





La Bonus Army (ufficialmente Bonus Expeditionary Force o BEF) fu il nome informale dato sia alla protesta svoltasi a Washington D.C. a metà del 1932, sia al gruppo di circa 43000 manifestanti (composto da 17000 veterani della prima guerra mondiale e dalle loro famiglie) che vi prese parte.
Circa 43000 manifestanti, di cui 17000 veterani della prima guerra mondiale, comprese le loro famiglie, si riunirono a Washington nei pressi del Campidoglio nell'estate 1932, tra la fine di giugno e luglio, per chiedere la liquidazione anticipata in contanti dei loro certificati di servizio di congedo militare.
Gli organizzatori della protesta si diedero il nome di "Bonus Expeditionary Force (BEF)", per omaggiare l'American Expeditionary Forces, mentre invece i mass media si riferivano a loro generalmente come "Bonus Army" o come "Bonus Marchers". I manifestanti erano guidati da Walter W. Waters, un ex sergente della grande guerra.
La concausa della protesta era da ricondurre al fatto che molti veterani della grande guerra, durante i primi anni della Grande depressione, erano rimasti senza lavoro. Il World War Adjusted Compensation Act del 1924 aveva assegnato a tutti i veterani statunitensi della prima guerra mondiale dei "bonus" sotto forma di certificati, che non potevano essere riscattati e liquidati prima del 1945. Ogni certificato che veniva concesso a un veterano avente diritto, aveva un valore nominale pari al pagamento promesso al soldato, maggiorato degli interessi maturati nel periodo compreso dal congedo alla liquidazione dello stesso. La principale richiesta della Bonus Army era il pagamento immediato in contanti dei suddetti certificati.
Il 28 luglio 1932 il Procuratore Generale degli Stati Uniti William D. Mitchell ordinò lo sgombero dei veterani da tutte le proprietà governative che essi stavano occupando da giorni durante le proteste nei pressi del Campidoglio. La polizia di Washington incontrò una forte resistenza e sparò sui manifestanti: due veterani rimasero feriti e in seguito alle lesioni riportate, morirono. Il Presidente Herbert Hoover ordinò quindi all'esercito statunitense di sgomberare i manifestanti. Il Capo di Stato Maggiore dell'Esercito, il Generale Douglas MacArthur, comandò un contingente di fanteria e cavalleria, supportato da ben sei carri armati M1917, di cui faceva parte anche Dwight D. Eisenhower. I membri della Bonus Army, con le loro mogli e i loro figli, furono cacciati, mentre i loro rifugi e i loro averi furono dati alle fiamme.
Una seconda ma più piccola "Bonus's March" ebbe luogo nel 1933, all'inizio dell'amministrazione Roosevelt, ma fu subito risolta a maggio con un'offerta di lavoro presso il Civilian Conservation Corps (CCC) a Fort Hunt in Virginia, che la maggior parte del gruppo dei manifestanti accettò.
Nel 1936, il Congresso statunitense annullò il veto che il presidente Franklin Delano Roosevelt aveva apposto al pagamento prematuro del bonus e pagò ai veterani il cosiddetto "bonus" (quantificabile all'epoca in circa 2 miliardi di dollari), con nove anni di anticipo rispetto alla scadenza naturale dello stesso.
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