| XXX Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP 30) | |
|---|---|
| Tema | Cambiamento climatico |
| Apertura | 10 novembre 2025 |
| Chiusura | 21 novembre 2025 |
| Stato | |
| Località | Belém, Parco della città |

La Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici del 2025, conosciuta anche come COP30, è la XXX Conferenza delle Parti della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), organizzata dal Brasile presso il Parco della città di Belém dal 10 al 21 novembre 2025.
Oltre alla 30ª Conferenza delle Parti dell'UNFCCC (COP30), comprende anche la 20ª Conferenza delle Parti del Protocollo di Kyoto (CMP20), la 7ª Conferenza delle Parti dell'Accordo di Parigi (CMA7), la 63ª sessione dell'Organismo sussidiario per la consulenza scientifica e tecnologica (SBSTA63) e la 63ª sessione dell'Organismo sussidiario per l'attuazione (SBI63).
In base alla prassi della rotazione tra i gruppi regionali delle Nazioni Unite, l'organizzazione della Conferenza del 2025 spetta al Gruppo America latina e Caraibi. Nel corso della COP27 di Sharm el-Sheikh (2022) il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva ha presentato la candidatura del Brasile per la COP del 2025. L'11 gennaio 2023 il presidente Lula ha comunicato che il Ministero degli affari esteri aveva ufficializzato la candidatura del Brasile a ospitare la Conferenza del 2025, mentre nel maggio 2023 le Nazioni Unite hanno confermato Belém quale sede della COP30.
Il 20 gennaio 2025, subito dopo il suo secondo insediamento, il presidente statunitense Donald Trump ha firmato l'ordine esecutivo 14162 Putting America First in International Environmental Agreements (Mettere l'America al primo posto negli accordi ambientali internazionali), per ritirare gli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi per la seconda volta, che disponeva inoltre la cessazione di tutti gli impegni finanziari assunti dagli Stati Uniti nell'ambito dell'UNFCCC. Gli Stati Uniti usciranno ufficialmente dall'accordo di Parigi nel gennaio 2026, un anno dopo la notifica formale presentata al Segretario generale delle Nazioni Unite.
Il 23 settembre 2025, nel discorso tenuto all'80ª sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite il presidente statunitense Donald Trump ha attaccato duramente le politiche di contrasto al cambiamento climatico, definendolo «la più grande truffa mai perpetrata», che «le rinnovabili sono una buffonata, non funzionano», che «l'energia eolica è patetica, le pale eoliche arrugginiscono e marciscono, sono la fonte energetica più cara», definendo il carbone «bello e pulito». Ha inoltre affermato che «recenti ricerche hanno stimato che il caldo abbia causato almeno 175mila vittime solo in Europa», dato che il costo dell'energia è così elevato che «non si può accendere l'aria condizionata».
Il 10 febbraio 2025 è scaduto il termine entro il quale i Paesi firmatari dell'Accordo di Parigi dovevano presentare l'aggiornamento dei Contributi determinati a livello nazionale (NDC), scadenza confermata alla COP28. Il sito CarbonBrief ha segnalato che solo 13 Paesi su 195 firmatari hanno rispettato l'impegno e che i rimanenti 182 rappresentano l'83% delle emissioni globali e quasi l'80% dell'economia mondiale.
Il 19 marzo 2025 l'Organizzazione meteorologica mondiale ha pubblicato il rapporto State of the Global Climate 2024 con il quale ha attestato che la temperatura media globale è stata di 1,55±0,13 °C rispetto alla media preindustriale (1850-1900), risultando così l'anno più caldo mai registrato. Il rapporto ha sottolineato i massicci sconvolgimenti economici e sociali causati da eventi meteorologici estremi e gli impatti a lungo termine del caldo record degli oceani e dell'innalzamento del livello del mare.
Global Footprint Network ha calcolato che nel 2025 l'Earth Overshoot Day, inteso come il giorno nel quale l'umanità consuma interamente le risorse prodotte dal pianeta Terra nell'intero anno, sarebbe stato il 24 luglio.
Il 22 settembre 2025 lo Stockholm Environment Institute (SEI) ha presentato il Production Gap Report 2025 secondo il quale dieci anni dopo l'Accordo di Parigi i governi prevedono di produrre entro il 2030 il 120% del volume di combustibili fossili rispetto a quanto sarebbe compatibile con un limite di riscaldamento globale a 1,5 °C e il 77% in più rispetto a quanto sarebbe compatibile con un limite di 2 °C; il che equivale a un ampliamento del divario rispetto all'analisi del 2023 rispettivamente del 110% e del 69% rispetto ai limiti di riscaldamento di 1,5 °C e 2 °C.
Il 28 ottobre 2025 il Segretariato dell'UNFCCC ha presentato il Rapporto di sintesi Nationally determined contributions under the Paris Agreement (Contributi determinati a livello nazionale ai sensi dell'Accordo di Parigi), che ha evidenziato che al 30 settembre 2025 solo 64 Paesi avevano presentato gli NDC aggiornati sui 195 che avevano firmato l'Accordo. Gli NDC sinora presentati potrebbero comportare una riduzione delle emissioni inferiore a un terzo di quanto necessario, mentre la riduzione prevista del 19-24% rispetto ai livelli del 2019 è lontana dal calo del 60 % richiesto entro il 2035 per limitare il riscaldamento globale di 1,5 °C.
In data 29 ottobre 2025 la rivista scientifica The Lancet ha pubblicato il nono rapporto annuale Countdown on health and climate change nel quale si sostiene che 13 dei 20 indicatori chiave che monitorano le minacce alla salute hanno raggiunto livelli record; il tasso di morti per il caldo è aumentato del 23% dagli anni novanta, arrivando a 546.000 all'anno nel periodo 2012-2021; l'inquinamento atmosferico derivante dalla combustione di fonti fossili è responsabile di 2,5 milioni di morti nel 2022; nel 2024 il fumo degli incendi è stato collegato a 154.000 decessi; il potenziale di trasmissione globale della dengue è aumentato sino al 49% dagli anni cinquanta a causa delle condizioni climatiche; si stima che nel 2024 l'esposizione al calore abbia provocato la perdita di 639 miliardi di ore lavorative di produttività, con perdite di reddito equivalenti a 1.090 miliardi di dollari, quasi l'1% del PIL mondiale.
