
In zoologia, una callosità è un ispessimento localizzato della cute, generalmente caratterizzato da un aumento dello spessore dello strato corneo e, in alcuni casi, dei tessuti sottostanti. Può svilupparsi in seguito a sollecitazioni meccaniche ripetute, come la pressione e l'attrito, oppure rappresentare una struttura anatomica specializzata, sviluppatasi nel corso dell'evoluzione. Le callosità sono presenti in diversi gruppi di mammiferi e assumono caratteristiche e funzioni differenti. Particolarmente note sono le callosità ischiatiche di numerosi primati e le callosità cefaliche delle balene franche, importanti anche per il riconoscimento individuale degli esemplari.
Le callosità ischiatiche sono aree cutanee ispessite, generalmente prive di peli o caratterizzate da una copertura pilifera molto ridotta, situate nella regione delle tuberosità ischiatiche del bacino. Sono presenti nelle scimmie del Vecchio Mondo e nei gibboni, oltre che in alcuni altri primati, nei quali possono essere variamente sviluppate. Queste strutture costituiscono superfici di appoggio particolarmente resistenti alla pressione e all'attrito e consentono agli animali di rimanere seduti per periodi prolungati, anche su rami relativamente sottili. Nei primati arboricoli le callosità ischiatiche facilitano il mantenimento di una posizione seduta stabile durante il riposo e il sonno, riducendo il rischio di scivolamento. Questa caratteristica può permettere agli animali di riposare sui rami in posizioni relativamente meno accessibili ai predatori.
La conformazione delle callosità varia tra i diversi gruppi di primati. In alcune specie sono particolarmente sviluppate e costituiscono ampie superfici cutanee ispessite, mentre in altre risultano meno evidenti. Dal punto di vista anatomico e funzionale, le callosità ischiatiche rappresentano uno degli elementi che contribuiscono a distinguere numerose scimmie del Vecchio Mondo dalle scimmie del Nuovo Mondo, nelle quali queste strutture sono generalmente assenti. Negli esseri umani non sono presenti callosità ischiatiche specializzate paragonabili a quelle delle scimmie del Vecchio Mondo. Il sostegno e l'ammortizzazione del peso corporeo durante la posizione seduta sono assicurati soprattutto dalla conformazione del bacino e dallo sviluppo dei muscoli glutei e dei tessuti adiposi della regione glutea. Le callosità ischiatiche rivestono pertanto un interesse particolare nello studio dell'anatomia comparata e dell'evoluzione degli adattamenti posturali e locomotori dei primati.

Nelle balene franche, le callosità sono ispessimenti cutanei irregolari, localizzati soprattutto sulla superficie del capo. Costituiscono uno dei caratteri anatomici più distintivi delle tre specie attualmente riconosciute del genere Eubalaena. A differenza delle callosità ischiatiche dei primati, queste strutture non svolgono una funzione di sostegno del peso corporeo, ma formano rilievi cutanei permanenti, la cui disposizione varia da un individuo all'altro. Le callosità sono presenti sulla parte superiore del capo, sopra gli occhi, lungo i margini delle mascelle, sul mento e intorno agli sfiatatoi.
La loro superficie è generalmente ruvida e irregolare. Il tessuto cutaneo che le costituisce presenta una colorazione grigiastra, ma le callosità appaiono spesso bianche o crema per la presenza di numerosi organismi epibionti che vivono sulla loro superficie. Tra questi figurano soprattutto i cosiddetti pidocchi delle balene, piccoli crostacei anfipodi della famiglia Cyamidae, ai quali possono associarsi altri organismi, tra cui cirripedi e vermi. Nei giovani esemplari e negli individui in condizioni di salute compromesse possono essere presenti differenti specie di ciamidi, che conferiscono alle callosità una colorazione arancione anziché biancastra.
Le callosità si sviluppano naturalmente durante la crescita dell'animale e sono riconoscibili già nei feti nelle fasi avanzate della gestazione. L'attività degli organismi che vivono sulla loro superficie può contribuire a modificarne l'aspetto esterno, accentuandone le irregolarità.
La disposizione delle callosità cefaliche costituisce un carattere particolarmente utile per l'identificazione individuale delle balene franche. Ogni esemplare presenta infatti una configurazione caratteristica, determinata dalla forma, dalle dimensioni e dalla posizione delle diverse callosità sul capo. Sebbene la superficie di alcune callosità possa modificarsi nel tempo e parte del tessuto ispessito possa deteriorarsi o distaccarsi, la disposizione generale rimane sufficientemente stabile durante la vita dell'animale. Questa caratteristica permette ai ricercatori di distinguere i singoli individui attraverso fotografie del capo, senza dover ricorrere a metodi invasivi.
Il riconoscimento individuale basato sulle callosità costituisce uno strumento fondamentale nei programmi di monitoraggio delle popolazioni di balene franche. Consente infatti di documentare gli spostamenti degli animali, stimarne la sopravvivenza, ricostruire le relazioni riproduttive e seguire nel tempo le condizioni di salute dei singoli esemplari.
Il significato evolutivo delle callosità delle balene franche non è ancora completamente chiarito. È stata osservata una certa differenza tra i sessi nella distribuzione e nello sviluppo di queste strutture. In particolare, i maschi possono presentare una maggiore densità di callosità rispetto alle femmine. Sono stati inoltre documentati comportamenti nei quali i maschi si sfregano reciprocamente utilizzando le regioni del capo provviste di callosità. Sulla base di queste osservazioni, Roger Payne ed Eleanor M. Dorsey ipotizzarono nel 1983 che le callosità potessero rappresentare un carattere di dimorfismo sessuale e svolgere una funzione nei comportamenti aggressivi o competitivi tra individui della stessa specie. Questa interpretazione non spiega tuttavia in modo completo la presenza delle callosità anche nelle femmine e non è stata definitivamente confermata.
Un'altra ipotesi suggerisce che gli organismi epibionti associati alle callosità possano contribuire alla difesa delle balene franche durante gli attacchi delle orche (Orcinus orca). In particolare, è stata proposta la possibilità che i crostacei e gli altri organismi presenti sulle callosità rendano più efficaci i contatti del capo durante le interazioni difensive. Anche questa funzione rimane tuttavia ipotetica e richiede ulteriori verifiche.