Breda Ba.64

Breda Ba.64
Il Ba.64 MM 250, secondo prototipo realizzato dopo la sua trasformazione in addestratore bicomando, in livrea mimetica
Descrizione
Tipoassaltatore
Equipaggio2 (pilota ed osservatore)
ProgettistaAntonio Parano
Giuseppe Panzeri
CostruttoreItalia (bandiera) Breda
Data primo volo1934
Data entrata in servizio1937
Data ritiro dal servizio1939
Utilizzatore principaleItalia (bandiera) Regia Aeronautica
Esemplari42
Altre variantiBreda Ba.65
Dimensioni e pesi
Lunghezza9,72 m
Apertura alare12,10 m
Altezza3,14 m
Superficie alare23,50 m²
Peso a vuoto2 030 kg
Peso max al decollo3 034 kg
Propulsione
Motoreun radiale a 9 cilindri
Alfa Romeo 125 RC.35
Potenza650 CV (478 kW)
Prestazioni
Velocità max363 km/h a 4 000 m
Velocità di crociera275 km/h
Autonomia900 km
Tangenza7 000 m
Armamento
Mitragliatrici2 × Breda-SAFAT calibro 12,7 mm nell'ala
2 Breda-SAFAT calibro 7,7 mm nell'ala
1 × Breda-SAFAT calibro 7,7 mm brandeggiabile per l'osservatore
Bombe12 da 12 kg in attacchi subalari
e 400 kg nel vano bombe

i dati sono estratti da Уголок неба con integrazioni da "Aeroplano d'assalto Breda 64, motore Alfa 125 RC 35, Istruzioni per il montaggio e la regolazione", 1936.

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Il prototipo Ba.64 MM 250 nella sua configurazione monoposto originaria, ancora senza distintivi di riconoscimento.
Breda Ba.64 di serie con insegne della Regia Aeronautica.

Il Breda Ba.64 era un monoplano monomotore d'appoggio tattico ad ala bassa prodotto dall'azienda italiana Società Italiana Ernesto Breda dalla metà degli anni trenta.

Adottato dai reparti di Assalto della Regia Aeronautica, dove trovò un limitato uso, venne utilizzato principalmente come aereo da addestramento dall'aeronautica militare italiana del periodo venendo sostituito in prima linea dal suo successivo sviluppo, il Ba.65.

Storia del progetto

Progettato nel 1933 dagli ingegneri Antonio Parano e Giuseppe Panzeri basandosi sull'esperienza del precedente monoplano da caccia Ba.27, il Ba.64 venne portato in volo per la prima volta nel 1934. Assieme al contemporaneo Caproni A.P.1, rappresentava il primo tentativo di metter in opera le teorie sull'aviazione d'assalto (o da attacco al suolo, o da appoggio ravvicinato secondo le definizioni entrate in uso successivamente) di cui fu principale sostenitore il colonnello Amedeo Mecozzi.

Il disegno era caratterizzato da una configurazione alare monoplana ad ala bassa a sbalzo di struttura interamente metallica, con motore radiale, inizialmente un Alfa Romeo Pegasus integrato da una corta cappottatura motore, ed un consistente armamento di 4 mitragliatrici alari ed una stiva bombe interna.

I primi due prototipi (matricole 249 e 250) si differenziavano per alcuni aspetti:

Nel 1935, il prototipo del derivato Breda Ba.65 era già alle fasi di collaudo in volo. Caratterizzato da dimensioni e pesi molto simili a quelli del Ba.64 ma con prestazioni complessive migliori grazie al più potente motore da 880 CV che gli permetteva di raggiungere una velocità di oltre 400 km/h, relegando il Ba.64 ad un ruolo secondario. Tuttavia nel 1936 venne avviata comunque la produzione di un piccolo lotto di Ba.64 di serie con motore Alfa Romeo 125.

I 42 esemplari, realizzati come biposto con carrello semiretrattile, trovarono un limitato impiego in due stormi della Regia Aeronautica, il 5º Stormo ed il 50º Stormo d'Assalto, venendo utilizzati principalmente come soggetti per il materiale fotografico della propaganda. Nel 1939 vennero ritirati dal servizio attivo, e gli ultimi 4 esemplari sopravvissero fino all'aprile del 1943.

Tecnica

Il Ba.64 era un velivolo dall'aspetto classico, monomotore e monoplano, con struttura a traliccio in tubi di acciaio saldati e rivestimento in lamiere di duralluminio. La fusoliera era caratterizzata da un abitacolo a due posti in tandem, l'anteriore per il pilota, il posteriore per l'osservatore e mitragliere, dotato di cappottina vetrata scorrevole e, posteriormente, di una mitragliatrice Breda-SAFAT da 7,7 mm brandeggiabile come arma di difesa. Posteriormente terminava in un impennaggio classico monoderiva con piani orizzontali controventati da piccoli montanti obliqui inferiori integrati superiormente da tiranti in fili d'acciaio.

L'ala, montata bassa ed a sbalzo, era anch'essa realizzata in tubi ricoperti di duralluminio tranne che per i bordi di uscita dell'ala rivestiti in tela. Il carrello d'atterraggio, un triciclo classico, aveva le gambe anteriori semiretrattili in gondole subalari ed era integrato posteriormente da un ruotino di coda fisso, soluzione che lasciava parzialmente scoperti gli pneumatici e che permetteva di non danneggiare eccessivamente il velivolo in caso di malfunzionamento del carrello durante l'atterraggio. Per la motorizzazione definitiva venne adottato un radiale Alfa Romeo 125 RC.35 a 9 cilindri capace di sviluppare 650 CV inserito in una cappottatura integrale diversamente dai prototipi.

L'armamento offensivo era affidato a 4 mitragliatrici Breda-SAFAT installate nelle ali, due da 7,7 mm e due da 12,7 mm, disponeva di un vano bombe interno capace di 400 kg e attacchi subalari che permettevano un ulteriore carico di 12 bombe da 12 kg l'una.

Versioni

Utilizzatori

Italia (bandiera) Italia

Note

  1. ↑ Breda Ba.64 in Уголок неба.
  2. 1 2 Guttman, Italy's Breda Ba.65 was not the best ground-attack plane to see action in World War II–it may well have been the worst in History Net.com.
  3. 1 2 "Il Breda 65 e l'aviazione d'assalto", G. Garello, p. 59.
  4. ↑ "Il Breda 65 e l'aviazione d'assalto", G. Garello, p. 68.
  5. ↑ "Il Breda 65 e l'aviazione d'assalto", G. Garello, p. 65.
  6. ↑ "Il Breda 65 e l'aviazione d'assalto", G. Garello, p. 71.

Bibliografia

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