Il 4 novembre 2025 l'UNEP (Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente) ha pubblicato l'Emissions Gap Report 2025: Off target, che si basa sui Contributi determinati a livello nazionale (NDC) presentati da 60 Paesi entro il 30 settembre 2025.
La 16ª edizione dell'Emissions Gap Report, con il sottotitolo «Fuori bersaglio», rileva che le proiezioni del riscaldamento globale per questo secolo, sono ora comprese tra 2,3 e 2,5 °C, rispetto ai 2,6-2,8 °C del rapporto dell'anno scorso. Tuttavia, gli aggiornamenti metodologici contribuiscono per 0,1 °C al miglioramento, e l'imminente ritiro degli Stati Uniti dall'Accordo di Parigi annullerà un altro 0,1 °C, il che significa che i nuovi NDC hanno solo in parte spostato l'ago della bilancia. Gli Stati sono ancora lontani dal raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi di limitare il riscaldamento al di sotto dei 2 °C, pur perseguendo gli sforzi per rimanere al di sotto di 1,5 °C. Entro il 2035 saranno necessarie riduzioni delle emissioni annuali del 35% e del 55% rispetto ai livelli del 2019, per allinearsi rispettivamente ai percorsi di 2 °C e 1,5 °C dell'Accordo di Parigi. Considerata l'entità dei tagli necessari, il breve tempo a disposizione per attuarli e il difficile clima politico, è molto probabile che si verifichi un superamento maggiore di 1,5 °C entro il prossimo decennio. Ogni frazione di grado evitata significa minori perdite per le persone e gli ecosistemi, minori costi e minore dipendenza da tecniche incerte di rimozione dell'anidride carbonica per tornare a 1,5 °C entro il 2100.
Inger Andersen, Direttrice Esecutiva dell'UNEP, ha commentato: «Le nazioni hanno tentato tre volte di mantenere le promesse fatte nell'ambito dell'Accordo di Parigi e ogni volta hanno mancato l'obiettivo. [...] Sebbene i piani nazionali per il clima abbiano prodotto qualche progresso, la rapidità non è stata sufficiente, motivo per cui abbiamo ancora bisogno di tagli alle emissioni senza precedenti in un arco di tempo sempre più ristretto, in un contesto geopolitico sempre più difficile».

Nel gennaio 2025 il presidente Lula ha nominato il diplomatico brasiliano André Corrêa do Lago presidente di COP30. La decisione è stata commentata positivamente dagli attivisti climatici brasiliani in considerazione dell'esperienza di Corrêa do Lago in merito alla giustizia climatica. Corrêa do Lago è un esperto diplomatico, dal marzo 2023 segretario per il Clima, l'energia e l'ambiente presso il Ministero degli affari esteri brasiliano e capo negoziatore del Brasile alla COP28 (2023) e alla COP29 (2024).
Allo stesso tempo Ana Toni, Segretaria per i cambiamenti climatici presso il Ministero dell'ambiente brasiliano, è stata nominata Direttrice esecutiva di COP30.

La 30ª Conferenza delle Parti (COP30) si è tenuta a Belém, nello Stato brasiliano del Pará, presso il Parco della città, che sarà suddiviso in due zone: «zona blu» e «zona verde»:
Per preparare la capitale del Pará a un evento di tale portata, sono previsti una serie di interventi strutturali. Solo nel 2024 Belém ha ricevuto finanziamenti di 5 miliardi di R$, da fonti quali: Tesoro dello Stato, Itaipu Binacional, Banca nazionale per lo sviluppo economico e sociale (BNDES), Caixa Econômica Federal (CEF), Fundo de Garantia do Tempo de Serviço (FGTS), Orçamento Geral da União, Fundo Geral de Turismo (Fungetur), iniziative private e la società mineraria Vale.
Tra i lavori previsti c'è la rivitalizzazione dei viali Visconde de Souza Franco e Tamandaré, trasformando i canali in piazze e spazi pubblici, che include anche l'installazione di un nuovo sistema di drenaggio per lo stoccaggio dell'acqua piovana e una rete fognaria.
Altre strade saranno oggetto di lavori di rivitalizzazione per migliorare la mobilità (Avenida Duque de Caxias, Avenida Dr. Freitas, Avenida Pedro Álvares Cabral, Avenida Senador Lemos, Rua Belém, Rua Municipalidade e Rua da Marinha), con ammodernamento dei semafori e dell'illuminazione, sistema video di controllo del traffico, corsie intelligenti con illuminazione di orientamento, fermate degli autobus con totem informativi e wi-fi, e la realizzazione di piste ciclabili. Per modernizzare i trasporti cittadini sono stati consegnati autobus elettrici e autobus diesel conformi alla normativa Euro 6, sono stati realizzati nuovi viadotti, creati percorsi alternativi ed è stato completato il Bus Rapid Transit Metropolitano di Belém che collega le città di Belém, Ananindeua, Marituba, Benevides, Santa Bárbara do Pará e Santa Izabel do Pará.
Mesi prima dell'evento, la stampa brasiliana e documenti dello stesso governo federale avevano segnalato speculazioni immobiliari a Belém. Nell'aprile 2025 la Segreteria straordinaria della Casa Civil ha definito i prezzi come «estremamente alti, incomprensibilmente alti e ben al di sopra di quelli praticati nel più grande evento annuale della città, il Círio de Nazaré». I rapporti indicavano tariffe giornaliere fino a 6.500 R$ (circa 1.000 euro) in hotel e immobili in affitto per oltre 1 milione di R$ per il periodo della conferenza, valori che superavano quelli di città come New York. In risposta, il governo federale ha annunciato, nell'aprile 2025, un accordo con le catene alberghiere per frenare i prezzi abusivi, oltre a misure come l'assegnazione di 300 milioni di R$ al settore e l'utilizzo di navi da crociera come alloggi.
Tuttavia, a luglio 2025, l'accordo per regolamentare i prezzi non era ancora stato firmato, incontrando la resistenza del settore alberghiero e delle piattaforme degli affitti. Il presidente della COP30 André Corrêa do Lago ha ammesso che i paesi partecipanti avevano fatto pressione sul Brasile affinché spostasse l'evento in un'altra città. Due settimane dopo, è stato rivelato che 27 paesi avevano firmato una lettera chiedendo soluzioni per le infrastrutture di Belém, evidenziando l'aumento dei prezzi, e Corrêa do Lago ha scritto una lettera aperta invitando la comunità internazionale a fare di Belém «un rito di passaggio».
