracce della loro duratura permanenza. In primo luogo vanno ricordate le due lapidi ritrovate nel XVIII secolo dal Sormanni, prefetto della Biblioteca Ambrosiana di Milano: di queste la più interessante è quella rinvenuta nei pressi della chiesa di Santo Stefano e che nella traduzione interpretata dal latino recitava: "Tertullo figlio di Censorino coi suoi scioglie il voto al dio Silvano". Particolare rilevanza assume il richiamo al culto del dio delle selve, in quanto confermerebbe storicamente la presenza di un delubro pagano nella zona ove sorge la chiesa di Santo Stefano. Secondo un'antica tradizione la località che circonda la chiesa e l'annesso cimitero prendeva il nome di "Luco", derivante dal verbo latino "lucere", col quale si solevano indicare i fuochi accesi per i sacrifici in onore del dio protettore delle selve. Il sito appartato, boscoso, misterioso, e, nel contempo, posto nelle vicinanze di un fiume, era l'ideale per la localizzazione di un tale culto. Ancora oggi la strada che collega Bizzozero a Schianno si denomina proprio via Piana di Luco. Da ultimo ricordiamo che durante i recenti lavori di restauro in Santo Stefano l'architetto Ravasi ha scoperto e rilevato in pianta, poco distante dalla torre campanaria, una tomba di epoca romana: con un fondo in tegole romane e i fianchi foderati con pietre e mattoni simili, la tomba conteneva due scheletri con le teste appoggiate ai mattoni, nonché due fibbie dell'epoca.

Ulteriore testimonianza della presenza romana è data dallo sviluppo della rete viaria: la strada che da Milano raggiungeva il Passo del Lucomagno e la Rezia, passava attraverso Bizzozero. Questo tipo di strade consolari rappresentava sia un efficace mezzo di difesa e di comunicazione, sia il simbolo evidente dell'unità dell'Impero. In tal modo Bizzozero diventò il passaggio obbligatorio di carovane militari e soldati, oltre che di commercianti, pellegrini, sede di presidio militare con compiti di vigilanza.

Medioevo ed età contemporanea

L'oratorio parrocchiale

Risalgono invece al X secolo i primi documenti che riportano il nome di Bizzozero, mentre sono di qualche secolo antecedenti le fondamenta della chiesa di Santo Stefano, ora riconosciuta monumento nazionale. Forse a causa di qualche pestilenza, o più probabilmente per ragioni di sicurezza, l'abitato del paese si spostò a più est, sullo sperone che domina la Valle Olona, nei pressi del castello di Bizzozero, in epoca basso medioevale. Fu qui che sorse una nuova chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Evasio e Stefano. La parrocchia autonoma, che comprendeva anche la comunità di Gurone sino al XVIII secolo quando la popolazione era di 380 anime, e che in età napoleonica si allargò fino a ricomprendere Gurone, Schianno, Buguggiate e Gazzada, godette anche di autonomia amministrativa fino al 1927, quando il comune di Bizzozero coi suoi 1 537 abitanti fu accorpato al comune di Varese. Il canonico don Luigi Antonetti, parroco dal 1957, scomparso nel 1988, diede vita ad un profondo rinnovamento delle associazioni religiose e di laicato, di accoglienza sociale, di conservazione del patrimonio parrocchiale. Alla sua iniziativa sono dovute,tra l'altro, il completo restauro degli oratori, la decorazione pittorica della chiesa di San Evasio ad opera dei fratelli Monzio Compagnoni, bergamaschi, ultimata nel 1960, il recupero alla fruizione dell'arte e all'esercizio religioso della'antichissima chiesa di Santo Stefano, presso il cimitero.

Simboli

«Partito d'azzurro e d'oro, al castello sostenente sulle due torri due cicogne affrontate, il tutto dell'uno all'altro.»

Monumenti e luoghi d'interesse

Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santo Stefano (Bizzozero).
Il ciborio in Santo Stefano
Interno della chiesa dei Santi Martiri Evasio e Stefano
La torretta di Bizzozero
La chiesa "della Maddalena" è ancora oggi il cuore di un antico quartiere, che fino a qualche decennio fa respirava l'aria di una comunità prevalentemente agricola. Accanto alla chiesa esiste un importante fabbricato, già di proprietà delle sorelle Ambrosini, custodi della tradizione religiosa del sito. All'interno esiste un vecchio camino barocco, gli alti soffitti sono testimonianza di una nobiltà abitativa, in netto contrasto con il quadrilatero di case, quasi un blocco unico, intorno al cortile, prevalentemente abitazioni rustiche di un ceto rurale. Sulla facciata di uno degli edifici è stata recentemente recuperata una grande meridiana. Al limite ovest del cortile furono rimessi in luce dopo sapienti restauri affreschi del 1400, apparentemente riconducibili alla Bottega di Galdino da Varese. Fino agli anni cinquanta del XX secolo le "Cascine della Maddalena" rappresentavano un modello, in scala ridotta, delle condizioni socio economiche e religiose del tempo; pochi nuclei familiari: due rami della famiglia Vedani, i Nicora, i Rossi, gli Ambrosini, suddivisi in tre ceppi, i Mai.

Società

Istituzioni, enti e associazioni

  • Parrocchia dei Santi Martiri Evasio e Stefano (fondata ab antiquo)
  • Parrocchia di San Carlo (fondata nel 1961)
  • Circolobizzozero (già Società di Mutuo Soccorso fra gli Operai e gli Agricoltori di Bizzozero, fondato nel 1877)
  • Club Bizzozero (fondato nel 1976)
  • Amici di Bizzozero (fondata nel 2017)
  • Pallacanestro Bizzozero (fondata negli anni '70 del Novecento)
  • Società Sportiva Bizzozero (con la squadra di pallavolo Rosa Grigi Bizzozero - fondata nei primi anni '90 del secolo scorso)
  • BIZZOZERO.NET portale Internet e quotidiano digitale (attivo dal 2002 registrato in tribunale nel 2015)

Economia

Infrastrutture e trasporti

Fra il 1907 e il 1950 Bizzozero ospitò un capolinea della rete tranviaria di Varese, che sorgeva in posizione centrale rispetto alla frazione.

A poche centinaia di metri sorgeva la stazione di Bizzozero-Gurone, attivata nel 1915, posto lungo la ferrovia di Valmorea; privata del traffico passeggeri nel 1938, fu soppressa definitivamente l'anno successivo.

Bizzozero ospita attualmente il Campus universitario dell'Università degli Studi dell'Insubria.

Note

  1. ↑ Regio Decreto 24 novembre 1927, n. 2247
  2. ↑ Associazioni, su bizzozero.net. URL consultato il 31 dicembre 2017.
  3. ↑ Maurizio Miozzi, Le tramvie del Varesotto, collana I diamanti, Pietro Macchione, 2013, ISBN 978-88-6570-169-0.

Bibliografia

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