I dati del governo federale, pubblicati nell'agosto 2025, indicavano che solo 47 dei 196 paesi (il 24%) avevano confermato la disponibilità di alloggi. Un sondaggio condotto dalla stessa UNFCCC, a cui hanno risposto 147 paesi, ha rivelato un numero ancora inferiore: solo 18 hanno dichiarato di avere alloggi certi. Nello stesso sondaggio, il 78% degli intervistati ha citato i prezzi elevati come il principale ostacolo. Questa situazione ha portato alcune delegazioni, come l'Austria, ad annullare la propria partecipazione. Il problema ha colpito anche la popolazione locale: i residenti di immobili in affitto a Belém hanno riferito che i proprietari hanno richiesto la restituzione degli immobili in modo da poterli rendere disponibili per l'affitto durante la COP30, spesso a prezzi sostanzialmente più alti.
Nel periodo dall'11 al 21 novembre 2025, la capitale federale brasiliana sarà trasferita temporaneamente da Brasilia a Belém, secondo un disegno di legge firmato dal presidente Lula da Silva il 4 novembre 2025, previsto dalla Costituzione federale brasiliana (articolo 48, punto VII). Durante questo periodo i poteri governativi (esecutivo, legislativo e giudiziario) vengono trasferiti a Belém per lo svolgimento delle loro attività istituzionali e governative.
Un comunicato ufficiale afferma: «La nuova sede amministrativa amplierà il dialogo tra le autorità brasiliane e le delegazioni straniere durante la conferenza, oltre a dare impulso allo sviluppo locale e a consolidare il ruolo guida del paese nei negoziati sul clima».
Il 25 e 26 marzo 2025 si è tenuto a Berlino il 16º Dialogo sul clima di Petersberg (PCD16), presieduto da Annalena Baerbock, ministra federale degli Affari esteri, e da André Corrêa do Lago, presidente della COP30, in presenza di ministri e rappresentanti di 40 paesi e osservatori della società civile.
I partecipanti hanno ribadito il ruolo dell'Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici come «bussola unificante verso un futuro sostenibile e prospero» nel promuovere percorsi compatibili con l'aumento della temperatura a 1,5 °C e resilienti al clima, nel contesto del perseguimento dello sviluppo sostenibile e dell'eradicazione della povertà. L'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE) e il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo (UNDP) hanno sostenuto, dal punto di vista economico, la necessità di ambiziosi Contributi determinati a livello nazionale (NDC) e di accelerare l'azione per il clima. La loro analisi preliminare indica che un aumento degli NDC potrebbe contribuire a prevenire perdite di PIL di almeno il 3% entro il 2050 e del 13% entro il 2100; lo studio rileva inoltre che politiche climatiche ben progettate possono portare a una crescita economica più solida rispetto agli scenari di economici abituali. Molti ministri, riconoscendo la decisioni relative al "Nuovo obiettivo quantificato collettivo" (New Collective Quantified Goal, NCQG), e la "Roadmap Baku-Belém" come fondamentali per raggiungere 1.300 miliardi di dollari in finanziamenti per il clima e rafforzare la cooperazione globale, hanno sottolineato che, sebbene la finanza pubblica rimanga essenziale, in particolare per l'adattamento, è necessaria una maggiore attenzione alla finanza privata.
Il Segratariato dell'UNFCCC ha previsto, con cadenza biennale, le Settimane regionali del clima (Regional Climate Weeks) con il titolo Settimane del clima, dialoghi per l'ambizione e l'attuazione (Climate Weeks, dialogues for ambition and implementation):
Il 17 giugno 2025 il vertice del G7, riunito a Kananaskis, in Canada, ha approvato la Kananaskis Wildfire Charter (Carta di Kananaskis sugli incendi boschivi), nel quale i leader si impegnano ad adottare misure per prevenire e mitigare gli incendi boschivi, a rafforzare la capacità globale di prepararsi e rispondere agli incendi boschivi, a favorire la resilienza ai fini della ripresa dagli incendi boschivi. Esperti e attivisti del clima hanno segnalato che per la prima volta un vertice del G7 non prende impegni per affrontare il cambiamento climatico e promuovere la transizione energetica, probabilmente per non irritare il presidente Trump.
Dal 16 al 26 giugno 2025, organizzata dagli Organi sussidiari dell'UNFCCC (SBSTA62 e SBI62), circa 9.000 esperti si sono riuniti presso il Campus delle Nazioni Unite di Bonn, appuntamento intermedio in preparazione della COP30 di Belém. Le trattative sono partite a rilento, con i negoziatori che hanno impiegato quasi due giorni per approvare gli ordini del giorno. Un accordo alla fine è stato raggiunto, con nuove linee guida che includevano indicatori per l'accesso ai finanziamenti per l'adattamento e si sono registrati modesti progressi nella transizione del Fondo per l'adattamento affinché operasse esclusivamente nell'ambito dell'Accordo di Parigi e una certa chiarezza procedurale in merito alla segnalazione di perdite e danni. Tuttavia, su diversi punti, tra cui l'implementazione tecnologica e il programma di lavoro di mitigazione, le parti sono rimaste divise e le decisioni finali sono state rinviate alla COP30. La finanza è rimasta uno dei temi più divisivi e anche i negoziati sulla scienza sono rimasti controversi: in merito ai principali rapporti scientifici sul clima dell'Organizzazione meteorologica mondiale, alcuni paesi hanno bloccato la considerazione di «prendere atto con preoccupazione» e concordato di «prendere atto», limitando l'esito a un riconoscimento neutrale delle attuali stime di riscaldamento globale. Le discussioni sul programma di attuazione tecnologica sono rimaste inconcludenti, in particolare in relazione ai percorsi di transizione energetica. Nemmeno in tema di finanza climatica è stato trovato un accordo: i Paesi in via di sviluppo sono particolarmente scontenti del Nuovo obiettivo quantificato collettivo (NCQG), per loro, la finanza pubblica deve essere lo zoccolo duro dell'azione climatica dei Paesi in via di sviluppo, soprattutto in riferimento ad adattamento e a perdite e danni, e i Paesi sviluppati devono aumentare gli impegni.
Il 6-7 luglio 2025 si è tenuto a Rio de Janeiro il 17º vertice BRICS, chiuso con la «Dichiarazione di Rio de Janeiro» che dedica un ampio capitolo a «Combattere il cambiamento climatico e promuovere uno sviluppo sostenibile, equo e inclusivo», nel quale confermano gli impegni previsti dall'Accordo di Parigi (punto 81), riconoscono «che i combustibili fossili continueranno a svolgere un ruolo importante nel mix energetico mondiale, in particolare per i mercati emergenti e le economie in via di sviluppo» (punto 83), chiedono «l'assegnazione di finanziamenti adeguati, prevedibili e accessibili, a basso costo e agevolati dai paesi sviluppati ai paesi in via di sviluppo per transizioni energetiche giuste e inclusive» (punto 91).
Dal 14 al 23 luglio 2025 si è tenuto a New York il Forum politico ad alto livello sullo sviluppo sostenibile sotto gli auspici del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite (ECOSOC) che aveva per tema Advancing sustainable, inclusive, science- and evidence-based solutions for the 2030 Agenda for Sustainable Development and its Sustainable Development Goals for leaving no one behind, con la partecipazione di oltre 6mila rappresentanti dei governi, giovani, società civile, scienziati e settore privato. Trentacinque paesi hanno presentato le loro Revisioni nazionali volontarie (VNR), condividendo i loro progressi nell'Agenda 2030. La dichiarazione finale, che contiene un richiamo alla pace e al multilateralismo quale elemento fondamentale per lo sviluppo sostenibile, è stata approvata da 154 Paesi, Stati Uniti e Israele hanno votato contro, Iran e Paraguay si sono astenuti.
Il 23 e 24 luglio 2025 si è tenuta a Şamaxı, in Azerbaigian, la riunione dei capi delegazione per proseguire le discussioni sul piano di finanziamenti per il clima volto a mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari all'anno entro il 2035 («Road to Belém»).
Dal 21 al 28 settembre 2025 si è tenuta la New York Climate Week, organizzata da Climate Group e dalla città di New York sotto l'egida delle Nazioni Unite: oltre mille eventi tra ambizioni climatiche, alleanze politiche e accuse di greenwashing. È stato fatto notare che i Paesi aderenti all'Unione europea non avevano ancora raggiunto un accordo sui Contributi determinati a livello nazionale (NDC) aggiornati.
Il 13-14 ottobre 2025 si è tenuta la Pre-COP di Brasilia alla quale hanno partecipato i rappresentanti di 67 Paesi senza trovare un accordo in tema di finanziamenti e sull'uscita dai fossili. Brasile, Italia, Giappone e India hanno raggiunto l'impegno di quadruplicare la produzione e l'uso di «combustibili sostenibili» entro il 2035, in riferimento i livelli del 2024, già riconosciuti dall'Agenzia internazionale dell'energia.
Il ministro brasiliano delle finanze Fernando Haddad ha presentato le tre iniziative strategiche nell'ambito dell'Agenda d'azione della COP30: creazione del «Tropical Forests Forever Fund» (TFFF), progettato per premiare coloro che preservano le proprie foreste; la «Open Coalition for Carbon Market Integration», intesa ad armonizzare e garantire l'interoperattività dei mercati regolamentati; la «Supertaxonomy», intesa a garantire la comparabilità e l'integrità tra le tassonomie nazionali e a orientare gli investimenti sostenibili.
In concomitanza con la Pre-COP, il 13-14 ottobre 2025 si è tenuto a Brasilia l'annuale «Youth4Climate» al quale hanno partecipato oltre 150 giovani attivisti del clima. Al centro dell'agenda 50 giovani vincitori della Call for Solutions 2025, che riceveranno 30.000 dollari ciascuno per realizzare progetti innovativi in sei aree prioritarie, dall'energia sostenibile all'agricoltura, dalla salute alla natura, dal digitale al nesso clima–pace–sicurezza.
Il 4-5 novembre 2025 i ministri dell'ambiente dell'Unione europea hanno raggiunto un accordo a maggioranza qualificata sul taglio delle emissioni nette di gas serra del 90% entro il 2040, mentre l'impegno sui contributi determinati a livello nazionale (NDC) da presentare alla COP30 di Belém prevede un taglio delle emissioni compreso tra il 66,25% e il 72,5% entro il 2035 rispetto ai livelli del 1990. Inoltre, l'accordo prevede di rinviare di un anno, quindi al 2028, l'introduzione della nuova tassa sul carbonio per i trasporti e i combustibili per il riscaldamento (ETS2), il riferimento ai biocarburanti, l'innalzamento dal 3% al 5% dei crediti internazionali di carbonio.
Il periodo pre-sessionale si è tenuto dal 4 al 9 novembre 2025:
Il 5 novembre 2025 i presidenti della COP29, Mukhtar Babayev, e della COP 30, André Corrêa do Lago, hanno presentato la Baku to Belém Roadmap (Tabella di marcia da Baku a Belém), un piano per mobilitare almeno 1.300 miliardi di dollari all'anno in finanziamenti per il clima per i paesi in via di sviluppo entro il 2035. I presidenti Babayev e Corrêa do Lago hanno sottolineato che questo obiettivo è raggiungibile, ma richiederà un impegno significativo da parte delle fonti tradizionali e lo sviluppo di meccanismi finanziari nuovi e innovativi.
La «tabella di marcia» definisce cinque aree prioritarie, le 5R, ciascuna supportata da punti d'azione mirati:
Questi sforzi, tutti insieme, mirano a garantire che la finanza per il clima raggiunga almeno 1.300 miliardi di dollari all'anno, aumentando al contempo l'accesso per i paesi in via di sviluppo e rafforzando i risultati in aree chiave come adattamento, perdite e danni, energia pulita, natura, sistemi alimentari e transizioni giuste. Questa «tabella di marcia» riflette il crescente slancio globale verso la riforma dell'architettura finanziaria internazionale, soprattutto sulla scia della pandemia di COVID-19. «Questo è l'inizio di un'era di verità nella finanza per il clima», ha affermato Corrêa do Lago. «Per attuare più rapidamente l'Accordo di Parigi, l'azione per il clima deve essere integrata in una vera riforma economica e finanziaria. Con le "5R", la tabella di marcia trasforma l'urgenza scientifica in un piano pratico per la cooperazione globale e i risultati».
L'Agenda d'azione («Action Agenda») è il pilastro della Convenzione sul clima che mobilita l'azione volontaria per il clima da parte della società civile, delle imprese, degli investitori, delle città, degli Stati e dei paesi per intensificare la riduzione delle emissioni, l'adattamento climatico e la transizione verso economie sostenibili, come stabilito dall'Accordo di Parigi.
La Presidenza della COP30 propone di tradurre i risultati del primo «Global Stocktake» (GST-1) in sei assi tematici principali e trenta obiettivi chiave:

Il 6 e 7 novembre 2025 – pochi giorni prima dell'apertura della Conferenza – si è tenuto il vertice sul clima di Belém (Belém Climate Summit), al quale hanno partecipato capi di Stato e di governo, ministri e rappresentanti delle organizzazioni internazionali.
I lavori sono stati aperti dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, in quanto ospite, che ha affermato: «Sono convinto che, nonostante le nostre difficoltà e contraddizioni, abbiamo bisogno di tabelle di marcia per invertire la deforestazione, superare la dipendenza dai combustibili fossili e mobilitare le risorse necessarie per raggiungere questi obiettivi in modo equo e pianificato».
Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha affermato: «La dura verità è che non siamo riusciti a garantire il mantenimento della temperatura al di sotto di 1,5 °C. [...] La scienza ora ci dice che un temporaneo superamento del limite di 1,5 °C – a partire al più tardi dall'inizio degli anni 2030 – è inevitabile». Questa ammissione si basa sui risultati dell'annuale Emissions Gap Report dell'UNEP, pubblicato martedì 4 novembre. Ha poi attaccato i governi che sovvenzionano i combustibili fossili e le aziende che producono e vendono carbone, petrolio e gas, accusandoli di «ingannare l'opinione pubblica e ostacolare il progresso».
Al Vertice sul clima l'Unione europea era rappresentata dal presidente del Consiglio europeo António Costa, dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e dalla presidente del Consiglio dell'Unione europea pro tempore, la danese Mette Frederiksen. La presidente von der Leyen ha dichiarato che la COP30 «deve essere la COP che tiene a portata di mano l'aumento di temperatura di 1,5 °C», che i Paesi devono «intensificare la determinazione» a triplicare le energie rinnovabili e raddoppiare l'efficienza energetica entro il 2030, entrambi obiettivi concordati alla COP28 di Dubai. Ha aggiunto che «l'Europa sta mantenendo la rotta» sugli obiettivi dell'Accordo di Parigi e ha sottolineato il nuovo obiettivo di ridurre le emissioni del 90% entro il 2040, oltre a sottolineare l'ultimo piano climatico dell'Unione europea, che ha descritto come «il secondo più ambizioso tra i principali emettitori». In rappresentanza dell'Italia è intervenuto il ministro degli affari esteri Antonio Tajani.
Il primo ministro di Barbados, Mia Mottley, ha confermato la sua proposta di elaborare un patto giuridicamente vincolante per ridurre le emissioni di metano: «Gli scienziati sostengono che questo sia il modo principale non per rallentare, ma invertire, l'aumento della temperatura che abbiamo visto in tutto il pianeta. Crediamo che il mondo debba tirare il freno al metano. È un freno di emergenza che può farci guadagnare tempo».
Il primo vice primo ministro cinese Ding Xuexiang ha affermato che la Cina ha ottenuto risultati notevoli nell'attuazione dei suoi contributi determinati a livello nazionale (NDC) per il 2030. Recentemente il quarto plenum del XX Comitato centrale del Partito Comunista Cinese ha precisato che, con il picco del carbonio e la neutralità carbonica come forza trainante, si dovrebbero compiere sforzi per promuovere la riduzione del carbonio, la riduzione dell'inquinamento, l'espansione e la crescita verde in modo coordinato, per costruire una solida barriera di sicurezza ecologica e per rafforzare lo slancio per lo sviluppo verde. Ding ha anche sottolineato che i paesi sviluppati dovrebbero adempiere ai propri obblighi di assumere un ruolo guida nella riduzione delle emissioni, adempiere con serietà ai propri impegni di investimento e fornire maggiore sostegno tecnologico e di rafforzamento delle capacità ai paesi in via di sviluppo.
L'assenza degli Stati Uniti, che era già stata confermata dai portavoce della Casa Bianca, è stata criticata dal presidente colombiano Gustavo Petro («Il signor Trump è contro l'umanità. La sua assenza lo dimostra»), dal presidente cileno Gabriel Boric, dal primo ministro irlandese Micheál Martin. C'è chi, invece, ha valutato positivamente l'assenza di un Paese che ha abbracciato il negazionismo climatico: «Senza la presenza degli Stati Uniti, possiamo effettivamente assistere a un vero dialogo multilaterale», ha affermato Pedro Abramovay, vicepresidente dei programmi di Open Society Foundations ed ex collaboratore del ministero brasiliano della Giustizia sotto la presidenza di Luiz Inácio Lula da Silva.
Nei due giorni del Vertice sono state tenute delle sessioni tematiche:
La prima sessione è stata dedicata alla Launch Declaration of the TFFF («Dichiarazione di presentazione del TFFF»). L'iniziativa «Tropical Forest Forever Facility» (Fondo per le foreste tropicali per sempre, TFFF), che ha già ricevuto l'interessamento di 53 Paesi, è stata presentata dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva, che ha osservato: «Per la prima volta nella storia, i paesi del Sud del mondo assumeranno un ruolo guida in un programma dedicato alle foreste. [...] Il Tropical Forest Forever Facility sarà uno dei principali risultati tangibili nello spirito dell'attuazione della COP30».
Il progetto «Tropical Forest Forever Facility», relativo a oltre 1 miliardo di ettari di foreste in 70 Paesi, è guidato dal Brasile in collaborazione con Repubblica Democratica del Congo, Ghana, Malaysia, Indonesia, Colombia, Regno Unito, Germania, Norvegia, Francia, Emirati Arabi Uniti, e si avvale dei contributi dei popoli indigeni e delle comunità locali. l'UNEP ha stimato che la protezione e il ripristino delle foreste richiederanno la mobilitazione di oltre 66,7 miliardi di dollari all'anno.
Il presidente brasiliano ha annunciato la «Declaration of Call to Action on Integrated Fire Management and Wildfire Resilience» (Gestione integrata degli incendi e della resilienza agli incendi boschivi), approvata da 50 Paesi e tre organizzazioni internazionali, ed è strettamente legata alla Kananaskis Wildfire Charter ratificata dal G7 del 2025. Lo scorso anno gli incendi boschivi catastrofici sono emersi come la principale causa di perdita di foreste tropicali intatte. Secondo il più recente rapporto sullo Stato degli incendi boschivi, la stagione degli incendi dell'anno scorso ha rappresentato la sesta più alta emissione di carbonio mai registrata, correlata agli incendi, con una stima di oltre 100 milioni di persone esposte agli impatti degli incendi boschivi (e moltiplicata in modo più indiretto attraverso l'esposizione alla scarsa qualità dell'aria, con tali comunità esposte a una qualità dell'aria inferiore del 13-60% rispetto agli standard dell'Organizzazione mondiale della sanità) e una stima di oltre 215 miliardi di dollari di danni in tutto il mondo.
Il presidente brasiliano ha annunciato la Belém Declaration on Hunger, Poverty, and Human-Centered Climate Action (Dichiarazione di Belém su fame, povertà e azione per il clima incentrata sulla persona), sottoscritta da 44 Paesi, che delinea misure concrete per affrontare la fame e la povertà attraverso soluzioni climatiche. La dichiarazione si impegna ad ampliare i sistemi di protezione sociale sensibili al clima, a investire nella produzione alimentare resiliente e a responsabilizzare i piccoli agricoltori e le comunità locali nella gestione dei rischi climatici; chiede inoltre di potenziare la finanza inclusiva e le misure di transizione giusta per garantire che l'azione per il clima apporti benefici tangibili alle persone più colpite dal riscaldamento globale.
La tavola rotonda Implementation of Adaptation Goals (Attuazione degli obiettivi di adattamento) ha sottolineato che l'adattamento è un investimento strategico cruciale per la resilienza e lo sviluppo sostenibile. Proteggendo i mezzi di sussistenza, le infrastrutture e i sistemi alimentari, l'adattamento rafforza la stabilità fiscale e accelera lo sviluppo sostenibile. Molti partecipanti hanno sottolineato che il costo dell'inazione è molto più elevato del costo dell'azione e che investire nell'adattamento è un buon investimento per tutti.
L'iniziativa Belém 4X Pledge on Sustainable Fuels (Impegno Belém 4X sui carburanti sostenibili), sottoscritta da 19 Paesi, ha l'obiettivo di fornire sostegno politico e promuovere la cooperazione internazionale per aumentare di almeno quattro volte l'uso di combustibili sostenibili entro il 2035.
La dichiarazione Open Coalition on Compliance Carbon Markets (Coalizione aperta sui mercati regolatori del carbonio), sottoscritta da 11 Paesi, riconosce la crescente rilevanza globale dei mercati regolatori del carbonio e il ruolo di questi strumenti nel promuovere la decarbonizzazione e nel sostenere i Paesi nel promuovere i loro obiettivi di azione per il clima.
Lunedì 10 novembre si è tenuta la cerimonia di apertura della Conferenza.
Mukhtar Babayev, presidente di COP29, ha simbolicamente ceduto la leadership alla presidenza brasiliana, sottolineando che il mondo sta entrando in «una nuova era di attuazione [...] non c'è spazio per promesse senza azioni; questo è il decennio dell'esecuzione, della solidarietà e della credibilità». Babayev ha ricordato che la precedente Conferenza di Baku ha consolidato uno storico accordo finanziario e ha sottolineato che la COP di Belém deve approfondire gli impegni assunti «concentrandosi su risultati tangibili ed equi, soprattutto per i paesi in via di sviluppo».
L'ambasciatore André Corrêa do Lago, presidente di COP30, ha sottolineato che la Conferenza segna una transizione storica: il decennio di attuazione dell'Accordo di Parigi. Definendola «la COP dell'Azione», ha sottolineato: «È tempo di integrare clima, economia e sviluppo, creando posti di lavoro, riducendo le disuguaglianze e rafforzando la fiducia tra le nazioni». Corrêa do Lago ha anche espresso gratitudine per lo sforzo collettivo che ha reso possibile ospitare la conferenza in Amazzonia: «COP30 è il risultato di un mutirão, una parola brasiliana che il mondo ha imparato, che simboleggia l'essenza di questa Conferenza: lavorare insieme».
Per il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva l'Amazzonia, «il bioma più diversificato della Terra, ospita quasi cinquanta milioni di persone, tra cui quattrocento popolazioni indigene. L'Amazzonia non è un'astrazione: è casa, è economia, è cultura, è vita». Il presidente brasiliano ha delineato tre pilastri d'azione che dovrebbero guidare i negoziati della COP30: rispettare gli impegni climatici già assunti, rafforzare la governance globale e porre le persone al centro delle decisioni relative al clima; ha ribadito il suo obiettivo di farne la COP della "Verità" e dell'"Attuazione". «Ci stiamo muovendo nella giusta direzione, ma alla velocità sbagliata. [...] Il cambiamento climatico non è più una minaccia per il futuro, è una tragedia del presente», ha affermato, ricordando le recenti alluvioni nel Brasile meridionale e l'uragano Melissa nei Caraibi. «Viviamo in un'epoca in cui gli oscurantisti rifiutano le prove scientifiche e attaccano le istituzioni. È tempo di infliggere un'altra sconfitta al negazionismo».
Simon Stiell, segretario esecutivo della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC), ha sottolineato il ruolo centrale della COP30 come punto di svolta nel processo climatico globale: «Siamo alla foce del fiume più grande del mondo, e ciò che ci insegna è che grandi risultati derivano dalla convergenza di molti flussi. La COP deve funzionare allo stesso modo, guidata dalla cooperazione e dal coraggio [...] Gli aspetti economici della transizione sono innegabili. Le energie rinnovabili hanno già superato il carbone come principale fonte energetica mondiale. Ora è il momento di trasformare l'ambizione in azioni concrete. È così che dimostriamo al mondo che il multilateralismo produce ancora risultati».
Il 10 novembre il Segretariato dell'UNFCCC ha pubblicato l'elenco provvisorio dei partecipanti alla COP30: 56 118 partecipanti, inclusi 11 519 delegati nazionali. Delle 198 Parti che hanno ratificato la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, 194 hanno confermato la partecipazione alla Conferenza di Belém 2025, mentre non hanno inviato delegazioni: Stati Uniti d'America, Afghanistan, Birmania e San Marino. Il sito britannico CarbonBrief ha pubblicato un'analisi delle delegazioni presenti, da quelle più numerose a quelle con un solo delegato.
Secondo l'ONG Global Witness l'autorizzazione a partecipare alla COP30 è stata concessa a 1.602 rappresentanti del settore dei combustibili fossili rispetto ai 1.773 della COP29 (2024) e ai 2.456 della COP28 (2023).
Il 10 novembre il Segretariato dell'UNFCCC ha presentato un aggiornamento del suo rapporto di sintesi sui Contributi determinati a livello nazionale (NDC 3.0), che era stato pubblicato il 28 ottobre 2025 e comprendeva 64 NDC. Il nuovo rapporto di sintesi presenta 49 NDC 3.0 (21 Paesi + l'Unione europea + i suoi 27 Stati membri, ciascuno dei quali è Parte a titolo individuale), pertanto, l'aggiornamento del 10 novembre 2025 riguarda 113 NDC presentati dal 1º gennaio 2024 al 9 novembre 2025, che rappresentano il 69% delle emissioni globali di gas serra (GHG) nel 2019.
Secondo le proiezioni elaborate dall'UNFCCC, l'ambizione collettiva dei 113 NDC presentati rimane insufficiente per limitare l'aumento delle temperature medie globali a +1,5 °C e raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi. Pertanto, le emissioni totali di gas serra raggiungerebbero i 48,9 GtCO₂eq (Gigatonnellate equivalenti) nel 2035, con una diminuzione di circa il 12% rispetto ai livelli del 2019. Questo nonostante il fatto che, secondo il Rapporto di sintesi del Sesto Rapporto IPCC, pubblicato il 20 marzo 2023, per raggiungere l'obiettivo di limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C entro il 2100, sia necessaria una riduzione collettiva delle emissioni di gas serra del 43% nel 2030 e del 60% nel 2035 (rispetto ai livelli del 2019) per limitare il riscaldamento globale a 1,5 °C. Secondo le proiezioni dell'UNFCCC, in assenza dell'Accordo di Parigi, le emissioni globali di gas serra sarebbero aumentate tra il 20 e il 48% nel 2035 rispetto ai livelli del 2019.
L'11 novembre il Programma delle Nazioni Unite per l'ambiente (UNEP) ha presentato il Global Cooling Watch 2025 (Osservatorio sul raffreddamento globale 2025), seconda edizione del suo rapporto annuale sulla produzione di freddo (refrigerazione e condizionamento dell'aria) e sulle emissioni di gas serra derivanti dall'uso di refrigeranti.
Il rapporto mostra che la domanda di raffreddamento potrebbe più che triplicare entro il 2050 a causa della crescita demografica e della ricchezza, di eventi di caldo estremo più frequenti e del crescente accesso delle famiglie a basso reddito a sistemi di raffreddamento più inquinanti e inefficienti. Questo fenomeno raddoppierebbe le emissioni di gas serra derivanti dal raffreddamento rispetto ai livelli del 2022, portandole a circa 7,2 GtCO₂eq entro il 2050, nonostante gli sforzi per migliorare l'efficienza energetica, eliminare gradualmente i refrigeranti che emettono gas serra fluorurati ed evitare il sovraccarico delle reti elettriche durante i periodi di picco dei consumi. Il rapporto suggerisce di adottare un «percorso di raffreddamento sostenibile», che potrebbe ridurre le emissioni del 64%, ovvero 2,6 GtCO₂eq rispetto ai livelli previsti per il 2050. Se ciò fosse accompagnato da una rapida decarbonizzazione del settore elettrico globale, le emissioni residue legate al raffreddamento potrebbero diminuire del 97% rispetto alle attuali tendenze.
L'11 novembre i Campioni di alto livello per il clima e il Segretariato dell'UNFCCC, nell'ambito del Partenariato di Marrakech per l'azione globale per il clima (GCA), hanno presentato lo Yearbook of Global Climate Action 2025 (Annuario 2025 dell'azione globale per il clima). Come le edizioni precedenti, questa nona edizione si basa sui dati integrati nel Global Climate Action Portal.
Il 12 novembre Segretariato delle Nazioni Unite, Unesco e Governo del Brasile hanno presentato la Declaration on Information Integrity on Climate Change (Dichiarazione sull'integrità delle informazioni sul cambiamento climatico), approvata da 12 Paesi. È la prima volta nella storia delle COP che la questione della disinformazione e dell'integrità delle informazioni sul clima è oggetto di un documento ufficiale.
I firmatari si impegnano a: promuovere l'integrità delle informazioni relative ai cambiamenti climatici, in conformità con il diritto internazionale dei diritti umani, compresi gli standard sulla libertà di espressione; supportare la sostenibilità di un ecosistema mediatico diversificato e resiliente per garantire una copertura accurata e affidabile delle questioni climatiche e ambientali; sostenere l'integrazione degli impegni per l'integrità delle informazioni nell'azione per l'autonomizzazione climatica; promuovere un'azione per il clima informata e inclusiva, favorendo un accesso equo a informazioni accurate, basate su prove e universalmente comprensibili; incoraggiare la cooperazione e lo sviluppo di capacità per affrontare le minacce all'integrità delle informazioni e proteggere giornalisti e ricercatori sul clima.
Il 12 novembre l'Agenzia internazionale dell'energia ha presentato il World Energy Outlook 2025, che copre un'ampia gamma di traiettorie, evidenziando diverse opportunità e vulnerabilità, attraverso tre scenari principali: politiche attuali, politiche dichiarate, zero emissioni nette.
Dopo la Cina, che ha rappresentato la metà della crescita della domanda globale di petrolio e gas e il 60% della crescita della domanda di elettricità dal 2010, la domanda energetica sta cambiando verso le economie emergenti (India, Sud-Est asiatico, Medio Oriente, Africa e America Latina). Le materie prime critiche sono sempre più importanti per le batterie, le turbine eoliche, le reti elettriche, i veicoli elettrici, i chip dell'intelligenza artificiale, i motori a reazione, i sistemi di difesa; la Cina è il raffinatore dominante per 19 dei 20 minerali strategici legati all'energia, con una quota di mercato media di circa il 70%. La crescita della domanda elettrica per data center e intelligenza artificiale è concentrata per oltre l'85% negli Stati Uniti, in Cina e nell'Unione europea. Attualmente circa 730 milioni di persone vivono ancora senza elettricità e quasi 2 miliardi – un quarto della popolazione mondiale – si affidano a metodi di cottura dannosi per la salute umana. Con l'aumento dei rischi climatici si prevede che il riscaldamento globale supererà 1,5 °C in qualsiasi scenario.
Il 12 novembre «Independent High Level Expert Group on Climate Finance» ha presentato il quarto rapporto intitolato Delivering an integrated climate finance agenda in support of the Baku to Belém roadmap to 1.3 T (Attuare una strategia integrata di finanziamento per il clima a sostegno della tabella di marcia da Baku a Belém per 1.300 miliardi), che definisce un percorso completo e fattibile per mobilitare 1.300 miliardi di dollari all'anno entro il 2035 per i paesi in via di sviluppo diversi dalla Cina, a sostegno di un fabbisogno di investimenti complessivo di 3.200 miliardi di dollari all'anno per raggiungere gli obiettivi climatici e di sviluppo.
Il 13 novembre «Global Carbon Project» ha presentato il 20º aggiornamento 2025 delle tendenze globali delle emissioni di CO₂. Sulla base delle proiezioni elaborate, le emissioni globali di CO₂ dovrebbero aumentare dell'1,1% nel 2025, le emissioni in Cina e India aumenteranno molto meno nel 2025 rispetto alla loro crescita nell'ultimo decennio (2015-2024), mentre anche le emissioni negli Stati Uniti e nell'Unione europea dovrebbero crescere nel 2025, in parte a causa delle condizioni meteorologiche. Le emissioni antropiche totali di CO₂ – la somma delle emissioni derivanti dai combustibili fossili e dall'uso del suolo, cambiamento di uso del suolo e silvicoltura (LULUCF) – sono aumentate più lentamente negli ultimi dieci anni (2015-2024) (0,3% all'anno in media) rispetto al decennio precedente (1,9% all’anno). Le emissioni totali di CO₂ dovrebbero raggiungere 42,2 GtCO₂ nel 2025, con una crescita delle emissioni da combustibili fossili compensata da minori emissioni del settore LULUCF. Il budget di carbonio rimanente per limitare il riscaldamento globale a +1.5 °C è praticamente esaurito. Con il riscaldamento globale attribuito alle attività umane di +1,36 °C nel 2024, il budget rimanente per una traiettoria globale di emissioni di CO₂ coerente con l'obiettivo di +1.5 °C è 170 GtCO₂, l'equivalente di quattro anni al livello di emissione di CO₂ del 2025. Si prevede che le concentrazioni di CO₂ nell'atmosfera raggiungeranno i 425,7 ppm nel 2025 (media annuale). I ricercatori sottolineano che, nonostante l'urgente necessità di ridurre significativamente le emissioni di CO₂ per mitigare i cambiamenti climatici, non c'è ancora alcun segno che stiano scendendo.
Il 13 novembre Climate Action Tracker (CAT) ha presentato lo studio Warming Projections Global Update (Aggiornamento delle proiezioni del riscaldamento globale), il quale sostiene che, nonostante un chiaro consenso scientifico e gli imperativi giuridici, i progressi globali nella riduzione delle emissioni di gas serra sono in stallo; che, sebbene l'Accordo di Parigi abbia portato all'attuazione di significative misure di riduzione, il ritmo dei progressi rimane troppo lento, mentre alcuni Paesi stanno compiendo progressi concreti, i loro sforzi sono vanificati da altri che sono in ritardo o in regressione nelle politiche climatiche.
Il 17 novembre Corea del Sud e Bahrein hanno annunciato di aderire alla Powering Past Coal Alliance (PPCA), lanciata nel 2017 alla COP23, che ha lo scopo di eliminare gradualmente le centrali elettriche a carbone non accompagnate da dispositivi di cattura e sequestro del carbonio (CSC), di imporre una moratoria alla costruzione di nuove centrali elettriche a carbone non accompagnate da dispositivi CCS.
Il 17 novembre è stato annunciato lo stanziamento di circa 135 milioni di dollari per l'«Adaptation Fund» dedicato ai Paesi più vulnerabili ai cambiamenti climatici.
Il 17 novembre è stato presentato il Land Gap Report 2025, che fornisce una valutazione aggiornata dell'area necessaria per la rimozione dell'anidride carbonica in conformità con gli impegni presentati dalle Parti alla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici. Il rapporto stima che i terreni necessari per la rimozione della CO₂ supera 1 miliardo di ettari, «ben oltre ciò che è fattibile o sostenibile» (nel rapporto del 2023 erano 990 milioni di ettari), e che gli impegni attuali indicano un «deficit forestale» di circa 20 milioni di ettari persi o degradati ogni anno sino al 2030.
Il 17 novembre Global Methane Pledge ha presentato il Global Methane Status Report 2025 che mostra che, mentre sono stati compiuti progressi dal lancio dell'iniziativa alla COP26 nel 2021, sono necessari ulteriori lavori per allinearsi al livello di ambizione e azione necessarie per soddisfare l'impegno.
17 e 18 novembre si è tenuto l'«High-Level Segment» nel corso del quale sono intervenuti ministri e funzionari responsabili dei negoziati internazionali sul clima in rappresentanza di 141 parti, osservatori di organizzazioni intergovernative e di organizzazioni non governative.
Il 18 novembre è stato presentato il Climate Change Performance Index 2026, che valuta l'azione climatica di 63 Paesi che rappresentano oltre il 90% delle emissioni globali. L'Italia viene stimata al 46º posto contro il 43º del precedente rapporto.